Ci sarà una patrimoniale per uscire dal Coronavirus?

8 Aprile 2020 | Autore:
Ci sarà una patrimoniale per uscire dal Coronavirus?

Un’imposta straordinaria sulla ricchezza è l’ipotesi che, vista mancanza di concreti interventi europei, sta prendendo piede per finanziare l’uscita alla crisi.

Il no dell’Eurogruppo sugli aiuti agli Stati più colpiti dall’emergenza Coronavirus, primo fra l’Italia, ha riacceso le ipotesi di una patrimoniale, un’imposta straordinaria commisurata al valore dei beni, liquidi o immobili, posseduti da ciascun contribuente italiano. Non soltanto, quindi, un prelievo forzoso sui conti correnti ma qualcosa di più ampio, che andrebbe a colpire l’ammontare complessivo della ricchezza di ogni italiano.

La spaccatura nell’Unione si sta rivelando profonda e forse insanabile: il fallimento della riunione dei ministri delle Finanze dell’area Euro- durata 16 ore durante le quali non si è riusciti a trovare un accordo – dimostra che, al di là delle parole di vicinanza espresse più volte all’Italia dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, non c’è la volontà degli Stati più egoisti e rigoristi (Germania, Olanda e altri Paesi del nord Europa) di aiutare i membri più in difficoltà.

Ma a scarseggiare adesso – oltre alla solidarietà comune, che rischia di far saltare tutta la costruzione europea – è anche il denaro nelle casse dello Stato, cioè le risorse finanziarie necessarie per uscire al più presto dalla crisi sanitaria ed economica provocata dal Covid-19 che sta causando enormi difficoltà a lavoratori, famiglie e imprese.

Faremo da soli” aveva annunciato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ma non ha precisato con quali soldi, forse confidando che la situazione a livello europeo si sarebbe sbloccata; ma così non è stato, almeno finora. Così in questi giorni si sono affastellate le proposte: dall’ipotesi di dare in pegno i palazzi pubblici, proposta dal capogruppo Pd al Senato, Luigi Zanda (e che di per sé dimostra il livello di emergenza raggiunto), a quelle rivolte in maniera più precisa all’introduzione dell’imposta patrimoniale.

“Se mi chiedono di pagare una patrimoniale, io lo faccio, credo sia giusto. Chi più ha più deve dare. Si tratta di un criterio giusto di proporzionalità”, ha detto il parlamentare dell’Unione di centro Pier Ferdinando Casini. Con lui si è subito dichiarato “perfettamente d’accordo” il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. Ancora più chiaro sul punto il leader delle Sardine, Mattia Santori, che per rispondere all’emergenza Coronavirus propone “una patrimoniale dell’1% in tutta l’Unione europea, un patto di solidarietà: se lo chiamassero prestito di solidarietà le persone sarebbero meno reticenti”.

Anche il fondatore del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, si avvicina a queste proposte quando propone un reddito di cittadinanza universale da finanziare con la tassazione delle “grandi fortune” e rivedendo le imposte sui redditi di capitale. E non è un caso che il Reddito di emergenza, nonostante fosse stato annunciato dal Governo come un sostegno urgente e indispensabile alle famiglie prive di risorse e richiedesse “solo” 3 miliardi di impegno per essere avviato, non ha trovato posto nel decreto Liquidità di aprile e dovrà attendere i prossimi provvedimenti; a dimostrazione di quanto oggi la coperta finanziaria sia stretta e i margini di manovra ridotti.

Ma a quanto ammonterebbe questa ipotetica patrimoniale? Dal punto di vista delle risorse da soddisfare, qualcuno i conti li ha già fatti: è il viceministro dell’Economia e Finanze Antonio Misiani, che osserva come “gli italiani hanno 1400 miliardi di euro fermi sui conto correnti o in liquidità, noi dobbiamo inventare strumenti che permettano di convogliare questa risorse verso l’economia reale, per farglieli investire. Dobbiamo rompere questo meccanismo e trovare tutti i canali possibili immaginabili per garantire liquidità ora, nell’emergenza, e poi per rafforzare il nostro sistema produttivo”.

