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Usucapione prova: ultime sentenze

8 Aprile 2022
Usucapione prova: ultime sentenze

Intenzione del possessore di comportarsi come proprietario del bene; perfezionamento dell’usucapione; onere probatorio.

Indice

Mancato raggiungimento della prova dell’usucapione

Essendo l’usucapione un titolo d’acquisto a carattere originario, la sua invocazione, in termini di domanda o di eccezione, da parte del convenuto con l’azione di rivendicazione, non suppone, di per sé, alcun riconoscimento idoneo ad attenuare il rigore dell’onere probatorio a carico del rivendicante, il quale, anche in caso di mancato raggiungimento della prova dell’usucapione, non è esonerato dal dover provare il proprio diritto, risalendo, se del caso, attraverso i propri danti causa fino ad un acquisto a titolo originario o dimostrando che egli stesso o alcuno dei suoi danti causa abbia posseduto il bene per il tempo necessario a usucapirlo. Il rigore probatorio rimane, tuttavia, attenuato quando il convenuto, nell’opporre l’usucapione, abbia riconosciuto, seppure implicitamente, o comunque non abbia specificamente contestato, l’appartenenza del bene al rivendicante o ad uno dei suoi danti causa all’epoca in cui assume di avere iniziato a possedere.

Per contro, la mera deduzione, da parte del convenuto, di un acquisto per usucapione il cui dies a quo sia successivo al titolo del rivendicante o di uno dei suoi danti causa, disgiunta dal riconoscimento o dalla mancata contestazione della precedente appartenenza, non comporta alcuna attenuazione del rigore probatorio a carico dell’attore, che a maggior ragione rimane invariato qualora il convenuto si dichiari proprietario per usucapione in forza di un possesso remoto rispetto ai titoli vantati dall’attore.

Cassazione civile sez. II, 25/02/2022, n.6324

La coltivazione del terreno

Ai fini della prova degli elementi costitutivi dell’usucapione, la coltivazione del fondo non è sufficiente, perché, di per sé, non esprime, in modo inequivocabile, l’intento del coltivatore di possedere, occorrendo, invece, che tale attività materiale, corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà, sia accompagnata da univoci indizi, i quali consentano di presumere che essa è svolta uti dominus ; l’interversione nel possesso non può avere luogo mediante un semplice atto di volizione interna, ma deve estrinsecarsi in una manifestazione esteriore, dalla quale sia possibile desumere che il detentore abbia iniziato ad esercitare il potere di fatto sulla cosa esclusivamente in nome proprio e non più in nome altrui, e detta manifestazione deve essere rivolta specificamente contro il possessore, in maniera che questi sia posto in grado di rendersi conto dell’avvenuto mutamento e della concreta opposizione al suo possesso.

Cassazione civile sez. II, 15/02/2022, n.4931

Onere della probatio diabolica

In materia di azione per rivendicazione, l’onere della cd. “probatio diabolica”, gravante sull’attore, si attenua quando il convenuto deduca un proprio titolo d’acquisto, quale l’usucapione, che non sia in contrasto con l’appartenenza del bene rivendicato ai danti causa dell’attore; in questi casi, tale onere può ritenersi assolto, in caso di mancato raggiungimento della prova dell’usucapione, con la dimostrazione della validità del titolo di acquisto da parte del rivendicante e dell’appartenenza del bene ai suoi danti causa in un tempo anteriore a quello in cui il convenuto assuma di aver iniziato a possedere.

Tribunale Napoli sez. IV, 07/02/2022, n.1318

Recinzione del fondo: prova del possesso

In relazione alla domanda di accertamento dell’intervenuta usucapione della proprietà di un fondo destinato ad uso agricolo non è sufficiente, ai fini della prova del possesso “uti dominus” del bene, la sua mera coltivazione, poiché tale attività è pienamente compatibile con una relazione materiale fondata su un titolo convenzionale o sulla mera tolleranza del proprietario e non esprime, comunque, un’attività idonea a realizzare esclusione dei terzi dal godimento del bene che costituisce l’espressione tipica del diritto di proprietà.

A tal fine, pur essendo possibile in astratto per colui che invochi l’accertamento dell’intervenuta usucapione del fondo agricolo conseguire senza limiti la prova dell’esercizio del possesso “uti dominus” del bene, la prova dell’intervenuta recinzione del fondo costituisce, in concreto, la più rilevante dimostrazione dell’intenzione del possessore di esercitare sul bene immobile una relazione materiale configurabile in termini di “ius excludendi alios” e, dunque, di possederlo come proprietario escludendo i terzi da qualsiasi relazione di godimento con il cespite predetto .

