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Barbecue: ultime sentenze

18 Aprile 2020
Barbecue: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: installazione e utilizzo di un barbecue; rispetto della distanza prevista per fabbriche e depositi nocivi e pericolosi; presunzione assoluta di nocività e pericolosità; barbecue considerato elemento costruttivo di completamento dell’edificio.

Installazione di un barbecue

L’installazione e l’utilizzo di un barbecue non costituisce opera irrilevante sotto il profilo edilizio, rientrando piuttosto nell’ambito di applicazione della regolamentazione sanitaria locale pur non essendo soggetti al rilascio del p.d.c

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. II, 07/04/2011, n.526

Vendita di barbecue carrellati

Ad un’azienda florovivaistica deve essere permessa la vendita dei propri prodotti e dei beni strettamente riconducibili alla sua attività, ma ciò non può comportare che essa si renda attiva nella vendita anche di prodotti che solamente in senso estremamente lato possono avvicinarsi al giardinaggio, dai barbecue carrellati ai vasi in ceramica, dalle padelle alle graticole, dai tavoli e sedie in vimini o in plastica alle case in legno prefabbricate ad uso deposito da giardino.

Consiglio di Stato sez. V, 18/01/2016, n.131

Forno con annesso barbecue

In tema di abuso edilizio, le opere considerate come “abusi minori” (per i quali è ammissibile la relativa sanatoria), in quanto a servizio della sola abitazione cui accedono ed in mancanza di autonoma rilevanza urbanistico-funzionale, non risultano particolarmente pregiudizievoli per il territorio, né idonee ad introdurre un impatto sul territorio eccedente la costruzione principale. Tale tipo di intervento abusivo non è idoneo a determinare nuove superfici utili né nuovi volumi, consistendo in opere di ridotto ingombro, funzionali all’abitazione principale cui accedono ed insistenti peraltro su superficie legittimamente edificata.

Pertanto, esso risulta astrattamente sanabile ai sensi dell’art. 181, commi 1 ter e 1 quater, del d.lg. n. 42 del 2004. (Nel caso di specie si trattava della messa in opera di un di un forno con annesso barbecue, su superficie esistente già assentita: un porticato già completamente pavimentato).

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. I, 25/09/2014, n.1124

Calcolo delle distanze tra costruzioni: barbecue

Nel calcolo delle distanze tra costruzioni (art. 873 c.c.), per stabilire se sono computabili le sporgenze, occorre accertare – in fatto, insindacabilmente in sede di legittimità, se la motivazione è congrua – se esse costituiscono sporti ornamentali, inidonei a determinare intercapedini dannose o pericolose, ovvero aggetti, incidenti strutturalmente e funzionalmente sul volume e la superficie dell’immobile. (Nella specie, il barbecue era stato considerato elemento costruttivo di completamento dell’edificio, e perciò ritenuto costruzione).

Cassazione civile sez. II, 29/08/1997, n.8240

Recinzioni costituite da muri e cancelli e di un barbecue in muratura

La realizzazione di recinzioni costituite da muri e cancelli e del barbecue in muratura è senza’altro idonea a determinare una irreversibile trasformazione dello stato dei luoghi, con un sicuro incremento del carico urbanistico, e ciò a prescindere dalla precarietà o meno dei materiali utilizzati o dei manufatti posti in essere, in quanto questi si pongono comunque in modo funzionale al soddisfacimento di esigenze permanenti, essendo idonei ad un utilizzo destinato ad essere reiterato nel tempo.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 04/02/2016, n.1680

Presunzione di nocività e pericolosità

Il rispetto della distanza prevista per fabbriche e depositi nocivi e pericolosi dall’art. 890 c.c. – nella cui regolamentazione rientrano anche i forni – è collegato ad una presunzione assoluta di nocività e pericolosità che prescinde da ogni accertamento concreto nel caso in cui vi sia un regolamento edilizio comunale che stabilisca la distanza medesima; mentre, in difetto di una disposizione regolamentare, si ha pur sempre una presunzione di pericolosità, seppure relativa, che può essere superata ove la parte interessata al mantenimento del manufatto (nella specie, un barbecue) dimostri che mediante opportuni accorgimenti può ovviarsi al pericolo o al danno del fondo vicino.

La presunzione de qua none una presunzione di danno, bensì una presunzione di pericolo che si produca il danno e prescinde dall’accertamento in concreto del danno medesimo, dovendo invece essere valutata in concreto la pericolosità del forno, ancorché non in attività.