Il fatto è che un prelievo straordinario e forzoso, poniamo dell’1%, su 1.400 miliardi frutterebbe soltanto 14 miliardi di euro: troppo pochi, considerato che il decreto Cura Italia e il decreto Liquidità appena varato ne hanno già stanziati il quadruplo e non sono ancora sufficienti, come ammette anche il Governo, già impegnato a predisporre il prossimo decreto che arriverà – hanno assicurato il premier Conte e il ministro Gualtieri – entro aprile.

Proprio qui però potrebbe nascondersi qualche sorpresa, perché le stime ci dicono che il patrimonio degli italiani – comprendendo tutti gli attivi finanziari, immobiliari e liquidi, dunque qualsiasi voce dalle case ai risparmi – ammonta a circa 10mila miliardi di euro, la metà dei quali proviene dalle famiglie e il resto dalle imprese. Qui un’imposta patrimoniale dell’1% omnicomprensiva e “spalmata” su ogni categoria di beni porterebbe buoni risultati, con una raccolta di almeno 100 miliardi.

Ma sarebbe un risultato solo immediato e controproducente negli effetti, perché un prelievo brutale e generalizzato rischierebbe di strozzare la ripresa economica sul nascere, facendo crollare la fiducia necessaria, come hanno sottolineato oggi l’ex ministro delle Finanze, Giulio Tremonti e il presidente di Banca Mediolanum, Ennio Doris, che afferma: “Una patrimoniale? Sarebbe un errore clamoroso perché la gente prenderebbe ancor più spavento. I consumi crollerebbero in maniera ancora più drammatica”.

Il Governo ne è consapevole e – nello smentire sempre ogni ipotesi di ricorso ad un’imposta patrimoniale e di prelievo forzoso dai conti correnti – suggerisce, con il viceministro dell’Economia, Pierpaolo Baretta, di “mobilitare in massa l’intero Paese, ma in forme assolutamente volontarie“. Intanto però Baretta annuncia che “ci stiamo indebitando tutti, anche lo Stato. Questa manovra che stiamo facendo, il decreto fatto a marzo e quello che faremo tra pochi giorni, sono circa 70 miliardi in un mese di denaro fresco, e non sto parlando delle garanzie, e lo stiamo facendo in debito”.

Così, anche se alcune frange della maggioranza sarebbero favorevoli a introdurre la patrimoniale, la strada che il Governo intende intraprendere sembra essere quella di un ulteriore aumento del debito pubblico; adesso l’Europa lo consente perché ha allentato i vincoli del Patto di stabilità, ma l’attuale rapporto deficit/Pil, che già ammonta al 134% (ai livelli pre-crisi), per questa via potrebbe arrivare ben presto al 150% ed oltre.

Prima o poi questo debito dovrà essere ripagato e dovranno essere gli italiani a farlo, se non arriverà il sostegno europeo o investitori stranieri di altri Paesi (Usa, Russia o Cina) ad acquistare i nostri titoli di Stato. Servirà quindi uno sforzo di fantasia per introdurre forse di tassazione alternativa a quelle attuali, anche se, come sottolineavamo in un precedente articolo, in un certo senso la patrimoniale esiste già e si esprime attraverso l’Imu sulle seconde case, l’Iva, il ventaglio delle aliquote Irpef, le imposte di successione e molte altre tasse che in varie forme colpiscono la ricchezza nelle sue manifestazioni economiche o per il solo fatto di essere posseduta.

Così l’ipotesi di una nuova imposta patrimoniale – su cui, come abbiamo visto, sembrano convergere, in forme diverse, molte forze politiche, sia pur con diverse motivazioni – potrebbe infine realizzarsi. Anche l’opposizione guidata da Matteo Salvini, pur non essendo d’accordo, potrebbe non opporsi ad una patrimoniale varata dal Governo, per guadagnare consensi di ribellione, in vista dell’uscita dall’Europa: “Io, se fossi al governo, chiederei agli italiani i soldi per far ripartire il Paese”, ha detto ieri il leader della Lega a Di Martedì su La7, pur precisando che la richiesta è riferita a “un’emissione straordinaria di buoni del tesoro per gli italiani, garantiti dal governo e dalla Bce”. Ma qui torniamo al nodo degli interventi europei che stentano ad arrivare: come ha scritto il quotidiano inglese Financial Times, “Così l’Europa rischia di perdere l’Italia“. Nel frattempo, gli italiani potrebbero perdere una fetta dei loro beni e risparmi.



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