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Testamento falso: ultime sentenze

8 Luglio 2021
Testamento falso: ultime sentenze

Apertura della successione; testamento falso; causa di esclusione dall’eredità; domanda di pronuncia di indegnità.

Il testamento deve essere redatto in forma scritta e di proprio pugno in ogni sua parte. Un testamento è falso quando non è stato scritto dal testatore ma da chi ha voluto falsificare le sue ultime volontà. La falsità può riguardare l’intero documento o soltanto una parte di esso (pensa alle cancellazioni o alle alterazioni apposte al testamento originale).

Il testamento falso, realizzato attraverso un’attenta contraffazione della grafia, è nullo. In quali casi il testamento è falso? Quando ad un testamento preesistente vengono inserite delle cancellazioni, aggiunte o altre modifiche (in tal caso, sarà nulla la parte contraffatta, non l’intero documento); quando non esiste alcun testamento e ne viene scritto uno falso; quando c’è un precedente testamento e il falsificatore ne crea uno nuovo che riporta una data successiva al primo e, ovviamente, con contenuto diverso.

Per maggiori informazioni sul testamento falso, leggi le ultime sentenze.

Accertamento di autenticità del testamento: difetto di autografia

Nel caso in cui non sia dedotta la mancanza dell’autografia del testamento, bensì la probabile falsità della stessa, il rimedio esperibile non può essere individuato nella querela di falso, bensì dovrà essere esperita domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura, con onere probatorio a carico della parte che contesti l’autenticità del testamento olografo di provare la relativa falsità.

Tribunale Trapani sez. I, 16/02/2021, n.155

La formazione o l’uso consapevole di un testamento falso

La formazione o l’uso consapevole di un testamento falso è causa d’indegnità a succedere, se colui che viene a trovarsi nella posizione d’indegno non provi di non aver inteso offendere la volonta` del “de cuius”, perché il contenuto della disposizione corrisponde a tale volonta` e il “de cuius” aveva acconsentito alla compilazione della scheda da parte dello stesso nell’eventualità che non fosse riuscito a farla di persona, ovvero che il “de cuius” aveva la ferma intenzione di provvedervi per evitare la successione “ab intestato”.

(Nella specie, la Corte ha affermato l’indegnità a succedere di colui che aveva apposto la data e la firma falsa sul testamento redatto dal “de cuius”, vertendosi in ipotesi di formazione o di uso consapevole di un testamento falso).

Cassazione civile sez. VI, 14/09/2020, n.19045

Testamento falso: l’indegnità a succedere

L’art. 463 c.c. enumera, con elencazione tassativa, i fatti dai quali si origina l’indegnità a succedere e, al n. 6, esclude dalla successione chi ha formato un testamento falso o ne ha fatto scientemente uso. Si deve reputare che l’indegnità, a differenza dell’incapacità a succedere, non impedisca la chiamata, ma comporti unicamente la rimozione dell’acquisto successorio, in ossequio al noto brocardo indignus potest capere sed non potest retinere.

In altri termini, essa opera come causa di esclusione dall’eredità e comporta l’esito di impedire la conservazione dei diritti successori acquistati dall’indegno in virtù dell’accettazione. L’indegnità opera, in altri termini, come una sorta di sanzione civile che non si risolve nell’incapacità all’acquisto dell’eredità, ma quale causa di esclusione dalla successione, da dichiararsi con sentenza costitutiva su domanda dell’interessato. Così configurato l’istituto, si reputa che la relativa azione sia soggetta al termine di prescrizione ordinario.

Più specificamente, dalla natura costitutiva della sentenza con cui il giudice si pronuncia sull’indegnità del soggetto chiamato all’eredità (da cui discende l’effetto della esclusione dello stesso dalla successione) si ricava il corollario per cui la relativa azione non è imprescrittibile, ma è soggetta al termine di prescrizione ordinaria di cui all’art. 2946 c.c., decorrente dal giorno dell’apertura della successione.

