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Cosa significa cassa integrazione in deroga

2 Luglio 2020
Cosa significa cassa integrazione in deroga

Il nostro ordinamento realizza una serie di interventi finalizzati a proteggere l’occupazione ed il lavoro e ad evitare che le aziende, in caso di crisi aziendale, licenzino i lavoratori.

L’occupazione ed il lavoro sono il perno del nostro sistema economico-sociale. Perdere il lavoro, infatti, significa molto spesso non avere più le risorse necessarie per condurre una vita dignitosa. Lo Stato mette in campo una serie di strumenti per evitare che le aziende licenzino il personale in caso di crisi aziendale. Questi strumenti sono detti ammortizzatori sociali.

Il funzionamento degli ammortizzatori sociali è semplice: l’azienda in crisi riduce l’orario di lavoro dei dipendenti e lo Stato integra il reddito perso dai lavoratori. Quando la crisi è risolta, la situazione torna alla normalità. Per tutelare le aziende che non rientrano negli strumenti ordinari di ammortizzazione sociale viene finanziata, a cadenza periodica, una forma di ammortizzatore sociale in deroga.

Ma cosa significa cassa integrazione in deroga?

Come vedremo, con questa definizione, si identificano delle forme di cassa integrazione che esulano dalle tipologie tradizionali e che hanno la funzione di tutelare dei soggetti che, senza tale strumento, rimarrebbero privi di alcuna tutela.

Cosa significa cassa integrazione?

Leggendo gli articoli della nostra Costituzione [1] emerge con evidenza che il lavoro è, senza dubbio, considerato come l’attività umana più importante, il vero e proprio perno della vita economica e sociale. L’uomo che lavora è soddisfatto, realizza se stesso con il lavoro e riesce a portare a casa le risorse necessarie per una vita dignitosa.

Viceversa, se si perde il lavoro si scivola verso il disagio sociale, la precarietà e tutto questo costituisce una minaccia anche per lo Stato che deve intervenire in ogni caso, a valle, con il sistema dei servizi sociali. Proprio per questo, laddove possibile, lo Stato cerca di prevenire il ricorso ai licenziamenti attraverso degli strumenti che mirano a tutelare e sostenere le imprese ed i lavoratori in caso di crisi aziendale.

Il fine è oltrepassare la fase di crisi senza intervenire sui livelli occupazionali così da tornare ai livelli produttivi precedenti alla crisi dopo la fruizione dello strumento di ammortizzazione sociale.

La cassa integrazione è l’ammortizzatore sociale per eccellenza. Si tratta di uno strumento di tutela sociale che interviene in alcune particolari fasi di una vita di un’azienda come:

  • crisi aziendale;
  • riorganizzazione aziendale;
  • eventi improvvisi ed imprevisti che incidono negativamente sull’attività aziendale;
  • flessione del mercato di riferimento.

In questi casi, in assenza di strumenti di tutela, l’azienda si troverebbe costretta a licenziare il personale al fine di ricondurre la forza-lavoro ai livelli necessari in base alla ridotta attività aziendale. La cassa integrazione interviene proprio in questo momento.

In parole semplici, l’azienda può sospendere o ridurre l’orario di lavoro dei dipendenti e ottenere, quindi, un immediato risparmio sui costi. Infatti, l’impresa pagherà i dipendenti solo per le ore di effettivo lavoro. Se il lavoratore viene sospeso a zero ore l’azienda non deve erogargli nessuna retribuzione.

Per tutelare il lavoratore sul fronte sociale, la cassa integrazione interviene ad erogare al dipendente sospeso o con riduzione dell’orario una integrazione salariale che gli consente di recuperare il reddito perso a causa della sospensione o riduzione dell’orario di lavoro.

Quali sono le tipologie di cassa integrazione previste nel nostro ordinamento?

La cassa integrazione, in termini generali, funziona con le modalità che abbiamo sommariamente indicato. Tuttavia, la normativa sugli ammortizzatori sociali è, in realtà, molto complessa ed articolata. Esistono varie forme di cassa integrazione che si differenziano sotto diversi profili.

Innanzitutto, le aziende possono accedere ad un sistema di ammortizzazione sociale piuttosto che ad un altro sulla base del settore merceologico in cui operano e del numero di dipendenti addetti. In particolare, la cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo) si applica alle aziende del settore industriale.

La cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) si applica soprattutto alle aziende del settore commerciale, turistico, della ristorazione collettiva, del trasporto aereo, della cooperazione agricola.

I Fondi bilaterali di integrazione salariale riguardano quei settori, non coperti da Cigo e Cigs, che si dotano, in un certo senso privatamente, di un fondo bilaterale, costituito dalle parti sociali firmatarie del contratto collettivo nazionale di lavoro, che interviene ad erogare i trattamenti di integrazione salariale.

Il fondo di integrazione salariale (Fis), istituito presso l’Inps, copre le aziende con più di cinque dipendenti non coperte da nessuna delle forme di ammortizzatore sociale elencate sopra.

Ognuna di queste forme di cassa integrazione guadagni ha delle regole specifiche che devono essere seguite e rispettate prima di accedere allo strumento.

Cosa significa cassa integrazione in deroga?

