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Danno pubblicazione immagine: ultime sentenze

2 Agosto 2021
Danno pubblicazione immagine: ultime sentenze

Fotografie relative alla vita privata di una persona nota; pregressa manifestazione di volontà del titolare del diritto di vietare a chiunque la pubblicazione delle foto; diritto al risarcimento del danno patrimoniale.

Pubblicazioni foto di un personaggio pubblico

Dall’espressa volontà di vietare la pubblicazione di foto relative alla propria vita privata, riferibili ad un soggetto molto conosciuto, non discende l’abbandono del diritto all’immagine che ben può essere esercitato, per un verso, mediante la facoltà, protratta per il tempo ritenuto necessario, di non pubblicare determinate fotografie, e per altro verso, mediante la scelta di non sfruttare economicamente i propri dati personali, perché lo sfruttamento può risultare lesivo, in prospettiva, del bene protetto.

Cassazione civile sez. I, 16/06/2021, n.17217

Pubblicazione foto di un minore

L’interesse pubblico alla diffusione di una notizia, in presenza delle condizioni legittimanti l’esercizio del diritto di cronaca, va distinto dall’interesse alla pubblicazione o diffusione anche dell’immagine delle persone coinvolte, la cui liceità postula, giusta la disciplina complessivamente desumibile dagli artt. 10 c.c., 96 e 97 della l. n. 633 del 1941, 137 del d.lgs. n. 196 del 2003 ed 8 del codice deontologico dei giornalisti, il concreto accertamento di uno specifico ed autonomo interesse pubblico alla conoscenza delle fattezze dei protagonisti della vicenda narrata ai fini della completezza e correttezza della divulgazione della notizia, oppure il consenso delle persone ritratte, o l’esistenza delle altre condizioni eccezionali giustificative previste dall’ordinamento

(Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza del tribunale che aveva respinto la domanda di risarcimento del danno subito da una minore degente per gravissimi motivi di salute, che in occasione di un articolo pubblicato su talune testate giornalistiche, era apparsa ritratta insieme ad un noto calciatore che si era appositamente recato in ospedale per farle visita).

Cassazione civile sez. I, 19/02/2021, n.4477

Valutazione di lesività diffamatoria

In tema di danno all’immagine e alla reputazione, la valutazione di “lesività diffamatoria” deve essere formulata rispetto ad una notizia associata a delle immagini da valutarsi nel loro complesso e non certamente in maniera “atomistica” tenendo conto dei singoli fatti o delle singole immagini che, da soli, non possono assumere alcuna valenza offensiva.

Ciò posto, nel caso, come quello in esame, la mera pubblicazione di fotografie – per i luoghi in cui le stesse sono state scattate, per i contesti e per la moltitudine di personaggi ivi raffigurati – non può rappresentare di per sé stessa lesione del diritto all’onore ed alla rispettabilità della persona, anche perché il singolo soggetto che si mette in posa in locali pubblici in fotografie di gruppo, con personaggi noti e non, accetta il rischio – non potendo ben conoscere tutti i soggetti ritratti – del contesto di persone in cui si inserisce per essere ritratto e, quindi, della successiva eventuale pubblicazione.

Tribunale Napoli sez. IX, 04/08/2020, n.5469

Pubblicazione abusiva del ritratto di una persona notoria per finalità commerciali

Chiunque pubblichi abusivamente il ritratto di una persona notoria, per finalità commerciali, è tenuto al risarcimento del danno, la cui liquidazione deve essere effettuata tenendo conto anzitutto delle ragioni della notorietà, specialmente se questa è connessa all’attività artistica del soggetto leso, alla quale si collega normalmente lo sfruttamento esclusivo dell’immagine stessa, pertanto l’abusiva pubblicazione, quando comporta la perdita, da parte del titolare del diritto, della facoltà di offrire al mercato l’uso del proprio ritratto, dà luogo al corrispondente pregiudizio specificava come tale pregiudizio non è, poi, escluso dall’eventuale rifiuto del soggetto leso di consentire a chicchessia la pubblicazione degli specifici ritratti abusivamente utilizzati, atteso che detto rifiuto non può essere equiparato ad una sorta di abbandono del diritto, con conseguente caduta in pubblico dominio, in quanto nella gestione del diritto alla propria immagine ben si colloca la facoltà, protratta per il tempo ritenuto necessario, di non pubblicare determinati ritratti, senza che ciò comporti alcun effetto ablativo.

