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Trasferimento di un genitore con il figlio in un’altra città

9 Aprile 2020
Trasferimento di un genitore con il figlio in un’altra città

Figlio di coppia non sposata: può stare con la madre in altra città? Se il genitore vuole trasferirsi deve chiedere il consenso all’ex?

Immaginiamo una coppia non sposata con un figlio ancora minorenne. I genitori decidono di separarsi e di andare a vivere ciascuno per i fatti propri. Senonché la madre, che si prenderà cura del bambino, vorrebbe trasferirsi in un’altra città, a diversi chilometri di distanza, perché lì ha trovato lavoro e una collocazione sociale migliore (anche per via della presenza dei parenti). Lo può fare o deve prima ottenere il consenso dall’ex compagno? Il figlio di una coppia non sposata può stare con la madre in un’altra città? Vediamo tutto ciò che c’è da sapere in merito al trasferimento di un genitore con il figlio in un’altra città.

Residenza del minore

Il figlio minore, sebbene affidato a entrambi i genitori, deve avere un’unica residenza anagrafica che coincide, di norma, con quella del genitore con cui il minore abiti o sia collocato prevalentemente. 

La sua residenza abituale sarà il luogo in cui hanno sede prevalente gli interessi e gli affetti.

Se i genitori risiedono in Comuni diversi si può però disporre che il figlio abbia la doppia domiciliazione presso entrambi, per consentirgli di fruire delle agevolazioni e dei servizi di entrambi i Comuni che normalmente sono collegati alla residenza anagrafica .

Il problema sorge in caso di contrasto tra i genitori in merito alla residenza del figlio. A riguardo viene in soccorso l’articolo 316 del Codice civile. Tale norma prevede che «i genitori, di comune accordo, stabiliscono la residenza abituale del minore.

In caso di contrasto su questioni di particolare importanza ciascuno dei genitori può ricorrere senza formalità al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei».

Quindi, le possibili soluzioni al conflitto sulla residenza del minore sono due:

  • o i genitori trovano un accordo e decidono con chi e dove debba stare il figlio;
  • oppure, in caso di mancato accordo, uno dei due può ricorrere al giudice per chiedere a questi quale sia la soluzione ottimale al figlio stesso.

La legge quindi prevede che le decisioni importanti, e in particolare quelle riguardanti la residenza dei minori, debbano essere condivise tra i genitori; in mancanza di accordo, se interpellato, il giudice sente i genitori, e anche i figli se hanno già 12 anni, e propone la soluzione che ritiene più utile per i minori e per l’unità familiare. 

Se nemmeno questo è sufficiente per dirimere la questione, il giudice non può adottare una propria scelta (terza rispetto a quella delle parti) ma è tenuto ad attribuire il potere della decisione al genitore che gli sembra nel caso specifico più tutelante per il figlio. 

In merito al trasferimento all’estero, il tribunale prenderà in esame vari aspetti quali abitazione, scuola e istruzione, accudimento, rapporti di parentela e soprattutto la possibilità di mantenere rapporti significativi con il genitore che non dovesse trasferirsi. 

Quindi il giudice sarà tenuto a valutare qual è il luogo in cui i figli potrebbero meglio sviluppare le proprie capacità, inclinazioni e aspirazioni, partendo dalle abitudini consolidate.

Secondo la Cassazione [1], il trasferimento della prole realizzato unilateralmente da un genitore in difetto del consenso dell’altro, è comunque idoneo a stabilire la residenza abituale dei minori nel luogo in cui sono stati trasferiti, se i figli, nonostante il breve lasso di tempo intercorso, hanno raggiunto una situazione di stabilità oggettiva e soggettiva.

Un accordo che impedisce in modo assoluto a un coniuge di trasferire la residenza propria e dei figli conviventi è contrario all’ordine pubblico, ponendosi in contrasto con diritti fondamentali del coniuge e della prole. 

Trasferimento di un genitore con il figlio in un’altra città

Vediamo ora che succede quando, all’esito della causa di separazione (per le coppie sposate) o del giudizio rivolto a definire il mantenimento e la collocazione del figlio (per le coppie di fatto), il giudice fissa la residenza del minore presso uno dei due genitori e questi, in un momento successivo, vuole trasferirsi in un’altra città. Può farlo?

Oggi si ritiene che il giudice non possa intervenire nelle scelte del genitore di cambiare la propria residenza e quindi anche quella dei figli minori, né per questo può revocare loro la collocazione del minore o, peggio, l’affidamento. Il magistrato ha esclusivamente il dovere di valutare se sia più funzionale al preminente interesse della prole il collocamento presso l’uno o l’altro dei genitori, per quanto ciò incida negativamente sulla quotidianità dei rapporti con il genitore non collocatario [2]: conseguenza, questa, comunque ineluttabile, sia nel caso di collocamento presso il genitore che si trasferisce, sia nel caso di collocamento presso il genitore che resta.

Si ritiene dunque che il genitore collocatario del figlio minore possa mutare la residenza propria e quella del figlio minore anche senza il consenso dell’altro genitore purché: 

  • la decisione sia assunta nell’interesse del figlio
  • ciò non comprometta gli incontri con l’altro genitore. 

Se ricorrono queste due condizioni, il trasferimento non concordato con l’ex non è causa di perdita della collocazione del minore o dell’affidamento. 

Ad esempio si è ritenuto legittimo il provvedimento che ha collocato due minori presso la madre, la quale per esigenze di lavoro si era trasferita in un’altra città, distante da quella originaria di residenza, dove viveva l’altro genitore, i cui rapporti quotidiani con le figlie venivano compressi. Si è tenuto conto dell’esigenza di assicurare alle figlie, ancora in tenera età, la costante presenza della madre [3].


note

[1] Cass. 5 settembre 2014 n. 18817.

[2] Cass. 14 settembre 2016 n. 18087.

[3] Cass. 12 maggio 2015 n. 9633.

Autore immagine: it. depositphotos.com


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