La normativa sugli ammortizzatori sociali introdotta nel 2015 [2] aveva l’obiettivo di tutelare tutte le aziende ed evitare che vi fossero delle imprese non coperte da nessuno strumento di ammortizzatore sociale. Tuttavia, residuano in ogni caso delle realtà che non sono coperte dagli ammortizzatori sociali.

Innanzitutto, ne sono escluse le aziende che occupano meno di cinque dipendenti. Vi sono, poi, delle aziende che non sono in regola con il pagamento del contributo ai fondi di cassa integrazione e che non possono, quindi, accedere alla cassa integrazione.

Alcune aziende hanno esaurito la possibilità di fruire la cassa integrazione. Infatti, la normativa sulla cassa integrazione prevede che tale ammortizzatore sociale non può essere fruito ogni volta che si vuole ma ci sono dei tempi massimi di fruizione. Inoltre, vi sono dei lavoratori che non hanno i requisiti soggettivi per essere inclusi nella cassa integrazione.

In particolare, si tratta di:

  • lavoratori che, alla data di presentazione della domanda di cassa integrazione, non hanno ancora raggiunto il requisito di anzianità di 90 giorni presso l’unità produttiva;
  • lavoratori intermittenti.

La cassa integrazione in deroga è, dunque, una sorta di “tappabuchi”, ossia, un ammortizzatore sociale non-standard che interviene a coprire chi resta fuori dagli ammortizzatori sociali standard.

Come funziona la cassa integrazione in deroga?

La Cigo è un ammortizzatore sociale gestito direttamente dall’Inps. La domanda di Cigo deve essere, dunque, proposta all’Inps ed è sempre l’Inps a pagare il trattamento di integrazione salariale.

La Cigs, invece, viene concessa dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e, dopo il decreto ministeriale di autorizzazione, viene pagata materialmente dall’Inps.

La cassa integrazione in deroga, al contrario, è gestita dalle Regioni e dalle Province autonome.

L’impresa deve, quindi, fare domanda di cassa in deroga alla Regione ed è la Regione a concedere il trattamento di integrazione salariale con un proprio provvedimento.

Successivamente, allo scopo di assicurare la verifica preventiva delle compatibilità finanziarie, le Regioni comunicano prontamente all’Inps, con le modalità definite dall’Istituto previdenziale stesso, gli accordi per la concessione degli ammortizzatori sociali in deroga stipulati presso le proprie sedi o ad esse comunque inviati prontamente.

Il trattamento di integrazione salariale in deroga viene erogato direttamente dall’Inps ai lavoratori beneficiari. In questo, c’è un’importante differenza tra la cassa integrazione in deroga e le altre forme di cassa integrazione.

Nel caso della Cigo, della Cigs e del Fis, la regola generale è che il datore di lavoro anticipa il trattamento di integrazione salariale, erogandolo al dipendente agli ordinari periodi di paga, e procede poi a recuperare le somme anticipate tramite la compensazione con i propri obblighi contributivi verso l’Inps.

Il pagamento diretto della Cigo, della Cigs e del Fis da parte dell’Inps è possibile solo in casi eccezionali e costituisce eccezione alla regola. Per ottenere il pagamento diretto, infatti, l’azienda deve dimostrare che sussistono delle problematiche finanziarie che non gli consentono di anticipare il trattamento di integrazione salariale. Nella cassa in deroga, invece, il pagamento diretto da parte dell’Inps è la regola generale.

Per essere messa in condizione di pagare direttamente ai lavoratori l’integrazione salariale, l’Inps deve ricevere, dal datore di lavoro, un documento mensile (SR41) che riepiloga i dati del lavoratore necessari per procedere al pagamento, e dunque:

  • generalità del lavoratore;
  • iban e conto corrente sul quale effettuare l’accredito della cassa in deroga;
  • numero di ore di cassa in deroga efettuate nel mese.

Cassa in deroga: quanto spetta?

In generale, e dunque anche per la cassa integrazione in deroga, il trattamento di integrazione salariale copre fino all’80% della retribuzione persa dal lavoratore a causa della sospensione o riduzione dell’orario di lavoro.

Ciò significa che se la retribuzione mensile del lavoratore è pari a 1.000 euro ed egli viene sospeso a zero ore, la cassa in deroga sarà pari a 800 euro al mese, ossia l’80% della retribuzione persa.

In ogni caso, il trattamento di integrazione salariale ha un massimale mensile oltre il quale non può andare.

Il massimale viene fissato ogni anno dall’Inps con una propria circolare. In questo modo, il valore del massimale è sempre adeguato alla variazione dell’indice dei prezzi dei beni di consumo per le famiglie di operai ed impiegati elaborato dall’Istat.

Quest’anno i massimali di cassa integrazione, anche in deroga, sono i seguenti [3]:

  • retribuzione mensile lorda sino a euro 2.159,48: importo netto massimo del trattamento di integrazione salariale euro 939,89;
  • retribuzione mensile lorda oltre euro 2.159,48: importo netto massimo del trattamento di integrazione salariale euro 1.129,66.

Ne consegue che per i lavoratori con un reddito mensile alto la cassa in deroga copre una minima parte della retribuzione persa a causa della riduzione o sospensione dell’orario di lavoro.


note

[1] Artt. 1, 3, 4, 35, 36, 37, 38, 39, 40.

[2] D.lgs. 148/2015.

[3] Inps, Circolare n. 20/2020.


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