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Come dimostrare grado di parentela

8 Aprile 2020 | Autore:
Come dimostrare grado di parentela

Cosa accade quando bisogna definire una relazione familiare? Norme, disciplina, regole, consigli e procedure da seguire in materia.

Poniamo il caso che ti si è presentata un’opportunità inaspettata (ad esempio, un’eredità) e hai bisogno di costruire il tuo albero genealogico: non conosci però le regole da seguire e necessiti di linee guida sicure. In questa breve analisi ci poniamo il problema di come dimostrare il grado di parentela: l’obiettivo è quello di individuare la strada da percorrere all’insegna delle norme di legge vigenti in materia. Devi, infatti, sapere che le relazioni familiari contano tantissimo all’interno dell’ordinamento giuridico: il possesso di determinate qualità comporta l’attribuzione di diritti o l’imposizione di doveri.

Addentriamoci subito nella questione fornendo le giuste definizioni di alcuni termini che a volte utilizziamo in maniera scorretta.

Definizione di parentela

Il concetto di parentela viene chiarito dal legislatore all’interno del codice civile: secondo le disposizioni in esso contenute con tale termine si indica la relazione esistente tra le persone che provengono da uno stesso capostipite. In particolare, il vincolo sussiste quando la discendenza si realizza alternativamente:

  • all’interno del matrimonio;
  • all’esterno di un rapporto coniugale;
  • a seguito di adozione.

Le disposizioni codicistiche hanno subito alcune modifiche nel corso degli anni: originariamente, infatti, facevano esclusivo riferimento alla famiglia fondata sul matrimonio.

La parentela si distingue, a sua volta, in:

  1. linea retta: le persone discendono l’una dall’altra (pensa, ad esempio, ai genitori con i figli);
  2. linea collaterale: i soggetti, pur avendo in comune lo stesso stipite, non discendono l’uno dall’altro (pensa, ad esempio, ai fratelli).

Tale ultima differenza rileva soprattutto per determinare i gradi di parentela: i rapporti familiari sono, infatti, può o meno intensi non soltanto dal punto di vista sociale e biologico, ma anche sotto il profilo prettamente giuridico.

I gradi di parentela

Per calcolare il grado di parentela occorre distinguere tra parenti in linea retta e parenti in linea collaterale. Nel primo caso il computo viene effettuato facendo riferimento al numero delle generazioni (escluso lo stipite comune); viceversa, nelle relazioni in linea collaterale occorre computare le generazioni salendo da uno dei parenti sino al capostipite (che resta escluso dal conteggio) e ridiscendendo da questo sino all’altro parente. Facciamo alcuni esempi per comprendere meglio i concetti:

  • il rapporto tra bisnonna e pronipote è di terzo grado in quanto si contano quattro generazioni in linea retta (pronipote, nipote, figlio e nonna);
  • la relazione tra cugini è di quarto grado in quanto si individuano cinque generazioni in linea collaterale.

La corretta determinazione dei gradi di parentela è molto importante ai fini giuridici: infatti, la legge non riconosce la parentela oltre il sesto grado e, in molti casi, circoscrive alcuni benefici entro una determinata cerchia familiare.

Un’ultima differenza rilevante è quella tra parentela e affinità: con tale ultima denominazione si intende il vincolo esistente tra un soggetto e i parenti del coniuge (il calcolo dell’intensità del rapporto segue le stesse regole dei gradi di parentela).

Marito e moglie, infine, non sono né parenti né affini: ma sono legati da un rapporto diverso che è quello di coniugio.

I settori in cui rileva la relazione di parentela

L’esistenza di un vincolo di parentela rileva in molti settori della vita giuridica: tra questi, i più importanti sono i seguenti:

  • sistema previdenziale e assistenziale: l’Inps riconosce l’erogazione della pensione di reversibilità in caso di decesso del titolare effettivo soltanto al coniuge, ai figli e, in mancanza, ai genitori che superino l’età di 65 anni che siano sprovvisti di fonti di reddito, e ai fratelli e alle sorelle inabili;
  • tutela dei soggetti indigenti: il codice civile impone ad alcune persone, gerarchicamente individuate, l’obbligo di versare gli alimenti a chi si trova in condizione di difficoltà economica (tra tutti, i primi onerati sono il coniuge, i figli e, in loro mancanza, i discendenti prossimi);
  • asse ereditario: al di fuori delle ipotesi testamentarie, sono eredi legittimi soltanto il coniuge, i discendenti, gli ascendenti e i parenti entro il sesto grado;
  • rapporto lavorativo: i contratti di dipendenza tra parenti possono seguire un regime particolare per evitare che si creino delle situazioni fittizie, in frode ai creditori o di elusione delle norme fiscali e tributarie.

