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Salute mentale: ultime sentenze

4 Maggio 2020
Salute mentale: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: centro per la salute mentale; affidamento della dirigenza delle Unità funzionali complesse a medici chirurghi; corretto svolgimento delle funzioni di diagnosi e cura dei pazienti affetti da disturbi mentali.

L’incarico dirigenziale di un centro per la salute mentale 

Il conferimento di un incarico dirigenziale di un centro per la salute mentale ad un soggetto iscritto regolarmente nell’albo professionale degli psicologi non può aprioristicamente intendersi come illegittimo, giacché non può essere escluso che, in determinati Centri per la salute mentale, ricorrendone le condizioni terapeutiche ed organizzative, la direzione possa essere affidata anche a psicologi e non solo a medici chirurghi, essendo a tal fine necessaria una verifica da condurre caso per caso in ordine alle condizioni per le quali l’incarico dirigenziale possa essere affidato a tale professionista.

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. I, 08/10/2019, n.760

Finalità di reinserimento sociale del paziente

La prassi di accogliere nelle strutture piemontesi un numero assai elevato di pazienti provenienti da altre Regioni presenta il duplice inconveniente di svilire le finalità di reinserimento sociale del paziente medesimo e di collegamento dello stesso con i servizi dipartimentali (dipartimento di salute mentale, centro di salute mentale, centro diurno, psichiatra di riferimento), oltre che con la rete familiare e quella sociale; e di ampliare in maniera artificiosa il fabbisogno di posti letto piemontese, rendendo così difficile una vera politica di programmazione a livello regionale ed aziendale.

T.A.R. Torino, (Piemonte) sez. I, 08/09/2017, n.1041

Gli oneri economici del ricovero dei disabili psichici

Premesso che il difetto di legittimazione passiva, non trattandosi di un’eccezione in senso stretto, ma di una semplice difesa, può essere sollevata dal convenuto in ogni stato e grado, senza limiti di decadenza, come è emerso dagli atti, il soggetto destinatario della prestazione risulta essere un disabile psichico, ed il suo ricovero presso la struttura appellante è stato disposto su ordine del Dipartimento di Salute Mentale dell’A.U.S.L., in mancanza di convenzione con l’amministrazione comunale ed in assenza di formali provvedimenti amministrativi che regolamentassero l’assunzione dell’impegno di spesa. Si è trattato, pertanto, di interventi di rilievo sanitario demandati alla competenza del SSN e del tutto estranei alla sfera di attribuzione del Comune appellato, che non può, quindi, essere chiamato a sostenerne l’onere.

Corte appello Palermo sez. I, 08/07/2017, n.1334

Amministrazione di sostegno 

La procedura dell’Amministrazione di sostegno non deve essere strumentalizzata dai Servizi Sociali e/o di Salute Mentale che volessero in tal modo ottenere l’esonero dalle attività di assistenza cui sono istituzionalmente deputati, sicché in difetto di particolari esigenze patrimoniali e della persona, le relative problematiche devono trovare organica e naturale gestione da parte dei predetti pubblici organismi.

Tribunale Modena sez. II, 10/05/2017

Dipartimento di salute mentale

E’ irragionevole riservare ai soli medici psichiatri l’accesso alla dirigenza delle U.F.C. (Unità funzionali complesse) ed escludere da essa gli psicologi, sia perché la professionalità di questi ultimi resta implicata dall’esercizio dei compiti attribuiti al dipartimento di salute mentale, sia perché le funzioni direttive in questione non comportano l’erogazione diretta di prestazioni mediche psichiatriche, ma solo l’organizzazione e il coordinamento delle sottostanti Unità funzionali semplici (U.F.S.).

Consiglio di Stato sez. III, 04/02/2016, n.448

Direttore amministrativo della Asl

L’art. 2 della legge reg. Puglia n. 30 del 1998, nell’attribuire al direttore generale di ogni ASL il potere di organizzare il dipartimento di salute mentale istituendo centri con bacino di utenza tra settantacinquemila e centoventimila abitanti, mira, quanto al limite minimo, a contenere i costi del servizio e il numero dei dipendenti, mentre, quanto al limite massimo, ad assicurare un adeguato livello di assistenza.

Ne consegue che la costituzione di centri con bacini di utenza di dimensioni irrisorie, con connessa nomina di un rilevante numero di dirigenti, comporta l’illegittimità degli incarichi dirigenziali attribuiti, senza che assuma rilievo lo svolgimento di fatto, da parte di costoro, delle mansioni proprie del dirigente, giacché la qualità e il contenuto della mansione svolta da un lavoratore dipendente, pubblico o privato, varia anche in funzione del numero degli utenti.