Cassazione civile sez. II, 20/01/2022, n.1796

Manifestazione del dominio esclusivo del bene

Ai fini dell’usucapione è necessaria la manifestazione del dominio esclusivo sulla res da parte dell’interessato attraverso un’attività apertamente contrastante e inoppugnabilmente incompatibile con il possesso altrui, gravando l’onere della relativa prova su colui che invochi l’avvenuta usucapione del bene.

Cassazione civile sez. II, 22/10/2021, n.29594

Cos’è l’usucapione?

Essendo l’usucapione un titolo d’acquisto a carattere originario, la sua invocazione, da parte del convenuto con l’azione di rivendicazione, non suppone, di per sé, alcun riconoscimento idoneo ad attenuare il rigore dell’onere probatorio a carico del rivendicante, il quale, anche in caso di mancato raggiungimento della prova dell’usucapione, non è esonerato dal dover provare il proprio diritto, risalendo anche attraverso i propri danti causa fino ad un acquisto a titolo originario o dimostrando che egli stesso o alcuno dei suoi danti causa abbia posseduto il bene per il tempo necessario ad usucapirlo. Il rigore probatorio rimane tuttavia attenuato quando il convenuto, nell’opporre l’usucapione, abbia riconosciuto, seppure implicitamente, o comunque non abbia specificamente contestato, l’appartenenza del bene al rivendicante o uno dei suoi danti causa all’epoca in cui assume di avere iniziato a possedere.

Per contro la mera deduzione, da parte del convenuto, di un acquisto per usucapione il cui dies a quo sia successivo al titolo del rivendicante o di uno dei suoi danti causa, disgiunta dal riconoscimento o dalla mancata contestazione della precedente appartenenza, non comporta alcuna attenuazione del rigore probatorio a carico dell’attore, che a maggior ragione rimane invariato qualora il convenuto si dichiari proprietario per usucapione in forza di un possesso remoto rispetto ai titoli vantati dall’attore.

Cassazione civile sez. II, 19/10/2021, n.28865

Possesso e detenzione: differenza

Possessore è colui che utilizza il bene come se ne fosse proprietario; viceversa, se non v’è tale atteggiamento, si parla di detenzione. Pertanto la distinzione tra possesso e detenzione si fonda sull’animus: solo il possessore intende agire come proprietario del bene. La prova dell’intento soggettivo (animus) è ardua: per tale ragione si ricorre a presunzioni.

In particolare, nel caso in cui il godimento del bene si giustifichi sulla base di una convenzione intercorsa tra le parti, per stabilire se si abbia possesso idoneo all’usucapione, ovvero mera detenzione, occorre fare riferimento al contenuto del titolo:bisogna cioè valutare se la convenzione ha effetti reali o effetti obbligatori, in quanto solo nel primo caso il contratto è idoneo a determinare l’animus possidendi. Su queste basi, quindi, è detentore chi esercita un potere sul bene in virtù di un titolo che fonda o è idoneo a fondare semplicemente un rapporto obbligatorio o un rapporto precario con il possessore e che non fonda un diritto reale, mentre è possessore chi ha con la cosa un rapporto di ingerenza che non si fonda su alcun titolo o che si fonda su un titolo che gli attribuisce un diritto reale.

Quindi, se il possesso può non basarsi su un titolo, la detenzione in senso tecnico si fonda, invece, sempre su un titolo: si tratta di un titolo idoneo a dar vita ad un rapporto di natura meramente obbligatoria o precaria.

Corte appello Genova sez. II, 27/09/2021, n.964

Onere della cosiddetta probatio diabolica

Nell’azione per rivendicazione l’onere della cosiddetta “probatio diabolica” incombente sull’attore si attenua quando il convenuto si difenda deducendo un proprio titolo d’acquisto, quale l’usucapione, che non sia in contrasto con l’appartenenza del bene rivendicato ai danti causa dell’attore; in tali ipotesi, detto onere può ritenersi assolto, in caso di mancato raggiungimento della prova dell’usucapione, con la dimostrazione della validità del titolo di acquisto da parte del rivendicante e dell’appartenenza del bene ai suoi danti causa in epoca anteriore a quella in cui il convenuto assuma di aver iniziato a possedere.

