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Sicurezza sul posto di lavoro: ultime sentenze

2 Maggio 2020
Sicurezza sul posto di lavoro: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: sicurezza sul lavoro; Documento unico di valutazione dei rischi da interferenze; comportamento abnorme del lavoratore; obbligo di formazione dei lavoratori; morte di un dipendente durante lo svolgimento dell’attività lavorativa; responsabilità dell’impresa; imprudenti scelte del lavoratore nella esecuzione del lavoro.

Il dipendente può rifiutarsi di svolgere la prestazione se il datore di lavoro non applica le misure di sicurezza ma deve provare gravità e rilevanza dell’inadempimento.

L’incidente sul lavoro

In materia di sicurezza sul lavoro, è da considerarsi responsabile il committente per l’incidente sul lavoro in un appalto, anche prima della vigenza delle norme sul Documento unico di valutazione dei rischi da interferenze (Duvri) – documento obbligatorio introdotto dall’articolo 26 del Dlgs 81/2008 (testo Unico sulla sicurezza) – se costui si era impegnato con l’appaltatore a improntare garanzie tecniche. Ad affermarlo è la Cassazione secondo cui l’obbligo contrattuale assunto dall’azienda appaltante di fornire all’appaltatore e al subappaltatore energia elettrica, gas e ossigeno, in mancanza di apparecchi sufficienti per l’areazione dei locali e il rifornimento di ossigeno la espone al rischio interferenziale, la cui gestione grava sul committente.

Cassazione penale sez. IV, 21/01/2020, n.5113

Morte di un dipendente 

Premesso che la morte di un dipendente durante lo svolgimento dell’attività lavorativa costituisce, senza meno, una “grave infrazione” alle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro se addebitabile alla responsabilità del datore di lavoro, è consentita l’esclusione dell’operatore dalla procedura di gara qualora la presenza di una “grave infrazione” sia stata “debitamente accertata”; per espressa previsione normativa, “con qualunque mezzo adeguato”.

Ai sensi dell’art. 80, comma 5, lett. a) del codice dei contratti pubblici può essere considerato “mezzo adeguato” all’accertamento della “grave infrazione” delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro ogni documento, anche se proveniente dall’autorità amministrativa (e non solo dall’autorità giudiziaria), che consenta un giudizio sulla responsabilità dell’impresa nella causazione dell’evento alla luce della qualificata ricostruzione dei fatti ivi contenuta.

Consiglio di Stato sez. V, 28/10/2019, n.7387

Prevenzione e sicurezza sul lavoro

In tema di prevenzione e sicurezza dei luoghi di lavoro, la realizzazione dell’effetto estintivo delle contravvenzioni previsto dall’art. 24  d.lg. 19 dicembre 1994, n. 758, è condizionata all’eliminazione della violazione secondo le modalità prescritte dall’organo di vigilanza nel termine prescritto e al pagamento della sanzione amministrativa nel termine perentorio di giorni trenta, dovendosi avere riguardo, per la verifica della tempestività di tale adempimento, alla disciplina di cui all’art. 172, comma 2, c.p.p. secondo cui è prorogato per legge unicamente il termine stabilito a giorni che scada il giorno festivo, da individuarsi tra quelli indicati nominativamente come tali dalla legge e tra cui non è menzionato il sabato.

Cassazione penale sez. III, 17/09/2019, n.46462

Gravi infrazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro

Se ai sensi dell’art. 80, comma 5, lett. a), d. lgs. n. 50 del 2016, la stazione appaltante esclude dalla partecipazione alla procedura d’appalto un operatore economico qualora <<possa dimostrare con qualunque mezzo adeguato la presenza di gravi infrazioni debitamente accertate alle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro nonché agli obblighi di cui all’articolo 30, comma 3>> d.lgs. n. 50 del 2016, non possono assumere rilievo a tali fini due precedenti penali oggetto di sopravvenuta estinzione.

T.A.R. Genova, (Liguria) sez. I, 21/10/2019, n.781

Può sussistere continuazione fra contravvenzioni?

La continuazione può essere ravvisata tra contravvenzioni solo se l’elemento soggettivo ad esse comune sia il dolo e non la colpa, essendo richiesto, per la sua configurabilità, l’unicità del disegno criminoso che consiste nella ideazione contemporanea di più azioni antigiuridiche programmate nelle loro linee essenziali. (Fattispecie di contravvenzioni in materia di sicurezza sul lavoro).

Cassazione penale sez. III, 01/10/2019, n.45941

Tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro

Il condominio è un luogo di lavoro in cui si applica il decreto legislativo 81/2008. A sancirlo è la Cassazione affrontando il caso di un installatore che aveva realizzato un impianto all’interno di un condominio ed era stato condannato per i reati di cui agli articoli 46, comma 2, e 55, punto 5, lettera c), del decreto sulla sicurezza sul lavoro.

Secondo l’imprenditore il condominio non è un luogo di lavoro e non rientrava, in quanto luogo privato, nella sua disponibilità. Per i giudici, invece, ogni tipologia di spazio può assumere la qualità di luogo di lavoro, se vi sia ospitato almeno un posto di lavoro o sia accessibile al lavoratore. Pertanto, il datore di lavoro avrebbe dovuto adempiere agli obblighi di sicurezza a tutela della salute dei lavoratori, oltre che dei condomini.

