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Illecito utilizzo della immagine altrui: ultime sentenze

11 Febbraio 2022
Illecito utilizzo della immagine altrui: ultime sentenze

Difetto di consenso dell’interessato; divulgazione di immagine altrui; sfruttamento commerciale o pubblicitario; risarcibilità del danno non patrimoniale.

Diffusione non autorizzata dell’altrui immagine

In tema di diffusione non autorizzata dell’altrui immagine, allorché il diritto leso non sia costituito né dall’immagine in sé, né dalla possibilità di trarre un utile economico dal suo sfruttamento, ma dalla riservatezza del soggetto interessato, la domanda avente ad oggetto il risarcimento del danno derivato dalla diffusione non autorizzata non appartiene alla competenza della sezione specializzata in materia di impresa, ma alla sezione ordinaria, non venendo in rilievo una controversia concernente la proprietà intellettuale.

Cassazione civile sez. I, 25/11/2021, n.36754

Pubblicazione di foto sul profilo social: non implica consenso tacito all’uso dell’immagine

Il fatto che sui social network vengano pubblicate fotografie ritraenti il proprio volto non legittima (neanche in modo tacito) l’uso di detta immagine, a maggior ragione ove si consideri che le modalità di funzionamento dei social networks, che consentono di limitare e scegliere i destinatari dei contenuti caricati, non fanno presumere un consenso conseguente alla mera pubblicazione sul proprio profilo personale, posto che, così ragionando, si configurerebbe un’ingiustificata inversione dell’onere della prova: invece rimane in capo a chi utilizza l’immagine altrui l’onere di provare che l’uso è lecito, allegando i fatti costitutivi previsti dalla disciplina legale.

Tribunale Cremona sez. I, 04/10/2021, n.468

Pubblicazione immagine altrui: limiti di legittimità

La pubblicazione della immagine altrui è legittima, in quanto aderente alla fattispecie normativa di cui all’articolo 97 della legge n. 633 del 1941 se le immagini ritraggono scene di manifestazioni pubbliche (o anche private, ma di rilevanza sociale) o altre iniziative collettive non pregiudizievoli, in cui, tuttavia, l’eventuale immagine che ritrae il minor possa considerarsi del tutto casuale e in nessun caso mirata a polarizzare la attenzione sulla identità del medesimo e sulla sua riconoscibilità.

(Nel caso in esame, viceversa – ha osservato la Suprema corte – essendo la fotografia specificamente incentrata sulle figlie degli originari attori pur nell’atto di utilizzare lo scivolo che si volava pubblicizzare, tale circostanza, legittimante la pubblicazione non può dirsi sussistente).

Cassazione civile sez. III, 13/05/2020, n.8880

Pubblicazione dell’immagine di un minore in scene di manifestazioni pubbliche

La pubblicazione dell’immagine di un minore in scene di manifestazioni pubbliche (o anche private, ma di rilevanza sociale) o di altre iniziative collettive non pregiudizievoli, in assenza di consenso al trattamento validamente prestato, è legittima, in quanto aderente alle fattispecie normative di cui all’art. 97 della l. n. 633 del 1941, se l’immagine che ritrae il minore possa considerarsi del tutto casuale ed in nessun caso mirata a polarizzare l’attenzione sull’identità del medesimo e sulla sua riconoscibilità.

(Nella specie, la S.C., pur confermando la decisione di merito di rigetto della domanda risarcitoria per difetto di prova del danno patito, ha ritenuto illecita l’acquisizione e la pubblicazione dell’immagine di due minori in assenza del relativo valido consenso, considerato non sostituibile dalla presenza, all’interno di un parco acquatico, di cartelli di avviso dello svolgimento di un servizio di “fotoshooting”, finalizzato a pubblicizzare un evento ludico, essendo le fotografie specificatamente incentrate sulle dette minori nell’atto di utilizzare uno scivolo gonfiabile il giorno della sua inaugurazione).

