Coronavirus e restrizioni, perché non possiamo mollare

8 Aprile 2020
Coronavirus e restrizioni, perché non possiamo mollare

L’allarme del ministro della Salute Roberto Speranza e del direttore generale aggiunto dell’Organizzazione mondiale della sanità Ranieri Guerra.

Aria di primavera, Pasqua e contagi in calo. Se gli italiani resisteranno ai prossimi giorni, al netto di qualche decina di migliaia di trasgressori, potremmo dire di essere stati davvero disciplinati e coscienziosi, nella lunga battaglia al Coronavirus. Il timore, adesso, è che, complice la stanchezza per le misure restrittive, si abbassi la guardia. Sarebbe un peccato “a un passo dalla vittoria“, ha commentato oggi Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), durante la conferenza stampa alla sede della Protezione civile.

La paura di eventuali riaperture irresponsabili, con frettolosa revoca delle misure anticontagio, è stata espressa oggi dal Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc), che ha pubblicato una nuova valutazione del rischio Covid-19 per Ue/Eea e Regno Unito. “Nonostante le prime evidenze, da parte di Italia e Austria, che il numero di casi e decessi stia diminuendo, al momento non esiste alcuna indicazione a livello Ue/Eea (Spazio economico europeo) del raggiungimento del picco dell’epidemia”, così ha scritto l’Ecdc, in una nota riportata dall’agenzia di stampa Adnkronos.

“Questi trend devono essere interpretati con cautela. Sulla base delle prove disponibili è attualmente troppo presto per iniziare a revocare tutte le misure di distanziamento fisico e comunitario. Prima di prendere in considerazione la revoca di qualsiasi misura, gli Stati membri dovrebbero garantire l’istituzione di sistemi avanzati di test e sorveglianza basati sulla popolazione e ospedalieri, per informare e monitorare le strategie di escalation/de-escalation e valutare le conseguenze epidemiologiche”.

Il ministro della Salute Roberto Speranza, oggi, ha lanciato un nuovo appello: “Siamo ancora nel pieno dell’emergenza – ha detto Speranza –  occorrono cautela e gradualità per non vanificare i grandi sacrifici fatti finora”. “Un’opera di persuasione” più che necessaria, secondo Ranieri Guerra, che ha ricordato come mentre si sta cominciando “a vedere la luce in alcune zone del pianeta, il livello di allarme è massimo” proprio perché “siamo a un passo da una prospettiva di vittoria ma questo non significa che abbiamo vinto, anzi è il contrario: è il momento di serrare le fila”. Ecco perché, a detta sua, allentare le misure “ora sarebbe deleterio e potrebbe vanificare tutti i sacrifici”.

I provvedimenti del governo per spezzare la catena dei contagi hanno funzionato e questo può confortarci: continuare su questa strada, per Guerra, significa abbattere la curva. I dati in calo sono positivi, ma Guerra ha messo in guardia da facili entusiasmi: “Non siamo in diminuzione netta. Siamo in rallentamento della velocità di trasmissione. C’è un serbatoio di positivi asintomatici che continua a garantire la circolazione del virus. Aprire o pensare di aprire in queste condizioni è difficile”.

Quindi? Quindi nessun ritorno alla vita normale per ora, cui dovremmo riavvicinarci gradualmente, secondo Guerra. “Si può predisporre una valutazione del rischio di riapertura per classe di lavoro, per tipologia geografica, per classe di età” o anche per altri criteri, ma sempre avendo come punto di riferimento “la diminuzione marcata della curva” epidemica, “cosa che ancora non c’è. E sempre tenendo presente il fatto che abbiamo comunque una categoria di persone che, per età e per esistenti condizioni morbose, è particolarmente vulnerabile”.

La sua ipotesi per la cosiddetta fase 2 non è “tamponi a tappeto” ma “un test a campione per capire quale sia stata la distribuzione del contagio, comprendendo anche gli asintomatici e tutti coloro che non sono stati sottoposti a diagnosi precisa”.



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