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Dna processo penale: ultime sentenze

8 Settembre 2022
Dna processo penale: ultime sentenze

Prelievo di tracce biologiche su un oggetto rinvenuto nel luogo del reato e analisi dei polimorfismi del Dna; operazioni di estrazione del Dna; verifiche genotipiche su tracce di Dna rinvenute sul corpo della vittima di un omicidio; partecipazione difensiva prevista per gli accertamenti tecnici irripetibili compiuti dal pm; acquisizione di campione di materiale biologico.

Inosservanza delle regole procedurali di protocolli scientifici internazionali su prelievo del Dna

In tema di indagini genetiche, l’eccepita inosservanza delle regole procedurali prescritte dai protocolli scientifici internazionali in materia di repertazione e prelievo del DNA non comporta l’inutilizzabilità del dato probatorio ove non si dimostri che la violazione abbia condizionato in concreto l’esito dell’esame genetico comparativo fondante il giudizio di responsabilità.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da censure la decisione di merito che aveva attribuito all’imputato l’utilizzo del guanto da cui era stato estratto il DNA, pur se il prelievo non era avvenuto con guanti sterili, stante la mancanza sul supporto di tracce riferibili a soggetti diversi).

Cassazione penale sez. VI, 24/02/2022, n.15140

L’ammissione della prova del Dna

In tema di esecutività della sentenza straniera, integra una violazione del diritto alla prova della parte, tenuta agli obblighi seguenti alla sentenza di cui viene richiesta l’esecutività, e così pure dell’ordine pubblico processuale, la decisione del giudice straniero che, in relazione a un rilevante bene della vita (quale l’accertamento della paternità naturale), si basa su una motivazione apodittica, resa dopo avere dapprima disposto d’ufficio e poi immotivatamente revocato l’ammissione della prova del DNA, pur in presenza di dichiarata disponibilità all’esame da parte del preteso padre, così emergendo l’irrazionalità dell’interruzione del procedimento formativo di una prova avente particolare valore dimostrativo.

Cassazione civile sez. I, 26/02/2021, n.5327

Dati relativi al Dna contenuti negli archivi informatici della Polizia giudiziaria

Non è inutilizzabile, in mancanza della violazione di un divieto di legge, l’accertamento sull’identità dell’indagato, compiuto mediante ricorso ai dati relativi al D.N.A. contenuti negli archivi informatici della polizia giudiziaria; non cade sotto alcun divieto la capacità organizzativa e la messa in serie, da parte della p.g., dei dati conoscitivi singolarmente acquisiti nelle diverse indagini, data la latitudine degli artt. 55 e 348 c.p.p.

Cassazione penale sez. II, 21/01/2021, n.15577

L’accertamento sull’identità dell’indagato

È utilizzabile l’accertamento sull’identità dell’indagato compiuto mediante ricorso ai dati relativi al DNA contenuti negli archivi informatici della polizia giudiziaria, non sussistendo alcun divieto di legge riguardo la capacità organizzativa, da parte della p.g., dei dati conoscitivi singolarmente acquisti nelle diverse indagini. (Nella specie, la Corte ha ritenuto corretta l’individuazione dell’autore del reato attraverso la comparazione del DNA estratto da materiale biologico rinvenuto sui guanti trovati nell’auto utilizzata per una rapina con il codice genetico dell’imputato, conservato negli archivi informatici della p.g., ed estrapolato dalla polizia slovena in occasione di altra rapina per cui l’imputato era stato condannato con sentenza riconosciuta in Italia su sua richiesta).