Cassazione civile sez. II, 23/09/2021, n.25865

Scrittura privata valida per escludere il possesso “ad usucapionem”

In relazione alle scritture private sottoscritte dal “de cuius”, il legittimario ha veste di terzo, agli effetti di cui all’art 2704 c.c., solo quando agisce per la reintegrazione della quota di riserva, sicché, se la domanda da lui proposta non è riconducibile in tale ambito, come nel caso di azione di rivendica di beni per avvenuta usucapione in favore del medesimo “de cuius”, la verità della data di siffatte scritture private, rilevante ai fini della decisione (ad esempio, per escludere il possesso “ad usucapionem”), puo essere accertata, come tra le parti che hanno posto in essere dette scritture, con qualunque mezzo di prova.

Cassazione civile sez. II, 08/09/2021, n.24182

Elementi di fatto idonei a costituire prova dell’ uso esclusivo

Ai fini della prova dell’ acquisto della proprietà di un bene in comproprietà per usucapione non è sufficiente la presenza nell’ area di una pensilina, anche qualora sia supportata da pilastrini, dal momento che tale sola circostanza non esclude la disponibilità della zona anche agli altri soggetti. Bensì valida è la prova dell’ avvenuta chiusura dei lati della struttura mediante anche una rete metallica, purchè vi sia prova che tale chiusura sia stata operata almeno 20 anni prima.

Tribunale Napoli sez. IV, 25/08/2021, n.3136

Azione di rivendicazione: cos’è e come funziona?

L’azione di rivendica si caratterizza per un onere probatorio particolarmente rigoroso imposto a carico di chi la eserciti: l’attore deve infatti dimostrare non solo l’esistenza del proprio diritto di proprietà – dando prova del possesso del bene -, ma anche il possesso del bene in capo ai propri danti causa, fino a risalire ad un acquisto a titolo originario. Ciononostante, va evidenziato che il rigore della c.d. probatio diabolica si attenua in situazioni particolari, quando il convenuto proponga domanda riconvenzionale o eccezione di usucapione, sebbene l’alleviamento dell’onere opera solo se venga opposto l’acquisto per usucapione fondato su un possesso che ha avuto inizio, anche attraverso i danti causa del convenuto, in epoca successiva a quella in cui si è formato il titolo di acquisto del rivendicante. In questi casi, l’attore in rivendicazione è gravato della meno onerosa prova di un valido titolo di acquisto da parte sua e dell’appartenenza del bene ai suoi danti causa in epoca anteriore a quella in cui parte convenuta assume di aver iniziato a possedere uti dominus.

Corte appello L’Aquila sez. I, 15/07/2021, n.1129

Prova dell’animus possidendi

Ai fini dell’usucapione del diritto di proprietà di beni immobili, l’elemento psicologico del possesso, utile per l’usucapione ordinaria, consiste nella intenzione del possessore di comportarsi come proprietario del bene e prescinde dallo stato soggettivo di buona fede, che non è richiesto dall’art. 1158 del c.c.. Pertanto ciò che rileva ai fini dell’usucapione non è la convinzione di esercitare un proprio diritto o l’ignoranza di ledere un diritto altrui, bensì la volontà di disporre del bene come se fosse proprio.

Tribunale Napoli sez. IX, 15/07/2021, n.6538

Comportamento continuo e non interrotto

Il possesso ad usucapionem deve esteriorizzarsi in un comportamento continuo e non interrotto, che dimostri inequivocabilmente la intenzione di esercitare il potere corrispondente a quello del proprietario o del titolare di uno ius in re aliena e, quindi, una signoria sulla cosa che permanga per tutto il tempo indispensabile per usucapire, senza interruzione, sia per quanto riguarda l’animus che il corpus, e che non sia dovuta a mera tolleranza. In particolare, ai fini della prova degli elementi costitutivi dell’usucapione, la coltivazione del fondo non è sufficiente, perché non esprime in modo inequivocabile l’intento del coltivatore di possedere, occorrendo, invece, che tale attività materiale, corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà, sia accompagnata da univoci indizi, i quali consentano di presumere che essa è svolta uti dominus.

Costituisce, pertanto, accertamento di fatto, rimesso al giudice del merito, valutare, caso per caso, l’intero complesso dei poteri esercitati su un bene, non limitandosi a considerare l’attività di chi si pretende possessore, ma considerando anche il modo in cui tale attività si correla con il comportamento concretamente esercitato del proprietario.

