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Mutui usurari: ultime sentenze

9 Maggio 2020
Mutui usurari: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: contratto di mutuo; tasso soglia usurario; interessi usurari; onere probatorio incombente sul cliente; nullità delle clausole che prevedono interessi usurari; clausola di salvaguardia per evitare il tasso usura; onere della prova del regolare adempimento a carico della banca.

Usura bancaria: onere probatorio

In tema di usura bancaria, è onere della parte che eccepisce la violazione delle disposizioni dettate in tema di interessi usurari dimostrare la sussistenza, nel dettaglio, di detta condotta antigiuridica e quindi ogni questione inerente il calcolo degli interessi, mediante produzione, ad esempio, degli estratti conto scalari e dei decreti relativi ai tassi soglia.

Tribunale Catania sez. IV, 08/10/2019, n.3965

Contratto di mutuo e interessi usurari

In tema di contratto di mutuo, con norma di interpretazione autentica, l’art. 1, comma 1, D.L. n. 394 del 2000, conv. da L. n. 24 del 2001, ha stabilito che si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento e l’art. 1 della L. n. 108 del 1996, che prevede la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi corrispettivi che quelli moratori.

Tribunale Roma sez. XVII, 13/02/2019, n.3356

Contratto di mutuo con la banca

In tema di usura civilistica è sufficiente, per la sussistenza dell’illecito, che gli interessi usurari, anche moratori, siano stati pattuiti al momento dell’accordo anche se successivamente non siano stati richiesti. (Nel caso di specie si trattava di un contratto di mutuo con la banca ove era stato previsto un tasso corrispettivo pari al 3,317% ed un tasso moratorio pari al 5,915 % con la conseguenza che nel caso di mancato pagamento della prima rata (o delle prime rate) il tasso complessivo di interesse convenuto doveva individuarsi nella misura del 9,232% , certamente superiore a quello “soglia” fissato al momento della conclusione del contratto, nella misura del 6,225%).

Tribunale Brindisi sez. I, 15/01/2020, n.74

Nullità della clausola di salvaguardia

Il divieto di pattuire interessi usurari, previsto per il mutuo dall’art. 1815, comma 2 c.c., è applicabile a tutti i contratti che prevedono la messa a disposizione di denaro dietro remunerazione, compresa l’apertura di credito in conto corrente, sicché è nulla per contrarietà a norme imperative la clausola, ivi contenuta, che preveda l’applicazione di un tasso sugli interessi con fluttuazione tendenzialmente aperta con la correzione dell’automatica riduzione in caso di superamento del cd. tasso soglia usurario, ossia mediante la sola astratta affermazione del diritto alla restituzione del supero in capo al correntista. Se ne ricava che la clausola di salvaguardia è nulla solo quando preveda il diritto al mutuatario di ripetere gli eventuali interessi ultralegali che gli sono stati addebitati per la parte eccedente la soglia d’usura.

Tribunale Bolzano sez. I, 31/08/2019, n.792

Nullità degli interessi usurari e gratuità del mutuo

In tema di mutuo, la richiesta la nullità della pattuizione degli interessi di mutuo per carattere usurario e dell’applicazione conseguente della sanzione di gratuità del mutuo ai sensi dell’art. 1815 c.c. e della condanna al risarcimento del danno, va rigettata qualora le allegazioni attoree sono generiche e si riducono ad invocare per relationem al contenuto della perizia tecnico contabile prodotta (non giurata) altrettanto generica.

Tribunale Trani, 16/07/2019, n.1738

Previsione di nullità della clausola 

L’art. 4 della legge 7.3.1996 n. 108, modificando il secondo comma dell’art. 1815 c.c. (che fermo restando la nullità della clausola, stabiliva che gli interessi erano dovuti solo nella misura legale), dispone che se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi.

