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Email aziendale: ultime sentenze

25 Febbraio 2022
Email aziendale: ultime sentenze

Controlli eseguiti dal datore di lavoro; licenziamento disciplinare e valore probatorio dei messaggi di posta elettronica; ripetuto utilizzo della posta elettronica aziendale per esprimere giudizi offensivi verso il management aziendale.

Mailing list e violazione della privacy

Lecito l’utilizzo aziendale dei dati presenti in una mailing list sindacale, consegnati alla società da uno dei destinatari della comunicazione, e usati dall’azienda per censurare il dipendente che aveva usato toni offensivi nei confronti dei vertici aziendali. L’azienda non aveva avuto alcun ruolo attivo nella raccolta dei dati relativi al dipendente. Questi ultimi, infatti, erano ad essa pervenuti tramite la segnalazione di un’altra dipendente, la quale era stata inclusa tra i destinatari delle comunicazioni inviate dal lavoratore, pertanto, non vi è stata alcuna operazione di controllo o verifica della casella di posta elettronica del lavoratore.

Cassazione civile sez. I, 31/05/2021, n.15161

Cancellazione del messaggio ad opera dell’addetto alla ricezione

Nell’ipotesi di notifica del decreto ingiuntivo a mezzo PEC, a norma dell’art.3 bis della l. n. 53 del 1994, la circostanza che la e-mail PEC di notifica sia finita nella cartella della posta indesiderata (“spam”) della casella PEC del destinatario e sia stata eliminata dall’addetto alla ricezione, senza apertura e lettura della busta, per il timore di danni al sistema informatico aziendale, non può essere invocata dall’intimato come ipotesi di caso fortuito o di forza maggiore ai fini della dimostrazione della mancata tempestiva conoscenza del decreto che legittima alla proposizione dell’opposizione tardiva ai sensi dell’art.650 c.p.c.; ciò in quanto l’art.20 del d.m. n. 44 del 2011 (regolamento concernente le regole tecniche per l’adozione nel processo civile e nel processo penale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in attuazione dei principi di cui al d.lgs. n. 82 del 2005), nel disciplinare i requisiti della casella PEC del soggetto abilitato esterno, impone una serie di obblighi – tra cui quello di dotare il terminale informatico di “software” idoneo a verificare l’assenza di virus informatici nei messaggi in arrivo e in partenza, nonché di “software antispam” idoneo a prevenire la trasmissione di messaggi indesiderati – finalizzati a garantire il corretto funzionamento della casella di posta elettronica certificata, il cui esatto adempimento consente di isolare i messaggi sospetti ovvero di eseguire la scansione manuale dei relativi “files”, sicché deve escludersi l’impossibilità di adottare un comportamento alternativo a quello della mera ed immediata eliminazione del messaggio PEC nel cestino, una volta che esso sia stato classificato dal computer come “spam”.

Cassazione civile sez. III, 23/06/2021, n.17968

Computer ed e-mail aziendali

I controlli eseguiti dal datore di lavoro contrastano con il comma 3 dell’art. 4 L. 300/1970, qualora il lavoratore non sia stato adeguatamente informato né sulla concreta possibilità, né tanto meno sulle modalità relative a eventuali controlli da parte del datore di lavoro sul proprio computer e sulla propria e-mail aziendale.

Tribunale Vicenza, 28/10/2019, n.356

L’uso della mail aziendale

In materia disciplinare, non è vincolante la tipizzazione contenuta nella contrattazione collettiva ai fini dell’apprezzamento della giusta causa di recesso, essendo richiesto, comunque, l’accertamento in concreto della proporzionalità tra sanzione ed infrazione, anche sotto il profilo soggettivo della colpa o del dolo, fermo restando, tuttavia, che, anche nel caso in cui proceda a valutazione autonoma della fattispecie contemplata dalla norma collettiva, il giudice del merito non può prescindere dalla considerazione del contratto collettivo e dalla scala valoriale ivi espressa nella individuazione delle ipotesi di rilievo disciplinare e nella relativa graduazione delle sanzioni.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto che l’invio sporadico, da parte del dipendente, di alcune e-mail relative ad attività lavorativa svolta per conto proprio, mediante l’utilizzo della mail di proprietà aziendale durante l’orario di lavoro, costituisse condotta punibile con sanzione conservativa, in quanto non equiparabile a quelle, esplicitamente contemplate dal contratto collettivo quali fattispecie sanzionabili con il licenziamento, connotate, sotto il profilo oggettivo, dalla concreta idoneità delle stesse ad influire in vario modo sulla funzionalità dell’organizzazione dell’impresa o sulla serenità dell’ambiente di lavoro).

