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Come controllare legalmente il telefono dei figli

8 Aprile 2020
Come controllare legalmente il telefono dei figli

Padre e madre possono costringere il figlio a consegnare loro lo smartphone per verificare se sta commettendo reati o se la sua salute è a rischio?

Se un genitore dovesse avere il sentore che il proprio figlio sta frequentando cattive compagnie, che fa uso di stupefacenti o che è coinvolto in qualche “malaffare” potrebbe rovistare nei suoi cassetti, aprirgli lo zaino, perquisire le sue tasche? Avrebbe il potere di violare la sua privacy se lo scopo fosse quello di agire per il suo stesso bene? 

Sicuramente, il luogo più personale e apparentemente sicuro dove nascondere i segreti è oggi lo smartphone. Ed allora è proprio lì che un padre o una madre avrebbe interesse a mettere le mani. Ma come controllare legalmente il telefono dei figli? Il genitore rischierebbe una denuncia per violazione della riservatezza e quali contestazioni potrebbe sollevare il figlio nell’ipotesi in cui dovesse accorgersi che qualcuno ha violato i segreti del proprio cellulare? Cerchiamo di fare una sintesi di quelli che sono i principi sanciti dalla legge, aiutati anche dall’interpretazione dei giudici.

Un genitore può controllare il cellulare del figlio?

Perché mai un genitore dovrebbe controllare il telefono del figlio? Se lo fa per curiosità, senza cioè che vi siano valide ragioni che lo inducano a sospettare l’esistenza di un pericolo, il suo gesto sarebbe da ritenere illecito perché lesivo della privacy del giovane, sia che questo abbia compiuto 18 anni che nel caso contrario. Anche un minorenne, infatti, ha diritto a veder preservata la propria sfera personale di riservatezza.

Diverso è il caso in cui, dall’osservazione del comportamento del figlio o dalle segnalazioni ricevute da terzi (personale scolastico, amici, ecc.), il genitore ritenga che sussistano valide ragioni per controllare il suo smartphone. Al di là dei timori legati alla salute del ragazzo, padre e madre sono infatti responsabili per i danni da questi procurati e, se anche non rispondono mai dei reati da lui commessi, hanno comunque l’obbligo di impartire una sana educazione se non vogliono pagare il risarcimento di eventuali illeciti. 

Le cose, infatti, stanno così:

  • per i reati, risponde il figlio se ha almeno 14 anni. Sarà processato dal tribunale dei minori ma subirà le stesse pene applicabili a un maggiorenne;
  • per l’eventuale risarcimento del danno, invece, rispondono entrambi i genitori finché il figlio non compie 18 anni: da questa età in poi, è il giovane – anche se disoccupato – a dover pagare i danni per le proprie condotte illecite. Padre e madre possono esonerarsi dall’obbligo del risarcimento solo se dimostrano «di non aver potuto impedire il fatto» (così recita l’art. 2058 cod. civ.) ossia dando prova di aver impartito al figlio l’educazione necessaria per non recare danni a terzi nella loro vita di relazione. La precoce emancipazione dei minori frutto del costume sociale non esclude né attenua la responsabilità dei genitori.

Quindi, i genitori possono controllare il cellulare del figlio minorenne in quanto responsabili della sua educazione e, in definitiva, per evitare di rispondere loro stessi, solo in via civile, dei danni da quest’ultimo procurati. 

Emblematico è il caso di un ragazzo di 15 anni che commetta azioni di bullismo ai danni di un compagno di classe. 

A tali conclusioni è arrivato, di recente, il tribunale di Caltanissetta [1] secondo cui quello dei genitori non è un diritto ma un vero e proprio dovere di controllo, proprio perché strumentale all’educazione corretta da impartire al giovane. Leggi Cosa rischiano i genitori che non controllano il telefono dei figli?

Come controllare il telefono dei figli?

Il genitore, nel rispetto delle condizioni che abbiamo visto sopra – pertanto solo se non mosso da pura curiosità – può controllare lo smartphone del figlio minorenne, ma non può imporgli fisicamente la consegna dell’apparecchio. Egli, infatti, deve stare attento a non sconfinare nel reato di abuso di mezzi di correzione che si verifica tutte le volte in cui il minore viene maltrattato o subisce violenze fisiche o psicologiche. 

Non si può, ad esempio, chiudere a casa il figlio per una settimana per non aver fatto vedere il proprio cellulare, così come non è possibile strapparglielo dalle mani con la forza procurandogli magari delle ferite. Insomma, se anche la soluzione ottimale è cercare la collaborazione tra le parti, qualora questa non dovesse essere possibile bisognerà guardarsi bene dall’utilizzare la forza.


note

[1] Trib. Caltanissetta, sent. dell’8.10.2019.


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