Corte appello Milano sez. II, 03/07/2020, n.1656

Divieto pubblicazione foto relative alla propria vita privata

Dall’espressa volontà di vietare la pubblicazione di foto relative alla propria vita privata, riferita ad un soggetto molto conosciuto (nella specie un notissimo attore) non discende l’abbandono del diritto all’immagine che ben può essere esercitato, per un verso, mediante la facoltà, protratta per il tempo ritenuto necessario, di non pubblicare determinate fotografie, senza che ciò comporti alcun effetto ablativo e, per altro verso, mediante la scelta di non sfruttare economicamente i propri dati personali, perché lo sfruttamento può risultare lesivo, in prospettiva, del bene protetto.

Ne consegue che, nell’ipotesi di plurime violazioni di legge dovute alla pubblicazione e divulgazione di fotografie in dispregio del divieto, non può escludersi il diritto al risarcimento del danno patrimoniale, che ben può essere determinato in via equitativa.

Cassazione civile sez. I, 23/01/2019, n.1875

Il rifiuto di consentire la pubblicazioni di foto

In tema di danno patrimoniale, conseguente a plurime violazioni di legge relative alla pubblicazione di foto della propria vita privata, quand’anche relative ad un soggetto molto conosciuto (nella specie: un notissimo attore), dall’eventuale rifiuto del soggetto leso di consentire a chicchessia la pubblicazione delle immagini abusivamente utilizzate, non discende affatto l’abbandono del diritto, con la conseguente sua caduta in pubblico dominio, in quanto nella gestione del diritto alla propria immagine ben si colloca la facoltà, che si può protrarre per il tempo ritenuto necessario, di non pubblicare determinate fotografie, senza che ciò comporti alcun effetto ablativo e, per altro verso, la stessa gestione del diritto assoluto può comportare la scelta di non sfruttare economicamente i propri dati personali, perché lo sfruttamento può risultare lesivo, in prospettiva, del bene protetto.

Cassazione civile sez. I, 23/01/2019, n.1875

L’illecita pubblicazione della immagine altrui

La illecita pubblicazione della immagine altrui obbliga al risarcimento dei danni patrimoniali, consistenti nel pregiudizio economico che la vittima abbia risentito dalla pubblicazione e di cui abbia fornito la prova. A quest’ultimo riguardo si aggiunge che in ogni caso, qualora non possano essere dimostrate specifiche voci di danno patrimoniale, la vittima può far valere il diritto al pagamento di una somma corrispondente al compenso che avrebbe presumibilmente richiesto per dare il suo consenso alla pubblicazione; somma da determinarsi in via equitativa, con riferimento al vantaggio economico conseguito dall’autore della illecita pubblicazione e ad ogni altra circostanza congruente con lo scopo della liquidazione, tenendo conto in particolare dei criteri enunciati all’art. 158, co. 2,1. n. 633/41.

Corte appello Lecce sez. II, 22/04/2015, n.280

Divieto pubblicazione immagine senza consenso 

In tema di pubblicazione senza consenso dell’immagine, nei casi in cui risultino in tutto o in parte carenti i presupposti che giustificano l’eccezione alla regola del consenso necessario, deve ritenersi vietata qualsiasi diffusione senza consenso dell’immagine anche di persone note, che suscitano curiosità interesse per tutto ciò che li riguarda, anche se non ha alcuna attinenza con la loro attività professionale.

(Nella specie, pur in difetto di prova dell’esatta entità del danno patrimoniale subito, in considerazione sia della popolarità della persona ritratta e della corrispondente potenzialità di sfruttamento economico della sua immagine, sia dell’indubbio vantaggio commerciale conseguito dal settimanale nel pubblicare in esclusiva le foto della vacanza di un noto personaggio televisivo e della moglie, il Trib. ha accolto la domanda risarcitoria).

Tribunale Milano sez. I, 16/04/2015

Risarcimento del danno non patrimoniale e del danno patrimoniale

A tal proposito, appare criterio minimale riconoscere in favore del danneggiato quantomeno il diritto al pagamento di una somma corrispondente al compenso che avrebbe presumibilmente richiesto per concedere il suo consenso alla pubblicazione, determinandosi tale importo in via equitativa avuto riguardo al vantaggio economico presumibilmente conseguito dall’autore dell’illecita pubblicazione in relazione alla diffusione del mezzo sul quale la pubblicazione è avvenuta, alle finalità perseguite e ad ogni altra circostanza congruente allo scopo della liquidazione.