Tribunale Palermo sez. II, 22/02/2019

Autenticità di un testamento

Nell’ipotesi di azione volta ad ottenere la pronunzia dell’indegnità a succedere in ragione della formazione o dell’uso di un testamento falso (art. 463 n. 6 c.c.), il termine decennale di prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il soggetto legittimato ad esercitare la stessa abbia la ragionevole certezza e consapevolezza sia della circostanza che una parte pretenda di essere erede e si qualifichi come tale in forza di un testamento che si ha motivo di ritenere falso, sia del proprio diritto a conseguire l’eredità o il legato, in virtù di indici oggettivamente univoci idonei a determinare detto convincimento in una persona di normale diligenza, il cui apprezzamento è riservato alla valutazione del giudice del merito.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto giustificata l’iniziale inerzia dell’attrice che, pur avendo alcune perplessità, non aveva ancora maturato certezze sulla non autenticità di un testamento olografo prima della rivelazione da parte del fratello).

Cassazione civile sez. II, 29/11/2016, n.24252

Formazione e uso di testamento falso

La formazione o l’uso sciente di un testamento falso è causa d’indegnità a succedere, se chi viene a trovarsi nella posizione d’indegno non provi di non aver inteso offendere la volontà del “de cuius”, perché il contenuto della disposizione corrisponde a tale volontà e il “de cuius” aveva acconsentito alla compilazione della scheda da parte di lui nell’eventualità che non fosse riuscito a farla di persona ovvero che il “de cuius” aveva la ferma intenzione di provvedervi per evitare la successione “ab intestato”.

Cassazione civile sez. II, 04/12/2015, n.24752

Uso consapevole di un testamento alterato

Ai fini della causa di indegnità, prevista dall’art. 463, n. 6, c.c. (formazione di un testamento falso o uso consapevole di un testamento alterato), è necessaria la prova che l’alterazione del documento sia opera del chiamato e, nel caso la scheda testamentaria sia nella disponibilità e custodia del de cuius, che la manomissione sia stata effettuata dopo la morte del testatore e, quindi, senza il consenso di quest’ultimo.

Cassazione civile sez. II, 10/09/2013, n.20703

Falso testamentario: configurabilità

Nel caso di formazione di testamento falso, una volta provatane la falsità, integra il reato di appropriazione indebita il rifiuto dell’imputato di mettere a disposizione del coerede i beni del defunto, rivelando la volontà di comportarsi “uti dominus”.

Tribunale Milano sez. uff. indagini prel., 26/03/2007

Azione per la pronuncia dell’indegnità

L’azione rivolta ad ottenere la pronunzia dell’indegnità a succedere, quindi una sentenza che ha natura costitutiva, si prescrive nel termine di dieci anni dall’apertura della successione; tuttavia, poiché l’art. 2935 c.c., nello stabilire che la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, si riferisce soltanto alla possibilità legale di far valere il diritto, quindi agli impedimenti di ordine giuridico e non già a quelli di mero fatto, rientrando in questi ultimi anche l’ignoranza del titolare del diritto, quando la stessa è incolpevole, la prescrizione di detta azione nel caso di indegnità conseguente alla formazione o all’uso di un testamento falso (art. 463 n. 6 c.c.) inizia a decorrere dal giorno in cui il soggetto legittimato ad esercitarla abbia la ragionevole certezza e consapevolezza sia della circostanza che ad una parte pretenda di essere erede e si qualifichi come tale in forza di un testamento che si ha motivo di ritenere falso, sia del proprio diritto a conseguire l’eredità o il legato, in virtù di indici oggettivamene univoci idonei a determinare detto convincimento in una persona di normale diligenza, il cui apprezzamento è riservato alla valutazione del giudice del merito.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva individuato il dies a quo della prescrizione nel giorno di apertura della successione, omettendo di valutare la rilevanza, a detto fine, della circostanza che l’attore aveva proposto l’azione allorché era passata in giudicato la sentenza che aveva accolto la domanda di petizione dell’eredità proposta dall’indegno in base ad un testamento poi risultato falso, da questi formato).