Cassazione civile sez. lav., 01/04/2015, n.6633

Parere di compatibilità con il fabbisogno assistenziale psichiatrico

La legislazione regionale (art. 12 commi 5 e 7, l. reg. Puglia n. 4 del 2010) afferma che le strutture derivanti da riconversione possono accedere alla fase dell’accreditamento istituzionale, direttamente senza previamente ottenere il “parere di compatibilità con il fabbisogno assistenziale psichiatrico”; tuttavia, la stessa normativa, facendo salva l’applicazione dell’art. 9 comma 2, l. reg. n. 26 del 2006, ha disposto, ai fini dell’accreditamento, la verifica della funzionalità della struttura in base agli indirizzi di programmazione regionale come individuati all’atto dell’autorizzazione; quindi, una successiva fase istruttoria che prevede l’acquisizione del parere sugli aspetti tecnico-sanitari e la verifica, da parte dei dipartimenti di salute mentale delle Aa.ss.ll., del fabbisogno aziendale e della programmazione territoriale delle strutture riabilitative circa il rispetto di determinati standard.

In tale fase, quindi, la normativa sottopone esplicitamente le strutture ad ulteriore verifica del fabbisogno (art. 9 comma 2, l. reg. n. 26 del 2006), in relazione al complessivo fabbisogno assistenziale psichiatrico, all’accertamento della funzionalità della struttura e ancora alla compatibilità con gli indirizzi della programmazione regionale, tanto che all’esito di tale fase, sulla base dei criteri fissati dalla Giunta Regionale, le strutture interessate possono procedere ad eventuali riconversioni di attività eccedenti il fabbisogno in altre tipologie di strutture che dovessero risultare carenti.

Ne consegue che le strutture di cui trattasi non possono evidentemente sottrarsi al sindacato di merito sulla loro compatibilità con il sistema sanitario regionale come specificamente disciplinato e quindi con gli indirizzi e i criteri stabiliti nella conseguente programmazione territoriale nel settore di interesse e che la riconversione delle attività eccedenti risulta espressamente condizionata dalla normativa in esame alla “carenza” delle altre tipologie di strutture, non potendo, pertanto, completamente obliterare tale verifica in nome della necessaria riutilizzazione delle attività e delle risorse umane esistenti.

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. III, 15/11/2012, n.1934

Direzione dell’UO Salute Mentale

Non è irragionevole né irrazionale la scelta effettuata dall’Azienda Sanitaria di preporre alla direzione delle U.O. Salute Mentale la figura di un medico, nella cui competenza rientrano le prescrizioni e i trattamenti farmacologici oltre che competenze di tipo psicoterapeutico.

L’Amministrazione, nella scelta operata, è mossa dall’esigenza di garantire un corretto svolgimento delle funzioni di diagnosi e cura dei pazienti affetti da disturbi mentali. Tali esigenze vengono realizzate sia attraverso il coordinamento da parte del medico delle diverse professionalità operanti nella struttura sia attraverso la cura diretta dei pazienti di particolare rilievo clinico.

Ne consegue che non può parlarsi di marginalizzazione della categoria degli psicologi nell’ambito delle strutture facenti capo al Dipartimento di Salute Mentale, non essendo loro precluso l’accesso a siffatte funzioni dirigenziali, tuttavia limitate alla specifica categoria professionale di psicologia e psicoterapia, come indicato dall’art. 4 comma 2 lett. h) nn. 1 e 2, d.P.R. n. 484 del 1997.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 02/05/2012, n.3911

Diritto ad un’assistenza qualificata presso una struttura sanitaria

Il ricorso avverso il silenzio inadempimento presuppone l’esistenza della giurisdizione del giudice amministrativo, ed è precluso allorché il rapporto giuridico sottostante all’inerzia involga posizioni di diritto soggettivo, donde, in quest’ultima eventualità, la necessaria declaratoria di inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione con conseguente indicazione del giudice ritenuto competente e facoltà di riassumere il giudizio in applicazione della regola della “translatio judicii” di cui all’art. 11 del c.p.a. (nella fattispecie, avendo la ricorrente agito in giudizio, in qualità di tutore di una paziente, in carico al centro di salute mentale di Bologna, contestando il trasferimento ad una residenza denominata “L’Arcipelago”, che qualificava come struttura assistenziale, e ritenendo che la paziente avesse diritto ad un’assistenza migliore e più qualificata presso una struttura sanitaria, non vi era dubbio ad avviso del Collegio che nel caso concreto la pretesa azionata concernesse la sussistenza o meno di un diritto soggettivo alla tutela della salute che, peraltro, la stessa ricorrente, con il secondo motivo di ricorso, qualificava come “diritto fondamentale dell’individuo”).

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. I, 29/09/2015, n.836



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