Tribunale Milano, 09/02/2015

Autorizzazione dell’interessato alla pubblicazione della propria immagine

In tema di autorizzazione dell’interessato alla pubblicazione della propria immagine, le ipotesi previste dall’art. 97, secondo comma, della legge 22 aprile 1941, n. 633, ricorrendo le quali l’immagine può essere riprodotta senza il consenso della persona ritratta, sono giustificate dall’interesse pubblico all’informazione, determinando una pretesa risarcitoria solo se da tale evento derivi pregiudizio all’onore o al decoro della medesima.

Ne consegue che la persona colta da una ripresa televisiva (poi mandata in onda), senza il suo consenso, in una stazione ferroviaria ed in mezzo ad una folla anonima di passeggeri, tra cui anche numerosi partecipanti alla manifestazione nota come “gay pride”, avvenimento di interesse pubblico, non ha diritto al risarcimento non essendo comunque configurabile un danno in quanto, in relazione al contesto, la possibilità di essere individuato costituisce “un rischio della vita” che non ci si può esimere all’accettare.

Cassazione civile sez. III, 24/10/2013, n.24110

Violazione del diritto all’immagine e danni patrimoniali

L’illecita pubblicazione dell’immagine altrui obbliga al risarcimento anche dei danni patrimoniali, che consistono nel pregiudizio economico di cui la persona danneggiata abbia risentito per effetto della predetta pubblicazione e di cui abbia fornito la prova.

In ogni caso, qualora – come accade soprattutto se il soggetto leso non è persona nota – non possano essere dimostrate specifiche voci di danno patrimoniale, la parte lesa può far valere (conformemente ad un principio recepito dall’art. 128 l. 22 aprile 1941 n. 633, novellato dal d.lg. 16 marzo 2006 n. 140, non applicabile alla specie ratione temporis) il diritto al pagamento di una somma corrispondente al compenso che avrebbe presumibilmente richiesto per concedere il suo consenso alla pubblicazione, determinandosi tale importo in via equitativa, avuto riguardo al vantaggio economico presumibilmente conseguito dell’autore dell’illecita pubblicazione in relazione alla diffusione del mezzo sul quale la pubblicazione è avvenuta, alle finalità perseguite e ad ogni altra circostanza congruente con lo scopo della liquidazione.

Cassazione civile sez. III, 11/05/2010, n.11353

Pubblicazione di fotografie e lesione del diritto all’immagine

Quando la lesione del diritto all’immagine è stata arrecata dalla pubblicazione di fotografie che non si dovevano pubblicare perché la persona fotografata non era d’accordo per la pubblicazione, il fatto che l’interesse della persona che è stato leso sia rappresentato proprio dal particolare aspetto del diritto all’immagine rappresentato dal tener riservata la rappresentazione fotografica e ad escluderne la fruibilità da parte di terzi, e, dunque, la conseguente certezza che la persona non avrebbe commercializzato la rappresentazione fotografica, non è di per sé ostativo a che quella persona, possa allegare l’esistenza di un danno rappresentato dall’utilità che avrebbe potuto conseguire se chi ha utilizzato indebitamente le fotografie avesse dovuto pagare il suo consenso.

Appartenendo la scelta della pubblicazione delle fotografie esclusivamente alla persona fotografata ed essendo scelta suscettibile di ripensamento nel tempo, se del caso anche in dipendenza delle vicende della professione od anche soltanto dell’evoluzione dei tempi, ad escludere che si configuri come danno-conseguenza il non aver ottenuto l’utilità che sarebbe derivata dal prezzo del consenso non sarebbe potuta valere la scelta fatta al momento dell’utilizzazione di non volere la pubblicazione delle foto; ritenere altrimenti, sarebbe contrario alla stessa logica di una situazione personalissima come quella del diritto all’immagine, che non si cristallizza nell’atteggiarsi della volontà del soggetto in un dato momento, ma, proprio per la sua natura, dev’essere a lui garantita anche nella possibilità che egli nel tempo possa mutare convincimento ed interessarsi altrimenti.