Cassazione civile sez. III, 13/05/2020, n.8880

Esposizione o pubblicazione immagini di minori senza consenso

In tema di diritto d’autore le disposizioni di riferimento, ratione temporis, sono la L. n. 633 del 1941, artt. 96 e 97 e l’art. 10 c.c. e la normativa sulla privacy L. n. 675 del 1996, così come modificata e integrata dal D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 4, n. 3, in materia di consenso). Il primo gruppo di articoli prescrive che l’esposizione o la pubblicazione dell’immagine altrui sia abusiva non soltanto quando avvenga senza il consenso della persona o senza il concorso delle altre circostanze espressamente previste dalla legge come idonee ad escludere la tutela del diritto alla riservatezza – quali la notorietà del soggetto ripreso, l’ufficio pubblico dallo stesso ricoperto, la necessità di perseguire finalità di giustizia o di polizia, oppure scopi scientifici, didattici o culturali, o il collegamento della riproduzione a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svolti in pubblico – ma anche quando, pur ricorrendo quel consenso o quelle circostanze, l’esposizione o la pubblicazione sia tale da arrecare pregiudizio all’onere, alla reputazione o al decoro della persona medesima. Il citato art. 97, quindi, prescrive ipotesi tassative in cui non è necessario il consenso della parte, ed in particolare nel comma 2, stabilisce che “il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onere, alla reputazione od anche al decoro nella persona ritratta”.

Nel caso di specie, le fotografie che ritraevano le minori (…), le quali partecipano ad una manifestazione di massa in occasione dell’inaugurazione di uno scivolo gonfiabile, di certo non era lesive della reputazione o dell’onore, posto che non è disdicevole o disonorevole, o contraria a qualsivoglia disposizione di ordine pubblico o buon costume, l’utilizzo di uno scivolo.

Cassazione civile sez. III, 13/05/2020, n.8880

Diffusione immagine di persone note 

Ai sensi dell’art. 10 c.c., nonché degli artt. 96 e 97 della Legge n. 633 del 1941 sul diritto d’autore, la divulgazione dell’immagine senza il consenso dell’interessato è lecita soltanto se ed in quanto risponda alle esigenze di pubblica informazione, non anche quando sia rivolta ad altri fini (pubblicitari, commerciali, ecc.).

Di conseguenza l’illecito utilizzo della immagine altrui, ai sensi dell’art. 10 c.c. si configura quando la sua divulgazione, in fotografia o in filmati pubblici, non trovi ragione in finalità di informazione, ma nello sfruttamento – in difetto di consenso dell’interessato – commerciale o pubblicitario.

Tribunale Torino sez. I, 27/02/2019, n.940

Divulgazione dell’immagine senza il consenso della persona ritratta

L’illecito utilizzo della immagine altrui, ai sensi dell’art. 10 c.c., si configura quando la sua divulgazione, in fotografia o in filmati pubblici, non trovi ragione in finalità di informazione, ma nello sfruttamento – in difetto di consenso dell’interessato – commerciale o pubblicitario, a tal fine richiedendosi che il personaggio appaia come involontario “testimonial” del prodotto reclamizzato o che, comunque, il pubblico lo associ ad esso, reputando che costui ne condivida la propaganda o la commercializzazione.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione del giudice di merito, che aveva escluso l’utilizzo abusivo della immagine di una giornalista televisiva, della quale, per corroborare l’interesse dedicato da stampa e televisione al prodotto pubblicizzato, era stato trasmesso uno spezzone del telegiornale nazionale dalla medesima condotto, in cui ella riferiva la circostanza della avvenuta commercializzazione di quel prodotto – un dispositivo in grado di rivelare agli automobilisti la presenza di “autovelox” lungo la sede stradale – e i dubbi circa la conformità a legge dello stesso).