Corte di Cassazione Sezione 2, Civile, Sentenza, 20/06/2017, n. 15246

Realizzazione di un forno con annesso barbecue

La realizzazione di un forno con annesso barbecue può rientrare tra i cosiddetti “abusi minori” per i quali è ammissibile la relativa sanatoria ai sensi dell’art. 181, c. 1-quater del d.lgs. n. 42/2004: in ragione dei caratteri che contraddistinguono le opere in questione, in quanto a servizio della sola abitazione cui accedono ed in mancanza di autonoma rilevanza urbanistico-funzionale, le stesse non risultano particolarmente pregiudizievoli per il territorio, né idonee ad introdurre un impatto sul territorio eccedente la costruzione principale (cfr. T.A.R. Bari, sez. III, 11 gennaio 2013, n. 35; T.A.R. Campania, Napoli, Sez. VII, 15 dicembre 2010, n. 27380, Sez. III, 21 settembre 2012, n. 3920; Tar Umbria – Perugia, 29 gennaio 2013, n. 46). (Amb.dir.)

TAR Bari, Sezione 1, Sentenza, 25/09/2014, n. 1124

Realizzazione di un ampio forno e di un berbecue

È necessario il permesso di costruire per l’installazione di un ampio forno e di un barbecue in mattoni e cemento, con tetto e tegole, e due “vistosi” comignoli. Questo manufatto comportava una trasformazione urbanistica ed edilizia, non era una semplice pertinenza soggetta a “scia”, ma un intervento edilizio che richiedeva il permesso di costruire. (Vittorio Italia).

TAR Reggio Calabria, Sentenza, 24/09/2015, n. 900

Costruzione di un barbecue in muratura

E’ infondato il ricorso promosso al fine di ottenere l’annullamento dell’ordinanza di demolizione di alcune opere eseguite su un dato terreno di proprietà della parte ricorrente (nella specie consistenti nella costruzione di un barbecue in muratura ed una copertura dello stesso con struttura di legno, oltre al completamento del muro di recinzione), qualora risulti accertato che tali opere sono state eseguite senza il dovuto titolo in un’area sottoposta a vincolo panoramico ai sensi della L. n. 1497 del 1939, nella quale, ai fini della realizzazione di opere edilizie, si richiede espressamente la sussistenza del titolo edilizio.

Nel caso concreto, pertanto, rilevata la sussistenza del predetto vincolo, si è ritenuta legittima l’impugnata ordinanza di demolizione, tenuto conto che, ai sensi dell’art. 4 della L.R. (regione Sicilia) n. 37 del 1985, si prevede che nessuna opera può essere eseguita nell’area di cui sopra in assenza di titolo, con il conseguente obbligo in capo all’Autorità comunale competente, qualora siano eseguite opere abusive, di ordinarne la demolizione ed il ripristino dei luoghi.

Tra l’altro la legittimità del provvedimento in parola non è risultata neppure inficiata, contrariamente a quanto asserito dalla parte ricorrente, dall’assenza della comunicazione di avvio del relativo procedimento, giacché, in ragione del contenuto rigidamente vincolato che caratterizza gli atti sanzionatori in materia edilizia, tra cui rientra anche l’ordine di demolizione di costruzione abusiva, tali atti non devono essere preceduti dalla predetta comunicazione.

TAR Palermo, Sezione 3, Sentenza, 18/04/2011, n. 754

L’utilizzo del barbecue ubicato a ridosso della recinzione

L’utilizzo del “barbecue”, seppure ubicato a ridosso della recinzione del confine tra le due parti in causa, non può essere inibito, se non eccede la normale tollerabilità, e a nulla vale la circostanza che le sue immissioni finiscono nella casa di abitazione della parte ricorrente.

Giudice di Pace, Martina Franca, Sentenza, 18/09/2008

Distanza prevista per fabbriche e depositi nocivi e pericolosi

Il rispetto della distanza prevista per fabbriche e depositi nocivi e pericolosi dall’art. 890 c.c. nella cui regolamentazione rientrano anche i forni – è collegato ad una presunzione assoluta di nocività e pericolosità che prescinde da ogni accertamento concreto nel caso in cui vi sia un regolamento edilizio comunale che stabilisca la distanza medesima; mentre, in difetto di una disposizione regolamentare, si ha pur sempre una presunzione di pericolosità, seppure relativa, che può essere superata ove la parte interessata al mantenimento del manufatto (nella specie, un barbecue) dimostri che mediante opportuni accorgimenti può ovviarsi al pericolo o al danno del fondo vicino.