La prima rilevazione dei tassi globali medi (TEGM) ai fini dell’applicazione della legge sull’usura è contenuta nel decreto del Ministro del Tesoro del 22.3.1997 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 76 del 2.4.1997), con applicazione per il trimestre aprile-giugno 1997, seguita da successive rilevazioni trimestrali. L’art. 1815 c.c. è una norma inserita nella disciplina del contratto di mutuo e non è espressamente prevista anche per le operazioni di concessione di credito diverse dal mutuo. Tuttavia, secondo la giurisprudenza di legittimità, la previsione di nullità della clausola con cui sono stati pattuiti interessi usurari trova applicazione anche in tali rapporti. La disciplina sull’usura pone una serie di problematiche che riguardano, in particolare, il momento in cui va verificata l’usurarietà della clausola.

Tribunale Salerno sez. I, 10/07/2019, n.2331

Contratti bancari, usura ed onere probatorio

Nelle controversie bancarie, in applicazione dei principi generali ex art. 2697 c.c., secondo cui chi intende azionare un diritto deve provarne i fatti costitutivi – quindi produrre in giudizio i documenti rilevanti a sostenere la propria pretesa – l’onere della prova gravante sull’attore è assolto attraverso la produzione dei contratti bancari che si contestano (necessari per verificare la sussistenza ed il rispetto di tutte le condizioni economiche applicate al rapporto) e degli altri documenti che rilevano nel caso specifico. Infatti costituisce principio generale quello per cui l’attore non può limitarsi ad una generica contestazione ma, nel caso specifico dei contratti bancari, deve precisare le operazioni e le clausole contrattuali che ritiene illegittime nonché gli addebiti che ritiene non dovuti, assolvendo quindi ad un preciso onere di specificazione sia sotto il profilo dell’an che del quantum debeatur.

In particolare, qualora la doglianza riguardi l’applicazione di interessi usurari, occorre indicare il tasso concordato, nonché quello che si ritiene sia stato effettivamente praticato — unitamente ai criteri di determinazione dello stesso -, l’esatto periodo di superamento del tasso soglia e i vari tassi soglia nei diversi periodi in cui se ne assume il superamento nonché l’esatta contestazione relativa alla dedotta usura: infine occorre indicare con conteggi chiari e verificabili, le somme che si assumono illegittimamente percepite dalla banca in applicazione degli interessi ritenuti usurari.

Tribunale Roma sez. XVII, 20/02/2019, n.3869

Reato di usura e interessi usurari: normativa

L’art. 644 c.p. è l’unica norma che prevede il reato di usura; la legge 108/1996 integra detta norma prevedendo un meccanismo di determinazione del tasso oltre il quale gli interessi vanno considerati sempre usurari ex art.644, III co., c.p. e l’art.1815 c.c. detta una sanzione a seguito della pattuizione di interessi usurari come definita ai sensi dell’art. 644 c.p. ed integrata dalla legge 108/96. In materia, gli interessi moratori sono assoggettabili alla disciplina dell’usura che, come previsto dall’art.644 c.p., riguarda gli interessi a qualunque titolo pattuiti.

Tribunale Roma sez. XVII, 06/11/2019, n.21310

Usura e superamento del tasso soglia

L’art. 1815 comma 2 c.c., nel caso di superamento del tasso soglia, limita la sanzione della nullità esclusivamente alla clausola determinativa degli interessi usurari, con la conseguenza che devono essere espunti dal calcolo del dovuto solo gli interessi di mora e non certamente anche gli interessi corrispettivi.

Corte appello Perugia, 05/11/2019, n.679

Nullità della clausola relativa a interessi moratori usurari

Anche a voler ammettere che la disciplina riguardante gli interessi usurari si applichi agli interessi moratori, deve comunque escludersi che l’eventuale illegittimità della clausola che li prevede si estenda agli interessi ordinari. In tali casi troverà applicazione l’art. 1224 cod. civ.