Cassazione civile sez. III, 06/05/2010, n.10957

Pubblicazione foto: la natura giuridica del consenso 

Il consenso alla pubblicazione della propria immagine costituisce un negozio unilaterale, avente ad oggetto non il diritto, personalissimo ed inalienabile, all’immagine, ma soltanto il suo esercizio; ne consegue che esso è revocabile in ogni tempo, e anche in difformità di quanto pattuito contrattualmente, salvo, in questo caso, il diritto dell’altra parte al risarcimento del danno. Qualora la revoca (tempestiva, e cioè anteriore all’utilizzazione) non vi sia stata, il consenso precedentemente prestato resta efficace, e legittima l’uso che ne sia stato fatto in conformità alle previsioni contrattuali.

Cassazione civile sez. I, 19/11/2008, n.27506

Assenza di consenso ad un ritratto fotografico: responsabilità

La pubblicazione di un ritratto fotografico non può essere estranea al comportamento del fotografo, giacché l’art. 88 l. 22 aprile 1941 n. 633 attribuisce al medesimo il diritto esclusivo alla riproduzione ed alla diffusione delle sua opera.

Pertanto, ove si tratti di una pubblicazione illecita (come nella specie, per l’assenza di valido consenso della persona fotografata) ed essa sia materialmente ascrivibile alla condotta di un soggetto diverso dal fotografo, perché il giudice possa escludere la responsabilità dello stesso fotografo al risarcimento del danno in solido con tutti i soggetti ai quali sia imputabile il fatto dannoso (art. 2055 c.c.), è necessaria una specifica dimostrazione delle ragioni del giudizio di estraneità del fotografo alla causazione del danno

Cassazione civile sez. I, 01/09/2008, n.21995



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23 Commenti

  1. Partiamo dal presupposto che io amo scattare fotografie e anche farmele scattare soprattutto quando viaggio. Sono ricordi che restano e ci consentono di rivivere alcuni momenti speciali della nostra vita. Però, ciò non significa che amo postare tutte le mie foto sui social ogni 5 secondi… Ecco spesso anche con amici faccio un sacco di foto, ma non per postarle ossessiavemnte, come fanno altre persone… Mica che devo ostentare e dire al mondo quello che sto facendo e chi frequento. Quindi, chi al contrario posta anche le foto che facciamo insieme senza il mio consenso, un po’ mi infastidisce nonostante sappia come la penso a riguardo. Postane una, mica vai a postare tutto il book fotografico. Che senso ha? Forse, questa società l’esigenza di mostrare che si è felici è solo una maschera perché si nasconde lì la vera infelicità…

  2. Ormai, con i social la nostra privacy è andata a farsi benedire… Tuttavia, sul web sei tu il responsabile dei contenuti che fornisci. Quindi, meno pubblichi e meno la rete avrà le tue tracce… In teoria, è così- Poi, consideriamo che amici e parenti postano foto in cui ci sei anche tu ecc… certo, mica puoi sempre fare quello che se la tira e non vuole postare le foto. Allora, se sai che quella foto è destinata ad andare su Instagram o nelle stories o ti rifiuti di fare la foto oppure cerchi di convincere la persona a non pubblicarla…

  3. Sono stata qualche mese fa al compleanno di un mio amico. Al momento di spegnere le candeline ci siamo messi tutti intorno a lui per gli scatti di rito. Poi, il mio amico ha pubblicato tutte le foto sul suo profilo Facebook. Ero in questi scatti e gli ho chiesto di cancellare le foto, ma lui ha detto che mi ero messa in posa e quindi ero consapevole che l’avrebbe postata sui social…poi, io ho lasciato perdere la discussione perché non volevo sollevare uno stupido polverone…ma ora, ripensandoci, io non gli avevo dato il mio consenso alla pubblicazione delle foto. Cioè non potrebbe cancellarle? Che gli costa?

