Coronavirus, il dibattito sugli asintomatici

7 Aprile 2020
Coronavirus, il dibattito sugli asintomatici

Da una parte gli studi e i casi specifici che dimostrano l’esistenza dei portatori sani. Dall’altra l’Organizzazione mondiale della sanità, che afferma che i principali responsabili della trasmissione del Covid-19 siano i sintomatici.

Facciamo subito una premessa: questa è un’altra di quelle questioni riguardanti il Coronavirus sulle quali la comunità scientifica non si mette d’accordo. O meglio: da una parte c’è l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), secondo cui la possibilità che il virus sia trasmesso da asintomatici è minima (leggi l’articolo: Coronavirus, l’Oms: ecco i rischi delle mascherine); dall’altra ci sono molti studi pubblicati su riviste scientifiche che affermano il contrario.

L’ultimo è sul British medical journal, ne parlava oggi anche il Corriere della Sera. Secondo la ricerca, parliamo di quattro pazienti su cinque senza sintomi e portatori sani di Covid-19. Una quantità abbastanza impressionante. “Molti esperti – è scritto sull’articolo – ritengono che casi inosservati e asintomatici di infezione da Coronavirus possano essere un’importante fonte di contagio”. In Italia, ricorda il Corriere, abbiamo anche una dimostrazione pratica: il caso Vo’ Euganeo, in Veneto. Qui, su un totale di tremila abitanti sottoposti a monitoraggio con tampone, tra il 50 e il 75 per cento è risultato senza sintomi ma perfettamente in grado di trasmettere il virus.

L’osservazione della realtà, anche in altre aree del mondo, non sembra contraddire l’assunto che gli asintomatici siano contagiosi. In Cina ce ne sarebbero più di mille ancora in osservazione: la paura è che possano agevolare un’eventuale ricaduta. Anche negli Stati Uniti il fenomeno è considerato molto preoccupante: un americano su quattro sarebbe asintomatico e, secondo le analisi dei Centers for Disease control and Prevention, chi manifesta sintomi inizia a essere contagioso già 48 ore prima.

Questo è il nodo che divide l’Oms da buona parte degli scienziati. Come affermato pochi giorni fa in conferenza stampa dal direttore generale, l’Organizzazione ritiene che solo “il 5 per cento delle infezioni avviene da asintomatici” e che “i sintomatici siano il principale mezzo di trasmissione”. “Quando l’Oms – ricorda il Corriere – ha inviato una squadra di medici in Cina ha scoperto che il 75 per cento delle persone inizialmente classificate come asintomatiche hanno sviluppato sintomi dopo i controlli e questo significa che è probabilmente la trasmissione pre-sintomatica a essere frequente”.

Certamente non abbiamo, a tutt’oggi, elementi per escludere che i contagi possano provenire da chi non presenta sintomi, ancorché eventualmente minoritari come dice l’Oms. Il pericolo di queste persone è rappresentato dal fatto che possono continuare a uscire e lavorare, se svolgono attività primarie e necessarie a tutta la comunità, quindi eventualmente a diffondere indisturbate, inconsapevoli e naturalmente incolpevoli il virus, perché, secondo i nostri criteri di priorità nello screening, non verrebbero sottoposte a tampone.



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