Cassazione civile sez. II, 09/07/2021, n.19568

Presunzione di possesso utile ad usucapionem: presupposti

La presunzione di possesso utile ad usucapionem di cui all’articolo 1141 del Cc, non opera quando la relazione con il bene non consegua a un atto volontario di apprensione ma derivi da un iniziale atto o fatto del proprietario-possessore mentre in mancanza invece deve ritenersi l’esistenza della prova della possessio ad usucapionem sulla base dell’articolo 1141, comma 1, del Cc. In altri termini, in tema di presunzione di possesso utile ad usucapionem, l’articolo 1141, comma 1, del Cc opera se e in quanto non si tratti di rapporto obbligatorio e presuppone, quindi, la mancanza di prova che il potere di fatto sulla cosa sia esercitato inizialmente come detenzione, in conseguenza non di un atto volontario di apprensione, ma di un atto o un fatto del proprietario possessore.

Cassazione civile sez. II, 17/06/2021, n.17388

Usucapione: elementi costitutivi

Il soggetto che agisce in giudizio per essere dichiarato proprietario di un bene per usucapione deve dare la prova di tutti gli elementi costitutivi della dedotta fattispecie acquisitiva e, quindi, non solo del ‘corpus’ ma anche dell”animus’.

Tribunale Perugia sez. II, 06/05/2021, n.708

Acquisto del bene a titolo originario

Ai fini dell’usucapione, il possesso continuato e indisturbato va dimostrato da chi pretende di aver acquistato il bene e chi agisce in giudizio per ottenere di essere dichiarato proprietario di un bene affermando di averlo usucapito, deve dare la prova di tutti gli elementi costitutivi della dedotta fattispecie acquisitiva e quindi non solo del corpus, ma anche dell’animus.

Tribunale Rieti sez. I, 08/03/2021, n.145

Usucapione: qual è il mezzo di prova più utilizzato?

In tema di usucapione, nella prassi, il mezzo di prova di gran lunga più utilizzato è rappresentato dalla prova per testimoni che, laddove idonea e conducente ai fini di causa, costituisce un valido elemento per potere dichiarare la sussistenza del diritto ad usucapire in capo al richiedente. La testimonianza può rappresentare anche l’unico strumento con il quale sono dimostrati il possesso e la maturazione dei termini per l’usucapione.

Corte appello Reggio Calabria sez. I, 08/02/2021, n.69

La prova testimoniale

La prova in ordine al maturare dell’usucapione è complessa e deve essere notevolmente concordante nei suoi esiti al punto da non lasciare spazio a perplessità sulla veridicità delle circostanze asserite, sulla concludenza e sufficienza delle medesime a dimostrare un costante comportamento corrispondente all’esercizio del diritto vantato e, in particolare, a fornire la prova degli specifici atti compiuti, idonei a rivelare in modo non equivoco il concreto possesso esercitato ininterrottamente sul bene; la prova testimoniale è ammissibile, ma occorre che i testimoni si esprimano in modo preciso e puntuale, non genericamente, in merito al possesso ad usucapionem, inoltre non si ritiene sufficiente sul piano probatorio la mera intestazione catastale di un immobile a colui che ne invoca l’acquisto a titolo originario.

Tribunale Vibo Valentia sez. I, 21/01/2021, n.55

Controversie tra familiari: come provare l’usucapione?

Chi rivendica l’usucapione deve fornire la prova di aver posseduto uti dominus e non uti condominus. Tale prova deve essere particolarmente rigorosa nel caso di controversie tra familiari, in cui spesso rileva la mera tolleranza dell’altrui uso esclusivo del bene in contestazione. Nel caso di specie, per i giudici le acquisizioni probatorie non hanno fatto chiarezza in ordine alla circostanza se l’appellante abbia o meno posseduto l’appartamento oggetto della controversia uti dominus ovvero uti condominus, con esclusione di atteggiamenti di mera tolleranza da parte degli altri comproprietari.

Corte appello Taranto sez. III, 14/01/2021, n.7

L’accertamento del giudice di merito

In tema di usucapione, ai fini della prova degli elementi costitutivi dell’usucapione ” il cui onere grava su chi invoca la fattispecie acquisitiva ” la coltivazione del fondo non è sufficiente, perchè, di per sè, non esprime, in modo inequivocabile, l’intento del coltivatore di possedere, occorrendo, invece, che tale attività materiale, corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà , sia accompagnata da univoci indizi, i quali consentano di presumere che essa è svolta uti dominus. L’accertamento del corpus possessionis è accertamento di fatto, che il giudice di merito deve operare caso per caso/esaminando l’intero reticolo dei poteri concretamente esercitati su un bene; cosicchè nel relativo apprezzamento non ci si può limitare a considerare l’attività di chi si pretende possessore ma è necessario considerare anche il modo in cui tale attività si correla con il comportamento del proprietario.

