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Società di comodo: ultime sentenze

7 Maggio 2020
Società di comodo: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: società in stato di liquidazione; disapplicazione della disciplina delle società di comodo; presunzione di reddito minimo; onere probatorio gravante sul contribuente; causa di esclusione della presunzione di non operatività delle società di comodo.

Iva e società di comodo

In tema di Iva, nel caso in cui sussistano le condizioni soggettive e oggettive di applicabilità della disciplina relativa alle società di comodo di cui alla l. n. 724 del 1994 in ragione del mancato superamento del c.d. test di operatività, il contribuente è tenuto a fornire la prova contraria, dimostrando, ai sensi dell’art. 30, comma 4-bis, della l. n. 724 citata, la presenza di quelle oggettive condizioni che hanno impedito il conseguimento dell’ammontare minimo di ricavi, dell’incremento di rimanenze, di proventi e di reddito o non hanno consentito di effettuare operazioni rilevanti ai fini Iva, così da consentire la disapplicazione delle relative disposizioni antielusive.

(Nella specie, la S.C., nel confermare la sentenza impugnata, ha ritenuto che, in linea con i principi espressi dalla Corte di Giustizia, non fosse sufficiente dimostrare che l’inoperatività era dipesa dalla mancata conclusione dell’immobile da utilizzare per lo svolgimento dell’attività, dovendosi altresì provare che il ritardo era stato determinato da ragioni estranee al contribuente e non riconducibili a sua volontà).

Cassazione civile sez. trib., 30/12/2019, n.34642

Il mancato raggiungimento di redditi

In materia di società di comodo, l'”impossibilità”, per situazioni oggettive di carattere straordinario, di conseguire il reddito presunto secondo il meccanismo di determinazione di cui all’art. 30 della L. n. 724 del 1994, la cui prova è a carico del contribuente, non va intesa in termini assoluti bensì economici, aventi riguardo alle effettive condizioni del mercato.

Comm. trib. reg. Firenze, (Toscana) sez. II, 09/12/2019, n.1747

Le società in perdita sistemica

E’ prevista la disapplicazione automatica della disciplina prevista per le società in perdita sistematica in caso di società in stato di liquidazione che con impegno assunto in dichiarazione dei redditi richieda la cancellazione dal Registro delle Imprese entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi successivi.

L’art. 30 comma 4 Legge n. 724/1994 non ammette al rimborso le c.d. società di comodo tra cui le società in perdita sistemica (cioè che presentano tre periodi di imposta in perdita ai sensi del comma 36-decies dell’art. 2 D.L. 138/2011) tuttavia, con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 87956/2012, sono state previste delle cause di disapplicazione automatica della disciplina della non operatività . In particolare l’art. l comma I lettera a) del provvedimento prevede la disapplicazione automatica per le società in stato di liquidazione che con impegno assunto in dichiarazione dei redditi richiedono la cancellazione dal registro delle imprese a norma degli artt. 2312 e 2495 c.c. entro il termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi successivi.

Comm. trib. reg. Roma, (Lazio) sez. X, 20/02/2019, n.883

Procedimento tributario

In tema di contenzioso tributario, la natura tassativa dell’elencazione egli atti impugnabili contenuta nell’art. 19 del d.lgs. n. 546 del 1992 non preclude al contribuente la facoltà di impugnare anche quelli che, esplicitandone le concrete ragioni fattuali e giuridiche, portino a sua conoscenza una ben individuata pretesa tributaria, senza che però il suo mancato esercizio determini la non impugnabilità della medesima pretesa successivamente reiterata in uno degli atti tipici previsti dal citato art. 19.

(Nella specie, la S.C. ha respinto la pretesa dell’Ufficio che aveva ritenuto la non autonoma impugnabilità del parere fornito dal Direttore regionale sull’istanza di disapplicazione della disciplina delle società di comodo, avanzata dal contribuente, in quanto non avente natura provvedimentale vincolante).

Cassazione civile sez. trib., 21/01/2020, n.1230

Società di comodo e reddito minimo presunto

In tema di società di comodo, “l’impossibilità” per l’impresa di conseguire il reddito minimo presunto secondo il meccanismo di determinazione di cui all’art. 30, comma 4-bis, della l. n. 724 del 1994, per situazioni oggettive di carattere straordinario – la cui prova è a carico del contribuente – non va intesa in termini assoluti bensì economici, aventi, cioè, riguardo all’effettive condizioni del mercato.

(Nella specie, in applicazione del principio, la S.C. ha annullato la decisione di merito che aveva omesso ogni considerazione sulla crisi del settore automobilistico quale elemento determinante della scelta aziendale di riconversione della produzione nel settore dei pannelli solari).

