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Coronavirus: fuori norma il 96% dei dispositivi di protezione

7 Aprile 2020
Coronavirus: fuori norma il 96% dei dispositivi di protezione

L’Inail boccia il 96% delle pratiche per carenze di qualità o di sicurezza nei prodotti. Ora per il fabbisogno di aziende e lavoratori si ricorre a università ed enti di ricerca.

L’Inail fa strage dei dispositivi di protezione individuale (dpi) come guanti, tute, occhiali e mascherine. L’ente previdenziale – al quale il decreto Cura Italia ha affidato, in via straordinaria, il compito di validare i dispositivi da produrre, importare o immettere in commercio per destinarli ai lavoratori nelle aziende – ha bocciato il 96% delle pratiche, perché i prodotti non rispettavano i necessari standard di qualità e di sicurezza.

Lo rende noto l’Inail in un report pubblicato oggi e diffuso dalla nostra agenzia stampa Adnkronos, dal quale risulta che alla data del 5 aprile su un totale di 840 pratiche processate ne sono state approvate solo 35, quasi tutte presentate da importatori. Una percentuale minima, di poco più del 4%.

Il restante 96% si è concluso, invece, “con un giudizio di non conformità, che in circa il 43% dei casi ha riguardato prodotti non valutabili come dpi (pari a circa il 25% dei provvedimenti negativi), prodotti configurabili come simil-mascherine chirurgiche, eventualmente valutabili dall’Istituto superiore di sanità (17%), e prodotti già marcati CE (1%), per i quali non è necessaria la validazione dell’Inail”.

L’Inail ha spiegato che “nella maggioranza dei casi le richieste riguardano prodotti che non garantiscono i requisiti di qualità e sicurezza per la protezione di lavoratori e operatori sanitari o che non sono valutabili come dpi”.

L’Inail svolge un controllo di tipo documentale e tecnico e valuta la conformità dei prodotti presentati sulla base dell’autocertificazione e della documentazione presentata da produttori e importatori. I controlli tecnici, in particolare – spiega l’istituto “verificano se il prodotto rientri o meno tra i dpi, se sia stata allegata alla richiesta di validazione tutta la documentazione per l’immissione sul mercato (relazione illustrativa, disegni tecnici, rapporti di prova e relativi risultati, istruzioni di utilizzo), e se il dispositivo sia conforme ai requisiti essenziali di salute e sicurezza necessari per stabilire la relativa classe di protezione, come previsto dalla normativa tecnica di riferimento”.

Ora, per favorire quanto più possibile la disponibilità di dispositivi di protezione per le aziende e i lavoratori, l’Inail “sta collaborando attivamente con le università, gli enti di ricerca e le istituzioni coinvolte nella gestione dell’emergenza Covid-19 per individuare soluzioni rapide ed efficaci che consentano la riconversione delle imprese interessate verso la produzione dei dpi, in un’ottica di semplificazione delle procedure di validazione ma avendo cura di assicurare prestazioni di sicurezza elevate e affidabili agli operatori che li indosseranno”.



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