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Usucapione prova: ultime sentenze

9 Maggio 2020
Usucapione prova: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: perfezionamento dell’usucapione; poteri esercitati su un bene; prova degli elementi costitutivi dell’usucapione; attività corrispondenti all’esercizio del diritto di proprietà; onere probatorio incombente sull’acquirente; coltivazione del fondo; apprezzamento del giudice di merito.

Prova dell’usucapione

Ai fini della prova degli elementi costitutivi dell’usucapione – il cui onere grava su chi invoca la fattispecie acquisitiva – la coltivazione del fondo non è sufficiente, perché non esprime in modo inequivocabile l’intento del coltivatore di possedere, occorrendo, invece, che tale attività materiale, corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà, sia accompagnata da univoci indizi, i quali consentano di presumere che essa è svolta “uti dominus”; costituisce, pertanto, accertamento di fatto, rimesso al giudice del merito, valutare, caso per caso, l’intero complesso dei poteri esercitati su un bene, non limitandosi a considerare l’attività di chi si pretende possessore, ma considerando anche il modo in cui tale attività si correla con il comportamento concretamente esercitato del proprietario.

Cassazione civile sez. VI, 05/03/2020, n.6123

Usucapione del bene comune

In tema di comunione, è richiesto, ai fini dell’usucapione della cosa comune da parte del comproprietario, il godimento esclusivo del bene che si manifesti attraverso un’attività durevole, apertamente contrastante ed inoppugnabilmente incompatibile con il possesso altrui, gravando l’onere della relativa prova su colui che invochi l’avvenuta usucapione del bene, atteso che non è sufficiente che l’attore dimostri di aver posseduto il bene stesso in modo esclusivo, pubblico, pacifico ed ininterrotto per un ventennio, ma occorre, altresì, che dimostri di aver escluso il compossesso della cosa comune da parte degli altri comproprietari, il quale ultimo permane fino a quando esiste la mera possibilità del suo concreto concorrente esercizio, non sussistendo l’esigenza di una manifestazione continua di potere sulla cosa comune e non rilevando la prova del mero non uso della cosa da parte degli altri condomini.

Tribunale Castrovillari, 09/03/2020, n.267

Usucapione: perfezionamento

In tema di usucapione, è onere di chi invoca l’intervenuta usucapione dimostrare di aver esercitato sul bene un potere di fatto che si è estrinsecato in attività corrispondenti all’esercizio del diritto di proprietà. Egli deve infatti provare non solo di essere nella disponibilità del bene, ma anche l’animus possidenti per il tempo necessario per usucapire. Per il perfezionamento dell’usucapione è infatti necessaria la manifestazione del dominio esclusivo sulla res da parte dell’interessato attraverso un’attività apertamente contrastante e inoppugnabilmente incompatibile con il possesso altrui, gravando l’onere della relativa prova su colui che invochi l’avvenuta usucapione del bene.

Tribunale Sulmona, 18/11/2019, n.274

Gli elementi costitutivi dell’usucapione

Ai fini della prova degli elementi costitutivi dell’usucapione, il cui onere grava su chi invoca la fattispecie acquisitiva, la coltivazione del fondo non è sufficiente, in quanto, di per sé, non esprime, in modo inequivocabile, l’intento del coltivatore di possedere, occorrendo, invece, che tale attività materiale, corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà, sia accompagnata da univoci indizi, i quali consentano di presumere che essa è svolta “uti dominus”, ancora più pregnante deve essere detta prova allorquando sussistano rapporti di parentela tra le parti, come nel caso in esame.

Tribunale Benevento sez. I, 19/02/2020, n.367

Usucapione: la sussistenza del possesso

È onere di chi invoca l’intervenuta usucapione dimostrare di aver esercitato sul bene un potere di fatto che si è estrinsecato in attività corrispondenti all’esercizio del diritto di proprietà. Egli deve infatti provare non solo di essere nella disponibilità del bene, ma anche l’animus possidenti per il tempo necessario per usucapire.

Per il perfezionamento dell’usucapione è infatti necessaria la manifestazione del dominio esclusivo sulla res da parte dell’interessato attraverso un’attività apertamente contrastante e inoppugnabilmente incompatibile con il possesso altrui, gravando l’onere della relativa prova su colui che invochi l’avvenuta usucapione del bene.

Cassazione civile sez. II, 30/07/2019, n.20508

Usucapione: l’esercizio del diritto reale

L’attore che agisca per sentir dichiarare l’intervenuta usucapione in suo favore, deve fornire una prova certa e rigorosa del diritto affermato, che non può lasciare spazio a perplessità sulla veridicità e attendibilità delle circostanze asserite, sulla concludenza e sufficienza delle medesime a dimostrare un costante comportamento corrispondente all’esercizio del diritto reale affermato, occorrendo, altresì, che gli atti compiuti, in relazione alle concrete particolarità, inequivocabilmente rivelino l’intenzionalità del possesso e che i fatti siano tali da apparire per il titolare della cosa come inequivocabilmente diretti a far sorgere, a favore di chi li compie, un diritto reale sulla cosa stessa.