Cassazione civile sez. III, 27/11/2015, n.24221

Illecito sfruttamento dell’immagine ai fini commerciali

Costituisce trattamento non autorizzato di dati personali e illecito sfruttamento dell’immagine ai fini commerciali, l’utilizzo di immagini fotografiche di soggetti ritratti nel giorno delle nozze al fine di realizzare un depliant pubblicitario/commerciale da diffondersi ad una pluralità indeterminata di destinatari, in violazione della disciplina contenuta nel D.Lgs. n. 196 del 2003 (privacy) e nell’art. 96, L. n. 633 del 1941. In circostanze siffatte l’indebito utilizzo di un ritratto altrui senza il consenso della persona interessata, dà luogo alla configurabilità di un’ipotesi di risarcimento dei danni provocati agli interessati dall’illecito trattamento dei loro dati personali e dalla illecita pubblicazione della loro immagine a fini commerciali.

Nella liquidazione del danno non patrimoniale, risarcibile sia per la illiceità del trattamento dei dati, che per la pubblicazione dell’immagine ai fini predetti, deve necessariamente farsi ricorso al criterio equitativo. Nella specie, avente ad oggetto l’utilizzo indebito di una foto degli attori nel giorno del loro matrimonio, posto in essere dal fotografo autore della foto e dal soggetto esercente un’attività di vendita di merce inerente le nozze, mediante la pubblicazione della foto sul proprio depliant pubblicitario, viene agli attori riconosciuto un danno sia non patrimoniale, che patrimoniale, determinato quest’ultimo avuto riguardo al compenso forfettario che gli sposi avrebbero potuto ottenere per la pubblicazione delle foto in un depliant del tipo di quello oggetto di causa.

Tribunale Milano, Sezione 1, Civile, Sentenza, 30/04/2013, n. 6073

Pregiudizio subito dal soggetto illecitamente ritratto

L’illecita pubblicazione dell’immagine altrui obbliga l’autore al risarcimento, oltre del danno non patrimoniale, anche del danno patrimoniale consistente nel pregiudizio economico di cui la persona danneggiata abbia risentito per effetto della predetta pubblicazione e di cui abbia fornito la prova. In ogni caso, qualora non possano essere dimostrate specifiche voci di danno patrimoniale, la parte lesa può far valere il diritto al pagamento di una somma corrispondente al compenso che avrebbe presumibilmente richiesto per concedere il suo consenso alla pubblicazione, determinandosi tale importo in via equitativa, avuto riguardo al vantaggio economico conseguito dall’autore dell’illecita pubblicazione e ad ogni altra circostanza congruente con lo scopo della liquidazione, tenendo conto, in particolare, dei criteri enunciati dalla previsione di cui all’art. 128, comma secondo, L. n. 633 del 1941.

Nella fattispecie concreta, non avendo l’attore offerto alcuna prova di uno specifico nocumento economico, né di eventuali possibilità concrete concernenti alternative di sfruttamento economico della sua immagine, deve farsi luogo ad una valutazione presuntiva del danno, tenuto conto della tipologia e della limitata portata dell’utilizzo dell’immagine.

Tribunale Milano, Sezione 1, Civile, Sentenza, 12/07/2013, n. 9944

Prova dell’esistenza del danno non patrimoniale

Il consenso prestato da una persona ai fini dell’utilizzo della propria immagine mediante apposizione sugli imballaggi e sulle confezioni dei prodotti destinati al commercio (cd. packaging) non include anche quello allo sfruttamento della stessa immagine a fini pubblicitari su giornali e riviste, pur se la pubblicità riguarda i medesimi prodotti. Ne consegue che, in assenza di uno specifico consenso, la riproduzione del ritratto della persona ai predetti fini pubblicitari è abusiva ed illegittima.

Tuttavia, per conseguire il risarcimento del danno causato dall’utilizzo abusivo dell’immagine, divulgata senza il necessario consenso dell’interessato, la prova dell’esistenza del danno non patrimoniale rimane sempre a carico di colui che assume di essere stato danneggiato, il quale deve allegarlo e provarlo, anche a mezzo presunzioni, non potendo tale danno essere ritenuto “in re ipsa” (ossia verificatosi per effetto del mero utilizzo illegittimo dell’immagine altrui).

