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Dna processo penale: ultime sentenze

2 Maggio 2020
Dna processo penale: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: prelievo di tracce biologiche su un oggetto rinvenuto nel luogo del reato e analisi dei polimorfismi del Dna; operazioni di estrazione del Dna; verifiche genotipiche su tracce di Dna rinvenute sul corpo della vittima di un omicidio; partecipazione difensiva prevista per gli accertamenti tecnici irripetibili compiuti dal pm; acquisizione di campione di materiale biologico.

Accertamenti sul Dna: sono utilizzabili in dibattimento

Gli accertamenti sul DNA, espletati ai sensi dell’art. 360 c.p.p., possono essere utilizzati in dibattimento attraverso la lettura della relazione nella sola parte relativa alle operazioni di estrazione del DNA, se considerate in relazione al caso concreto irripetibili, mentre necessitano dell’escussione del consulente per quanto riguarda, invece, la decodificazione dell’impronta genetica e la comparazione tra tale impronta ed il profilo in precedenza acquisito, trattandosi in questo caso di attività ripetibili. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di appello che aveva utilizzato integralmente la consulenza espletata attraverso la mera lettura, ritenendo necessaria la rinnovazione del dibattimento ex art. 603 c.p.p. per l’escussione del consulente sugli accertamenti ripetibili).

Cassazione penale sez. II, 30/05/2019, n.41414

Tracce di Dna rinvenute sul corpo della vittima di omicidio

In tema di indagini preliminari, la scelta del pubblico ministero di delegare un accertamento tecnico alla polizia giudiziaria, ex art. 370 c.p.p., anziché procedere alla nomina di un consultente tecnico, ex artt. 359 o 360 c.p.p., non determina l’inutilizzabilità dei risultati, purché siano comunque rispettate le garanzie previste a tutela dell’indagato.

(Fattispecie in cui la Corte ha escluso che, in relazione alle verifiche genotipiche su tracce di DNA rinvenute sul corpo della vittima di un omicidio, delegate dal pubblico ministero alla polizia giudiziaria, fossero state violate le garanzie difensive dell’imputato che, all’epoca degli accertamenti, non era ancora indagato ed era stato identificato solo a distanza di tre anni).

Cassazione penale sez. I, 12/10/2018, n.52872

Prelievo genetico effettuato con il consenso dell’indagato

In tema di perizia o di accertamenti tecnici irripetibili sul DNA, al prelievo genetico (nella specie, di un campione di saliva) effettuato con il consenso dell’indagato non è applicabile la procedura garantita prevista dal combinato disposto degli artt. 224-bis, 349 e 359-bis e neppure vi è necessità dell’assistenza di un difensore.

Cassazione penale sez. V, 07/02/2017, n.12800

Non è atto invasivo o costrittivo il prelievo del DNA dell’indagato partendo da oggetti sequestrati
Il prelievo del DNA della persona indagata, attraverso il sequestro di oggetti contenenti residui organici alla stessa attribuibili, non è qualificabile quale atto invasivo o costrittivo e, essendo prodromico all’effettuazione di accertamenti tecnici, non richiede l’osservanza delle garanzie difensive che, devono, invece, essere garantite nelle successive operazioni di comparazione del dato genetico.

Cassazione penale sez. V, 01/07/2016, n.49610

Accertamenti tecnici irripetibili sul Dna

In tema di perizia o di accertamenti tecnici irripetibili sul DNA, il prelievo genetico effettuato con il consenso da parte dell’indagato può avvenire anche in assenza del difensore, ciò in ragione della specifica e limitata finalità dell’atto di prelievo, che non implica speciali competenze tecniche comportanti l’esigenza di osservare precise garanzie difensive, necessarie invece per la successiva attività di valutazione dei risultati.