Tribunale Livorno, 21/10/2019, n.66

L’animus possidendi e l’acquisto per usucapione

La sola coltivazione del fondo non è sufficiente a provare l’animus possidendi uti dominus e il conseguente acquisto per usucapione perché di per sé non esprime in modo inequivocabile, ai fini della prova degli elementi costitutivi dell’usucapione, l’intento del coltivatore di possedere, occorrendo, invece, che tale attività materia-le, corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà, sia accompagnata da univo-ci indizi i quali consentano di presumere che la stessa è svolta uti dominus.

Corte appello Palermo sez. II, 03/10/2019, n.1945

L’intervenuto acquisto per usucapione: onere probatorio

Colui che invoca l’intervenuto acquisto per usucapione deve fornire la prova rigorosa di tutti gli elementi costitutivi della fattispecie, allegando e dimostrando il momento e le modalità di acquisto del possesso, non potendosi ritenere sufficiente a tal fine la generica dichiarazione di aver posseduto per oltre vent’anni.

Tribunale Castrovillari, 04/03/2020, n.253

Coltivazione di un terreno continua ed ininterrotta

In tema di usucapione, ai fini della prova dell’intervenuta usucapione, la coltivazione di un terreno, in modo pubblico, pacifico, continuo ed ininterrotto per i venti anni richiesti dall’art. 1158 c.c. ben può configurare lo jus possessionis mentre la sussistenza dell’animus possidendi è desumibile in via presuntiva ed implicita dall’esercizio dell’attività materiale corrispondente al diritto di proprietà

Tribunale Crotone, 13/12/2019, n.1441

Usucapione: validità probatoria della coltivazione del fondo

La coltivazione del fondo non è di per sé sufficiente a costituire prova al fine dell’acquisto a titolo originario per usucapione, non esprimendo l’intento dell’animus possidendi del coltivatore, necessitando invece che si manifesti un’attività materiale di esercizio della proprietà. Non può operare la presunzione del possesso di cui all’art. 1141 nel caso di esercizio di un potere di fatto nel caso in cui l’apprensione del bene derivi da un iniziale atto o fatto di consegna da parte del proprietario-possessore o altri per conto di questi.

Corte appello Napoli sez. II, 12/02/2020, n.668

Presunzione di possesso anteriore: è applicabile all’usucapione?

L’usucapione è esclusa dall’ambito applicativo dell’art. 1143 c.c.perché in relazione a questo istituto la sussistenza del titolo a fondamento del possesso non avrebbe alcun significato, non avendo il possessore munito di titolo concretamente idoneo (e quindi valido) alcuna necessità d’invocare l’usucapione ai fini della prova del dominio o di altro diritto reale.

Corte appello Potenza, 25/10/2019, n.752

Azione personale di restituzione ed azione di rivendicazione

L’azione di restituzione è finalizzata al ripristino del godimento del bene in virtù della sopravvenuta inefficacia di un titolo di detenzione; viceversa, l’azione di rivendicazione, pur ambendo sempre alla restituzione predetta, è volta al riconoscimento erga omnes del proprio diritto di proprietà. Siffatto accertamento non può prescindere dalla prova rigorosa di cui all’art. 948 c.c., per cui, laddove il bene sia stato acquistato a titolo derivativo, il proprietario deve dimostrare la proprietà anche del suo dante causa sino a risalire ad un acquisto a titolo originario oppure fornire la prova dell’intervenuta usucapione del bene acquistato.

Ne deriva che l’azione personale di restituzione esercitata al fine di ottenere il rilascio di un immobile non può certo sostituirsi all’azione di rivendicazione, con elusione del connesso onere probatorio, tanto che colui il quale agisca per ottenere il mero accertamento della proprietà o della comproprietà di un bene, anche unicamente per eliminare uno stato di incertezza circa la legittimità del potere di fatto esercitato sullo stesso, è tenuto, al pari che per l’azione di rivendicazione ex art. 948 c.c., alla “probatio diabolica” della titolarità del proprio diritto, trattandosi di onere da assolvere ogni volta che sia proposta un’azione, inclusa quella di mero accertamento, che si fonda sul diritto di proprietà tutelato erga omnes.

Tribunale Benevento, 20/01/2020, n.132



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9 Commenti

  1. Come funziona l’usucapione? Come si dimostra? Come posso dimostrare la volontà di possedere l’immobile altrui come se fosse il mio?

