Diritto e Fisco | Articoli

Cosa significa cassa integrazione

30 Giugno 2020
Cosa significa cassa integrazione

Può succedere che un’azienda attraversi un periodo di crisi durante il quale non riesce a garantire il pagamento della retribuzione ai propri dipendenti.

Il nostro ordinamento mette il lavoro e l’occupazione al centro delle proprie politiche. La perdita del lavoro, con le conseguenze sociali che ne derivano, viene considerato un evento assolutamente da evitare. Per questo motivo lo Stato aiuta economicamente le aziende che attraversano un periodo di crisi al fine di evitare che le stesse procedano al licenziamento dei propri dipendenti. La cassa integrazione guadagni ha proprio questo obiettivo.

Ma cosa significa cassa integrazione? Come vedremo, la cassa integrazione fa parte dei cosiddetti ammortizzatori sociali, vale a dire, degli strumenti che sostengono le aziende in crisi al fine di consentire loro di non licenziare i dipendenti e di risolvere le problematiche che hanno determinato lo stato di difficoltà.

Cosa sono gli ammortizzatori sociali?

L’articolo di apertura della Costituzione italiana [1] afferma che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Gli altri articoli della nostra Costituzione, in generale, affermano la natura sociale del nostro Stato riconoscendo al lavoro un ruolo preminente.

Da questa premessa nascono gli ammortizzatori sociali, vale a dire, degli strumenti messi in campo dello Stato per ammortizzare le conseguenze sociali dell’economia di mercato. È, infatti, fisiologico, in una economia basata sul libero mercato, che possano accadere delle vicende relative alle singole imprese (crisi aziendale, riduzione del personale, riorganizzazione, calo delle vendite, etc.) che, inevitabilmente, impattano sui livelli occupazionali e producono, quindi, conseguenze sociali.

In tutti i casi in cui la crisi affrontata dall’impresa appare temporanea e risolvibile, lo Stato mette a disposizione dell’impresa medesima degli strumenti di tutela sociale, detti ammortizzatori sociali, che consentono all’impresa, nell’immediato, di sospendere o ridurre la prestazione di lavoro dei propri dipendenti, risparmiandone i relativi costi, con un intervento di integrazione del reddito dei lavoratori a carico dello Stato.

Che cos’è la cassa integrazione?

La cassa integrazione nasce proprio con questo obiettivo. Nel nostro ordinamento, in realtà, ci sono diverse tipologie di integrazione salariale. Si può, riassuntivamente, affermare che non tutte le imprese hanno lo stesso sistema di cassa integrazione cui possono accedere.

In estrema sintesi possiamo distinguere tre strumenti di integrazione salariale [2]:

  1. la cassa integrazione guadagni ordinaria, per le aziende del settore industriale;
  2. la cassa integrazione guadagni straordinaria, per le aziende del settore commerciale e turistico nonché del trasporto aereo;
  3. il fondo di integrazione salariale (Fis) per tutte le aziende con più di 5 dipendenti che non rientrano nei due predetti strumenti di ammortizzazione sociale.

In alcuni casi, invece, l’integrazione salariale viene realizzata da un fondo bilaterale costituito, in un determinato settore produttivo, dalle parti sociali. In questo caso il fondo ha natura privata essendo il frutto di un’iniziativa delle parti firmatarie del contratto collettivo nazionale di lavoro.

Quando un’azienda entra in cassa integrazione inizia a sospendere del tutto o ridurre l’attività lavorativa dei propri dipendenti. Ad esempio, l’azienda può decidere di sospendere a zero ore i lavoratori i quali, dunque, saranno del tutto dispensati dall’obbligo di prestare la propria attività di lavoro.

In altri casi, quando l’azienda è in crisi ma ha comunque bisogno di mantenere una minima operatività, la prestazione di lavoro dei dipendenti non viene sospesa del tutto ma viene ridotta di una certa percentuale. Ad esempio, l’azienda potrebbe far lavorare i dipendenti, anziché 8 ore al giorno, per 4 ore al giorno e porre in essere, dunque, una riduzione dell’attività di lavoro del 50%.

Il vantaggio dell’azienda deriva dal risparmio determinato dalla riduzione dell’orario di lavoro. Infatti, l’azienda erogherà ai lavoratori la retribuzione soltanto con riferimento alle ore di lavoro effettivamente prestate. Inoltre, con riferimento alle ore di cassa integrazione, l’azienda non dovrà erogare nemmeno gli istituti retributivi indiretti, come ferie, permessi retribuiti, tredicesima, quattordicesima. L’unico trattamento che matura normalmente, come se il lavoratore fosse effettivamente al lavoro, è il Trattamento di fine rapporto, per espressa disposizione di legge [3].

Quanto guadagna un dipendente in cassa integrazione?

È evidente che, durante la cassa integrazione, il lavoratore rischia di subire una pesante riduzione del proprio stipendio pari alla retribuzione relativa alle ore di lavoro non prestate a causa della sospensione o riduzione di lavoro.