Cassazione civile sez. lav., 22/05/2019, n.13865

Email aziendale: può essere oggetto di verifica da parte del datore di lavoro?

Mentre le e-mail personali sono inaccessibili, pena la comissione di un reato e la violazione delle regole costituzionali sul segreto della corrispondenza, non così per le e-mail aziendali. Dunque, distinguendo tra account personale ed account aziendale, non c’è dubbio che per il primo il datore di lavoro ha il divieto categorico di accesso, mentre per il secondo il controllo delle e-mail è legittimo.

Va altresì precisato che,stante quanto sopra, se è possibile utilizzare per l’accertamento ex post di comportamenti illeciti e la eventuale conseguente contestazione disciplinare, e-mail inviate da e all’indirizzo del dipendente, parallelamente ne è ammessa la loro produzione nel giudizio volto al sindacato della legittimità dell’atto espulsivo che ne è seguito, costituendo queste presupposto necessario del detto accertamento.

Tribunale Roma sez. lav., 26/03/2019

Scambio di e-mail all’indirizzo di posta elettronica aziendale

Nel caso di contratto di fornitura concluso da falsus procurator, dell’obbligazione risponde la società rappresentata, stante il principio dell’apparenza colpevole creata dalla medesima società, che si evince in modo univoco da una serie di elementi quali: l’utilizzo del timbro societario nella conferma d’ordine e su tutti i documenti relativi alla fornitura; il pagamento dell’acconto da parte della stessa società rappresentata; la ricezione del macchinario presso la sede della società, ove si svolgeva l’installazione ed un corso con una dipendente della società; lo scambio di e-mail all’indirizzo di posta elettronica aziendale.

In sostanza, l’apparenza giuridica, fuori dei casi espressamente previsti e disciplinati dal codice civile, deve essere tutelata allorquando la parte che se ne vuole avvalere sia in buona fede e la parte che ha originato la discrasia tra apparenza e realtà abbia creato tale situazione, attraverso un comportamento colposo, idoneo ad ingenerare l’affidamento circa la genuinità del rapporto giuridico in essere.

Tribunale Milano sez. IV, 24/01/2019, n.693

Illegittimità del licenziamento disciplinare

È illegittimo il licenziamento del dipendente se la sanzione disciplinare viene irrogata in funzione di prove acquisite con uno scambio di mail: gli scambi di posta elettronica non sono riferibili al suo autore apparente perché privi di firma elettronica. A chiarirlo è la Cassazione che di fatto destituisce la posta elettronica aziendale della funzione probatoria. Per la Corte, infatti, il messaggio di posta elettronica è riconducibile alla categoria dei documenti informatici, i quali non hanno efficacia probatoria se non sottoscritti con firma elettronica avanzata, qualificata o digitale.

Cassazione civile sez. lav., 08/03/2018, n.5523

Email aziendale girata sull’indirizzo di posta personale

Non sussiste antigiuridicità nella condotta della lavoratrice che si permette di girare una mail aziendale sul suo indirizzo di posta personale (esclusa, la legittimità del licenziamento atteso che la condotta della lavoratrice non era idonea a ledere il patrimonio aziendale e, altresì, non vi era nessun pregiudizio per l’azienda derivante da un’unica e-mail girata dalla lavoratrice all’esterno dell’azienda).

Cassazione civile sez. lav., 11/06/2018, n.15084

Email offensive sulla società e licenziamento

È legittimo il licenziamento del dipendente che abbia inviato mail caratterizzate dall’uso reiterato di espressioni scurrili nei confronti del legale rappresentante della società e di altri collaboratori. Tale comportamento, infatti, è tale da inficiare il vincolo fiduciario con l’azienda. Così si è espressa la Cassazione, per la quale il ripetuto utilizzo della posta elettronica aziendale per esprimere giudizi pesantemente offensivi nei confronti del management aziendale sia una questione che incide direttamente sulla tutela del patrimonio aziendale.