Corte appello Firenze sez. I, 04/01/2021, n.8

Azioni a difesa della proprietà: l’accertamento dell’inesistenza del diritto

Atteso il carattere autodeterminato del diritto di proprietà e degli altri diritti reali di godimento, individuati in base alla sola indicazione del loro contenuto – cioè del bene che ne costituisce l’oggetto -, nelle azioni ad essi relative la deduzione del fatto costitutivo rileva ai fini non della loro individuazione, ma soltanto della prova del diritto. Ne consegue che, qualora sia proposta una domanda di accertamento o di condanna, relativa ad uno dei su indicati diritti, sulla base di un determinato fatto costitutivo, e questa venga rigettata per ragioni inerenti al fatto costitutivo dedotto, l’accertamento con efficacia di giudicato dell’inesistenza del diritto stesso preclude la possibilità di far valere “ex novo” il medesimo diritto sulla base di un diverso titolo di acquisto. (Nella fattispecie, la parte ricorrente aveva chiesto accertarsi l’avvenuto acquisto per usucapione di un terreno a seguito del rigetto di precedente domanda volta ad ottenerne la proprietà in virtù di un contratto di rendita vitalizia).

Cassazione civile sez. II, 16/10/2020, n.22591

Possesso idoneo ad usucapire

Qualora il convenuto sostenga, in via riconvenzionale, di aver acquistato per usucapione la proprietà del bene rivendicato, l’attore in rivendica deve dare prova di un valido titolo di acquisto da parte sua e dell’appartenenza del bene ai suoi danti causa in epoca anteriore a quella in cui il convenuto assuma di aver iniziato a possedere, nonché la prova che quell’appartenenza non è stata interrotta da un possesso idoneo ad usucapire da parte del convenuto.

Cassazione civile sez. II, 29/09/2020, n.20505

Poteri esercitati su un bene

Ai fini della prova degli elementi costitutivi dell’usucapione – il cui onere grava su chi invoca la fattispecie acquisitiva – la coltivazione del fondo non è sufficiente, perché non esprime in modo inequivocabile l’intento del coltivatore di possedere, occorrendo, invece, che tale attività materiale, corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà, sia accompagnata da univoci indizi, i quali consentano di presumere che essa è svolta “uti dominus”; costituisce, pertanto, accertamento di fatto, rimesso al giudice del merito, valutare, caso per caso, l’intero complesso dei poteri esercitati su un bene, non limitandosi a considerare l’attività di chi si pretende possessore, ma considerando anche il modo in cui tale attività si correla con il comportamento concretamente esercitato del proprietario.

Cassazione civile sez. VI, 05/03/2020, n.6123

Usucapione del bene comune

In tema di comunione, è richiesto, ai fini dell’usucapione della cosa comune da parte del comproprietario, il godimento esclusivo del bene che si manifesti attraverso un’attività durevole, apertamente contrastante ed inoppugnabilmente incompatibile con il possesso altrui, gravando l’onere della relativa prova su colui che invochi l’avvenuta usucapione del bene, atteso che non è sufficiente che l’attore dimostri di aver posseduto il bene stesso in modo esclusivo, pubblico, pacifico ed ininterrotto per un ventennio, ma occorre, altresì, che dimostri di aver escluso il compossesso della cosa comune da parte degli altri comproprietari, il quale ultimo permane fino a quando esiste la mera possibilità del suo concreto concorrente esercizio, non sussistendo l’esigenza di una manifestazione continua di potere sulla cosa comune e non rilevando la prova del mero non uso della cosa da parte degli altri condomini.

Tribunale Castrovillari, 09/03/2020, n.267

Gli elementi costitutivi dell’usucapione

Ai fini della prova degli elementi costitutivi dell’usucapione, il cui onere grava su chi invoca la fattispecie acquisitiva, la coltivazione del fondo non è sufficiente, in quanto, di per sé, non esprime, in modo inequivocabile, l’intento del coltivatore di possedere, occorrendo, invece, che tale attività materiale, corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà, sia accompagnata da univoci indizi, i quali consentano di presumere che essa è svolta “uti dominus”, ancora più pregnante deve essere detta prova allorquando sussistano rapporti di parentela tra le parti, come nel caso in esame.