    1. I social network hanno aumentato i rischi di lesione della privacy. La pubblicazione di una foto ritraente una persona è subordinata alla manifestazione, sia essa esplicita o implicita, del consenso da parte di quest’ultima; questo sia per la tutela del diritto all’immagine, sia per la tutela del diritto alla riservatezza, visto che la pubblicazione di una foto altrui costituisce una forma di trattamento di un dato personale. Il fatto di aver scattato una foto con i propri amici che, per l’occasione, si sono messi in posa, non ne autorizza la diffusione sui social network come Facebook o Instagram. Il consenso prestato alla foto non implica in automatico anche l’accettazione alla sua diffusione o pubblicazione. Si tratta, infatti, di due attività diverse che vanno distintamente autorizzate. L’autorizzazione alla pubblicazione non deve per forza essere data per iscritto anche se tale forma garantisce una prova più sicura. Il divieto di pubblicazione senza consenso concerne anche la diffusione attraverso gruppi chiusi o chat, come ad esempio l’inoltro tramite WhatsApp.Il consenso, una volta prestato, può essere sempre revocato in qualsiasi momento, obbligando, in tal caso, all’immediata rimozione della foto da internet.

    2. L’errore che si commette spesso è quello di ritenere che il consenso a farsi fotografare contenga anche il permesso alla pubblicazione del relativo scatto. Nulla di più falso. Si può autorizzare una persona a scattare la foto, ma non è detto che ciò implichi anche assenso a farla apparire pubblicamente su Facebook. Se un nostro amico si fa fotografare insieme a noi nel corso di una scampagnata, con un gruppo di compagni, o durante una serata in discoteca, o ancora si presta a un selfie dobbiamo chiedergli una seconda autorizzazione se vogliamo postare l’immagine sul nostro profilo social. Quindi, chi pubblica sul proprio (o sull’altrui) profilo Facebook la foto di un soggetto senza aver prima ottenuto da questi l’autorizzazione (autorizzazione che può essere anche tacita, ma espressa in modo inequivoco) commette un reato.La legge sulla privacy, a riguardo, punisce con la reclusione fino a due anni chi esegue un illecito trattamento di dati personali tramite internet. È proprio il caso di chi pubblica la fotografia del volto di un altro soggetto senza il suo consenso. La legge richiede che lo scopo della pubblicazione sia quello di trarne profitto e di arrecare un danno alla vittima, ma questa espressione è stata interpretata in senso lato dalla giurisprudenza, secondo cui è sufficiente – ai fini del reato – un semplice fastidio o un turbamento alla vittima. Insomma, il penale scatta anche senza che vi sia un danno di natura patrimoniale. La norma ha trovato ampia applicazione in tutti i casi di diffusione non autorizzata di fotografie o video a mezzo WhatsApp, Snapchat, Facebook o Youtube. I social network, infatti, nati proprio per la condivisione dei contenuti, sono anche il terreno fertile per questo tipo di reati. Il che denota anche l’assenza di cultura giuridica – oltre che di sensibilità – da parte di questa società, affacciatasi a un mezzo pubblico con inesperienza e incapacità di comprendere le problematiche sottese ai dati altrui.

  4. Dopo essermi lasciata con il mio ex, anni fa, ho chiesto di eliminare subito tutte le mie e le nostre foto dal suo profilo… Si era comportato male e non volevo ci fosse traccia di noi sui social… Gliel’ho ripetuto ben due volte. Dopo un po’ di tempo, lui le ha cancellate. Poi, è vebuto a commentare una mia foto dicendo che gli mancavo, ben sapendo che ero fidanzata dopo mesi con un’altro uomo che lui conosceva bene… Ma che “comportazione” è mai questa?

  5. Quante volte ci scattano foto con le espressioni più imbarazzanti e ci “Minacciano” scherzosamente di pubblicarle? Ecco, non possono pubblicare una mia foto se io non do’ il consenso giusto? Quali strumenti di difesa ho se voglio evitare di fare pubblicare le mie foto e far passare la voglia a certa gente di fare gli spiritosi?

    1. Il soggetto ritratto, che non ha prestato consenso alla pubblicazione del proprio volto su internet, può difendersi presentando una querela dinanzi alla polizia postale al fine di contestare il reato di illecito trattamento dei dati altrui. Il processo penale viene intentato su iniziativa della Procura della Repubblica, mentre alla vittima è concesso costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento del danno. In alternativa, la vittima può agire esclusivamente in via civile per chiedere al giudice l’emissione di un ordine di immediata rimozione dell’immagine da internet e il risarcimento del danno.

