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Conto corrente bloccato: ultime sentenze

9 Maggio 2020
Conto corrente bloccato: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: assegni di conto corrente privi di copertura; revoca di pagamenti effettuati alla banca su conto corrente; rimesse effettuate su un conto corrente con affidamento “bloccato” o “congelato” dalla banca; revoca di pagamenti effettuati alla banca su conto corrente; versamento di alcuni assegni ad un cliente della banca al quale era stato bloccato il conto corrente.

Pagamento con assegno scoperto: il reato di truffa

Il pagamento di un bene o servizio effettuato mediante assegni di conto corrente privi di copertura costituisce raggiro idoneo a integrare l’elemento materiale del reato di truffa solo se accompagnato da un malizioso comportamento o da fatti e circostanze tali da determinare nella vittima un ragionevole affidamento sul regolare pagamento dei titoli.

Ciò posto, nel caso di specie, la Corte d’appello, diversamente dal giudice di primo grado, ha ritenuto non configurabile il delitto di cui all’articolo 640 del Cp in capo a un uomo che, dopo aver consumato il pasto al ristorante, aveva consegnato al ristoratore un assegno non trasferibile di un importo superiore, che risultava però bloccato per mancanza di fondi. Tale fattispecie rientra nell’ambito dell’inadempimento contrattuale avente natura civilistica e non penale, mancando quel quid pluris necessario per l’integrazione del reato di truffa.

Corte appello Cagliari sez. I, 04/10/2017, n.742

Conto corrente bloccato e posizione debitoria

Se un conto corrente è bloccato, ma tenuto in vita per consentire al correntista di rientrare dalla propria posizione debitoria, le rimesse ivi affluite sono prive di natura solutoria quando il credito della banca derivante dallo scoperto risulta interamente ripianato. Non è quindi concessa al fallimento la revoca di tali rimesse.

Cassazione civile sez. I, 25/01/2013, n.1783

Conto a saldo negativo e blocco dei prelievi

In tema di revoca di pagamenti effettuati alla banca su conto corrente, quando l’apertura di credito già concessa al cliente sia stata revocata, gli accreditamenti sul conto effettuati dall’imprenditore poi fallito, dai quali consegua la riduzione o l’elisione del saldo negativo, hanno natura solutoria e, in quanto tali, sono revocabili ai sensi dell’art. 67, comma 2, l. fall. Come pagamenti di crediti liquidi ed esigibili. (Il principio è stato confermato dalla S.C., che ha confermato la sentenza d’appello, che aveva ravvisato gli atti solutori nella emissione di cambiali da parte del correntista, con sconto dei titoli e versamento delle somme anticipate sul conto stesso, seguito dal deposito del controvalore di successivi titoli, senza che vi fosse il potere di disposizione della liquidità così formatasi, essendo stato il conto bloccato per i prelievi).

Cassazione civile sez. I, 20/12/2007, n.26823

Conto corrente bancario: le rimesse del correntista 

Le rimesse del correntista sul conto corrente bancario a lui intestato assumono natura di atti solutori (come tali revocabili – in caso di consapevolezza da parte della banca beneficiaria dello stato di insolvenza – ai sensi dell’art. 67 comma 2 l. fall.) solo se: effettuate su di un conto “scoperto”, che rechi cioè un saldo debitorio per effetto di mera tolleranza della banca nel dar corso ad operazioni prive di provvista oppure per la parte in cui riducono od eliminano uno sconfinamento del fido concesso dalla banca oppure dopo la revoca di tale fido; ovvero quando accedono ad un conto corrente con affidamento “bloccato” o “congelato” o chiuso di fatto, sostanzialmente equivalente all’ipotesi del conto chiuso di diritto, in modo che si possa escludere una loro funzione di ripristino della disponibilità che la banca era obbligata a tenere a disposizione del cliente; oppure quando il conto è in attivo solo apparentemente, in quanto la banca segna sul conto volutamente con ritardo l’addebito per il proprio credito da mutuo; o comunque quando tali rimesse, ancorché intrafido, risultino, con accertamento “ex post”, avere concretamente e definitivamente concorso a ridurre il debito del cliente verso la banca in conseguenza della utilizzazione del fido, determinando (come quando il conto sia stato chiuso anticipatamente) un rientro della banca stessa mediante il prelievo dalla provvista di una somma pari al fido utilizzato dal correntista e, conseguentemente, una lesione della “par condicio creditorum”.

