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Dichiarazione di successione: la può fare un solo erede?

9 Aprile 2020
Dichiarazione di successione: la può fare un solo erede?

Effetti della dichiarazione di successione sull’accettazione dell’eredità e soggetti tenuti a presentare la documentazione all’Agenzia delle Entrate. Casi di esonero.

È deceduto uno dei tuoi genitori. Dopodiché tuo fratello, senza dirti nulla, è andato dal notaio per fare la dichiarazione di successione. Questi ha proceduto regolarmente senza raccogliere da te una delega o una procura. Così ora temi di ritrovarti delle quote di eredità senza aver mai espresso alcun consenso e, per di più, con il pericolo di dover pagare una sanzione all’Agenzia delle Entrate. Come stanno le cose? Può fare la dichiarazione di successione un solo erede? Ecco la risposta ai tuoi dubbi.

Chi deve fare la dichiarazione di successione?

Nel momento in cui muore una persona, la legge già sa chi saranno i suoi futuri eredi: questi, infatti, sono coloro eventualmente citati nel testamento o, in assenza di un testamento, individuati sulla base delle regole del Codice civile. Chiaramente, si tratta di “eredi potenziali”: ciascuno di questi poi può decidere se accettare l’eredità (e, in tal caso, diventare erede a tutti gli effetti) o rinunciarvi (e, in tal caso, rimanere completamente estraneo alla successione).

Ebbene, la dichiarazione di successione deve essere presentata, entro 1 anno dal decesso, da uno qualsiasi degli “eredi potenziali” (tecnicamente detti «chiamati all’eredità», ossia coloro che potrebbero divenire eredi ma solo se decidono di accettare l’eredità).

La legge dice che la dichiarazione di successione è unica per tutto il patrimonio e sono obbligati a presentarla solidalmente tutti i chiamati a titolo di erede, per legge e per testamento (anche se non hanno ancora accettato l’eredità, purché non vi abbiano espressamente rinunziato) e i legatari.

Sono, inoltre, obbligati il curatore dell’eredità giacente, gli amministratori dell’eredità, gli esecutori testamentari e, in caso di assenza, gli immessi nel possesso temporaneo dei beni. Gli interessati possono anche avvalersi di un professionista come un notaio, un avvocato o chiunque faccia pratiche di questo tipo.

Pertanto, non c’è bisogno che a presentare la dichiarazione di successione siano tutti gli eredi, ben potendo provvedervi anche uno solo di questi senza consultare gli altri, trattandosi di un adempimento obbligatorio, che va cioè comunque svolto.

La dichiarazione di successione dev’essere sottoscritta da almeno uno degli obbligati. Di conseguenza, nessuna necessità sussiste di una procura rilasciata dagli altri eredi per la presentazione della dichiarazione stessa.

La dichiarazione di successione e l’accettazione dell’eredità

La dichiarazione di successione deve essere presentata generalmente entro 12 mesi decorrenti dalla data di apertura della successione (ossia dal giorno della morte). Quando, però, gli eredi sono solo il coniuge e/o figli e/o genitori e/o altri parenti in linea retta, e il valore del patrimonio caduto in successione non supera 100mila euro e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari (ad esempio, usufrutto o servitù), gli eredi non hanno obbligo di presentare la dichiarazione.

In caso di sopravvenienze ereditarie che fanno aumentare il valore oltre il limite, gli eredi devono presentare la dichiarazione.

Che valore ha la dichiarazione di successione?

Non si deve cadere nell’equivoco di ritenere che, una volta presentata la dichiarazione di successione, si diventi erede. La dichiarazione di successione ha, infatti, solo un valore fiscale: serve cioè per definire le imposte da versare al fisco sulla base dei beni compresi nell’eredità giacente e per la trascrizione dei beni immobili. 

Tuttavia, il deposito della dichiarazione di successione presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate non implica di per sé l’accettazione dell’eredità, adempimento questo che va fatto autonomamente e in un momento anche successivo. Chi cioè presenta la dichiarazione di successione non diventa erede, né fa diventare eredi gli altri chiamati che non hanno partecipato alla presentazione della dichiarazione stessa. Né potrebbe essere diversamente visto che, per legge, l’accettazione o la rinuncia all’eredità può essere manifestata entro 10 anni mentre, come visto, per la dichiarazione di successione c’è solo un anno.

Dunque, i chiamati all’eredità possono anche procedere a depositare la dichiarazione di successione prima di formalizzare la rinuncia o l’accettazione all’eredità. 

Se poi, dopo la presentazione della dichiarazione di successione, un erede dovesse rinunciare all’eredità sarà possibile depositare all’Agenzia delle Entrate una dichiarazione integrativa per ridistribuire le quote agli altri eredi alla luce della rinuncia effettuata. Nel frattempo, la persona che non ha formalizzato la rinuncia sarà considerata erede a tutti gli effetti, quindi dovrà pagare la tassa di successione e le imposte di trascrizione. 



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