  6. Tempo fa, su un aereo, c’era un vip. Allora, si era addormentato facendo delle facce strane e ridicole. Un tipo da lontano ha fatto qualche scatto. Ora, non so se hai mai postato quello scatto. Però, dico io, certa gente non può lasciare in pace i vip quando sono rilassati? Questa ossessione di fotografarli anche mentre dormono mi sembra una grande esagerazione. anche loro hanno diritto alla loro privacy anche se sono personaggi pubblici

    1. Come forse già avrai immaginato, le persone dello spettacolo, della moda, del cinema, quelle che rivestono cariche politiche o che sono comunque pubbliche hanno una ridotta sfera di riservatezza. Questo però non toglie che anche loro abbiano diritto alla privacy. Il tutto, quindi, è definire dove inizia la sfera pubblica e dove invece quella privata. Volendo tracciare una linea di confine abbastanza scontata, possiamo già dire che il partecipare, in veste di ospite o di “attore principale” a una rappresentazione, a uno spettacolo, a un comizio, a una parata è certo un fatto di pubblico interesse e, quindi, la persona decide di rinunciare alla propria sfera di riservatezza. Si può, quindi, scattare liberamente la foto a un personaggio dello spettacolo che presenta una sfilata di moda o che si mette a cantare tra la folla. Sempre ragionando per eccessi, non è invece possibile arrampicarsi su un albero per superare l’ostacolo di un recinto e fotografare un vip mentre prende il sole nel giardino di casa propria o, peggio, mentre sta facendo la doccia nel bagno.

    2. Il consenso a pubblicare una foto altrui è necessario solo se non si tratta di persone famose. Lo dispone la legge sul diritto d’autore che, all’articolo 96, stabilisce quanto segue: «Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa, salve le disposizioni dell’articolo seguente». Quando invece si parla di vip, politici o cariche istituzionali la normativa sulla privacy è più attenuata. Difatti, sempre la legge sul diritto d’autore consente non solo lo scatto della foto ma anche la pubblicazione se ricorrono le seguenti condizioni:
      la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali. In essi, vi rientrano anche gli scopi giornalistici. Quindi, si può fare un servizio fotografico ad un vip che cammina nelle vie del centro insieme a un nuovo partner: secondo infatti la giurisprudenza, l’interesse pubblico può essere anche quello del semplice gossip;
      o quando lo scatto è effettuato in occasione di avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico; pertanto non è legale la foto scattata dal paparazzo che sia riuscito a intrufolarsi nell’ufficio del personaggio noto;
      lo scatto non deve recare offesa all’onore, alla reputazione o al decoro della persona ritratta: ad esempio, è illecita una foto a un personaggio famoso subito dopo un incidente stradale che lo ha visto coinvolto.

  7. Io amo postare qualsiasi cosa. Voglio far crescere la mia pagina social. Chiamatela ossessione o come vi pare, ma io sono così… E pubblico puntualmente quello che faccio. Alla fine la vita è la mia e anche la pagina. Cosa vi importa? Voi che fate tutti i perbenisti, io non pubblico, io non posto. Ma voi li guardate i vip che cercano notorietà e pubblicano sempre anche le cavolate. E voi a guardare le stories come dementi e poi vi indignate se le pubblica una persona normale?

  8. Io non ho mai contestato il fatto che una persona voglia rendere pubblica o meno la propria vita sui social e ostentare quello che fa o che ha…ognuno è fatto a modo suo ed ha un carettere. Poi, ognuno è artefice del proprio destino e responsabile delle proprie scelte. Qui, nessuno sta a giudicare se tizio pubblica 20 stories al giorno o meno. Che poi, chi se le fila. Il problema sono i contenuti volgari. Se tu mi fai una stories in cui dici: mi sto seccando, voi che fate? Ogni giorno così, insomma, datti una regolata e vedi cosa vuoi fare della tua vita. Cioè, a me non importa, lo dico per te. Quanto dureranno questi influencer? Per qualche stagione? Ce ne sono a migliaia nel mondo. Bisogna studiare, documentarsi, non passare 24h su 24 a poltrire sui social facendosi campare da mamma e papà… alzatevi le maniche ragazzi!