La presunzione de qua non è una presunzione di danno, bensì una presunzione di pericolo che si produca il danno e prescinde dall’accertamento in concreto del danno medesimo, dovendo invece essere valutata in concreto la pericolosità del forno, ancorché non in attività.

(Fattispecie in tema di barbecue in relazione al quale la Corte ha ritenuto l’irrilevanza di un accertamento svolto con il forno in funzione, essendo invece sufficiente la potenzialità dell’esalazione nociva o molesta accertata dal c.t.u.).

Cassazione civile sez. II, 20/06/2017, n.15246

Ordine di dismissione di un piccolo forno barbecue a legno collocato all’aperto

È illegittima l’ordinanza sindacale contingibile e urgente con la quale s’impone al suo destinatario di dismettere l’uso di un forno camino (nella specie un piccolo forno barbecue a legno posto all’aperto sul terreno di proprietà del ricorrente), perché privo di una canna fumaria di adeguata altezza e fonte di pericolo per la salute pubblica in ragione delle continue moleste immissioni di fumi e vapori nelle proprietà finitime, trattandosi di circostanza già esclusa a seguito di verifiche eseguite sul posto sia dal servizio igiene e sanità pubblica dell’Azienda sanitaria locale sia dai vigili urbani, con la conseguente comprovata mancanza dei presupposti legislativamente richiesti per l’adozione da parte del sindaco di un provvedimento “extra ordinem”, tenuto anche conto della notevole distanza che intercorre fra il fondo del ricorrente e quelli dei proprietari finitimi.

T.A.R. Torino, (Piemonte) sez. II, 07/07/2010, n.3000



15 Commenti

  1. Vivo in un condominio a corte, al piano terra, unità di testa più esterna. Ho un giardino verso la corte di 60 mq e il punto più lontano del mio giardino è a 8 metri dai muri e balconi. Il regolamento cita “È vietato, sui balconi, produrre fumi derivanti da cottura alla brace di carne, pesce o altro (barbecue) fatta eccezione per le unità poste all’ultimo piano, dotati di terrazzo a lastrico solare”. Io uso regolarmente il bbq chiuso e avviso sempre, limitando fumi di accensione e utilizzando tecniche indirette (non direttamente sulla brace ma uso il coperchio come se fosse un forno) e i fumi sono bianchi e rarefatti come una pentola d’acqua, mettendomi il più lontano possibile nel mio giardino. Il regolamento pone un limite a chi ha il giardino, oltre a quello stabilito dal codice civile?

