Coronavirus, tutti i medicinali che vanno a ruba

9 Aprile 2020
Coronavirus, tutti i medicinali che vanno a ruba

Stanno scomparendo dalle farmacie. Non solo guanti e mascherine, ma anche antivirali e antibiotici. Ma dei prodotti in fase di test nessuno ha ancora dimostrato la sua efficacia contro il Covid-19.

Sapevamo dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus che poteva esserci un problema di carenze o di non immediata disponibilità di alcuni farmaci. È quello che, puntualmente, sta accadendo in queste ore, come documenta la Società italiana di farmacia ospedaliera (Sifo), che ha stilato un elenco di tutti i medicinali e dispositivi di protezione spariti dalle farmacie. Mascherine e guanti sono introvabili, ma anche antibiotici e antivirali cominciano a scarseggiare.

Il sito di Sifo ha attivato una rete nazionale emergenza Covid-19, una parte del proprio portale dedicata alla condivisione di informazioni, specie sui medicinali che, in questo momento, è più difficile reperire. Si può compilare un form per dichiarare cosa manca.

I farmaci e dispositivi di protezione difficili da trovare

L’elenco delle maggiori criticità segnalate è stato divulgato da una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos:

  • antivirali: Ritonavir/Lopinavir, Darunavir/Cobicistat, Remdesivir;
  • curari-miorilassanti muscolari: Cisatracurio, Rocuronio, Atracurio;
  • anestetici: Propofol, Remifentanil;
  • antibiotici: Piperacillina/Tazobactam; Azitromicina;
  • antibatterici: Claritromicina;
  • antitrombotici: Eparina Sodica;
  • antimalarici: Idrossiclorochina;
  • antiemorragici: Acido Tranexamico;
  • immunosoppressore: Tocilizumab;
  • dispositivi di protezione individuale (dpi): guanti, mascherine, ffp2, ffp3, camici sterili;
  • caschi per la ventilazione non invasiva (niv);
  • tamponi naso – faringei;
  • materiali per ventilazione meccanica a pressione positiva continua;
  • (Cpap): tubi, maschera, fasce elastiche.

Secondo la Sifo, oltre ai famarci e dispositivi di protezione elencati, è difficile trovare disinfettanti. Si sta cercando di rimediare con la produzione in proprio da parte di farmacie, ma anche l’alcol scarseggia ed è un ingrediente fondamentale per la preparazione di igienizzanti (leggi l’articolo: Coronavirus, adesso la paura è che manchi l’alcol). Si registrano anche ritardi nella consegna di farmaci importati dall’estero (come il Cisatracurio, uno dei più diffusi miorilassanti muscolari, proveniente dall’India).

I consigli dell’Agenzia italiana del farmaco sull’idrossiclorochina

Sulla scarsa disponibilità di idrossiclorochina, oggi, è tornata anche l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Un grave problema, perché del Plaquenil, che è appunto a base di idrossiclorochina, fa uso un buon numero di pazienti per problemi reumatici. Un’associazione, racconta l’Aifa, “ha manifestato la propria preoccupazione rispetto al rischio della mancata disponibilità di quantità di farmaco sufficienti a garantire la continuità terapeutica per le indicazioni autorizzate”. L’agenzia, proprio per evitare che il farmaco non sia disponibile per chi ne ha bisogno per patologie extraCoronavirus, ha fatto dato due indicazioni.

La prima è quella di differenziare, tramite l’apposizione dell’indicazione terapeutica sulla ricetta, le prescrizioni on label (cioè conformi alle disposizioni d’uso secondo il foglietto illustrativo del farmaco) da quelle relative al trattamento della malattia Covid-19.

La seconda è di procedere a “una distribuzione controllata delle quote di farmaco da destinare al trattamento dei pazienti Covid-19″. L’Aifa ricorda che “l’uso di idrossiclorochina non è raccomandato al di fuori di studi clinici” e ritiene che “una tale modalità di distribuzione potrebbe consentire una riduzione degli sprechi: i prodotti a base di idrossiclorochina contengono generalmente 30 compresse/confezione mentre per un trattamento alle dosi massime consigliate (fino a 7 giorni) ne servono al massimo 16. Pertanto la consegna al paziente della confezione intera genererebbe uno spreco di prodotto”.

“Per risparmiare fino al 50% delle dosi – continua l’Aifa – si potrebbe procedere (come già avviene in alcune regioni) a una divisione del contenuto della confezione consegnando ai pazienti o un blister da 15 compresse (ove clinicamente appropriato) o comunque la quantità necessaria, che dovrà essere riconfezionata in modo da evitare errori nella gestione della terapia”.

La corsa ai farmaci, comunque, al momento, non è utile come metodo di contrasto al Coronavirus. I 40 medicinali che si stanno attualmente testando (insieme a 12 vaccini) possono essere presi solo previa prescrizione medica (leggi gli articoli: Come utilizzare la clorochina contro il Coronavirus; Coronavirus, il punto sulle cure in via di sperimentazione). E soprattutto, sono dei tentativi: nessuno, al momento, ha dimostrato efficacia su larga scala.



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