Tribunale Benevento sez. I, 19/02/2020, n.367

Acquisto per usucapione: onere probatorio

Colui che invoca l’intervenuto acquisto per usucapione deve fornire la prova rigorosa di tutti gli elementi costitutivi della fattispecie, allegando e dimostrando il momento e le modalità di acquisto del possesso, non potendosi ritenere sufficiente a tal fine la generica dichiarazione di aver posseduto per oltre vent’anni.

Tribunale Castrovillari, 04/03/2020, n.253

Usucapione: validità probatoria della coltivazione del fondo

La coltivazione del fondo non è di per sé sufficiente a costituire prova al fine dell’acquisto a titolo originario per usucapione, non esprimendo l’intento dell’animus possidendi del coltivatore, necessitando invece che si manifesti un’attività materiale di esercizio della proprietà. Non può operare la presunzione del possesso di cui all’art. 1141 nel caso di esercizio di un potere di fatto nel caso in cui l’apprensione del bene derivi da un iniziale atto o fatto di consegna da parte del proprietario-possessore o altri per conto di questi.

Corte appello Napoli sez. II, 12/02/2020, n.668

Azione personale di restituzione ed azione di rivendicazione

L’azione di restituzione è finalizzata al ripristino del godimento del bene in virtù della sopravvenuta inefficacia di un titolo di detenzione; viceversa, l’azione di rivendicazione, pur ambendo sempre alla restituzione predetta, è volta al riconoscimento erga omnes del proprio diritto di proprietà. Siffatto accertamento non può prescindere dalla prova rigorosa di cui all’art. 948 c.c., per cui, laddove il bene sia stato acquistato a titolo derivativo, il proprietario deve dimostrare la proprietà anche del suo dante causa sino a risalire ad un acquisto a titolo originario oppure fornire la prova dell’intervenuta usucapione del bene acquistato.

Ne deriva che l’azione personale di restituzione esercitata al fine di ottenere il rilascio di un immobile non può certo sostituirsi all’azione di rivendicazione, con elusione del connesso onere probatorio, tanto che colui il quale agisca per ottenere il mero accertamento della proprietà o della comproprietà di un bene, anche unicamente per eliminare uno stato di incertezza circa la legittimità del potere di fatto esercitato sullo stesso, è tenuto, al pari che per l’azione di rivendicazione ex art. 948 c.c., alla “probatio diabolica” della titolarità del proprio diritto, trattandosi di onere da assolvere ogni volta che sia proposta un’azione, inclusa quella di mero accertamento, che si fonda sul diritto di proprietà tutelato erga omnes.

Tribunale Benevento, 20/01/2020, n.132

Usucapione: perfezionamento

In tema di usucapione, è onere di chi invoca l’intervenuta usucapione dimostrare di aver esercitato sul bene un potere di fatto che si è estrinsecato in attività corrispondenti all’esercizio del diritto di proprietà. Egli deve infatti provare non solo di essere nella disponibilità del bene, ma anche l’animus possidenti per il tempo necessario per usucapire. Per il perfezionamento dell’usucapione è infatti necessaria la manifestazione del dominio esclusivo sulla res da parte dell’interessato attraverso un’attività apertamente contrastante e inoppugnabilmente incompatibile con il possesso altrui, gravando l’onere della relativa prova su colui che invochi l’avvenuta usucapione del bene.

Tribunale Sulmona, 18/11/2019, n.274

Attività corrispondenti all’esercizio del diritto di proprietà

È onere di chi invoca l’intervenuta usucapione dimostrare di aver esercitato sul bene un potere di fatto che si è estrinsecato in attività corrispondenti all’esercizio del diritto di proprietà. Egli deve infatti provare non solo di essere nella disponibilità del bene, ma anche l’animus possidenti per il tempo necessario per usucapire.

Per il perfezionamento dell’usucapione è infatti necessaria la manifestazione del dominio esclusivo sulla res da parte dell’interessato attraverso un’attività apertamente contrastante e inoppugnabilmente incompatibile con il possesso altrui, gravando l’onere della relativa prova su colui che invochi l’avvenuta usucapione del bene.