Tribunale Roma sez. I, 27/04/2012, n.8521

Illecita pubblicazione dell’immagine altrui: criteri di liquidazione del danno

Ha diritto al risarcimento del danno patrimoniale, il soggetto che abbia subito una lesione della privacy a seguito dell’illecita pubblicazione della propria immagine. Ai sensi dell’art. 10 c.c. e dell’art. 29 della legge n. 675 del 1996, ove la fattispecie configuri una violazione del diritto alla riservatezza, in virtù della protezione costituzionale dei diritti inviolabili della persona, garantiti dall’art. 2 Cost., è prevista la risarcibilità dei danni non patrimoniali subiti, ai sensi dell’art. 2059 c.c. Essi dovranno liquidarsi secondo le disposizioni del codice civile, valutando il lucro cessante, ai sensi dell’art. 2056 c.c. anche in considerazione degli utili realizzati in violazione del diritto. Il giudice può procedere anche ad una liquidazione forfettaria sulla base dei diritti che avrebbero dovuto essere riconosciuti qualora l’autore della violazione avesse chiesto al titolare l’autorizzazione per l’utilizzazione del diritto.

Tribunale Milano, Sezione 1, Civile, Sentenza, 8/09/2011, n. 10867

Pubblicazione immagini e lesione della riservatezza

Colui che violi il diritto alla riservatezza per aver divulgato immagini relative ad un processo penale, senza l’espresso consenso alla divulgazione prestato dalla vittima del reato, è responsabile civilmente per il fatto illecito commesso e, in presenza di un’eventuale domanda inibitoria, può essere destinatario di un provvedimento che decreti la cessazione dell’abusivo utilizzo dell’immagine altrui: la riservatezza della parte lesa dal reato è preminente rispetto finanche all’interesse pubblico della notizia (che permetterebbe, ex art. 137 comma 3 cod. privacy, al giornalista di diffondere, nei limiti del diritto di cronaca e dell’essenzialità dell’informazione, dati personali anche senza il consenso degli interessati), posto che la vittima ha già subito le conseguenze dannose del crimine e non deve subire ulteriori sfregi alla propria persona, quale effetto indiretto che conseguirebbe ad un’indiscriminata liberalizzazione delle attività giornalistiche e di cronaca.

La “dignità della vittima” nel processo penale costituisce un momento talmente delicato da generare una sorta di “ispessimento” della tutela ordinaria, cosicché il guscio che protegge il diritto viene ad essere avvolto da una coltre più solida. Si tratta, dunque, di una particolare forma della tutela del diritto alla riservatezza, vale a dire il diritto a non vedere appresi e diffusi dati e notizie relativi alla propria sfera privata.

Tribunale Varese sez. I, 10/07/2010, n.982

Sfruttamento della notorietà e dell’immagine

Ancorché l’utilizzo in pubblicità di figure relative a personaggi storici o leggendari non sia suscettibile di appropriazione o di esclusiva, tuttavia, se ciò avviene con modalità espressive o narrative simili da parte di due diversi inserzionisti, tanto più se concorrenti, si può generare un rischio di confusione tra i marchi pubblicizzati o un effetto di diluizione dell’efficacia della campagna che per prima ha fatto ricorso a tali figure, e in ogni caso si realizza uno sfruttamento della notorietà e dell’immagine aziendale altrui.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 26/05/2003, n.93

L’indebita utilizzazione dell’altrui immagine

Il diritto di esclusiva della propria immagine è tutelato nel nostro ordinamento non solo nei suoi aspetti morali ma anche nei suoi riflessi patrimoniali a conseguire un corrispettivo e costituisce un illecito aquiliano l’indebita utilizzazione dell’altrui immagine.

Corte d’Appello Milano, Civile, Sentenza, 16/05/1989



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