In queste ipotesi, così come in tutte le altre circostanze previste dalla legge, per godere dei benefici giuridici o per adempiere a speciali responsabilità occorre dare dimostrazione dell’esistenza di una relazione parentale.

Come dimostrare l’esistenza di un vincolo di parentela

In tutti i casi in cui assume rilevanza giuridica l’esistenza di una relazione familiare occorre fare ricorso a tutte le strade consentite per fornire un’utile dimostrazione di quanto sostenuto. Gli strumenti che possono essere utilizzati sono in prevalenza:

  • certificato anagrafico storico: è il principale mezzo di prova in quanto viene rilasciato dal Comune di residenza e indica tutte le informazioni relative al nucleo familiare del soggetto richiedente riferite a un preciso arco temporale;
  • test del dna: nei casi dubbi (pensa, ad esempio, all’ignoranza delle proprie origini), è possibile ricorrere alle analisi biologiche che consentono di associare, con una certezza di quasi il cento per cento, il proprio patrimonio genetico a quello di determinate persone;
  • autocertificazione dello stato di famiglia: nelle ipotesi meno rilevanti è possibile presentare una dichiarazione nella forma dell’autocertificazione, datata e sottoscritta dal dichiarante e accompagnata dalla copia di un valido documento di identità;
  • prova per testimoni: in alcune circostanze, soprattutto in sede giudiziale, può essere richiesta la dimostrazione del legame parentale attraverso l’affermazione di soggetti informati dei fatti.


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1 Commento

  1. Invito a modificare la risposta “Come dimostrare grado di parentela” in quanto errata.
    La Circolare del Ministero dell’Interno del 23 luglio 1996, n.11, chiarisce che il certificato di stato famiglia ha il compito “di rispecchiare la composizione della famiglia ai soli fini anagrafici”, pertanto non contiene indicazione del grado di parentela.
    Il Ministero dell’Interno, ai sensi dell’art. 12 della legge 24 dicembre 1954, n. 1228 ha disposto che dagli stati di famiglia anagrafici, venissero immediatamente eliminate le indicazioni relative alle relazioni di parentela, rimanendo solo l’indicazione dell’intestatario scheda.
    Allo stesso modo il certificato di famiglia storico è unicamente ancorato all’abitazione ed alle persone che in essa hanno convissuto e convivono, indipendentemente dai vincoli di parentela. Esso non può perciò dare certezza circa le relazioni di parentela intercorrenti tra persone coabitanti e, oltretutto, nulla dice circa l’esistenza di eventuali altri vincoli tra persone ed altre non coabitanti, essendo la funzione dell’anagrafe essenzialmente quella di rilevare la presenza stabile, comunque situata, di soggetti nel territorio comunale.
    Da quanto sopra esposto, risulta dunque evidente come, non essendovi possibilità di provare il rapporto di parentela per mezzo di certificazioni anagrafiche di alcun tipo, lo stesso debba essere attestato con il ricorso alle dichiarazioni di cui agil artt. 46 e 47 del Testo Unico n. 445 del 2000 (autocertificazione)”.
    NOTA: Esisteva un certificato indicante le relazioni di parentela che però poteva essere richiesto SOLO dal diretto interessato ai fini della corresponsione degli assegni per il “nucleo familiare“. C’è da aggiungere che tale eccezione ormai non è piu’ applicabile a partire dal 2012, anno in cui è stato imposto all’INPS, come a tutte le PA e gestori di Pubblici Servizi, e da settembre 2020 anche ai privati, di accettare l’autocertificazione da parte dell’interessato.

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