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Coronavirus, fase 2: riapertura diversa per regioni

9 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus, fase 2: riapertura diversa per regioni

Conte si confronterà con i governatori per valutare quando e che cosa riaprire a maggio. Gli ultimi (forse tra non meno di un mese) saranno bar e ristoranti.

Il Governo ha deciso di attuare la fase 2 dell’emergenza coronavirus in modo diverso a seconda delle regioni. È quanto trapela da Palazzo Chigi a poche ore dall’approvazione del nuovo Dpcm che segnerà le prossime tappe dal 13 aprile, giorno in cui scade il provvedimento attualmente in vigore.

Ecco come dovrebbero andare le cose secondo le intenzioni dell’Esecutivo, partendo dal presupposto che da qui a Pasquetta non cambierà nulla e sperando che in questi giorni di festa gli italiani facciano giudizio e non mandino all’aria con un comportamento troppo disinvolto quanto è stato fatto finora.

Dal 14 aprile, alcune imprese potranno ricominciare l’attività sempre che siano dotate dei dovuti dispositivi di sicurezza, così come abbiamo anticipato in questo articolo Coronavirus: cosa dovrebbe riaprire il 14 aprile. I sindacati hanno chiesto un incontro con il premier per capire chi può ricominciare e chi è meglio che resti ancora chiuso. A quanto si apprende, nelle ultime ore, si è parlato di cosa fare con librerie, cartolerie e pasticcerie, mentre su tavole calde e ristoranti si potrebbe decidere di lasciarli chiusi ma di consentire loro la distribuzione di pasti a domicilio.

Quel che è certo è che l’Italia non seguirà l’esempio della Spagna. Il Governo di Madrid ha deciso di concludere la fase del lockdown il 26 aprile. «Non possiamo esporci ad un contagio di ritorno», ha tagliato corto Conte.

Quindi, per ulteriori concessioni toccherà attendere il 4 maggio. Quel giorno – sempre se i dati sui contagi manterranno l’attuale trend ed il numero dei nuovi casi sarà vicino allo zero – si potrà partire con la vera e propria fase 2, una volta che saranno passati tutte le festività di primavera. Le riaperture verranno concordate con le Regioni, a seconda della realtà rilevata in ciascun territorio, anche se la decisione finale sarà presa dal Governo e non dai governatori. Giusto per non far confusione. Chi non può lavorare da casa attraverso lo smart working, potrà rientrare seguendo dei turni e delle fasce orarie ben precisi. Verrà stilato l’elenco dei negozi che potranno riprendere l’attività, pur mantenendo gli ingressi contingentati come oggi fanno supermercati e farmacie. Ma, come accennato, non è detto che in Lombardia si riparta allo stesso ritmo e con le stesse modalità che, ad esempio, in Calabria o nelle Marche.

Minori restrizioni sugli spostamenti dei cittadini dovrebbero arrivare il 18 maggio, insieme ad un elenco più ampio dei negozi e delle attività da riaprire. Potrebbero essere consentite passeggiate più lunghe dentro e fuori il proprio Comune nelle regioni in cui c’è stato il maggior numero di casi positivi (e che, quindi, dovrebbero registrare una percentuale più alta di cittadini immuni al virus) ed in quelle che registrano pochi pazienti malati. Tra gli ultimi a rivedere i propri clienti saranno sicuramente i titolari di bar, ristoranti, pub, pizzerie, discoteche, musei ed altri luoghi destinati a eventi. I quali, anche dopo la riapertura, dovranno garantire per un periodo di tempo non breve la distanza interpersonale e la protezione del personale con mascherine e guanti.



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