    1. L’usucapione è un modo per diventare proprietari di un bene senza bisogno di un contratto, di un testamento e, addirittura, senza bisogno di un accordo con il proprietario del bene. Ecco perché gli studiosi del diritto lo definiscono un mezzo di acquisto della proprietà «a titolo originario», ossia non senza bisogno di un atto di trasferimento da parte di un altro soggetto (nel qual caso si sarebbe parlato di «acquisto della proprietà a titolo derivativo»). In buona sostanza, grazie all’usucapione, colui che per almeno 20 anni ha utilizzato un bene altrui come se fosse il proprio, e l’ha fatto alla luce del sole, senza subire azioni giudiziarie da parte del legittimo titolare (il quale se ne deve essere, quindi, sostanzialmente disinteressato) può dire di essere il nuovo proprietario. Affinché ciò avvenga è tuttavia necessario un ufficiale riconoscimento il quale viene eseguito da una sentenza del giudice. Anche se spesso la causa di usucapione si svolge senza il proprietario del bene (a volte emigrato, a volte irreperibile, a volte defunto, ecc.), ciò non toglie che chi invoca tale meccanismo deve dimostrare tanto il possesso per 20 anni del bene, tanto l’esercizio di un diritto tipico del proprietario (ad esempio la ristrutturazione dell’immobile, il cambio di destinazione d’uso, la sostituzione della serratura di un appartamento, ecc.).La prova deve riguardare solamente il momento iniziale in cui tale situazione si è verificata e non tutto l’arco dei 20 anni.

  2. Un mio conoscente ha allargato i confini del suo campo appropriandosi di un gran bel pezzo di terra del confinante. IL confinante se ne accorge ma non fa nulla per chiedere la restituzione del suo terreno. Dopopiù di 20 anni che il mio conoscente ha arato e coltivato questa zolla di terra, ha chiesto al tribunale il cambio di intestazione a suo favore per usucapione.Quindi, mi chiedo cosa deve esserci per usucapione?

    1. Tre sono gli elementi fondamentali dell’usucapione:
      un possesso per oltre 20 anni del bene altrui;
      l’utilizzo di tale bene con esercizio dei poteri che solo un proprietario potrebbe vantare;
      la mancata rivendicazione del proprio bene da parte del proprietario. A tal fine non basta una lettera di diffida, ma è necessario l’avvio di una causa in tribunale volta ad ottenere la restituzione dell’immobile (è sufficiente anche la semplice notifica dell’atto di citazione).

  3. Ho ottenuto in affitto un terreno in cambio di una percentuale sui frutti raccolti. Dopo qualche anno, ho smesso di portare i frutti al locatore ed ho iniziato a fare alcune opere sul terreno, ma non ho chiesto il permesso di farle. Ho realizzato un casolare, edificando un recinto e ne ho trattenuto le chiavi. Per 20 anni questa situazione si è protratta, ma il proprietario lo sapeva e non mi ha detto niente, quindi così ho ottenuto l’usucapione.

  4. Ho abitato una casa ereditata con i miei fratelli. Loro si sono sempre disinteressati del bene e non l’hanno mai rivendicato, nonostante io abbia fatto diversi lavoretti e opere. Insomma, cosa devo fare?

    1. Sei tenuto a dimostrare gli interventi straordinari eseguiti almeno 20 anni prima, momento a partire dal quale si inizia a contare il decorso del termine dell’usucapione.Dunque, i 20 anni decorrono dal primo atto di utilizzo del bene secondo il diritto che solo un proprietario potrebbe vantare. La Cassazione ricorda che chi invoca l’intervenuta usucapione deve dimostrare di aver esercitato sul bene un potere di fatto che si è estrinsecato in attività corrispondenti all’esercizio del diritto di proprietà. Egli deve, infatti, provare non solo di essere nella disponibilità del bene, ma anche la volontà di possedere il bene per il tempo necessario per usucapire. Per il perfezionamento dell’usucapione è, infatti, necessaria la manifestazione del «dominio esclusivo sulla cosa da parte dell’interessato attraverso un’attività apertamente contrastante e inoppugnabilmente incompatibile con il possesso altrui».

  5. Detengo le chiavi di un bene immobile ormai abbandonato dai proprietari da 20 anni. Mi lasciarono le chiavi per farci dei lavoretti di ristrutturazione ma dopo poco si sono disinteressati. Ho cambiato la serratura e indirizzato l’immobile dall’iniziale attività commerciale a mio personale box per gli attrezzi. Tuttavia, non ho documenti che provano il mio utilizzo in questi venti anni giacché non ho allacciato le utenze né incaricato ditte per i lavori di ristrutturazione o sostituzione delle serrature giacché io per lavoro faccio esattamente questo. Come posso dimostrare di star agendo da 20 anni come proprietario di questo immobile?

    1. La prova dell’usucapione può essere data, nel corso della causa, con qualsiasi mezzo. In genere, il metodo più utilizzato è quello dei testimoni. Per dimostrare l’usucapione è sufficiente anche un solo testimone per provare la volontà di possedere l’immobile altrui come se fosse il proprio. Il possesso utile per usucapire dura per tutto il tempo necessario ad acquistare la proprietà dell’immobile, in modo indisturbato e senza subire interruzioni. Durante il ventennio, il proprietario del bene non deve aver posto in essere atti di interruzione della prescrizione. Se il proprietario del bene dimostra, in causa, che c’è stato un atto interruttivo, è necessario dimostrare che il ventennio si è verificato a partire da tale atto.

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