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Come ottenere un divorzio immediato

10 Aprile 2020 | Autore:
Come ottenere un divorzio immediato

Disciplina legislativa sulla fine di una relazione coniugale: breve panoramica sulle procedure da seguire per ridurre i tempi di attesa.

Poniamo il caso che il tuo matrimonio sia giunto al capolinea: nonostante i tentativi di salvare la tua relazione non c’è possibilità di superare il momento di crisi. Decidi allora di divorziare, ma vuoi che la procedura si concluda in tempi brevi: hai, infatti, intenzione di risparmiare sulle spese di giudizio e, soprattutto, vuoi definire questa situazione il prima possibile.

Se ti stai chiedendo come ottenere un divorzio immediato, sappi che la nuova normativa introdotta in materia ti viene in aiuto: in presenza di determinate circostanze, infatti, è possibile ricorrere alla separazione e al divorzio breve. Tuttavia, nonostante i termini della questione siano stati semplificati, esiste una procedura che bisogna seguire e non si può fare a meno di attivare.

Vediamo nel dettaglio tutte le possibilità previste dal nostro sistema giuridico.

La separazione dei coniugi

Quando marito e moglie si rendono conto che la loro convivenza è diventata intollerabile e che non è più possibile ricucire il rapporto coniugale, la scelta da prendere è quella della separazione. Le motivazioni sottese a tale decisione possono essere moltissime: si va dalle ipotesi meno importanti (pensa, ad esempio, a un’incompatibilità caratteriale) alle circostanze più serie (tradimenti o, addirittura, violenza domestica).

A prescindere dalle ragioni che stanno alla base della separazione, ricorda sempre che si tratta di una situazione temporanea: è un momento di riflessione che sospende provvisoriamente i diritti e i doveri nascenti dal matrimonio e che si può concludere con una riconciliazione o con la rottura definitiva del rapporto.

Su tale argomento, negli ultimi tempi, sono intervenute delle modifiche legislative importanti: le nuove disposizioni permettono ai coniugi di scegliere la tipologia di procedura da attivare, i tempi da impiegare e le istituzioni alle quali rivolgersi. Occorre, quindi, analizzare tale istituto in tutte le sue angolazioni.

Procedura ordinaria: separazione di fatto, consensuale o giudiziale

Le disposizioni del codice civile distinguono diverse tipologie di separazione personale e associano a ciascuna di esse caratteristiche ed effetti specifici. I coniugi, infatti, sulla base dello stato dei loro rapporti e del livello di conflittualità che li caratterizza, decidono tra:

  • separazione consensuale: si realizza con il semplice accordo dei coniugi; la convenzione predisposta dalle parti deve essere omologata da un giudice, il quale si pone come soggetto terzo e neutrale che accerta la legittimità e l’opportunità delle condizioni inserite e che interviene nel caso in cui i figli non siano stati adeguatamente tutelati;
  • separazione giudiziale: è stabilita con sentenza quando uno dei due coniugi è in disaccordo con l’altro sulla scelta di separarsi; in tale ipotesi, il giudice, dopo aver accertato che la prosecuzione della convivenza è impossibile o è dannosa per l’educazione dei figli, assume la decisione con la sua autorità;
  • separazione di fatto: non produce effetti giuridici in quanto è sprovvista dell’omologazione o della sentenza del tribunale.

Procedure semplificate: separazione tramite negoziazione assistita e separazione breve

Con la riforma del 2015 [1] il legislatore ha reso più agevole e snella la procedura di sospensione degli effetti del proprio matrimonio: oggi, i coniugi hanno la facoltà di scegliere tra tipologie alternative alla procedura ordinaria.

In particolare, sono state introdotte:

  • la separazione tramite negoziazione assistita: i coniugi che intendono separarsi ricorrono alla mediazione di uno o più avvocati dinanzi ai quali redigono un accordo che disciplina i loro rapporti e che deve essere portato a compimento entro un termine non inferiore a un mese e non superiore a tre mesi. La convenzione, che deve essere redatta per iscritto e sottoscritta da entrambi i coniugi e dai loro legali, deve essere trasmessa al pubblico ministero competente per territorio il quale, a meno che non ravvisa irregolarità o violazioni in presenza di figli minori o non autosufficienti, dà il proprio nulla osta; l’accordo autorizzato deve essere trasmesso all’ufficiale di stato civile del comune in cui il matrimonio è stato trascritto.
  • la separazione breve: è l’intesa conclusa in presenza dell’ufficiale di stato civile (e, quindi, sostanzialmente presso la casa comunale) senza l’assistenza di un avvocato; si tratta di una procedura che può essere attivata soltanto in assenza di figli minori o non autosufficienti o portatori di handicap.

Il divorzio breve

Di divorzio in Italia si parla soltanto a partire dal 1970, anno in cui è stata adottata la legge sullo scioglimento degli effetti civili del matrimonio: soltanto a partire da questo momento tale procedura viene disciplinata e autorizzata dall’ordinamento giuridico.

Il divorzio, a differenza della separazione, è una soluzione definitiva che determina la cessazione del rapporto coniugale e di tutte le situazioni giuridiche collegate al matrimonio (personali ed economiche).

La riforma del 2015 è intervenuta anche su tale istituto: infatti, non solo ha modificato i tempi di richiesta, ma ha anche snellito le procedure da seguire. Sul punto, però, non devi tralasciare un aspetto fondamentale: il divorzio non può mai essere domandato in prima battuta, ma deve sempre succedere a una separazione personale (di qualsiasi tipologia essa sia). Nonostante la richiesta di alcune forze politiche, la legge del 2015 non ha, infatti, introdotto la possibilità di divorziare senza separazione.

Guardando nel dettaglio alle nuove disposizioni, è possibile evidenziare come i termini per chiedere la cessazione degli effetti matrimoniali sono stati ridotti: si è passati da tre anni a dodici mesi, in caso di separazione giudiziale, e da tre anni a sei mesi, in caso di separazione consensuale, con negoziazione assistita o dinanzi all’ufficiale di stato civile. I nuovi termini decorrono, nel primo caso, dalla sentenza del tribunale e, nella seconda ipotesi, dall’omologa dell’accordo, dalla sua certificazione dinanzi agli avvocati o dal suo perfezionamento davanti al sindaco.

Così come avviene per la separazione, anche per il divorzio è possibile scegliere se attivare la procedura ordinaria dinanzi al tribunale oppure procedere (anche in assenza di un avvocato) dinanzi all’ufficiale di stato civile: tale ultima strada non è però percorribile se vi sono figli minori, non autosufficienti o portatori di handicap.


note

[1] Legge 06.05.2015 n. 55 “Disposizioni in materia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonchè di comunione tra i coniugi”


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