Cassazione civile sez. II, 29/03/2006, n.7266

Nullità del testamento

In tema di nullità del testamento olografo, la finalità del requisito della sottoscrizione, previsto dall’art. 602 c.c. distintamente dall’autografia delle disposizioni in esso contenute, ha la finalità di soddisfare l’imprescindibile esigenza di avere l’assoluta certezza non solo della loro riferibilità al testatore, già assicurata dall’olografia, ma anche dell’inequivocabile paternità e responsabilità del medesimo che, dopo avere redatto il testamento – anche in tempi diversi – abbia disposto del suo patrimonio senza alcun ripensamento; d’altra parte, nel caso in cui sia accertata la non autenticità della sottoscrizione apposta al testamento, non può trovare applicazione l’art. 590 c.c. che, nel consentirne la conferma o l’esecuzione da parte degli eredi, presuppone l’oggettiva esistenza di una disposizione testamentaria che, pur essendo affetta da nullità, sia comunque frutto della volontà del “de cuius”.

Cassazione civile sez. II, 23/06/2005, n.13487

L’uso sciente di un testamento falso

La formazione o l’uso sciente di un testamento falso è causa di indegnità a succedere, a meno che colui che viene a trovarsi nella posizione di indegno dimostri di non avere inteso recare offesa alla volontà del “de cuius”: a tal fine colui che risulta indegno è tenuto a provare non solo che il contenuto delle disposizioni corrispondeva alla volontà del “de cuius”, ma anche che questi aveva acconsentito alla compilazione della scheda da parte di lui, nell’eventualità che egli non fosse riuscito a farlo, ovvero aveva la ferma intenzione di provvedervi per evitare la successione “ab intestato”.

Cassazione civile sez. II, 01/12/2000, n.15375



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14 Commenti

  1. La dimostrazione della falsità della firma o della scrittura spetta a chi intende contestare il testamento.Spetta a chi contesta il testamento dimostrare che esso è falso, ossia che non è stato scritto dal defunto; non è quindi onere della controparte provare invece l’autenticità del documento.

  2. Immaginiamo che vi sia il sospetto che il testamento sia stato alterato in qualche sua parte o che la scrittura non sia quella del parente defunto. Come dimostrarne la falsità?

    1. Andrà fatto un raffronto calligrafico con gli altri documenti redatti a penna dal medesimo soggetto, onde verificare che la scrittura “combaci”, sia cioè quella della stessa persona. Diversamente, si deve concludere che il testamento è falso.

  3. Il testamento deve essere assolutamente redatto in forma scritta e di proprio pugno in tutte le sue parti.Un testo scritto al computer, anche se firmato o completato con annotazioni scritte a mano, non ha alcun valore. Così come non è valido un testamento scritto con una calligrafia diversa da quella usata abitualmente o in stampatello. Ad esempio, sarebbe facile contestare un testamento scritto in stampatello da una persona che, invece, è solita usare il corsivo.

  4. Vi espongo un caso che è capitato a un mio amico. Marco muore e, all’interno del proprio testamento, nomina eredi i suoi due figli Antonio e Roberto. Roberto riceve di più di Antonio in virtù dell’assistenza prestata al padre negli ultimi anni di vita. Antonio, nel tentativo di fregare il fratello, prova a scrivere da sé un testamento falso in cui falsifica la scrittura del padre, spacciandolo per originale. Roberto intende contestare l’atto falso, ma per farlo deve rivolgersi a un giudice e dimostrare che la scrittura non è del padre.

    1. Per dimostrare che un testamento è falso ci sono cinque anni che iniziano a decorrere dall’apertura della successione ossia dalla morte del testatore. In pratica, per far valere le proprie ragioni, è necessario – entro il suddetto termine – rivolgersi a un giudice e chiedere l’annullamento del testamento per falsità. È necessario quindi iniziare una causa con il proprio avvocato.