Cassazione civile sez. II, 30/07/2019, n.20508

Usucapione: veridicità e attendibilità delle circostanze

L’attore che agisca per sentir dichiarare l’intervenuta usucapione in suo favore, deve fornire una prova certa e rigorosa del diritto affermato, che non può lasciare spazio a perplessità sulla veridicità e attendibilità delle circostanze asserite, sulla concludenza e sufficienza delle medesime a dimostrare un costante comportamento corrispondente all’esercizio del diritto reale affermato, occorrendo, altresì, che gli atti compiuti, in relazione alle concrete particolarità, inequivocabilmente rivelino l’intenzionalità del possesso e che i fatti siano tali da apparire per il titolare della cosa come inequivocabilmente diretti a far sorgere, a favore di chi li compie, un diritto reale sulla cosa stessa.

Tribunale Livorno, 21/10/2019, n.66

L’animus possidendi e l’acquisto per usucapione

La sola coltivazione del fondo non è sufficiente a provare l’animus possidendi uti dominus e il conseguente acquisto per usucapione perché di per sé non esprime in modo inequivocabile, ai fini della prova degli elementi costitutivi dell’usucapione, l’intento del coltivatore di possedere, occorrendo, invece, che tale attività materia-le, corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà, sia accompagnata da univo-ci indizi i quali consentano di presumere che la stessa è svolta uti dominus.

Corte appello Palermo sez. II, 03/10/2019, n.1945

Coltivazione di un terreno continua ed ininterrotta

In tema di usucapione, ai fini della prova dell’intervenuta usucapione, la coltivazione di un terreno, in modo pubblico, pacifico, continuo ed ininterrotto per i venti anni richiesti dall’art. 1158 c.c. ben può configurare lo jus possessionis mentre la sussistenza dell’animus possidendi è desumibile in via presuntiva ed implicita dall’esercizio dell’attività materiale corrispondente al diritto di proprietà

Tribunale Crotone, 13/12/2019, n.1441

Presunzione di possesso anteriore: è applicabile all’usucapione?

L’usucapione è esclusa dall’ambito applicativo dell’art. 1143 c.c.perché in relazione a questo istituto la sussistenza del titolo a fondamento del possesso non avrebbe alcun significato, non avendo il possessore munito di titolo concretamente idoneo (e quindi valido) alcuna necessità d’invocare l’usucapione ai fini della prova del dominio o di altro diritto reale.

Corte appello Potenza, 25/10/2019, n.752



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10 Commenti

  1. Come funziona l’usucapione? Come si dimostra? Come posso dimostrare la volontà di possedere l’immobile altrui come se fosse il mio?

    1. L’usucapione è un modo per diventare proprietari di un bene senza bisogno di un contratto, di un testamento e, addirittura, senza bisogno di un accordo con il proprietario del bene. Ecco perché gli studiosi del diritto lo definiscono un mezzo di acquisto della proprietà «a titolo originario», ossia non senza bisogno di un atto di trasferimento da parte di un altro soggetto (nel qual caso si sarebbe parlato di «acquisto della proprietà a titolo derivativo»). In buona sostanza, grazie all’usucapione, colui che per almeno 20 anni ha utilizzato un bene altrui come se fosse il proprio, e l’ha fatto alla luce del sole, senza subire azioni giudiziarie da parte del legittimo titolare (il quale se ne deve essere, quindi, sostanzialmente disinteressato) può dire di essere il nuovo proprietario. Affinché ciò avvenga è tuttavia necessario un ufficiale riconoscimento il quale viene eseguito da una sentenza del giudice. Anche se spesso la causa di usucapione si svolge senza il proprietario del bene (a volte emigrato, a volte irreperibile, a volte defunto, ecc.), ciò non toglie che chi invoca tale meccanismo deve dimostrare tanto il possesso per 20 anni del bene, tanto l’esercizio di un diritto tipico del proprietario (ad esempio la ristrutturazione dell’immobile, il cambio di destinazione d’uso, la sostituzione della serratura di un appartamento, ecc.).La prova deve riguardare solamente il momento iniziale in cui tale situazione si è verificata e non tutto l’arco dei 20 anni.

  2. Un mio conoscente ha allargato i confini del suo campo appropriandosi di un gran bel pezzo di terra del confinante. IL confinante se ne accorge ma non fa nulla per chiedere la restituzione del suo terreno. Dopopiù di 20 anni che il mio conoscente ha arato e coltivato questa zolla di terra, ha chiesto al tribunale il cambio di intestazione a suo favore per usucapione.Quindi, mi chiedo cosa deve esserci per usucapione?