    1. La norma del regolamento condominiale riportata dal lettore è alquanto chiara: essa vieta di produrre fumi derivanti da cottura alla brace sui balconi (tranne che sui terrazzi dell’ultimo piano).In base perciò alla norma del regolamento condominiale non si può in ogni caso sui balconi condominiali produrre fumi derivanti da cottura alla brace.Naturalmente, però, le norme vanno anche interpretate (verificando quale sia lo scopo per cui esse sono state scritte) per cui si potrebbe anche dire che ciò che in effetti la norma vuole vietare non è la produzione di fumo ma che venga prodotto un fumo capace di arrecare effettivo disturbo ai vicini.Bisogna precisare che questa è un’interpretazione “elastica” della norma che, invece, così come è scritta vieta puramente e semplicemente che si producano fumi sui balconi indipendentemente dal fatto che essi siano o meno fastidiosi.Oltre alle norme del regolamento condominiale, tenga conto che la legge (articolo 844 del codice civile) consente al proprietario o anche all’affittuario di un appartamento di agire in giudizio per far cessare le cosiddette “immissioni” moleste provenienti dalle proprietà confinanti, cioè anche agli odori che causino disturbo al comodo godimento dell’appartamento del lettore e che superino la normale tollerabilità.Si noti che la legge fa riferimento al concetto di “normale tollerabilità” che è un concetto elastico e che va valutato caso per caso tenendo anche conto delle concrete condizioni dei luoghi: chiaramente se i fumi fossero, nel caso specifico, tali da non arrecare alcun serio disturbo essi non potrebbero essere vietati dal giudice (la normale tollerabilità può essere valutata anche tenendo conto di testimoni e la valutazione finale, rimessa al prudente apprezzamento del giudice, deve mirare a bilanciare il diritto a poter godere pienamente la proprietà o la disponibilità di un appartamento senza subire immissioni maleodoranti con il diritto a poter utilizzare pienamente la proprietà anche per effettuarvi la preparazione di cibi con l’utilizzo del barbecue).Nel caso specifico, però, alla norma dell’articolo 844 del codice civile (che prevede in generale che non si possano propagare fumi nelle proprietà vicine se essi superino la normale tollerabilità) si sovrappone una norma del regolamento condominiale molto più severa che vieta senza mezzi termini di produrre fumi sui balconi attraverso la cottura alla brace indipendentemente dal fatto che superino o meno la normale tollerabilità.E la norma del regolamento condominiale prevale sulla norma di legge (articolo 844 del codice civile).Stando così le cose se il lettore riuscisse a cucinare sul suo balcone alla brace senza produrre alcun tipo di fumo è chiaro che ciò gli sarà sempre consentito e nessuno potrà chiedere all’amministratore del condominio di diffidarlo dal continuare a cucinare alla brace sul suo balcone.Nel caso in cui, invece, i fumi vi fossero (nonostante le precauzioni del lettore di contenerli), allora ci potrebbe essere chi, invocando la norma del regolamento condominiale, chiederà all’amministratore di ordinargli di non cucinare più sul balcone indipendentemente dal fatto che quei fumi siano effettivamente capaci di creare un qualche fastidio.Se questo avvenisse, se cioè ci fosse un vicino del lettore che gli chiedesse (direttamente o attraverso l’amministratore del condominio) di non cucinare più sul balcone producendo fumi (invocando la norma del regolamento condominiale), allora nel caso in cui questi continuasse a farlo (sostenendo che i fumi in realtà non sono tali da infastidire nessuno) la questione potrebbe anche sfociare in una causa civile in cui toccherà al giudice (valutando, come si dirà breve, l’intero regolamento condominiale ed il comportamento complessivo dei condomini) di decidere se essa in realtà vuole vietare comunque ed in ogni caso di produrre fumi attraverso la cottura alla brace sui balconi, oppure se lo scopo della norma è quello di vietare di produrre fumi solo quando essi siano idonei a molestare e infastidire i vicini.Si tenga conto che nell’interpretare una clausola di regolamento condominiale si devono applicare le stesse regole previste per l’interpretazione dei contratti (articolo 1362 e seguenti del codice civile): e la legge chiarisce che il giudice, quando è chiamato ad interpretare una clausola, deve indagare l’intenzione delle parti non limitandosi al senso letterale delle parole.Pertanto, se dalla lettura complessiva del regolamento condominiale e dal comportamento dei condomini (tenuto da essi nel corso degli anni), dovesse emergere nel corso dell’eventuale processo che l’intenzione era non quella di vietare il fumo prodotto dalla cottura alla brace, ma di vietare solo il fumo capace effettivamente di arrecare fastidio, allora in questo eventuale processo sarà data ragione al lettore e non potrà essergli vietato di produrre fumi se essi non siano tali da causare alcun fastidio ai vicini.

  2. Anche quando il barbecue non è a distanza regolamentare e il fumo entra in casa del vicino, questo non può chiedere il risarcimento del danno se si tratta di un semplice fastidio occasionale.

  3. Se il forno o il barbecue dà fastidio ai vicini di casa per via del fumo che entra dalle finestre, è possibile essere citati in tribunale: il soggetto molestato può infatti chiedere al giudice di ordinare la rimozione del barbecue – quando fissato al suolo in modo stabile – o l’innalzamento del tubo di scarico dei fumi. Insomma, il magistrato può ordinare al proprietario del forno l’adozione di tutte le misure necessarie a procurare la minore molestia possibile ai confinanti tutte le volte in cui desidera grigliare carne e pesce. Tuttavia, è molto difficile ottenere anche il risarcimento del danno quando si tratta di un fastidio minimo e occasionale.

