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In tribunale ci si può difendere da soli?

29 Giugno 2020 | Autore:
In tribunale ci si può difendere da soli?

Processo civile, amministrativo e tributario: quando non serve l’avvocato? Tutti i casi in cui ci si può rivolgere alla giustizia senza dover pagare il legale.  

Il ruolo dell’avvocato è talmente importante da essere quasi insostituibile: non a caso, si dice che la difesa tecnica in tribunale sia obbligatoria. In pratica, non puoi fare causa senza l’assistenza di un legale. Quanto appena affermato è un principio inderogabile nel processo penale, ma non in quello civile, amministrativo o tributario: come ti spiegherò nel corso di questo articolo, eccezionalmente è possibile difendersi da soli in tribunale.

Si tratta di ipotesi in cui il valore della controversia non è elevato e di situazioni in cui non è strettamente necessaria una competenza specifica come quella che può garantire un avvocato. Pensa alle multe per violazione al codice della strada: in un caso del genere, la legge consente alla persona raggiunta dal verbale della polizia stradale di potersi difendere da solo, senza dover pagare alcun difensore. Ovviamente, i costi di giustizia devono comunque essere sostenuti: ciò significa che, anche se ti difendi da solo in tribunale, dovrai pagare marca e contributo, nonché ogni altra spesa relativa al procedimento (notifiche, estrazione copie in cancelleria, ecc.).

Se quanto anticipato sinora è un argomento che ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando ci si può difendere da soli in tribunale.

Giudice di pace: quando ci si può difendere da soli?

Nei processi civili ci si può difendere senza avvocato per le cause di valore fino a 1.100 euro. Mi spiego meglio.

La legge [1] dice che davanti al giudice di pace le parti possono stare in giudizio personalmente nelle cause il cui valore non eccede euro 1.100.

Viene precisato poi che, in tutti gli altri casi, le parti non possono stare in giudizio se non con l’assistenza di un difensore. Il giudice di pace tuttavia, in considerazione della natura ed entità della causa, con decreto emesso anche su istanza verbale della parte, può autorizzarla a stare in giudizio di persona.

Per quanto riguarda gli altri procedimenti civili, cioè quelli innanzi al tribunale, la regola è che non ci si può difendere da soli, salvo le eccezioni di volta in volta contemplate dalla legge. Vediamo quali sono.

Cause di lavoro e previdenza: quando ci si può difendere da soli?

Secondo la legge [2], relativamente al primo grado di giudizio, nelle controversie individuali di lavoro e in quelle in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie la parte può stare in giudizio personalmente quando il valore della causa non eccede gli euro 129,11.

La stessa norma si applica anche nelle controversie in materia di locazione, di comodato e di affitto di aziende [3].

Sfratto dell’inquilino moroso: serve l’avvocato?

La legge [4] consente al conduttore moroso citato in tribunale per essere sfrattato di presentarsi personalmente senza l’assistenza di un avvocato.

Nello specifico, il conduttore intimato può stare in giudizio personalmente; questo, almeno, per quanto riguarda tutte le attività relative alla fase sommaria del procedimento, quella riguardante la convalida di sfratto.

L’inquilino moroso potrà pertanto presentarsi personalmente all’udienza, opporsi alla convalida dello sfratto, chiedere un termine per mettersi in regola con gli arretrati (cosiddetto termine di grazia).

L’assistenza di un avvocato diventa invece obbligatoria nel caso in cui l’inquilino proponga opposizione e nel momento in cui si apre la seconda fase del procedimento, quella cioè ordinaria, con la causa vera e propria.

Amministrazione di sostegno senza avvocato

Quando non c’è controversia tra le parti in causa, la legge consente di rivolgersi personalmente al giudice tutelare per chiedere l’amministrazione di sostegno per la persona che non può badare da sola alle proprie esigenze.

Il ricorso per la nomina di un amministratore di sostegno può dunque essere promosso senza il patrocinio di un avvocato. Tanto ha stabilito anche la Corte di Cassazione [5], la quale ha escluso che il procedimento per la nomina dell’amministratore di sostegno richieda il ministero del difensore sia per il ricorrente sia per il destinatario del provvedimento.

Processo civile: quando non serve l’avvocato?

Dunque, con riguardo ai soli procedimenti civili, ci si può difendere da soli solamente nelle seguenti ipotesi:

  • nelle cause davanti al giudice di pace, per controversie di valore non superiore a 1.100 euro;
  • nelle cause davanti al giudice di pace, anche per controversie di valore superiore a 1.100 euro, se però v’è richiesta espressa della parte e l’autorizzazione del giudice;
  • nelle cause di sfratto per morosità, con riferimento al conduttore intimato e alla prima fase di convalida;
  • nei ricorsi per amministratore di sostegno;
  • nelle cause di lavoro, previdenza e in materia di locazione, di comodato e di affitto di aziende, quando il valore della causa non supera i 129,11 euro

In tutti gli altri giudizi civili, occorre l’assistenza obbligatoria di un avvocato abilitato all’esercizio della professione forense.

Quasi inutile dire che l’avvocato che sia coinvolto direttamente in un giudizio, cioè che sia parte processuale, non ha bisogno dell’assistenza di alcun difensore: egli può sempre difendersi da solo.

Causa amministrativa: quando non serve l’avvocato?

Anche nel processo amministrativo la legge consente al cittadino di stare in giudizio senza avvocato. Ciò accade quando il giudizio ha per oggetto una controversia in materia di:

  • accesso e trasparenza amministrativa;
  • elettorale;
  • giudizi relativi al diritto dei cittadini dell’Unione europea e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri [6].

Processo tributario: quando si può fare a meno del difensore?

Anche nel processo tributario esistono casi in cui è possibile difendersi da soli. il cittadino non ha bisogno dell’avvocato per le controversie che non superano i 3.000 euro.

In genere si ricorre alla Giustizia tributaria per contestare le cartelle di pagamento e le intimazioni dell’Agenzia delle Entrate; tuttavia se il giudice di merito ritiene che il caso sia complesso può ordinare l’obbligatorietà della difesa dell’avvocato a prescindere dal valore della causa, quindi anche se inferiore a 3.000 euro.


note

[1] Art. 82 cod. proc. civ.

[2] Artt. 417 e 442 cod. proc. civ.

[3] Art. 447-bis cod. proc. civ.

[4] Artt. 660 cod. proc. civ.

[5] Cass., sent. n. 25366/2006.

[6] Art. 23 cod. proc. amm.

Autore immagine: Canva.com


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