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Risarcimento per violazione privacy: ultime sentenze

4 Maggio 2020
Risarcimento per violazione privacy: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: violazione del codice della privacy; danno non patrimoniale; condizioni per la risarcibilità del danno; trattamento illecito di dati personali.

Violazione del diritto alla privacy: risarcimento 

Non è ravvisabile una violazione del diritto alla privacy, all’immagine o della proprietà altrui nel comportamento di chi, nel proprio personale interesse, acquisisca dati contenenti immagini del proprio manufatto che, se anche riferite a parte del mobilio o degli ambienti in cui esso si inserisce, si dimostrino prive di contenuto personale riferito al committente dell’opera (confermata la sentenza con cui era stata rigettata la domanda di risarcimento che due coniugi avevano proposto nei confronti dell’impresa che loro stessi avevano incaricato del rifacimento degli infissi della villa di loro proprietà. In particolare, i ricorrenti chiedevano il ristoro per il danno non patrimoniale subito in seguito alla pubblicazione di immagini della loro abitazione sul catalogo pubblicitario dell’impresa).

Cassazione civile sez. III, 29/10/2019, n.27613

Pubblicazione fotomontaggi su siti porno

È configurabile il trattamento illecito di dati personali nell’ipotesi in cui taluno, anche solo per un breve lasso di tempo, posta su siti porno fotomontaggi realizzati a partire da foto di sue conoscenti, prelevate da Facebook, a nulla rilevando che si è trattato di una “bravata”.

La Cassazione ha confermato la condanna per l’imputato per violazione della privacy di ben 17 ragazze, nonostante avessero tutte rimesso la querela per diffamazione a seguito di uno spontaneo risarcimento di 1.300 euro ciascuna da parte del ricorrente.

Per la Corte l’indiscutibile attentato all’onorabilità delle persone inconsapevolmente interessate dal fotomontaggio e l’assenza del loro consenso all’utilizzo della propria immagine sono alla base del reato previsto dall’articolo 167 del codice Privacy.

Cassazione penale sez. III, 19/06/2019, n.43534

Danno violazione della privacy

L’emittente televisiva deve risarcire il danno per violazione della privacy per il servizio mandato in onda senza il consenso della persona ripresa, della quale vengono diffusi anche dati sensibili. A precisarlo è la Cassazione che ha respinto il ricorso di Rti Spa contro la decisione che la condannava al risarcimento del danno per il servizio mandato in onda da Le Iene in cui una ragazza complice della trasmissione aveva avvicinato un ragazzo davanti a una discoteca e lo aveva interrogato sulle sue abitudini sessuali e sulla sua propensione ad avere rapporti non protetti; il tutto mandato in onda senza il consenso dell'”intervistato” che, invece, deve essere acquisito per iscritto con l’indicazione dei dati da rivelare.

Cassazione civile sez. I, 21/06/2018, n.16358

Indagine illecita dell’utenza telefonica 

In tema di danni non patrimoniali, è dovuto il risarcimento di tali danni, laddove risulti una violazione della privacy, quale una indagine illecita – divulgata a mezzo stampa – sulle utenze telefoniche del calciatore da parte della società calcistica, diretta a controllare la vita privata e notturna del giocatore e le eventuali ripercussioni sulle sue prestazioni sportive.

Corte appello Milano, 22/07/2015

Prova per testimoni

In tema di risarcimento del danno non patrimoniale per violazione dell’art. 15 d.lg. 30 giugno 2003 n. 196 (c.d. codice della privacy), è ammissibile la prova per testimoni di tale danno, in quanto esso non può ritenersi “in re ipsa”, ma va allegato e provato, sia pure attraverso il ricorso a presunzioni semplici, e, quindi, a maggior ragione, tramite testimonianze, che attestino uno stato di sofferenza fisica o psichica.

(Nel caso di specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, che non aveva ammesso la testimonianza circa la sofferenza psicologica di un soggetto, dovuta alla comunicazione di dati afferenti la sua appartenenza sindacale).

Cassazione civile sez. VI, 26/09/2013, n.22100

L’attività illecita di spionaggio

È considerata acclarata l’attività illecita di spionaggio realizzata dall’azienda sul dipendente, la cui privacy è intangibile. Legittimo quindi il risarcimento del danno seppur limitato alla violazione della privacy, non agli effetti a livello di salute e carriera.

Tribunale Milano sez. X, 03/09/2012, n.9749

Violazione del codice della privacy

La sola circostanza che i dati siano stati utilizzati dal titolare o da chiunque in modo illecito o scorretto non idonea di per sè a legittimare l’interessato a richiedere il risarcimento del danno non patrimoniale.

Ed invero il danno non patrimoniale risarcibile ai sensi dell’art. 15 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (cosiddetto codice della privacy), pur determinato da una lesione del diritto fondamentale alla protezione dei dati personali tutelato dagli artt. 2 e 21 Cost. e dall’art. 8 della CEDU, non si sottrae alla verifica della “gravità della lesione” e della “serietà del danno” (quale perdita di natura personale effettivamente patita dall’interessato), in quanto anche per tale diritto opera il bilanciamento con il principio di solidarietà ex art. 2 Cost., di cui il principio di tolleranza della lesione minima è intrinseco precipitato, sicchè determina una lesione ingiustificabile del diritto non la mera violazione delle prescrizioni poste dall’art. 11 del codice della privacy ma solo quella che ne offenda in modo sensibile la sua portata effettiva.

Ed inoltre i danni cagionati per effetto del trattamento dei dati personali in base all’art. 15 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, sono assoggettati alla disciplina di cui all’ art. 2050 cod. civ., con la conseguenza che il danneggiato è tenuto solo a provare il danno e il nesso di causalità con l’attività di trattamento dei dati, mentre spetta al convenuto la prova di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno.

La fattispecie delineata dai due commi dell’art. 15 del d.lgs. n. 196 del 2003 pone quindi due presunzioni: quella secondo la quale il danno è da addebitare a chi ha trattato i dati personali o a chi si è avvalso di un altrui trattamento a meno che egli non dimostri di avere adottato tutte le misure idonee per evitarlo ai sensi dell’art. 2050 c.c. e quella secondo la quale le conseguenze non patrimoniali di tale danno – sia esso di natura contrattuale che extracontrattuale – sono da considerare in re ipsa a meno che il danneggiante non dimostri che esse non vi sono state ovvero che si tratta di un danno irrilevante o bagatellare ovvero ancora che il danneggiato abbia tratto vantaggio dalla pubblicazione dei dati.

Tribunale Siena, 29/10/2018, n.1244

Risarcimento del danno non patrimoniale

In tema di risarcimento del danno non patrimoniale per violazione dell’art. 15 d.lg. 30 giugno 2003 n. 196 (c.d. codice della privacy), è ammissibile la prova per testimoni di tale danno, in quanto esso non può ritenersi in re ipsa, ma va allegato e provato sia pure attraverso il ricorso a presunzioni semplici, e quindi, a maggior ragione, tramite testimonianze, che attestino uno stato di sofferenza fisica o psichica.

Cassazione civile sez. III, 14/08/2014, n.17974



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