Cassazione civile sez. VI, 12/02/2019, n.4019

Società di comodo: parametri di riferimento

In materia di società di comodo, i parametri previsti dall’art. 30 della legge n. 724 del 1994, nel testo risultante dalle modifiche apportate dall’art. 35 del d.l. n. 223 del 2006, convertito nella legge n. 248 del 2006, sono fondati sulla correlazione tra il valore di determinati beni patrimoniali ed un livello minimo di ricavi e proventi, il cui mancato raggiungimento costituisce elemento sintomatico della natura non operativa della società, spettando, poi, al contribuente fornire la prova contraria e dimostrare l’esistenza di situazioni oggettive (e straordinarie), specifiche ed indipendenti dalla sua volontà, che abbiano impedito il raggiungimento della soglia di operatività e di reddito minimo presunto.

Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia) sez. XV, 18/01/2019, n.276

L’adozione del sequestro preventivo

In materia di reati fallimentari, è legittimo il sequestro di un’intera azienda quando ci siano indizi che dei beni aziendali, proprio per la loro collocazione strumentale, vengano in qualche modo utilizzati per la consumazione del reato di bancarotta fraudolenta, a nulla rilevando che l’azienda in questione svolga anche normali attività imprenditoriali. Ad affermarlo è la Cassazione, per la quale, dunque, ai fini dell’adozione del sequestro preventivo occorre un collegamento tra il reato e la cosa da sequestrare e non tra la società e il reato. Pertanto, il sequestro preventivo potrà avere per oggetto i singoli mezzi strumentali della società di comodo.

Cassazione penale sez. V, 11/12/2018, n.13189

Studi di settore e società di comodo

In tema di accertamento fondato su studi di settore, la causa di esclusione della presunzione di non operatività delle società di mero godimento (cd. società di comodo) prevista dall’art. 30, comma 1, n. 6-sexies della l. n. 724 del 1994, è una norma sostanziale, idonea ad incidere direttamente sulla decisione di merito, sicché è priva di efficacia retroattiva.

Cassazione civile sez. trib., 17/07/2018, n.18912

Determinazione presuntiva del reddito

In tema di società di comodo, il meccanismo di determinazione presuntiva del reddito dii cui all’art. 30 della l. n. 724 del 1994, superabile mediante prova contraria, non si pone in contrasto con il principio di proporzionalità, rispetto al quale, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (sentenza 13 marzo 2007, causa C-524/04) ha affermato che una normativa nazionale che si fondi sull’esame di elementi oggettivi e verificabili per stabilire se un’operazione consista in una costruzione di puro artificio ai soli fini fiscali, e quindi elusiva, va considerata come non eccedente quanto necessario per prevenire pratiche abusive, ove il contribuente sia messo in grado, senza oneri eccessivi, di dimostrare le eventuali ragioni commerciali che giustificano detta operazione.

Cassazione civile sez. trib., 20/06/2018, n.16204

Test di operatività delle società di comodo

Il test di operatività delle società di comodo non legittima il controllo automatizzato, infatti, l’Amministrazione finanziaria non può emettere la cartella di liquidazione delle imposte dei contributi e dei premi dovuti, ammissibile solo se fondata su un controllo meramente cartolare, per l’importo indicato dal contribuente quale risultato del test di operatività, atteso che i parametri di cui all’art. 30 della L. n. 724 del 1994, non rappresentano il reddito effettivamente percepito, ma dati presuntivi, il cui mancato raggiungimento costituisce, salva la prova contraria, un elemento sintomatico della natura non operativa della società.

Comm. trib. reg. Roma, (Lazio) sez. I, 24/04/2018, n.204

Possibilità di proporre istanza di interpello

In tema di società di comodo, l’art. 30 della l. n. 724 del 1994, al comma 1, prevede una presunzione legale relativa, in base alla quale una società si considera “non operativa” se la somma di ricavi, incrementi di rimanenze e altri proventi (esclusi quelli straordinari) imputati nel conto economico è inferiore a un ricavo presunto, calcolato applicando determinati coefficienti percentuali al valore degli “asset” patrimoniali intestati alla società (cd. “test di operatività dei ricavi“), senza che abbiano rilievo le intenzioni e il comportamento dei soci, ma poi, al successivo comma 4-bis, consente la presentazione dell’istanza di interpello (chiedendo la disapplicazione delle “disposizioni antielusive”), in presenza di situazioni oggettive (ossia non dipendenti da una scelta consapevole dell’imprenditore), che abbiano reso impossibile raggiungere il volume minimo di ricavi o di reddito di cui al precedente comma 1, così rispondendo all’esigenza di dare piena attuazione al principio di capacità contributiva, di cui la disciplina antielusiva è espressione, lasciando nel contempo spazio al diritto di difesa del contribuente, sufficientemente garantito dagli strumenti del contraddittorio e dalla necessità di una motivazione puntuale della condotta elusiva nell’avviso di accertamento.

Cassazione civile sez. trib., 20/04/2018, n.9852

Quando è legittimo l’accertamento con maggiore reddito?

È contestabile da parte dell’amministrazione finanziaria il maggior reddito nei confronti dell’impresa che non supera il test di operatività previsto per le società di comodo anche se la stessa impresa ha cercato di risolvere il problema con un contratto di affitto aziendale

Cassazione civile sez. trib., 21/02/2018, n.4156



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