Tribunale Vicenza, 11/02/2019, n.337

Sostituzione della clausola nulla con la disciplina legale

Le norme che prevedono la nullità delle clausole negoziali che determinano gli interessi con rinvio agli usi, introdotte con l’art. 4 della legge n. 154 del 1992, poi trasfuso nell’art. 117 del d.lgs. n. 385 del 1993, non sono retroattive, al pari di quelle in materia di interessi usurari e tale irretroattività opera anche per la previsione della sostituzione della clausola nulla con la diversa disciplina legale dettata dal legislatore.

Cassazione civile sez. I, 31/12/2019, n.34740

Rapporti bancari: contestazione da parte del cliente

In tema di rapporti bancari, l’inserimento di una clausola “di salvaguardia”, in forza della quale l’eventuale fluttuazione del saggio di interessi convenzionale dovrà essere comunque mantenuta entro i limiti del c.d. “tasso soglia” antiusura previsto dall’art. 2, comma 4, della l. n. 108 del 1996, trasforma il divieto legale di pattuire interessi usurari nell’oggetto di una specifica obbligazione contrattuale a carico della banca, consistente nell’impegno di non applicare mai, per tutta la durata del rapporto, interessi in misura superiore a quella massima consentita dalla legge. Conseguentemente, in caso di contestazione, graverà sulla banca, secondo le regole della responsabilità “ex contractu”, l’onere della prova di aver regolarmente adempiuto all’impegno assunto.

Cassazione civile sez. III, 17/10/2019, n.26286

Ripetizione di indebito per applicazione di interessi usurari 

La domanda di ripetizione ex art. 2033 c.c. proposta da un correntista che lamenti l’applicazione di interessi usurari, anatocistici e variazioni peggiorative delle condizioni contattuali disposte in modo unilaterale, è inammissibile quando il conto corrente è ancora aperto alla data della notifica dell’atto di citazione.

Nel contratto di apertura del credito, la prova dell’affidamento di fatto non può essere desunta solo dal conteggio degli interessi (ma dalla stabilità e non occasionalità dell’esposizione a debito; dall’entità del saldo debitore; dall’assenza di tracce sensibili di un rientro del cliente o meglio dalla tendenza contraria di utilizzo di sempre crescenti somme di denaro; dalla previsione di una commissione di massimo scoperto; dalla mancanza di richiesta di rientro della banca o di iniziative di revoca, recesso, diffida; dalla mancanza di una segnalazione a sofferenza alla centrale rischi del rapporto; dalla previsione ed applicazione di distinti tassi debitori), per cui le singole rimesse devono considerarsi aventi natura solutoria e non ripristinatoria, con la conseguenza che il termine decennale di prescrizione decorre dalla messa in mora operata dal correntista all’istituto di credito.

Tribunale Siena, 28/01/2019, n.115

Le vicende riguardanti il contratto bancario garantito dalla fideiussione omnibus

In tema di fideiussione omnibus, l’azione di nullità è inammissibile, qualora la causa di nullità prospettata dal garante non rientri in alcuna delle ipotesi previste dall’art. 1418 c.c. o dalla disciplina in tema di fideiussione (ove la si qualifichi tale e non come garanzia autonoma) o dalla normativa di settore.

Le vicende riguardanti il contratto bancario garantito dalla fideiussione omnibus (la dedotta nullità della clausola di interessi per superamento della soglia-usura) non hanno alcuna incidenza sugli elementi strutturali del contratto di fideiussione (art. 1418 c.c.) che, tra l’altro, ha potenzialmente una relazione funzionale di garanzia non solo con il conto corrente ma anche con tutti gli altri contratti che la società avrà stipulato con la banca, entro il limite del massimale garantito. Tantomeno sono prospettabili ipotesi di nullità specifica, come quella prevista dall’art. 1938 c.c. per le fideiussioni di obbligazioni future (art. 1938 c.c.), o previste nella disciplina generale dei contratti bancari.

La nullità parziale del conto corrente per usurarietà della clausola di interessi corrispettivi ultralegali può avere per conseguenza solo che il fideiussore non risponde del saldo debitore per la parte che risulta dall’applicazione nel corso del rapporto degli interessi usurari.

Tribunale Salerno sez. I, 03/06/2019, n.1865



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