Golden power: cos’è il nuovo scudo del made in Italy

6 Aprile 2020 | Autore:
Golden power: cos’è il nuovo scudo del made in Italy

Lo strumento per evitare lo shopping dall’estero a prezzi di saldo delle nostre imprese del settore agroalimentare, impedendone la scalata.

Il decreto Liquidità aprile che il Consiglio dei ministri sta varando in queste ore contiene anche un importante strumento a difesa delle imprese italiane: è il golden power, una sorta di scudo per proteggere le nostre imprese che operano nei settori strategici, come l’energia, la difesa, i trasporti e le telecomunicazioni, e ora – è qui la novità – anche quelle più rappresentative del Made in Italy.

Il golden power serve ad impedire scalate ostili alle aziende italiane da parte di gruppi stranieri, che potrebbero avvenire ora che i prezzi di mercato e le quotazioni che ne esprimono il valore sono scese molto a causa dell’emergenza Coronavirus che ha colpito in modo particolare il nostro Paese. Attualmente, infatti, hanno una capitalizzazione molto bassa e sono esposte agli acquisti di “mani forti” estere che potrebbero comprarle a prezzi da saldo.

Così il Governo ha deciso che i “gioielli di famiglia” che esprimono il valore della produzione italiana non possono essere lasciati indifesi: nei settori strategici lo scudo del golden power opera già da alcuni anni [1] e ora viene esteso alle aziende che operano nel settore alimentare ed a quello assicurativo e finanziario.

Il meccanismo è in grado di bloccare in partenza eventuali acquisizioni delle società italiane da parte di gruppi imprenditoriali o finanziari stranieri, fissando limiti massimi di partecipazione e obblighi di comunicazione degli acquisti delle quote, così rendendo immuni dalle scalate le aziende del Made in Italy.

”Il decreto allarga molto il campo di applicazione della golden power, sia in termine di partecipazioni percentuali, sia in termine di settori”, afferma la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli. “È uno strumento che il governo mette in campo per difendere le nostre aziende e poter decidere quali sono compartecipazioni strategiche e quali invece potrebbero trasformarsi in scalate di settori fondamentali. Stiamo allargando il campo di azione per impedire che con facilità e senza un disegno strategico si possa scalare in maniera ostile le nostre aziende”, spiega la ministra commentando il decreto che il governo si appresta a varare.

Una stalla che, forse, si chiude quando la maggior parte dei buoi sono già scappati: “Ormai circa 3 marchi storici su 4 sono finiti in mani straniere e vengono spesso sfruttati per vendere prodotti che di italiano non hanno più nulla”, afferma il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, spiegando che “negli ultimi decenni gli stranieri hanno acquisito quote di proprietà nei principali settori dell’agroalimentare italiano, dalla pasta all’olio, dagli spumanti ai gelati, dai salumi ai biscotti fino allo zucchero, con oltre l’80% dei pacchi in vendita sugli scaffali che sono in mani straniere”.

Coldiretti fornisce anche gli esempi: “Sono volati all’estero, tra l’altro, i marchi dell’olio Bertolli, Carapelli, Sasso, Sagra e Filippo Berio, la pasta Buitoni e la pasta Del Verde, il latte e formaggi di Parmalat, Galbani, Invernizzi, Locatelli e delle Fattorie Scaldasole, i salumi Fiorucci, la birra Peroni, i gelati Grom, Antica gelateria del Corso e Algida, i cioccolatini Perugina e Pernigotti, lo spumante Gancia, l’Orzo Bimbo, i cracker Saiwa, le bibite San Pellegrino, i liquori Stock, le caramelle Sperlari”.

Nel settembre 2019, con il decreto cybersicurezza [2] il golden power aveva protetto settori come il biotech, la robotica e le banche. Ora è la volta di tutelare il settore agroalimentare, almeno tutto ciò che ne resta e che oggi è prezioso per sostenere il Made in Italy in un momento estremamente difficile e favorirne la ripresa.


note

[1] Decreto Legge n.21 del 15 marzo 2012, convertito, con modificazioni, in Legge n. 56 dell’11 maggio 2012 “Norme in materia di poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività’ di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni“.

[2] Decreto Legge 21 settembre 2019, n.105, “Disposizioni urgenti in materia di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica”, convertito in Legge 18 novembre 2019, n.133.

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