Cassazione penale sez. II, 21/01/2021, n.15577

Banca dati nazionale del Dna

Il cosiddetto “nulla osta” del pubblico ministero previsto dall’articolo 10 della legge 30 giugno 2009 n. 85 per la trasmissione dei profili tipizzati da reperti biologici acquisiti nel corso di procedimenti penali alla banca dati nazionale del Dna per la raccolta e i confronti costituisce un adempimento meramente formale che attiene alla trasmissione di un risultato che risulta legittimamente acquisito al procedimento penale e la cui utilizzazione ai fini della comparazione con le risultanze della banca dati è avvenuta nel rispetto delle formalità prescritte dalla relativa normativa. Per l’effetto. l’eventuale mancanza di tale “nulla osta” non configura alcuna nullità in difetto di una espressa previsione di tale sanzione ex articolo 177 del Cpp, e neppure alcuna inutilizzabilità giacché a tal fine possono solo rilevare, eventualmente, le modalità di acquisizione della prova (l’accertamento tecnico e poi i confronti) che non risultano avvenute in assenza della violazione di divieti di legge (nella specie, la Corte ha rigettato il ricorso dell’indagato che chiedeva l’annullamento dell’ordinanza custodiale per rapina – fondata sull’accertamento tecnico irripetibile di comparazione dei dati biologici rinvenuti sui reperti e il profilo Dna dell’indagato- per l’asserita violazione dell’articolo 10 della legge n. 85 del 2009 argomentata in ricorso sul rilievo che il pubblico ministero non aveva rilasciato il nulla osta “per l’espletamento dell’accertamento tecnico irripetibile afferente al prelievo salivare dell’indagato e all’inserimento dei profili genetici ottenuti nella banca dati nazionale del DNA”, onde il risultato dell’accertamento avrebbe dovuto ritenersi inutilizzabile; in parte motiva, la Corte ha inoltre chiarito che la categoria dell’inutilizzabilità della prova si ricollega al disposto dell’articolo 191 del Cpp e concerne la prova acquisita in violazione dei divieti stabiliti dalla legge, e non la prova la cui assunzione, pur consentita, sia avvenuta senza l’osservanza delle formalità prescritte, dovendosi applicare in tal caso e laddove ne sussistano i presupposti la sanzione della nullità).

Cassazione penale sez. II, 27/02/2020, n.11622

Banca dati nazionale del Dna: il nulla osta del pm

Il cosiddetto “nulla osta” del pubblico ministero previsto dall’articolo 10 della legge 30 giugno 2009 n. 85 per la trasmissione dei profili tipizzati da reperti biologici acquisiti nel corso di procedimenti penali alla banca dati nazionale del Dna per la raccolta e i confronti costituisce un adempimento meramente formale che attiene alla trasmissione di un risultato che risulta legittimamente acquisito al procedimento penale e la cui utilizzazione ai fini della comparazione con le risultanze della banca dati è avvenuta nel rispetto delle formalità prescritte dalla relativa normativa. Per l’effetto. l’eventuale mancanza di tale “nulla osta” non configura alcuna nullità in difetto di una espressa previsione di tale sanzione ex articolo 177 del Cpp, e neppure alcuna inutilizzabilità giacché a tal fine possono solo rilevare, eventualmente, le modalità di acquisizione della prova (l’accertamento tecnico e poi i confronti) che non risultano avvenute in assenza della violazione di divieti di legge solo per (nella specie, la Corte ha rigettato il ricorso dell’indagato che chiedeva l’annullamento dell’ordinanza custodiale per rapina – fondata sull’accertamento tecnico irripetibile di comparazione dei dati biologici rinvenuti sui reperti e il profilo Dna dell’indagato- per l’asserita violazione dell’articolo 10 della legge n. 85 del 2009 argomentata in ricorso sul rilievo che il pubblico ministero non aveva rilasciato il nulla osta “per l’espletamento dell’accertamento tecnico irripetibile afferente al prelievo salivare dell’indagato e all’inserimento dei profili genetici ottenuti nella banca dati nazionale del DNA”, onde il risultato dell’accertamento avrebbe dovuto ritenersi inutilizzabile; in parte motiva, la Corte ha inoltre chiarito che la categoria dell’inutilizzabilità della prova si ricollega al disposto dell’articolo 191 del Cpp e concerne la prova acquisita in violazione dei divieti stabiliti dalla legge, e non la prova la cui assunzione, pur consentita, sia avvenuta senza l’osservanza delle formalità prescritte, dovendosi applicare in tal caso e laddove ne sussistano i presupposti la sanzione della nullità).

Cassazione penale sez. II, 27/02/2020, n.11622

Mancato rilascio da parte del pm del nulla osta alla trasmissione dei profili tipizzati di Dna

La mancanza del nulla osta del pubblico ministero all’inserimento nella banca dati nazionale del DNA del profilo genetico tipizzato da reperti biologici mediante accertamento tecnico non rende inutilizzabili, per violazione dell’art. 10 l. 30 giugno 2009, n. 85, la raccolta dei dati e le comparazioni operate, atteso che tale norma non pone divieti probatori, ma attiene alle sole modalità formali di trasmissione del risultato dell’accertamento, legittimamente acquisito al procedimento penale, e neppure dà luogo ad alcuna nullità processuale, in difetto di una espressa previsione in tal senso ex art. 177 c.p.p.