    1. Tre sono gli elementi fondamentali dell’usucapione:
      un possesso per oltre 20 anni del bene altrui;
      l’utilizzo di tale bene con esercizio dei poteri che solo un proprietario potrebbe vantare;
      la mancata rivendicazione del proprio bene da parte del proprietario. A tal fine non basta una lettera di diffida, ma è necessario l’avvio di una causa in tribunale volta ad ottenere la restituzione dell’immobile (è sufficiente anche la semplice notifica dell’atto di citazione).

  3. Ho ottenuto in affitto un terreno in cambio di una percentuale sui frutti raccolti. Dopo qualche anno, ho smesso di portare i frutti al locatore ed ho iniziato a fare alcune opere sul terreno, ma non ho chiesto il permesso di farle. Ho realizzato un casolare, edificando un recinto e ne ho trattenuto le chiavi. Per 20 anni questa situazione si è protratta, ma il proprietario lo sapeva e non mi ha detto niente, quindi così ho ottenuto l’usucapione.

  4. Ho abitato una casa ereditata con i miei fratelli. Loro si sono sempre disinteressati del bene e non l’hanno mai rivendicato, nonostante io abbia fatto diversi lavoretti e opere. Insomma, cosa devo fare?

    1. Sei tenuto a dimostrare gli interventi straordinari eseguiti almeno 20 anni prima, momento a partire dal quale si inizia a contare il decorso del termine dell’usucapione.Dunque, i 20 anni decorrono dal primo atto di utilizzo del bene secondo il diritto che solo un proprietario potrebbe vantare. La Cassazione ricorda che chi invoca l’intervenuta usucapione deve dimostrare di aver esercitato sul bene un potere di fatto che si è estrinsecato in attività corrispondenti all’esercizio del diritto di proprietà. Egli deve, infatti, provare non solo di essere nella disponibilità del bene, ma anche la volontà di possedere il bene per il tempo necessario per usucapire. Per il perfezionamento dell’usucapione è, infatti, necessaria la manifestazione del «dominio esclusivo sulla cosa da parte dell’interessato attraverso un’attività apertamente contrastante e inoppugnabilmente incompatibile con il possesso altrui».

  5. Detengo le chiavi di un bene immobile ormai abbandonato dai proprietari da 20 anni. Mi lasciarono le chiavi per farci dei lavoretti di ristrutturazione ma dopo poco si sono disinteressati. Ho cambiato la serratura e indirizzato l’immobile dall’iniziale attività commerciale a mio personale box per gli attrezzi. Tuttavia, non ho documenti che provano il mio utilizzo in questi venti anni giacché non ho allacciato le utenze né incaricato ditte per i lavori di ristrutturazione o sostituzione delle serrature giacché io per lavoro faccio esattamente questo. Come posso dimostrare di star agendo da 20 anni come proprietario di questo immobile?

    1. La prova dell’usucapione può essere data, nel corso della causa, con qualsiasi mezzo. In genere, il metodo più utilizzato è quello dei testimoni. Per dimostrare l’usucapione è sufficiente anche un solo testimone per provare la volontà di possedere l’immobile altrui come se fosse il proprio. Il possesso utile per usucapire dura per tutto il tempo necessario ad acquistare la proprietà dell’immobile, in modo indisturbato e senza subire interruzioni. Durante il ventennio, il proprietario del bene non deve aver posto in essere atti di interruzione della prescrizione. Se il proprietario del bene dimostra, in causa, che c’è stato un atto interruttivo, è necessario dimostrare che il ventennio si è verificato a partire da tale atto.

  6. Buonasera una domanda, ma sono ammissibili testimoni che dichiarano di aver utilizzato un terreno come chi intende usucapirlo? area non recitanta dove potevano parcheggiare tutti, senza opere , a mio avviso un testimone non dovrebbe attraverso il proprio utilzzo del bene , quindi che se non ha interesse concreto attuale, ma ha esso stesso i presupposti nel caso per usucapire, perche l’utilizzo del bene lo ha fatto anche lui, ma è solo un testimone…non una parte in causa.
    la zona inoltre non è mai stata recintata, mai escluso il parcheggio ed il passo a nessuno…e pertanto non era comprensibile che determinati soggetti potessero vantare di aver usucapito detta area , se non hanno mai escluso dal suo godimento nessuno, e detta esclusione è stata solo riportata a parole dai testimoni di parte…grazie per una eventuale risposta.

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