  9. Se prima ho autorizzato una mia amica alla pubblicazione di una foto sui social ed ho anche condiviso la fotografia sui miei profili, dopo qualche anno o mese, posso ripensarci e chiedere la rimozione dell’immagine? La mia amica è obbligata a farlo? Grazie

    1. Il consenso, una volta prestato, può essere sempre revocato in qualsiasi momento, obbligando, in tal caso, all’immediata rimozione della foto da internet.

    2. Per ottenere la cancellazione della fotografia pubblicata sull’altrui profilo Facebook dobbiamo innanzitutto diffidare il responsabile con una raccomandata a.r. Non basta un’email o un messaggio su Facebook o su Whatsapp. Quindi potremo denunciare l’accaduto alla Polizia postale o ai Carabinieri. In alternativa potremo recarci alla procura della Repubblica e depositare la querela anche accompagnati da un avvocato. Il processo penale è volto all’applicazione della pena nei confronti del reo. Per chiedere invece il risarcimento del danno è necessario agire in via civile. Sempre in via civile è possibile ottenere dal tribunale un provvedimento di urgenza che ordini al responsabile la cancellazione della foto.

  10. Se trovo un’immagine su Google che mi piace e la scarico, poi posso pubblicarla sul mio profilo social oppure qualcuno può dirmi qualcosa? ad esempio l’autore può chiedermi il risarcimento solo perché ho condiviso il suo scatto?

    1. In questi casi, la responsabilità penale e civile scatta anche se l’opera non è “sigillata” con strumenti che ne evidenzino la paternità. Non è necessario che vi sia scritto «riproduzione riservata» perché il diritto d’autore copre tutte le immagini non appena realizzate (al pari di testi, musica, ecc.). L’importante è che la foto abbia un minimo di creatività, anche dovuta all’uso di un filtro o all’utilizzo di una angolazione o di una specifica tecnica. La semplice riproduzione della realtà materiale, come uno scatto fatto a una strada o a una piazza senza alcun elemento personale dell’artista, può essere liberamente riprodotto.

    2. Per maggiori informazioni ti consigliamo la lettura dei seguenti articoli:
      -Foto sui social: vale il diritto d’autore? https://www.laleggepertutti.it/215831_foto-sui-social-vale-il-diritto-dautore
      -Facebook: foto profilo protette dal diritto d’autore https://www.laleggepertutti.it/90080_facebook-foto-profilo-protette-dal-diritto-dautore
      -Pubblicare su internet immagini altrui senza consenso: quali rischi? https://www.laleggepertutti.it/45433_pubblicare-su-internet-immagini-altrui-senza-consenso-quali-rischi

  11. Quella sciocca della mia ex ha pubblicato la foto di nostra figlia online facendo pose ammiccanti tutta truccata come se fosse una maggiorenne invece è solo una ragazzina. Io sono stato molto contrariato e le ho intimato la rimozione ma lei non voleva sentire ragioni così l’ho segnalata e l’ho fatta segnalare da altri contatti perché sta ledendo la privacy di mia figlia. Inoltre, lei ha profilo pubblico quindi possono vederla anche estranei e così la mette a rischio

  12. Anche ai personaggi pubblici non bisogna fare foto e divulgarle soprattutto se vengono male e se si ritraggono lati che invece dovrebbero restare nascosti e non è una giustificazione il fatto di essere famosi

  13. Un amico di mia moglie mi ha scattato una foto mentre stavo parlando in maniera un po’ più confidenziale con una collega e l’ho abbracciata visto che aveva subito varie angherie sul posto di lavoro. Questo amico ha subito visto la malizia del gesto ed ha inoltrato la foto a mia moglie. Non vi dico il danno che mi ha combinato. Quando sono rientrato a casa mi ha fatto sentire piccolo piccolo e si è scagliata contro di me come una vipera. Poi, le ho spiegato l’incomprensione. Per tutta risposta ho chiamato questo amico e gliene ho dette quattro perché si era intromesso ed aveva messo guerra nel mio matrimonio

  14. Una volta, ad un evento pubblico, ho scattato delle foto per lavoro all’artista. Poi, ho condiviso le foto sui social e questo personaggio mi ha contattato prima ringraziando per le foto e poi chiedendomi di toglierne un paio perché non si piaceva. Ora mi è sembrato ridicolo però per evitare guai ed assecondarlo, ho provveduto a rimuovere quelle richieste. Ma certi soggetti sono disarmanti

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