  5. Ai bei tempi si falsificavano le giustificazioni a scuola e qualche volta l’insegnante ci cascava. I docenti più furbi confrontavano la firma sulla giustificazione con quelle delle precedenti per verificare che fossero identiche. Questa attività viene fatta dai giudici tutte le volte in cui c’è una contestazione sull’autenticità di un testamento.

    1. Se hai il sospetto che il testamento in tuo possesso sia falso, devi quindi avviare una causa in tribunale e, dinanzi al giudice, dimostrare la veridicità dei tuoi sospetti. Difatti, secondo la Cassazione, chi contesta l’autenticità di un testamento olografo deve proporre al giudice una “domanda di accertamento della provenienza della scrittura”. Su tale soggetto grava l’onere della relativa prova. È chi agisce cioè a dover fornire le prove della falsità; e non è, invece, chi si difende a dover dimostrare che il testamento è autentico.

    1. Per capire come contestare un testamento falso:
      devi munirti di un avvocato;
      l’avvocato deve iniziare la causa entro cinque anni dalla morte del testatore;
      devi dimostrare in tribunale che la scrittura non è quella del defunto.
      L’ultimo punto è l’aspetto cruciale. È da ciò che dipende la riuscita della causa. Ed allora come dimostrare che un testamento è falso?
      La prima cosa che devi sapere è che non puoi limitarti a iniziare la causa e poi chiedere al giudice di nominare un esperto che verifichi la falsità del testamento. Devi essere prima tu a insinuare questo dubbio. Come? Avvalendoti di una perizia di parte. Dovrai, quindi, nominare un perito calligrafico per dimostrare la diversità tra la scrittura del testamento e quella di norma adottata dal testatore. A tal fine verranno presi a confronto altri documenti o fogli scritti dallo stesso soggetto, non importa quali: dalla firma sulla carta d’identità a quella sulle richieste presentate in Comune (ad esempio, una licenza edilizia), da una lettera o una cartolina inviata ai parenti alla lista della spesa. Potresti, però, dimostrare che il testamento è falso dimostrando, ad esempio, che alla data riportata su tale documento il testatore era già infermo, impossibilitato a mantenere il polso fermo e stabile, o incapace di intendere e volere.
      Una volta fornite le prime prove di falsità del testamento, la parte chiederà al giudice la nomina di un consulente tecnico d’ufficio (il cosiddetto Ctu), ossia un perito di fiducia del tribunale, iscritto in appositi elenchi, che effettuerà una perizia grafologica per verificare l’autenticità della scrittura. L’accertamento di eventuali falsificazioni deve svolgersi sul testamento in originale e non su copie fotostatiche

    2. Come noto, i due principali e più usati tipi di testamento sono:
      il testamento pubblico: quello cioè redatto e conservato da un notaio;
      il testamento olografo: quello cioè scritto dal testatore e da lui custodito. Affinché sia valido, è necessario che sia interamente scritto a mano (è la cosiddetta “autografia”: non è quindi sufficiente una dattilografia o la scrittura al computer con successiva stampa) e poi firmato. Il testamento olografo è nullo quando manca l’autografia o la sottoscrizione, o queste risultano falsificate.
      Il testamento pubblico è sicuramente quello che garantisce la piena autenticità proprio perché redatto dal pubblico ufficiale (il notaio) su dettatura dell’interessato. Non si può mai sostenere che un testamento di tale tipo sia falso. Si potrebbe tutt’al più dimostrare che il testatore, quando ha dettato le proprie volontà al notaio, non era capace di intendere o volere (non era cioè in grado di rendersi conto di ciò che diceva) oppure era sotto ricatto.Viceversa, il testamento fai-da-te o, come lo chiamano gli avvocati e i giudici, il testamento olografo può ben essere impugnato per falsità. Esso è, infatti, un documento che viene redatto dal testatore e poi conservato a casa (a volte se ne consegna una copia a uno o più persone). Nulla, quindi, esclude che qualcuno possa impossessarsi dell’originale e sostituirlo con un falso oppure fare delle modifiche imitando la grafia del defunto.

  6. Contro chi ha falsificato un testamento si può presentare una querela. Difatti, falsificare un testamento è reato

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