  4. Mio figlio da circa 2 anni ha acquistato una villetta a schiera in un residence di 7 proprietà vicine. Nel complesso ci sono 4 cani e 3 barbecue. La coppia di vicini più anziani (per età e per anzianità di proprietà) hanno diffidato mio figlio per il disturbo del cane e l’uso del barbecue. Il cane di mio figlio dorme in casa ogni sera e durante la notte non abbaia. Gli altri 3 cani del complesso abbaiano come tutti ma “non disturbano”. Il barbecue di mio figlio (usato una volta al mese) ha le ruote ed è a gas (no carbonella). Gli altri sono fissi. L’amministratore ha telefonato due giorni fa intimando, per bocca del vicino di tagliare la siepe che esce di pochi cm perché altrimenti “fanno scrivere dall’avvocato”. Cosa possiamo fare? Il regolamento di condominio prevede il possesso del cane. Si può fare denuncia per stalking?

    1. Quelle che il lettore descrive sono delle molestie condominiali molto fastidiose, soprattutto quando– come sembra nel caso specifico– le ragioni risultano infondate.Ovviamente, non potendo attaccare il figlio del lettore per la questione cane (visto che la sua presenza è prevista nel regolamento condominiale; e tra l’altro non abbaia e, quindi, non disturba) e la questione barbecue, hanno trovato l’unico appiglio per poter creare un disagio: il taglio della siepe.Con riguardo a questa problematica, il consiglio è di provvedere al rasamento della stessa, se realmente affaccia (anche se di poco) oltre la proprietà del figlio del lettore; in questo modo lo stesso eviterebbe di passare dal lato del torto e, conseguentemente, di rendere fondate eventuali azioni legali.Da quanto può dedursi, l’obiettivo è far sottostare alle proprie regole tutti gli abitanti del residence e di fare una guerra legale a tutti coloro i quali, come il figlio del lettore, non vogliono sottostare a questa sorta di dittatura.Ad oggi, dagli elementi descritti, non si è ancora in presenza di uno stalking condominiale.In questo tipo di reato occorre la presenza di reiterate minacce o molestie (aggressioni verbali), mentre nel caso di specie non si denota una chiara condotta persecutrice in tal senso.Inoltre, occorrerebbe provare che queste condotte abbiano influito sull’emotività del figlio del lettore; se quest’ultimo ha invece mostrato un carattere forte, dichiarando di non voler sottostare alle regole arbitrarie dettate da quei condomini, non potrà configurarsi questo tipo di reato, bensì quello minore di molestie, o di violenza privata.E così, per configurarsi, lo stalking condominiale necessita di una serie di comportamenti persecutori e molesti (aggressioni verbali, minacce ecc.) a danno di tutti i condomini, rivolti essenzialmente ad imporre il proprio stile di vita.In tale caso, il condomino in questione sarebbe tenuto ad abbandonare il proprio appartamento con conseguente applicazione nei suoi confronti della misura cautelare personale del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle persone offese e dai loro familiari (Ufficio Indagini preliminari Padova, 15/02/2013, n. 1222).Tuttavia, non essendo ancora ben delineata la circostanza, il mio consiglio è quello di attendere e di conservare eventuali prove di tali condotte moleste, nel tempo reiterate.Un’eventuale denuncia oggi potrebbe portare un domani, in caso di assoluzione, una controdenuncia per calunnia in danno del figlio del lettore da parte di quei soggetti e, quindi, un contrattacco indesiderato.Ad avviso dello scrivente, essendo intervenuto in prima persona l’amministratore per intimare il taglio della siepe, il consiglio al lettore è di iniziare ad indicare tutte le mancanze ed inadempienze loro, in modo tale da costringere i condomini “dittatori” a subire sulla propria pelle quelle segnalazioni fastidiose e a capire, così, che l’unico modo per evitare una banale guerra tra vicini è quello di evitare inutili scaramucce con chi, civilmente, abita nelle vicinanze. Nel caso in cui i vicini non dovessero rispettare le segnalazioni del figlio del lettore, quest’ultimo potrebbe inviare tramite legale una diffida, in modo tale da provare a questi la serietà d’intenti.
      Riassumendo, il consiglio è:
      – con riguardo alla questione barbecue e cane, ignorare le lamentele,
      – con riguardo alla questione siepe, intervenire se realmente in torto,
      – con riguardo alla denuncia per stalking, attendere situazioni più gravi,
      – con riguardo alle mancanze, iniziare a segnalare tutte le omissioni di quei vicini e, in caso di inottemperanza, intervenire con un legale.