Cassazione penale sez. II, 27/02/2020, n.11622

Acquisizione coattiva di materiale biologico

L’ordinanza del giudice che dispone l’acquisizione coattiva di materiale biologico nei confronti di un terzo non sottoposto ad indagini deve essere notificata soltanto a quest’ultimo e non anche al difensore di fiducia che il medesimo abbia eventualmente nominato .

Cassazione penale sez. I, 08/03/2019, n.37830

L’obbligo di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale

Non sussiste l’obbligo di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, ex art. 603, cod. proc. pen., qualora la riforma della sentenza assolutoria di primo grado si fondi sulla valorizzazione della c.d. prova scientifica, costituita dal DNA dell’imputato e ritenuta inutilizzabile in primo grado, in quanto l’obbligo della rinnovazione è riservato alle ipotesi in cui la riforma della sentenza assolutoria si fondi sulla diversa valutazione della prova dichiarativa ritenuta decisiva.

Cassazione penale sez. V, 30/01/2019, n.17782

Accertamenti sul Dna: sono utilizzabili in dibattimento

Gli accertamenti sul DNA, espletati ai sensi dell’art. 360 c.p.p., possono essere utilizzati in dibattimento attraverso la lettura della relazione nella sola parte relativa alle operazioni di estrazione del DNA, se considerate in relazione al caso concreto irripetibili, mentre necessitano dell’escussione del consulente per quanto riguarda, invece, la decodificazione dell’impronta genetica e la comparazione tra tale impronta ed il profilo in precedenza acquisito, trattandosi in questo caso di attività ripetibili. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di appello che aveva utilizzato integralmente la consulenza espletata attraverso la mera lettura, ritenendo necessaria la rinnovazione del dibattimento ex art. 603 c.p.p. per l’escussione del consulente sugli accertamenti ripetibili).

Cassazione penale sez. II, 30/05/2019, n.41414

Tracce di Dna rinvenute sul corpo della vittima di omicidio

In tema di indagini preliminari, la scelta del pubblico ministero di delegare un accertamento tecnico alla polizia giudiziaria, ex art. 370 c.p.p., anziché procedere alla nomina di un consulente tecnico, ex artt. 359 o 360 c.p.p., non determina l’inutilizzabilità dei risultati, purché siano comunque rispettate le garanzie previste a tutela dell’indagato.

(Fattispecie in cui la Corte ha escluso che, in relazione alle verifiche genotipiche su tracce di DNA rinvenute sul corpo della vittima di un omicidio, delegate dal pubblico ministero alla polizia giudiziaria, fossero state violate le garanzie difensive dell’imputato che, all’epoca degli accertamenti, non era ancora indagato ed era stato identificato solo a distanza di tre anni).

Cassazione penale sez. I, 12/10/2018, n.52872

Prelievo genetico effettuato con il consenso dell’indagato

In tema di perizia o di accertamenti tecnici irripetibili sul DNA, al prelievo genetico (nella specie, di un campione di saliva) effettuato con il consenso dell’indagato non è applicabile la procedura garantita prevista dal combinato disposto degli artt. 224-bis, 349 e 359-bis e neppure vi è necessità dell’assistenza di un difensore.

Cassazione penale sez. V, 07/02/2017, n.12800

Prelievo del Dna dell’indagato

Non è atto invasivo o costrittivo il prelievo del DNA dell’indagato partendo da oggetti sequestrati
Il prelievo del DNA della persona indagata, attraverso il sequestro di oggetti contenenti residui organici alla stessa attribuibili, non è qualificabile quale atto invasivo o costrittivo e, essendo prodromico all’effettuazione di accertamenti tecnici, non richiede l’osservanza delle garanzie difensive che, devono, invece, essere garantite nelle successive operazioni di comparazione del dato genetico.

Cassazione penale sez. V, 01/07/2016, n.49610

Accertamenti tecnici irripetibili sul Dna

In tema di perizia o di accertamenti tecnici irripetibili sul DNA, il prelievo genetico effettuato con il consenso da parte dell’indagato può avvenire anche in assenza del difensore, ciò in ragione della specifica e limitata finalità dell’atto di prelievo, che non implica speciali competenze tecniche comportanti l’esigenza di osservare precise garanzie difensive, necessarie invece per la successiva attività di valutazione dei risultati.