Tribunale Milano, 09/07/2004

Azione revocatoria fallimentare: pagamenti

Assumono natura solutoria – e come tali sono soggette ad azione revocatoria fallimentare – le rimesse effettuate su un conto corrente con affidamento “bloccato” o “congelato” dalla banca, in modo che si possa escludere una loro funzione di ripristino della disponibilità che la banca era obbligata a tenere a disposizione del cliente.

Tribunale Milano, 11/03/1999

Giusta causa di licenziamento

È irrilevante, ai fini della sussistenza della giusta causa di licenziamento, l’assenza di un danno patrimoniale a carico del datore di lavoro, ove il comportamento illecito del prestatore abbia determinato il venir meno del requisito della fiducia.

(Nella specie la sentenza impugnata, confermata dalla S.C., aveva ritenuto legittimo il licenziamento in tronco intimato ad un dipendente di un istituto di credito che aveva commesso un falso materiale imitando la firma di un collega al fine di consentire il versamento di alcuni assegni ad un cliente della banca al quale era stato bloccato il conto corrente).

Cassazione civile sez. lav., 29/04/1994, n.4126

Rimesse: la natura solutoria

Hanno natura solutoria, e sono pertanto revocabili a norma dell’art. 67 comma 2 l. fall. le rimesse effettuate, dal correntista poi fallito o da un terzo, su conto corrente passivo (assistito da apertura di credito) dopo che la banca, pur senza revocare formalmente il fido, abbia bloccato l’utilizzazione del conto.

Cassazione civile sez. I, 12/04/1984, n.2353

Fallimento ed altre procedure concorsuali

In tema di revoca di pagamenti effettuati alla banca su conto corrente, quando l’apertura di credito già concessa al cliente sia stata revocata, gli accreditamenti sul conto effettuati dall’imprenditore poi fallito, dai quali consegua la riduzione o l’elisione del saldo negativo, hanno natura solutoria e, in quanto tali, sono revocabili ai sensi dell’art. 67, secondo comma, legge fall. Come pagamenti di crediti liquidi ed esigibili.

(Il principio è stato confermato dalla S.C., che ha confermato la sentenza d’appello, che aveva ravvisato gli atti solutori nella emissione di cambiali da parte del correntista, con sconto dei titoli e versamento delle somme anticipate sul conto stesso, seguito dal deposito del controvalore di successivi titoli, senza che vi fosse il potere di disposizione della liquidità così formatasi, essendo stato il conto bloccato per i prelievi).

Corte di Cassazione, Sezione 1, Civile, Sentenza, 20/12/2007,  n. 26823



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4 Commenti

  1. Sono stato al bancomat per prelevare ma non ho potuto eseguire l’operazione. Il display dell’Atm mi ha comunicato l’impossibilità di eseguire il prelievo, invitandomi a rivolgermi presso la mia filiale di fiducia.Ho scoperto che il conto corrente è stato pignorato. È arrivata la lettera dell’ufficiale giudiziario che ne ha bloccato l’utilizzo. quindi cosa posso fare se ho il conto corrente bloccato?

