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Cosa succede alla lettura di un testamento se ne esce fuori un altro?

8 Aprile 2020
Cosa succede alla lettura di un testamento se ne esce fuori un altro?

Scoperta di un nuovo testamento: quali conseguenze sull’eredità già accettata e divisa tra gli eredi?

Chi fa testamento può sempre rivedere le proprie volontà e cambiarle fino all’ultimo giorno di vita. Una regola di diligenza vorrebbe che, in questi casi, il vecchio testamento venga strappato o distrutto affinché non generi incertezze ed equivoci negli eredi. Tuttavia, non sempre ci si ricorda di farlo ed ecco che, a volte, anche a distanza di tempo, sbuca fuori un nuovo documento. Ebbene, che succede alla lettura di un testamento se ne esce fuori un altro? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Testamento posteriore

L’articolo 682 del Codice civile disciplina l’ipotesi in cui si scopra un testamento scritto in un momento posteriore.

Si potrebbe pensare che, tra due testamenti con data diversa, prevalga quello successivo. In linea di massima, è così, ma ciò vale solo per le disposizioni tra loro contrastanti. Non è detto, infatti, che i due documenti siano incompatibili. Facciamo un esempio pratico.

Gioacchino fa testamento dinanzi al notaio; in esso, lascia i propri beni ai suoi figli. Dopo quella data, Gioacchino vende un’automobile e deposita i soldi su un conto corrente. Così decide di scrivere un ulteriore testamento, integrativo del primo, in cui stabilisce che quel denaro debba andare a un’associazione di beneficienza. 

In questo caso, come si vede, tra i due testamenti non c’è alcun conflitto: essi saranno, quindi, entrambi validi e produttivi di effetti.

Il Codice civile stabilisce proprio quello che abbiamo appena esemplificato: il testamento posteriore, pur non revocando in modo espresso i testamenti precedenti, annulla in questi solo le disposizioni che sono con esso incompatibili.

Come si revoca il precedente testamento

La revoca del precedente testamento potrebbe essere fatta in svariati modi: 

  • con la distruzione fisica del documento; a questa ipotesi, viene equiparata la cancellazione del testamento fatta sbarrando a penna il documento nella sua interezza [1];
  • con una dichiarazione espressa, contenuta in apposito documento o in un altro testamento, in cui il testatore dichiara di voler togliere ogni efficacia al vecchio testamento. Se quest’ultimo sarà sostituito da un altro testamento, si farà riferimento al successivo; se, invece, non viene redatto alcun ulteriore testamento, il patrimonio si dividerà secondo le regole del Codice civile in materia di successione “legittima”, quella cioè disciplinata dalla legge;
  • con la redazione di un nuovo testamento incompatibile con quello precedente: si ha, quindi, un comportamento tacito e concludente. In questo caso, la revoca delle precedenti disposizioni testamentarie non deriva dalla volontà di revocare, ma dalla constatazione dell’oggettiva incompatibilità tra le disposizioni, delle quali prevale quella dettata per ultima.

La revoca fatta con un testamento posteriore conserva la sua efficacia anche quando questo rimane senza effetto perché l’erede istituito o il legatario è premorto al testatore, o è incapace o indegno oppure ha rinunziato all’eredità o al legato. I motivi indicati dalla norma (premorienza, incapacità, indegnità o rinunzia) non sono tassativi.

Tra un testamento fatto dal notaio e uno olografo quale prevale?

Potrebbe verificarsi che il primo testamento venga fatto dal notaio e il secondo, invece, “in casa” (il cosiddetto testamento olografo). Ebbene, in casi come questo, si deve riconoscere una prevalenza all’atto pubblico notarile? Assolutamente no. Anche qui le uniche regole applicabili sono quella del “tempo” e della eventuale “incompatibilità”: prevale il testamento successivo – a prescindere se olografo o pubblico – solo nelle parti in cui è incompatibile con quello precedente. Altrimenti i due documenti convivono.

Due testamenti contemporanei: quale prevale

Diverso è il caso di due testamenti contemporanei ossia che presentano la stessa data. In tal caso, devono essere eseguite tutte le disposizioni compatibili mentre non hanno effetto quelle incompatibili. Le disposizioni contraddittorie sono, dunque, eliminate.

E se un nuovo testamento viene ritrovato dopo molto tempo?

L’eventuale ritrovamento, dopo molto tempo dall’apertura della successione, di un testamento successivo rimette in gioco tutta la divisione ereditaria: deve, infatti, prevalere la volontà del testatore rispetto agli interessi di chi ha già acquisito i suoi beni. 

Tuttavia, se il nuovo testamento dovesse indicare come erede un soggetto che nel precedente non era stato citato, per questi si porrebbe la necessità di accettare l’eredità comunque entro 10 anni dalla morte del de cuius, a prescindere dal fatto che all’epoca il secondo testamento non era stato ritrovato. Secondo la Cassazione [2], infatti, il termine per l’accettazione dell’eredità decorre comunque dall’apertura della successione.

Non ci sono termini, invece, per chi aveva già accettato l’eredità visto che l’accettazione ha effetto generale, anche con riferimento ai beni rivenuti in un momento successivo.

note

[1] Cassazione civile sez. II, 21/03/2019, n.8031.

[2] Cass. civ. sez. II, Sent. 08 gennaio 2013, n. 264


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