Cassazione penale sez. III, 01/07/2015, n.25426

L’analisi comparativa del Dna

In tema di indagini genetiche, l’analisi comparativa del Dna svolta in violazione delle regole procedurali prescritte dai Protocolli scientifici internazionali in materia di repertazione e conservazione dei supporti da esaminare, nonchè di ripetizione delle analisi, comporta che gli esiti di “compatibilità” del profilo genetico comparato non abbiano il carattere di certezza necessario per conferire loro una valenza indiziante, costituendo essi un mero dato processuale, privo di autonoma capacità dimostrativa e suscettibile di apprezzamento solo in chiave di eventuale conferma di altri elementi probatori.

Cassazione penale sez. V, 27/03/2015, n.36080

Procedimento di identificazione del Dna

Il procedimento di identificazione del d.n.a. della persona attraverso l’utilizzo del profilo genetico si articola in tre fasi distinte, costituite: a) dall’estrapolazione del profilo genetico presente sui reperti; b) dalla decodificazione dell’impronta genetica dell’indagato; c) dalla comparazione tra i due profili; delle indicate operazioni l’unica che può presentare i caratteri dell’irreperibilità è quella relativa alla estrapolazione del profilo genetico, in ragione sia della scarsa quantità della traccia genetica sia della scadente qualità del d.n.a. presente nella stessa.

Cassazione penale sez. I, 25/02/2015, n.18246

Investigazioni del pubblico ministero

La natura ripetibile o meno dell’accertamento tecnico che consente di estrapolare il profilo genetico deve essere verificata in concreto dipendendo dalla quantità della traccia e dalla qualità del Dna presente sui reperti biologici sequestrati.

Cassazione penale sez. II, 27/11/2014, n.2476

Attività di accertamenti e rilievi urgenti

Il prelievo di un campione di olio minerale denaturato rientra nella previsione dell’art. 354 c.p.p., risolvendosi in una attività materiale che non postula il rispetto delle formalità prescritte dall’art. 360 dello stesso codice, sia perché non richiede alcuna discrezionalità o preparazione tecnica per il suo compimento, sia perché attiene ad un oggetto la cui intrinseca consistenza è suscettibile di verifica in ogni momento. (Fattispecie relativa al reato di cui all’art. 40 d.lg. 26 ottobre 1995, n. 504).

Cassazione penale sez. III, 26/11/2014, n.15826

Perquisizione domiciliare

Gli atti di indagine compiuti dalla Polizia Giudiziaria senza autorizzazione del Magistrato sono nulli ma se vengono sequestrati il corpo del reato o cose pertinenti al reato sono utilizzabili come elemento di prova perché costituiscono un atto dovuto, essendo irrilevante il modo in cui ad esso si sia pervenuti.

(Nel caso di specie, si trattava della perquisizione domiciliare per la ricerca di armi dove invece era stato prelevato un reperto costituito da una lametta da barba per la comparazione del Dna).

Tribunale Lecce sez. riesame, 18/09/2014

Operazione di prelievo dei campioni

Condizione ineludibile per la regolarità dell’operazione di prelievo dei campioni per la determinazione dei polimorfismi del Dna è che il prelievo avvenga senza modalità coattive, ossia senza mezzi coercitivi o contro la volontà dell’interessato. Soddisfatto questo requisito il prelievo può senz’altro avvenire all’insaputa dell’indagato, ossia utilizzando campioni acquisiti clandestinamente, ciò perché non vi è alcuna incidenza sulla sua sfera di libertà.

Cassazione penale sez. II, 09/05/2014, n.33076

Oggetto rinvenuto nel luogo del reato

Il prelievo di tracce biologiche su un oggetto rinvenuto nel luogo del commesso reato e le successive analisi dei polimorfismi del Dna, per l’individuazione del profilo genetico per eventuali confronti, sono utilizzabili se non sia stato possibile osservare, in quanto l’indagine preliminare si svolgeva contro ignoti, le garanzie di partecipazione difensiva previste per gli accertamenti tecnici irripetibili compiuti dal p.m.

Del resto, in tema di accertamento tecnico non ripetibile, gli avvisi previsti dall’art. 360 del c.p.p. sono dovuti solo in presenza di consistenti sospetti di reato sia sotto il profilo oggettivo che in ordine alla sua attribuibilità soggettiva.

Cassazione penale sez. I, 10/01/2014, n.9284



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