    1. Se il pignoramento è partito dall’agente della riscossione (evidentemente per cartelle esattoriali non corrisposte) hai due possibilità per sbloccare il conto:o versare tutto il dovuto entro 60 giorni dalla notifica del pignoramento;oppure presentare, sempre entro 60 giorni, un’istanza di rateazione e, dopo l’accettazione (che dovrà pervenire prima del 61° giorno), versare subito la prima rata. Fatto ciò, presenterai un’istanza di cancellazione del pignoramento con una pec o una lettera raccomandata. Visti i tempi stretti, ti consiglio di andare direttamente allo sportello. Nel caso, invece, tu sia titolare di un conto corrente destinato all’accredito dello stipendio, devi, innanzitutto, sperare di non aver lasciato somme elevate sul conto: è troppo tardi per prelevarle o spenderle. Ricordati che il creditore potrà trattenere solo le somme che superano il triplo dell’assegno sociale. Se non hai questa disponibilità, nessuno può farti nulla. Il problema, però, si pone per i successivi stipendi che ti verranno versati. Questi, infatti, verranno accreditati già al netto della trattenuta del quinto. Potresti, in teoria, aprire un nuovo conto in un altro istituto di credito, ma ciò non impedisce al creditore di pignorare anche quest’ultimo, sebbene potrebbe impiegare molto tempo. Ti ricordo che per usufruire di questo regime di favore, sul conto corrente non devono essere accreditati altri redditi se non quelli da lavoro dipendente. In generale, per evitare il pignoramento in atto e, quindi, l’inizio della procedura esecutiva, il debitore può pagare nelle mani dell’ufficiale giudiziario.Un modo per riacquistare la disponibilità del proprio conto è la conversione del pignoramento. Con questa procedura, il correntista-debitore esecutato chiede al giudice, nell’immediato, la liberazione del conto a fronte dell’osservanza di alcune condizioni previste dalla legge. Con l’istanza viene spostato il pignoramento dal conto a una somma di denaro che il debitore deposita e mette a disposizione del creditore, il cui importo è stabilito dal giudice, comprensivo di capitale, interessi e spese. Tale importo, anche a rate, deve confluire in un apposito libretto (intestato alla procedura esecutiva) tenuto e custodito dalla cancelleria del giudice dell’esecuzione.Le somme così depositate saranno assegnate al creditore all’avvenuto pagamento dell’ultima rata, su ordine del giudice disposto in un’apposita udienza.Può passare anche molto tempo, per il creditore, affinché abbia la disponibilità dell’intera somma, a fronte tuttavia di un vantaggio immediato del debitore. Se, però, il pagamento avviene a rate, il conto corrente viene sbloccato solo a pagamento integrale avvenuto.La domanda di conversione del pignoramento va depositata prima che sia disposta dal giudice l’assegnazione del saldo attivo pignorato in conto. Per questo, è necessario che, dalla data del pignoramento, il correntista non faccia passare troppo tempo, ma si attivi presto.In tal modo, sono tutelati tutti i vari interessi (patrimoniali e non) del correntista, nonché l’unico interesse del creditore di recuperare il proprio credito.Se hai motivo di ritenere che il pignoramento sia illegittimo puoi fare opposizione (il termine è di 20 giorni se si tratta di vizi di forma; non ci sono termini, invece, per i vizi di sostanza). Con l’opposizione, si presenta un’istanza al giudice dell’esecuzione in cui si chiede l’immediata sospensione del pignoramento, ma non sempre viene concessa se non ci sono prove sufficienti circa le ragioni del debitore. Un ultimo modo per sbloccare il pignoramento – che ti è inibito solo nel caso di Agenzia Entrate Riscossione – è di trovare un accordo con il creditore per un rientro immediato o rateale. È difficile che questi te lo concederà se ha già messo le mani sui tuoi soldi. Di solito, l’accordo viene raggiunto quando il debitore ha motivi di contestazione contro la procedura esecutiva; egli potrebbe, quindi, barattare la rinuncia all’impugnazione come contropartita all’accettazione di una proposta transattiva.

  2. Stavo pensando di aprire un conto corrente cointestato . MI hanno detto che avrei la possibilità di gestire in autonomia bonifici, prelievi, depositi, ecc., senza una delega oppure l’utilizzo, da parte di tutti i cointestatari, di differenti bancomat e carnet degli assegni. Ma ora mi domando se ci sono anche degli svantaggi. Potreste illuminarmi?

    1. Ecco gli svantaggi:
      la necessità di controllare periodicamente che gli altri cointestatari non abbiano effettuato prelievi per importi superiori alla propria quota;
      la banca non è responsabile se uno dei comproprietari preleva tutti i soldi dal conto;
      nel caso in cui si tratti di simulazione (nel senso che il conto è costituito esclusivamente dal denaro di una solo persona), l’onere della prova è a carico di chi sostiene la simulazione;
      in caso di decesso di uno dei cointestatari, il rischio è che l’altro prelevi più della propria quota;
      possibilità di pignorare il 50% del conto corrente (a firma congiunta o disgiunta,) se uno dei cointestatari è indebitato;
      se alla morte di uno dei contitolari, l’altro preleva del denaro dal bancomat oltre il suo limite, tale comportamento è considerato una tacita accettazione dell’eredità.

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