Cassazione penale sez. III, 01/07/2015, n.25426

L’analisi comparativa del Dna

In tema di indagini genetiche, l’analisi comparativa del Dna svolta in violazione delle regole procedurali prescritte dai Protocolli scientifici internazionali in materia di repertazione e conservazione dei supporti da esaminare, nonchè di ripetizione delle analisi, comporta che gli esiti di “compatibilità” del profilo genetico comparato non abbiano il carattere di certezza necessario per conferire loro una valenza indiziante, costituendo essi un mero dato processuale, privo di autonoma capacità dimostrativa e suscettibile di apprezzamento solo in chiave di eventuale conferma di altri elementi probatori.

Cassazione penale sez. V, 27/03/2015, n.36080

Procedimento di identificazione del Dna

Il procedimento di identificazione del d.n.a. della persona attraverso l’utilizzo del profilo genetico si articola in tre fasi distinte, costituite: a) dall’estrapolazione del profilo genetico presente sui reperti; b) dalla decodificazione dell’impronta genetica dell’indagato; c) dalla comparazione tra i due profili; delle indicate operazioni l’unica che può presentare i caratteri dell’irreperibilità è quella relativa alla estrapolazione del profilo genetico, in ragione sia della scarsa quantità della traccia genetica sia della scadente qualità del d.n.a. presente nella stessa.

Cassazione penale sez. I, 25/02/2015, n.18246

Investigazioni del pubblico ministero

La natura ripetibile o meno dell’accertamento tecnico che consente di estrapolare il profilo genetico deve essere verificata in concreto dipendendo dalla quantità della traccia e dalla qualità del Dna presente sui reperti biologici sequestrati.

Cassazione penale sez. II, 27/11/2014, n.2476

Sussumibilità nelle attività di accertamenti e rilievi urgenti

Il prelievo di un campione di olio minerale denaturato rientra nella previsione dell’art. 354 c.p.p., risolvendosi in una attività materiale che non postula il rispetto delle formalità prescritte dall’art. 360 dello stesso codice, sia perché non richiede alcuna discrezionalità o preparazione tecnica per il suo compimento, sia perché attiene ad un oggetto la cui intrinseca consistenza è suscettibile di verifica in ogni momento. (Fattispecie relativa al reato di cui all’art. 40 d.lg. 26 ottobre 1995, n. 504).

Cassazione penale sez. III, 26/11/2014, n.15826

Perquisizione domiciliare

Gli atti di indagine compiuti dalla Polizia Giudiziaria senza autorizzazione del Magistrato sono nulli ma se vengono sequestrati il corpo del reato o cose pertinenti al reato sono utilizzabili come elemento di prova perché costituiscono un atto dovuto, essendo irrilevante il modo in cui ad esso si sia pervenuti.

(Nel caso di specie, si trattava della perquisizione domiciliare per la ricerca di armi dove invece era stato prelevato un reperto costituito da una lametta da barba per la comparazione del Dna).

Tribunale Lecce sez. riesame, 18/09/2014

Operazione di prelievo dei campioni

Condizione ineludibile per la regolarità dell’operazione di prelievo dei campioni per la determinazione dei polimorfismi del Dna è che il prelievo avvenga senza modalità coattive, ossia senza mezzi coercitivi o contro la volontà dell’interessato. Soddisfatto questo requisito il prelievo può senz’altro avvenire all’insaputa dell’indagato, ossia utilizzando campioni acquisiti clandestinamente, ciò perché non vi è alcuna incidenza sulla sua sfera di libertà.

Cassazione penale sez. II, 09/05/2014, n.33076

Oggetto rinvenuto nel luogo del reato

Il prelievo di tracce biologiche su un oggetto rinvenuto nel luogo del commesso reato e le successive analisi dei polimorfismi del Dna, per l’individuazione del profilo genetico per eventuali confronti, sono utilizzabili se non sia stato possibile osservare, in quanto l’indagine preliminare si svolgeva contro ignoti, le garanzie di partecipazione difensiva previste per gli accertamenti tecnici irripetibili compiuti dal p.m.

Del resto, in tema di accertamento tecnico non ripetibile, gli avvisi previsti dall’art. 360 del c.p.p. sono dovuti solo in presenza di consistenti sospetti di reato sia sotto il profilo oggettivo che in ordine alla sua attribuibilità soggettiva.

Cassazione penale sez. I, 10/01/2014, n.9284



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