È proprio qui che arriva l’intervento dello Stato. Infatti lo Stato, con le varie forme di cassa integrazione che abbiamo visto, interviene ad integrare la retribuzione persa dal lavoratore a causa della sospensione o riduzione di orario. L’intervento dello Stato, tuttavia, non integra la retribuzione al 100% di ciò che il lavoratore avrebbe percepito se avesse lavorato normalmente. Infatti, la percentuale di integrazione salariale può arrivare al massimo all’80% della retribuzione persa a causa della riduzione o sospensione di orario. Esiste, inoltre, un massimale, cioè, un valore massimo erogabile mensilmente al lavoratore a titolo di cassa integrazione guadagni.

Il massimale viene definito annualmente dall’Inps con una propria circolare al fine di adeguare tale valore, ogni anno, alla variazione dell’indice dei prezzi di consumo delle famiglie degli operai e degli impiegati registrato dall’Istat.

Per l’anno 2020, l’ammontare massimo delle integrazioni salariali è pari a euro 939,89 netti per lavoratori che percepiscono una retribuzione mensile lorda fino a 2.159,48 euro. Al contrario, per i lavoratori che percepiscono una retribuzione mensile lorda superiore a 2.159,48 euro, l’indennità mensile netta massima erogabile a titolo di integrazione salariale è pari a 1.129,66 euro netti [4].

Cassa integrazione guadagni: il ruolo dei sindacati

Senza entrare nello specifico delle singole tipologie di cassa integrazione, possiamo dire che, in generale, lo Stato prevede un ruolo di controllo da parte delle organizzazioni sindacali nei confronti delle richieste di cassa integrazione avanzate dalle aziende.

Questo ruolo di controllo si evince dal fatto che, prima di poter fare domanda di cassa integrazione guadagni, nelle sue diverse forme, l’azienda deve sempre porre in essere una procedura di informazione e consultazione sindacale.

La procedura si compone di due fasi:

  1. innanzitutto, l’azienda deve inviare alle rappresentanze sindacali presenti in azienda e alle organizzazioni sindacali territoriali di settore una comunicazione con la quale informa il sindacato della sua volontà di accedere alla cassa integrazione, delle ragioni che determinano tale esigenza, del numero di lavoratori coinvolti, della percentuale di riduzione dell’attività lavorativa richiesta;
  2. la seconda fase, meramente eventuale, è rappresentata dal cosiddetto esame congiunto. Una volta ricevuta la comunicazione, infatti, i sindacati possono chiedere un esame congiunto della vicenda.

Una volta conclusa la procedura di informazione e consultazione sindacale l’azienda può procedere alla domanda di cassa integrazione alle autorità competenti.

A chi va fatta la domanda di cassa integrazione?

Le autorità competenti a ricevere la domanda di cassa integrazione guadagni dipendono dal tipo di ammortizzatore sociale a cui l’azienda vuole accedere. La cassa integrazione guadagni ordinaria e il fondo di integrazione salariale sono gestiti direttamente dall’Inps. La domanda di accesso a tali prestazioni dovrà, dunque, essere presentata alla sede Inps competente per territorio.

Al contrario, la domanda di cassa integrazione guadagni straordinaria deve essere presentata al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali che autorizza il trattamento di integrazione salariale straordinario con proprio decreto.

Solo dopo l’emanazione del decreto ministeriale l’azienda potrà fare domanda all’Inps che procederà, materialmente, al pagamento della prestazione.

Chi paga la cassa integrazione guadagni?

La regola generale è che, al pari di quanto accade con altre prestazioni erogate dall’Inps, come ad esempio l’indennità di malattia, l’indennità per la fruizione dei permessi 104, gli assegni per il nucleo familiare, etc., anche il trattamento di integrazione salariale viene anticipato dal datore di lavoro al lavoratore e poi portato in compensazione con i crediti contributivi che l’Inps vanta nei confronti del datore di lavoro attraverso il flusso Uniemens.

Il datore di lavoro dovrà farsi autorizzare al conguaglio dei contributi con le anticipazioni dei trattamenti di integrazione salariale e dovrà procedere al conguaglio entro il termine decadenziale di 6 mesi.

Ci sono, tuttavia, dei casi in cui la condizione di crisi dell’impresa che ha chiesto il trattamento di integrazione salariale è tale da non consentire di effettuare l’anticipazione del trattamento. Si tratta, in particolare, di quei casi in cui la crisi aziendale colpisce la liquidità dell’impresa, ossia, i soldi materialmente presenti nelle casse aziendali. In questi casi, tutte le tipologie di integrazione salariale presenti nell’ordinamento consentono al datore di lavoro, allegando documenti che attestano lo stato di criticità che legittima tale richiesta, di chiedere il pagamento diretto della prestazione da parte dell’Inps al lavoratore.

Nel caso del pagamento diretto, ovviamente, il datore di lavoro dovrà fornire mensilmente all’Inps i dati necessari alla quantificazione dell’importo da erogare a titolo di integrazione salariale che dipendono, essenzialmente, da quante ore di cassa integrazione sono state fatte da quel lavoratore nell’arco del mese. Il documento da utilizzare per l’inoltro di tali informazioni è il modello SR41.


note

[1] Art. 1 Cost.

[2] D. Lgs. 148/2015.

[3] Art. 2120 cod. civ.

[4] Inps, Circolare n. 20 del 10.02.2020.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube