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Truffa sulle mascherine: primo arresto per coronavirus

9 Aprile 2020 | Autore:
Truffa sulle mascherine: primo arresto per coronavirus

In manette un imprenditore: aveva vinto una gara d’appalto per dispositivi di protezione con una società fantasma incassando quasi 16 milioni di euro.

Viene in mente l’imprenditore che nel 2009, mentre l’Abruzzo cominciava a contare i morti del terremoto che devastò L’Aquila, rideva al telefono pensando agli affari che avrebbe potuto fare grazie alla ricostruzione. Undici anni più tardi, quando la conta dei morti per Covid-19 in Italia ha superato abbondantemente le 80mila unità, un altro imprenditore non solo se la rideva ma concludeva affari per oltre 15 milioni di euro sulla paura dei cittadini. Ora, però, passerà alla storia per essere il primo imprenditore arrestato per coronavirus.

A finire non dietro una mascherina ma dietro le sbarre è stato Antonello Ieffi, 42 anni. È stato ammanettato questa mattina dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza. Le accuse nei suoi confronti sono di turbativa d’asta e inadempimento di contratti di pubbliche forniture.

Le indagini, svolte in tempi record dalle Fiamme Gialle su ordine della Procura di Roma, hanno scoperto la turbativa in un lotto della gara d’appalto bandita da Consip per la fornitura di 24 milioni di mascherine chirurgiche per un valore di quasi 16 milioni di euro. I militari sono partiti da una denuncia presentata da Consip dopo avere riscontrato diverse anomalie nell’ambito della procedura della gara. In particolare, il lotto interessato, quello da 15,8 milioni di euro, era stato aggiudicato alla Biocrea Società Agricola a Responsabilità Limitata, la quale si impegnava a consegnare i primi 3 milioni di mascherine entro 3 giorni dall’ordine.

Ieffi si è posto come interlocutore di Consip pur non risultando nella compagine societaria della Biocrea, lamentando sin dall’inizio alcune problematiche organizzative relative al trasferimento della merce che, secondo lui, era già disponibile in un punto di stoccaggio in Cina. Carico che, invece, dopo un’ispezione effettuata nel Paese asiatico, è risultato inesistente.

Scavando ancora, si è scoperto che la Biocrea, che ha un oggetto sociale del tutto estraneo al settore merceologico relativo alla gara (si occupa di «coltivazione di fondi, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse»), fosse in realtà una scatola vuota, senza dipendenti, strutture, mezzi e capitali. Nonostante la palese incapacità operativa e finanziaria della Biocrea, Ieffi ha partecipato all’appalto, accettando il rischio di non essere in grado di adempiere alla fornitura di milioni di mascherine nei tempi brevissimi dettati dallo stato emergenziale in atto, chiaramente indicati nel bando di gara: «Una puntata d’azzardo – scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare – giocata sulla salute pubblica e su quella individuale di chi attendeva, e attende, le mascherine, che bene rende la capacità a delinquere del soggetto».

Ieppi, secondo gli inquirenti, si stava organizzando con un’altra società-fantasma per aggiudicarsi un’altra gara pubblica da oltre 64 milioni di euro per altro materiale sanitario.



1 Commento

  1. Una mia curiosità (ma credo non solo mia…): che fine ha fatto quell’imprenditore della “ricostruzione post terremoto”? Qualcuno lo sa? Sta scontando l’ergastolo a Ventotene o è stato insignito del “Nobel” a coronamento della sua “meritoria carriera”?… La domanda è d’obbligo sapendo bene come dis-funziona la giustizia italiana… La telefonata, trasmessa ai tempi in Tv grazie alle intercettazioni, la “sento” ancora nelle orecchie a distanza di anni!

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