Coronavirus e imprese: c’è più tempo per fallire

9 Aprile 2020
Coronavirus e imprese: c’è più tempo per fallire

Slitta al 1° settembre 2021 l’entrata in vigore del Codice dell’insolvenza; nel frattempo, sono bloccate fino al 30 giugno le istanze di fallimento.

Il nuovo decreto legge per il credito alle imprese, chiamato anche decreto Liquidità, pubblicato questa notte in Gazzetta Ufficiale [1] contiene una norma che fa slittare l’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza [2] al primo settembre 2021. Originariamente, era prevista per il 15 agosto 2020.

Il motivo di questa lunga proroga all’introduzione della nuova normativa consiste nel fatto che “in questo particolare momento di crisi del sistema produttivo ed economico, potrebbe non essere garantita la piena applicazione della riforma della disciplina della gestione della crisi e dell’insolvenza”, si spiega nella relazione tecnica al decreto.

In questo modo, viene consentito alle imprese di continuare ad operare secondo la consolidata disciplina previgente, permettendo di superare la fase più acuta dell’attuale emergenza economica Coronavirus.

Il decreto Liquidità prevede anche l’improcedibilità delle istanze di fallimento depositate nel periodo dal 9 marzo al 30 giugno 2020, tranne quelle richieste dal pubblico ministero che domandi provvedimenti cautelari o conservativi (in proposito leggi anche Coronavirus: bloccati fallimenti e insolvenze). Inoltre, differisce di 6 mesi i termini per la conclusione dei concordati preventivi e degli accordi di ristrutturazione già omologati o in fase di omologazione, con riferimento a tutti quelli in scadenza tra il 23 febbraio 2020 ed il 31 dicembre 2021 “al fine di salvaguardare – si legge nella relazione tecnica – quelle procedure di concordato preventivo o accordi di ristrutturazione omologati aventi concrete possibilità di successo prima dello scoppio della crisi epidemica”.

Per quanto riguarda lo stop alle norme sulla messa in liquidazione delle imprese, a causa della perdita di capitale dovuta all’emergenza coronavirus, per tutto il 2020, la relazione tecnica spiega che la norma ”è tesa ad evitare che le perdite di capitale, dovute alla crisi da Covid-19 e verificatesi nel corso degli esercizi chiusi al 31 dicembre 2020, pongano gli amministratori di imprese nelle condizioni di immediata messa in liquidazione, con perdita della prospettiva di continuità per imprese anche performanti e con il rischio di esporsi alla responsabilità per gestione non conservativa”.

Tutte queste misure, insieme al differimento, già previsto [3], al 15 febbraio 2021 delle misure di allerta di crisi delle imprese, convergono nel favorire il salvataggio delle aziende già compromesse dalla diffusa crisi provocata dalla pandemia di Covid-19.

Del resto, nell’attuale periodo non risulta facile distinguere le imprese colpite dallo stato di generale difficoltà economica, e dalla conseguente mancanza di liquidità, da quelle che si trovano in uno stato di insolvenza irreversibile.


note

[1] Decreto legge 8 aprile 2020, n.23.

[2] D.Lgs. n.14/2019.

[3] Decreto Legge 2 marzo 2020, n. 9.


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