La Corte conferma il giudizio di merito e osserva che le rilevazioni sulla posta aziendale si iscrivono nel campo dei controlli difensivi, la cui legittimità deriva dal fatto che si tratta di misure funzionali all’accertamento di condotte illecite dei lavoratori foriere di ledere il patrimonio e l’immagine dell’impresa.

Cassazione civile sez. lav., 10/11/2017, n.26682

Controllo delle mail aziendali dei dipendenti

Viola il diritto alla vita privata del lavoratore ex art. 8 Cedu il datore di lavoro che controlla le mail aziendali dei dipendenti se in caso di monitoraggio non li avvisa previamente, comunicando in modo chiaro la natura, le modalità e le finalità del controllo.

Corte europea diritti dell’uomo sez. grande chambre, 05/09/2017, n.61496

Mail aziendale contenente la proroga del patto di prova

Mancata proroga del patto di prova: il dolo del lavoratore è irrilevante ove cada solo sul patto di provaIl datore di lavoro che si ritenga leso dalla mancata proroga del patto di prova determinata da dolo del lavoratore deve provare gli artifizi e i raggiri che abbiano avuto efficienza causale sul suo consenso, restando il dedotto dolo comunque irrilevante ove cada non sulla stipulazione del contratto di lavoro o sull’individuazione dei suoi elementi essenziali ma solo sul patto di prova, che costituisce elemento accidentale del contratto.

(Nella specie, la S.C. ha rigettato il ricorso proposto dal datore di lavoro che deduceva la natura dolosa del comportamento di una lavoratrice, assunta in prova, che non aveva sottoscritto la mail aziendale contenente la proroga del patto di prova, al solo fine di avvalersi della conversione del contratto per scadenza del periodo di esperimento).

Cassazione civile sez. lav., 03/08/2016, n.16214

È ammesso il controllo della mail aziendale del dipendente?

Il controllo della posta elettronica aziendale da parte del datore di lavoro è un’ingerenza nel diritto alla vita privata, ma è compatibile con la tutela prevista dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo se di portata limitata e proporzionale.

Lo ha affermato la Corte europea dei diritti dell’uomo in un caso rumeno in cui un dipendente di una società privata era stato licenziato per aver usato per fini personali una mail aziendale appositamente creata dalla società per rispondere ai quesiti dei clienti. Per i giudici di Strasburgo, le mail rientrano nel diritto alla corrispondenza e, quindi, sono tutelate dall’articolo 8 della Convenzione che assicura il diritto al rispetto della vita privata, ma nel caso di specie, l’ingerenza deve essere ritenuta proporzionale, e dunque legittima, posto che si è trattato di un account di posta aziendale e non personale.

Corte europea diritti dell’uomo sez. IV, 12/01/2016, n.61496

L’invio di e-mail personali dalla casella di posta aziendale

L’invio di circa trenta e-mail personali nell’arco temporale di sei mesi dalla casella di posta aziendale da parte del dipendente di una società privata non costituisce, vista anche la totale assenza di precedenti provvedimenti disciplinari, una violazione tale da legittimare un licenziamento per giusta causa ai sensi dell’art. 2119 c.c. che costituisce l’extrema ratio utilizzabile solo quando l’accertata contestazione rivesta una gravità tale che qualsiasi altra sanzione risulti insufficiente a tutelare l’interesse del datore di lavoro.

Tribunale Taranto sez. lav., 28/11/2012, n.5916

Accesso abusivo a sistema informatico

Nell’ipotesi di accesso abusivo a sistema informatico il diritto di querela spetta al titolare del sistema violato (fattispecie relativa ad abusiva introduzione nel server di posta elettronica aziendale, con accesso a caselle di posta e-mail in violazione degli account individuali e con invio abusivo di messaggi di posta elettronica).

Cassazione penale sez. V, 08/05/2012, n.42021



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