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Sfruttamento immagine: ultime sentenze

3 Maggio 2020
Sfruttamento immagine: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: riproduzione o messa in commercio di un ritratto fotografico di una persona; prova dei contratti aventi ad oggetto la trasmissione dei diritti di utilizzazione dell’immagine; sfruttamento abusivo del ritratto.

Sfruttamento dell’immagine

La responsabilità per i danni cagionati a un calciatore dai comportamenti invasivi della propria vita privata, commissionati da una società che intendeva concludere un contratto avente ad oggetto lo sfruttamento dell’immagine di tale soggetto, non può essere ascritta alla società calcistica che aveva alle dipendenze l’atleta, non potendo tale responsabilità derivare dai collegamenti esistenti tra le due società, sotto il profilo delle partecipazioni azionarie e dei rapporti di sponsorizzazioni, e mancando oltretutto la prova che i risultati delle indagini fossero stati messi a disposizione della società sportiva.

Corte appello Milano, 22/07/2015

Acquisto dei diritti di sfruttamento dell’immagine

Nel caso di conferimento di servizi professionali in una società a responsabilità limitata a ristretta base familiare a seguito di acquisto dei diritti di sfruttamento dell’immagine (nella specie: di un attore), occorre tener conto della nuova disciplina dell’art. 2464 c.c. in materia di conferimenti, con conseguente annullamento con rinvio per valutare se la ritenuta condotta elusiva possa essere considerata penalmente rilevante.

Cassazione penale sez. III, 06/03/2013, n.19100

Abusivo sfruttamento dell’immagine

In caso di abusivo sfruttamento dell’immagine va risarcito il danno morale subito dalla vittima dell’illecito civile.

Tribunale Tortona, 24/11/2003

Sfruttamento esclusivo dell’immagine

Chiunque pubblichi abusivamente il ritratto di una persona notoria, per finalità commerciali, è tenuto al risarcimento del danno, la cui liquidazione deve essere effettuata tenendo conto anzitutto delle ragioni della notorietà, specialmente se questa è connessa all’attività artistica del soggetto leso, alla quale si collega normalmente lo sfruttamento esclusivo dell’immagine stessa; pertanto l’abusiva pubblicazione, quando comporta la perdita, da parte del titolare del diritto, della facoltà di offrire al mercato l’uso del proprio ritratto, dà luogo al corrispondente pregiudizio.

Tale pregiudizio non è, poi, escluso dall’eventuale rifiuto del soggetto leso di consentire a chicchessia la pubblicazione degli specifici ritratti abusivamente utilizzati (nella fattispecie si trattava di foto di scena di un’opera cinematografica), atteso che, per un verso, detto rifiuto non può essere equiparato ad una sorta di abbandono del diritto, con conseguente caduta in pubblico dominio, in quanto nella gestione del diritto alla propria immagine ben si colloca la facoltà, protratta per il tempo ritenuto necessario, di non pubblicare determinati ritratti, senza che ciò comporti alcun effetto ablativo, e, per altro verso, la stessa gestione può comportare la scelta di non sfruttare un determinato ritratto, perché lo sfruttamento può risultare lesivo, in prospettiva, del bene protetto; con la conseguenza che lo sfruttamento abusivo del ritratto, in quanto frustrante della predetta strategia generale che solo al titolare del diritto spetta di adottare, può risultare fonte di pregiudizio – ben più grave di quello corrispondente al valore commerciale della specifica attività abusiva – il cui risarcimento ben può essere effettuato in termini di perdita della reputazione professionale, ove questa sia stata allegata in giudizio, da valutarsi caso per caso dal giudice di merito nei limiti della ricchezza non conseguita dal danneggiato, ovvero anche con il ricorso al criterio di cui all’art. 1226 c.c.

Cassazione civile sez. I, 01/12/2004, n.22513

Sfruttamento propagandistico dell’altrui immagine

Viola l’identità personale (nella specie, di un noto attore da tempo defunto e avulso dallo scenario politico) l’abusivo sfruttamento, nell’ambito di una propaganda politica, dell’immagine e dell’espressione artistica un personaggio noto al fine di manifestare un giudizio polemico.

Infatti, se è sicuramente consentito, nel contraddittorio democratico, che una determinata formazione politica attribuisca all’opinione pubblica un determinato giudizio circa un fatto di indubbia rilevanza, oppure che esprima quale dovrebbe essere, sempre secondo quel partito, la valutazione che i cittadini debbano manifestare in merito; travalica tale ambito l’attribuire detta opinione ad un personaggio noto, senza il suo consenso. La notorietà dell’effigiato non assume efficacia giustificativa in caso di sfruttamento propagandistico dell’altrui immagine.

Tribunale Bari, 31/12/2012

Trasmissione dei diritti di utilizzazione dell’immagine

Ai fini della esposizione, riproduzione o messa in commercio di un ritratto fotografico di una persona è sufficiente il consenso del titolare, anche tacito, atteso che per la sua manifestazione non sono richieste forme particolari dall’art. 96 l. 22 aprile 1941 n. 633, mentre l’art. 110 della suddetta legge, il quale richiede la forma scritta per la prova dei contratti aventi ad oggetto la trasmissione dei diritti di utilizzazione dell’immagine, è volto unicamente va disciplinare i conflitti tra pretesi titolari del medesimo diritto di sfruttamento delle immagini.

