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Conte reagisce al no agli aiuti dall’Europa

8 Aprile 2020
Conte reagisce al no agli aiuti dall’Europa

Il premier si rivolge a un quotidiano tedesco invitando la Germania a rivedere le sue posizioni rigide, altrimenti l’Italia farà da sé, senza l’Unione. 

In vista della ripresa dell’Eurogruppo di domani – la riunione fiume iniziata ieri e durata l’intera notte si è risolta in un mancato accordo sugli aiuti economici e finanziari da concedere agli Stati in difficoltà – il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si è rivolto direttamente ai cittadini tedeschi con un’intervista al quotidiano Bild, molto diffuso in Germania.

La Germania infatti è in prima linea, insieme all’Olanda, nel fronte del no all’estensione delle misure di sostegno per fronteggiare l’emergenza Covid-19 e se le trattative non dovessero sbloccarsi si dovrà constatare il fallimento dell’Europa di fronte alla sfida della solidarietà verso i Paesi membri dell’Unione.

Il premier Conte ha usato toni molto duri, come emerge dal testo delle sue dichiarazioni che ci riporta la nostra agenzia Adnkronos: “In Germania potete avere tutto lo spazio fiscale che volete, ma non potete mai pensare di affrontare un’emergenza sanitaria, economica, sociale di così devastante impatto con il vostro spazio fiscale. È nell’interesse reciproco che l’Europa batta un colpo, che sia all’altezza della sfida. Altrimenti dobbiamo assolutamente abbandonare il sogno europeo e dire ognuno fa per sé”.

Conte ha sottolineato che “la Germania non ha vantaggi se l’Europa sprofonda nella recessione. Le nostre economie sono messe alla prova. E abbiamo la più grande crisi dal dopoguerra. Dobbiamo sviluppare strumenti fiscali ed elaborare una risposta. Non pretendiamo che la Germania e l’Olanda paghino i nostri debiti “.

Così l’Italia, attraverso la posizione ribadita oggi dal capo del Governo, continua a dire no al Mes, il meccanismo di stabilità detto anche Fondo salva-Stati e sostiene l’idea degli Eurobond, uno strumento di finanziamento solidale che però trova forti opposizioni negli Stati del Nord, al punto che l’asse degli Stati dell’area meridionale – tra cui Italia, Francia e Spagna – sta pensando a strumenti “ridotti”, un’emissione di titoli di Stato garantiti dalla Bce che andrebbero a vantaggio dei soli partecipanti; a costo di creare una pericolosa spaccatura dell’Unione Europea.

Conte è però ancora propositivo: “Non dobbiamo arretrare rispetto a Cina e Usa che mettono al momento a disposizione il 13% del loro Pil. Io chiedo un ammorbidimento delle regole di bilancio. Altrimenti dobbiamo fare senza l’Europa e ognuno fa per sé – ripete ancora, rincarando la dose -. E conclude il suo discorso con un invito a fare in fretta: “Non dobbiamo alla fine starcene lì con le mani incrociate. Una buona medicina deve essere rapida, tempestiva, altrimenti il paziente muore“.

Intanto si delinea un nuovo scenario: il presidente del Parlamento europeo, l’italiano David Sassoli, propone “la creazione di un fondo per la ripresa economica per condividere i costi della ripartenza. È necessario uno sforzo per cercare nuove vie – prosegue Sassoli – straordinarie e condivise, di finanziamento. Non è solo questione di solidarietà, ma di convenienza per tutti, viste le profonde interconnessioni delle economie europee. Il crollo di un Paese avrebbe inevitabilmente conseguenze drammatiche su tutti gli altri. In questo contesto la risposta dell’Eurogruppo deve essere commisurata alla sfida”. Sassoli aggiunge che “i governi e i cittadini devono avere fiducia nella forza dell’Europa che ci ha accompagnato in settant’anni di pace e di collaborazione. Ed oggi più che mai dobbiamo investire sul nostro futuro comune“.



1 Commento

  1. Se l’unione europea persiste con questa ostinazione, è meglio battere il ferro finché è caldo, e chiedere la restituzione di quanto versato a garanzia dell’unione e a tutte le agevolazione che sia la Germania che l’Olanda hanno avuto da questa unione

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