Coronavirus, si spera nel vaccino anti-tubercolosi

7 Aprile 2020
Coronavirus, si spera nel vaccino anti-tubercolosi

Si sta testando in Australia sul personale medico. I primi risultati arriveranno nei prossimi quattro mesi.

E se funzionasse? Lo scopriremo presto. Ci vorranno appena quattro mesi per vedere se i test su un nuovo (per modo di dire…) potenziale vaccino contro il Coronavirus daranno esito positivo o meno. Quella della novità, a dire il vero, è pura illusione: abbiamo visto come finora tutti i farmaci in corso di sperimentazione siano già da tempo utilizzati per la cura di altre malattie, come ad esempio l’artrite. È naturale, non esistendo attualmente una terapia specificamente pensata per il Covid-19. Si sta tentando di capire se i vecchi metodi possono funzionare.

Tra questi c’è il vaccino anti-tubercolosi, sviluppato cento anni fa. Una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos, che rilancia la notizia data dal New York Times, ci informa che ora viene testato contro il nuovo Coronavirus in Australia. Un team di scienziati punta a trovare un modo rapido per proteggere gli operatori sanitari.

Il vaccino Bacillus Calmette-Guerin (Bcg) è ancora ampiamente utilizzato nei Paesi in via di sviluppo, dove gli scienziati hanno scoperto sembra fare di più che prevenire la tubercolosi: previene le morti infantili per una varietà di cause e riduce drasticamente l’incidenza delle infezioni respiratorie. Questo vaccino sembra “addestrare” il sistema immunitario a riconoscere e reagire a una varietà di infezioni da virus, batteri e parassiti, affermano gli esperti. Vi sono ancora poche prove del fatto che il vaccino possa attenuare l’infezione da Coronavirus, ma una serie di studi clinici potrebbe rispondere molto presto alla domanda. “È un’ipotesi che sta circolando, ma al momento è tutta da discutere e le basi sono deboli“, afferma all’Adnkronos Salute il virologo dell’università di Milano Fabrizio Pregliasco, poco fiducioso sulla riuscita dello studio.

Pochi giorni fa gli scienziati di Melbourne, in Australia, hanno iniziato a somministrare il vaccino o un placebo a migliaia di medici, infermieri, terapisti respiratori e altri operatori sanitari, in quello che sarebbe uno dei primi studi randomizzati e controllati volti a testare l’efficacia di questo vecchio vaccino contro il Coronavirus. “Nessuno sta dicendo che questa sia una panacea“, ha detto Nigel Curtis, ricercatore dell’University of Melbourne and Murdoch Children’s Research Institute, che ha pianificato il trial. “Quello che vogliamo fare è ridurre il lasso di tempo in cui un operatore sanitario infetto non sta bene, in modo che possa tornare più velocemente al lavoro”.

Una sperimentazione clinica su mille operatori sanitari è iniziata dieci giorni fa nei Paesi Bassi, ha affermato Mihai G. Netea, specialista del Radboud University Medical Center di Nijmegen. Ottocento operatori sanitari si sono già registrati (la metà dei partecipanti riceverà un placebo). Mentre Denise Faustman, immunobiologa presso il Massachusetts General Hospital, sta cercando finanziamenti per avviare una sperimentazione clinica del vaccino sugli operatori sanitari a Boston.

I risultati preliminari potrebbero essere disponibili in appena quattro mesi. Insomma, gli studi stanno partendo, “ma le basi sono deboli”, conclude Pregliasco, senza nascondere le sue perplessità.



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