Cassazione civile sez. III, 06/05/2010, n.10957

Diritti di sfruttamento del nome e dell’immagine

La Commissione regionale ha correttamente colto e posto a base della sua decisione la sostanza del fenomeno verificatosi, inquadrandolo altresì, con specifico riferimento al calciatore come “effettivo possessore per interposta persona” del reddito, nella previsione della disposizione dell’art. 37 comma 3 t.u.i.r., allorché ha parlato di un complesso meccanismo che si è giovato di due distinte forme di simulazione, fra loro collegate ma non coincidenti: da un lato, l’interposizione soggettiva, nel senso che una parte dei compensi sarebbero stati versati ad una società (interposta) cessionaria dei diritti di sfruttamento del nome e dell’immagine del calciatore; dall’altro, una vera e propria simulazione oggettiva, perché attraverso la stipulazione di contratti fittizi tra le altre società dello stesso Gruppo cui apparteneva la società di calcio, una parte del compenso dovuto al calciatore viene ben mascherata e simulata come sfruttamento d’immagine e non come corrispettivo della prestazione calcistica ossia come pattuizione di corrispettivo extra-ingaggio e integrazione di stipendio.

Cassazione civile sez. trib., 26/02/2010, n.4737

L’utilizzazione dell’immagine di un dipendente pubblico

L’utilizzazione dell’immagine di un dipendente pubblico, sotto forma di sagome di cartone delle dimensioni di un uomo in divisa da vigile urbano, senza il consenso dell’avente diritto, pur finalizzata alla tutela della sicurezza pubblica (nella fattispecie della sicurezza stradale), deve ritenersi uso indebito ed illegittimo che comporta a carico della p.a. l’obbligo di risarcimento dei danni subiti dal dipendente.

Infatti, attesa la natura personalissima ed inalienabile del diritto all’immagine, la mera esistenza del rapporto di lavoro tra l’Amministrazione comunale e il vigile urbano, non autorizza di per sé, in difetto del consenso espresso o tacito di quest’ultimo, lo sfruttamento dell’immagine del lavoratore. In sostanza si potrebbe ritenere l’amministrazione pubblica esente da responsabilità solo laddove questa riuscisse a dimostrare che, nel contratto di lavoro sottoscritto con il dipendente, sia stata appositamente inserita una clausola con la quale il dipendente, esclusivo titolare del diritto all’immagine, ne aveva autorizzato l’impiego nell’ambito di iniziative rientranti nei progetti per la sicurezza stradale.

Corte appello Bologna, 01/08/2006, n.940

Sfruttamento dell’immagine dell’attore

Il risarcimento dovuto al soggetto di cui sia stata abusivamente sfruttata l’immagine può essere liquidato sulla base del compenso che il titolare del diritto avrebbe richiesto per consentirne l’uso e dell’annacquamento dell’immagine conseguente all’utilizzo non autorizzato (nella specie il danno è stato liquidato sulla base della somma prevista in un accordo transattivo concluso in relazione ad una vicenda coinvolgente, oltre alle parti in causa, una società che aveva effettuato un analogo sfruttamento dell’immagine dell’attore).

Tribunale Tortona, 24/11/2003

Opuscolo pubblicitario con la fotografia di immagine altrui

Qualora venisse abusivamente riprodotta in opuscolo pubblicitario la fotografia di immagine altrui, nel difetto delle circostanze che ne rendano lecita la pubblicazione senza consenso, si lederebbe il diritto alla riservatezza, configurandosi, a favore dell’effigiato, il danno morale, risarcibile in via equitativa, mentre la mancata prova dello sfruttamento commerciale dell’immagine precluderebbe la configurabilità del danno patrimoniale.

Tribunale Milano, 09/01/2004

Diritti di sfruttamento economico dell’immagine dei calciatori

I contratti di licenza con i quali l’Associazione Italiana calciatori, unica titolare della gestione economica dei diritti di sfruttamento economico dell’immagine dei calciatori professionisti in tenuta da gioco, ha ceduto alla società Panini, dapprima – nel 1992 – insieme ad un numero ristretto di altre case editrici e, successivamente – nel 1995 – in via esclusiva, il diritto di utilizzare le immagini dei giocatori per fabbricare e commercializzare figurine da destinare al collezionabile editoriale, non costituiscono intese restrittive della concorrenza ai sensi dell’art. 2 comma 2 l. n. 287 del 1990.

Consiglio di Stato sez. VI, 17/02/1999, n.172

Sfruttamento dell’immagine di persona nota: quando non si configura?

Non costituisce illegittimo sfruttamento dell’immagine di persona nota la commercializzazione di dvd attinenti a vari incontri di calcio nazionali ed internazionali a cui anche l’attore ha partecipato, tenuto conto della prevalente finalità storico-informativa dell’iniziativa editoriale.

Tribunale Milano, 09/02/2015



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