  5. è possibile ottenere il risarcimento del danno se il fumo del barbecue del vicino impuzzolentisce i panni, si impregna sui mobili e sulle pareti e, in definitiva, costringe a tenere chiuse le finestre di casa? Qual è la soglia della sopportabilità oltre la quale è lecito fare la voce grossa?

    1. Sul punto il Tribunale di Vicenza ha stabilito che il danno derivante dalle immissioni di fumo, provenienti dal camino-barbecue del vicino di casa, non dà diritto a ottenere il risarcimento del danno se di trascurabile entità. Ai fini della risarcibilità del danno, infatti, è necessario che vi sia una lesione grave di un interesse tutelato dalla Costituzione e che l’offesa superi una soglia minima di tollerabilità. In sostanza, non si possono risarcire i meri disagi o fastidi. Il danno futile non viene tutelato dai giudici.

    2. Il fatto che venga disconosciuto il risarcimento del danno non toglie però che il giudice, nello stesso tempo, possa condannare il proprietario del barbecue all’adozione di tutte le misure necessarie al ripetersi della molestia. È così possibile ordinare di porre in essere tutti gli accorgimenti tecnici (quali ad esempio innalzamento delle canne fumarie, chiusura parziale degli spazi di uscita dei fumi) idonei a scongiurare che, in caso di vento da una proprietà verso l’altra, la propagazione dei fumi del barbecue. Tale soluzione, infatti, sembra realizzare il giusto contemperamento tra l’interesse di mantenere il caminetto-barbecue e quello di tutelare la salubrità dell’altrui ambiente domestico.

  6. Tutto l’inverno ad aspettare che arrivasse il sole e il caldo per fare un barbecue in giardino ed ora che ci siamo il vicino ha da dire: troppo fumo, troppo odore. Possibile che uno non si possa godere qualche salsiccia e un paio di costine alla brace con parenti ed amici in santa allegria? Il vicino può impedirmi di fare un barbecue?

    1. No, se non si esagera. Perché c’è un regolamento scritto in proposito (oltre a quello non scritto che si conclude, puntualmente, o con una litigata o con un invito al vicino ad assaggiare una costatina purché porti lui da bere).Il problema di fare il barbecue in giardino è, solitamente, uno solo: il fumo che sprigiona la brace (soprattutto quando si mettono sulla griglia le pietanze) e che potrebbe invadere la casa del vicino, soprattutto quando, d’estate, si tengono le finestre aperte. Potrebbe sembrare insolito, ma anche il codice civile interviene, in termini generali, sul barbecue in giardino quando dice che: «Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi». Tradotto in «grigliatese»: purché non si esageri, ognuno è libero di cuocere gli spiedini come e dove gli pare. A patto che non li grigli a ridosso della ringhiera del vicino. Soprattutto in una giornata di vento. E’ quel «purché non si esageri» che diventa relativo. Ci sono dei vicini più tolleranti, ci sono quelli infastiditi anche dal solo profumo di un barbecue, senza un rivolo di fumo.

    2. La giurisprudenza è piuttosto discordante in materia, ma lascia dei margini agli amanti del barbecue. C’è chi, come un Giudice di Pace di Torino, ritiene i fumi della grigliata «in grado di provocare un sensibile disturbo e disagio in un’abitazione privata e di contribuire a deprimervi la qualità della vita». Secondo questo parere, pertanto, va interpretato in questa direzione il codice civile quando parla di «non superare la normale tollerabilità» e di «avere riguardo della condizione dei luoghi». A questo proposito, la Corte di Cassazione ha stabilito che «in tema di emissione di gas, vapori, fumi atti ad offendere, molestare o imbrattare i vicini, tali immissioni possono essere autorizzate soltanto entro i limiti della tollerabilità normale, e quindi previa adozione delle misure necessarie ad evitare il superamento di tali limiti o di quelli imposti da specifiche normative». Dove per «specifiche normative» si intende l’eventuale regolamento comunale o condominiale che stabilisce quando, dove e come si può fare il barbecue. Regolamenti che più volte la Cassazione ha definito legittimi.
      Ma la Suprema Corte parla nella stessa sentenza anche di «normale tollerabilità». Concetto sul quale si è pronunciata sempre la Cassazione in un’altra sentenza, visto che misurare la tollerabilità del fumo sprigionato dal barbecue è piuttosto relativo (non esistono degli strumenti tarati a questo scopo). Dicono gli ermellini: «L’attitudine delle emissioni di gas, vapori o fumi a molestare persone non deve necessariamente essere accertata mediante perizia, ben potendo, al contrario, il giudice, secondo le regole generali, fondare il proprio convincimento al riguardo su elementi probatori di diversa natura quali, in particolare, le dichiarazioni testimoniali di coloro che siano in grado riferire caratteristiche ed effetti delle emissioni, quando tali dichiarazioni non si risolvano nell’espressione di valutazioni meramente soggettive o di giudizi di natura tecnica, ma si limitino a riferire quanto oggettivamente percepito dai dichiaranti medesimi».
      In sintesi: per stabilire se il fumo profumato (o maleodorante, a seconda dei gusti) di costine o salamelle oltrepassa il limite di normale tollerabilità, non bisognerà chiedere ad un perito ma ai vicini. Perché – conclude la Cassazione – non è necessario creare un danno materiale. Basta che il fumo dia fastidio. E se lo spazio a disposizione per fare il barbecue è ridotto e si rischia di disturbare il vicino, tanto vale passare al «piano B»: una bella grigliata in compagnia. Offre la casa. Bevande comprese. Ed in piena sicurezza (a questo proposito, leggi il nostro articolo su come usare il barbecue correttamente).