Cassazione penale sez. fer., 27/08/2019, n.45316

Obblighi del datore di lavoro in materia antinfortunistica

In tema di sicurezza sul lavoro, ai sensi dell’art. 73, commi 1 e 2, lett. b), d.lg. 9 aprile 2008, n. 81, il datore di lavoro è tenuto ad informare il lavoratore dei rischi propri dell’attività cui è preposto e di quelli che possono derivare dall’esecuzione di operazioni da parte di altri, ove interferenti, ed è obbligato a mettere a disposizione dei lavoratori, per ciascuna attrezzatura, ogni informazione e istruzione d’uso necessaria alla salvaguardia dell’incolumità, anche se relative a strumenti non usati normalmente.

Il datore di lavoro, destinatario delle norme antinfortunistiche, è esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del dipendente sia abnorme, dovendo definirsi tale il comportamento imprudente del lavoratore che sia stato posto in essere del tutto autonomamente e in un ambito estraneo alle mansioni affidategli – e, pertanto, al di fuori di ogni prevedibilità per il datore di lavoro – o rientri nelle mansioni che gli sono proprie ma sia consistito in qualcosa radicalmente, ontologicamente, lontano dalle ipotizzabili e, quindi, prevedibili, imprudenti scelte del lavoratore nella esecuzione del lavoro.

Cassazione penale sez. IV, 17/05/2019, n.30991

Normativa in materia di igiene e sicurezza sul lavoro

La procedura di estinzione delle contravvenzioni in materia ambientale, prevista dagli artt. 318-bis e ss. d.lg. n. 152 del 2006 si applica tanto alle condotte esaurite – come tali dovendosi intendere quelle prive di conseguenze dannose o pericolose per cui risulti inutile o impossibile impartire prescrizioni al contravventore – quanto alle ipotesi in cui il contravventore abbia spontaneamente e volontariamente regolarizzato l’illecito commesso prima dell’emanazione di prescrizioni.

(In motivazione, la Corte ha precisato che tale interpretazione trova un fondamento nell’art. 15, comma 3, d.lg. n. 124 del 2004, che, nell’ambito della normativa in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, prevede che la procedura di estinzione di cui agli artt. 20 e ss d.lg. n. 758 del 1994 si applichi alle condotte esaurite ovvero alle ipotesi in cui il trasgressore abbia autonomamente provveduto all’adempimento degli obblighi di legge sanzionati precedentemente alla prescrizione).

Cassazione penale sez. III, 18/04/2019, n.36405

La violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro

La terminologia ‘violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro’ richiamata dagli artt. 589 e 590 c.p. è riferibile non solamente alle norme contenute nelle leggi specificatamente antinfortunistiche, ma anche a quelle che, direttamente o indirettamente, perseguono il fine di evitare incidenti sul lavoro o malattie professionali e che, in genere, tendono a garantire la sicurezza sul lavoro in relazione all’ambiente in cui esso deve svolgersi.

Cassazione penale sez. IV, 17/04/2019, n.33244

Quando il dipendente può rifiutarsi di svolgere la prestazione lavorativa?

Il dipendente può rifiutarsi di svolgere la prestazione se il datore di lavoro omette di applicare le misure di sicurezza. Deve però provare la gravità e la rilevanza di tale inadempimento, qualora la violazione non riguardi precauzioni espressamente previste dalla legge e attenga agli obblighi generali fissati dall’articolo 2087 del codice civile.

Ad affermarlo è la Cassazione riaprendo la controversia promossa da un macchinista licenziato per essersi ripetutamente rifiutato di condurre il treno senza la presenza in cabina di un secondo agente abilitato. I giudici di legittimità ribadiscono la natura contrattuale della responsabilità che grava sull’azienda in tema di sicurezza sul lavoro, la quale però non è suscettibile di essere ampliata fino al punto da configurarsi in senso oggettivo, essendo sempre necessario accertare un difetto di diligenza del datore stesso. In sostanza, il lavoratore può invocare l’inadempimento dell’obbligazione dì sicurezza, ma ha l’onere di provare la responsabilità datoriale.

Tale onere si atteggia diversamente a seconda che le misure siano nominate, cioè espressamente previste dalla legge, o innominate, cioè ricavabili in via Interpretativa. Nel primo caso, il lavoratore ha solo l’onere di provare l’esistenza della violazione e il nesso di causalità con il danno alla salute; nel secondo caso, il datore di lavoro deve dimostrare di aver adottato misure di prevenzione coerenti con gli standard di sicurezza suggeriti dalle conoscenze tecniche e sperimentali esistenti.

Cassazione civile sez. lav., 29/03/2019, n.8911

Accertamento di gravi infrazioni delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro

In tema di esclusione da una procedura di gara pubblica può essere considerato mezzo adeguato all’accertamento di una grave infrazione delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ai sensi dell’art. 80, comma 5, lett. a) del codice dei contratti pubblici, ogni documento, anche se proveniente dall’autorità amministrativa e non solo dall’autorità giudiziaria, che consenta un giudizio sulla responsabilità dell’impresa nella causazione dell’evento alla luce della qualificata ricostruzione dei fatti ivi contenuta.

Consiglio di Stato sez. V, 04/11/2019, n.7492



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