  7. al momento dell’installazione del barbecue, bisognerà adottare tutte le misure necessarie per evitare che il vento possa portare cenere e odori fin dentro la casa altrui. Non importa che ciò sia il normale “prezzo” dei rapporti di vicinato: quando gli odori e la puzza di bruciato supera la normale tollerabilità, coloro che vengono molestati possono imporre la demolizione dell’opera. Basterebbe il semplice fatto di imporre al vicino di chiudere le finestre per rendere l’attività illecita. Ecco perché sarà sempre prudente trovare il giusto equilibrio con chi abita nelle vicinanze affinché questi non creino problemi dopo la posa della muratura.

  8. Buongiorno…vi espongo il mio caso. Immaginate che il proprietario di un appartamento al primo piano di uno stabile si accorga che il vicino del piano terreno ha installato un barbecue il cui comignolo è a solo un metro di distanza dalla sua finestra. Nel timore che il fumo possa propagarsi in casa non appena il forno verrà messo in funzione, cita in giudizio il responsabile. Quest’ultimo però si difende sostenendo che il barbecue viene usato sporadicamente, non più di 30 minuti di seguito, e giusto il tempo – quelle poche volte all’anno in cui vengono invitati amici – di fare una “bella figura”. Non si tratta però di uno strumento che viene acceso quotidianamente e, quindi, tale da recare fastidio al vicino. Chi dei due ha ragione?

    1. Secondo la Corte, è necessario spostare il barbecue tutte le volte in cui: il regolamento comunale dispone una distanza minima e questa non viene rispettata; in assenza di norme locali, il barbecue, anche solo potenzialmente (ed a prescindere dalla situazione concreta), può comportare un pericolo di danni. La legge stabilisce una presunzione di pericolosità di forni e camini, presunzione che può essere superata solo dimostrando che non vi è alcun pericolo di «danno alla solidità, salubrità e sicurezza» altrui. In altre parole, la presunzione di pericolosità del barbecue da superare, essendo di pericolo e non di danno, prescinde dall’accertamento in concreto del danno, «dovendo invece essere valutata in concreto la pericolosità del forno ancorché non attivo».Pertanto, è irrilevante l’accertamento svolto con il forno in funzione essendo sufficiente la potenzialità dell’esalazione nociva o molesta. E, secondo la Cassazione, la distanza di un metro è troppo risicata.C’è poi un altro aspetto da considerare: quand’anche il barbecue sia posto a distanza sufficiente dal confine, questo non deve comunque infastidire il vicino con fumi troppo forti e invadenti. Qui la norma da rispettare è un’altra: il codice civile stabilisce infatti che le immissioni di fumi e calore non devono superare la soglia della normale tollerabilità e questa – al contrario della distanza – va valutata caso per caso non solo sulla base dell’intensità dell’immissione stessa, ma anche della durata e della ripetizione con cui essa avviene. Come dire: si può perdonare il vicino che, una volta tanto, accende il barbecue e impuzzolisce il proprietario del piano di sopra, ma non più se questo comportamento si ripete spesso e costringe gli altri a stare sempre con le finestre chiuse.

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