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Cosa significa cassa integrazione a zero ore

10 Aprile 2020
Cosa significa cassa integrazione a zero ore

In questi giorni, molti lavoratori stanno ricevendo una comunicazione da parte del datore di lavoro che li informa che sono stati messi in cassa integrazione.

Si sente spesso parlare di ammortizzatori sociali ma non sempre si capisce realmente cosa si vuole intendere con questa denominazione. Nel nostro ordinamento, ci sono varie tipologie di ammortizzatori sociali pensati per sostenere imprese e lavoratori in momenti difficili per l’azienda. L’obiettivo primario degli ammortizzatori sociali è, infatti, la tutela economica e sociale dell’impresa e del lavoro.

Cosa significa cassa integrazione a zero ore? Come vedremo utilizzare un ammortizzatore sociale non significa necessariamente fermare completamente l’attività dell’azienda. Per questo l’azienda che adotta la cassa integrazione può limitarsi a ridurre l’orario di lavoro dei dipendenti oppure decidere di sospendere il personale a zero ore.

Che cos’è la cassa integrazione?

La nostra Costituzione considera il lavoro l’attività umana più importante [1]. Le norme costituzionali prevedono l’intervento dello Stato al fine di tutelare il lavoro e l’occupazione. In questo ambito si collocano interventi di vario genere come i servizi per l’impiego, l’erogazione della disoccupazione ai lavoratori che perdono involontariamente il lavoro e gli ammortizzatori sociali.

Questi ultimi sono degli strumenti conservativi che servono a sostenere l’impresa in un momento di difficoltà e ad evitare che la stessa proceda al licenziamento del personale per fronteggiare una crisi momentanea e superabile.

La cassa integrazione è l’ammortizzatore sociale principale. Si tratta, in estrema sintesi, di un trattamento economico che va ad integrare il salario perso dai lavoratori a causa della sospensione o della riduzione della loro attività di lavoro. In questo modo, le difficoltà momentanee dell’impresa vengono socializzate e messe a carico della collettività. L’obiettivo è quello di permettere all’impresa di riorganizzarsi, superando il momento critico, e tornare alla propria piena operatività senza intaccare i livelli occupazionali.

Cosa significa cassa integrazione a zero ore?

L’impresa che decide di attuare la cassa integrazione ha la possibilità di ridurre l’attività di lavoro dei propri dipendenti dal limite dell’orario di lavoro contrattuale fino ad un massimo delle zero ore. Ciò significa che, nel periodo di fruizione della cassa integrazione, possono esserci dei lavoratori la cui attività di lavoro viene completamente sospesa. Questi lavoratori, sospesi a zero ore, non dovranno più recarsi al lavoro e saranno, dunque, esonerati dal rendere la prestazione lavorativa. Viceversa l’azienda potrebbe decidere, con riferimento ad alcuni lavoratori, di non sospendere completamente la loro attività ma di ridurne la quantità, riducendo di un certo numero di ore l’orario di lavoro settimanale.

La decisione circa la sospensione a zero ore o la riduzione dell’orario dipende, essenzialmente, dalle esigenze dell’impresa e dalle mansioni svolte dal personale.

Può, ad esempio, accadere che una società debba ridurre notevolmente la produzione, e sospendere dunque a zero ore l’attività di lavoro degli operai di produzione, ma debba comunque mantenere una certa attività sul fronte amministrativo-contabile e, dunque, procedere ad una mera riduzione dell’orario di lavoro per gli impiegati addetti a questi servizi.

Quel che è certo è che l’azienda, nel decidere quali lavoratori sospendere a zero ore, deve adottare dei criteri oggettivi e, in quanto possibile, deve ruotare il personale sospeso a zero ore. Come vedremo, infatti, i lavoratori sospesi a zero ore hanno una maggiore penalizzazione sul piano economico.

Quanto guadagna il dipendente sospeso a zero?

La scelta aziendale di sospendere a zero ore il dipendente piuttosto che ridurne l’orario di lavoro incide, ovviamente, sul trattamento economico percepito dal lavoratore durante il periodo di cassa integrazione.

Il dipendente il cui orario di lavoro viene ridotto continuerà ad essere normalmente pagato dal datore di lavoro per le ore di lavoro effettivamente prestate e riceverà il trattamento di integrazione salariale per le ore di lavoro non prestate a causa della riduzione di orario. Al contrario, il lavoratore sospeso a zero ore riceverà unicamente il trattamento di integrazione salariale erogato dallo Stato.

I trattamenti di integrazione salariale, indipendentemente dalla tipologia, ammontano al 80% della retribuzione persa dal lavoratore a causa della riduzione di orario. Ne consegue che se il lavoratore percepiva una retribuzione mensile di € 1000 percepirà un trattamento di integrazione salariale pari a € 800.

Dobbiamo, però, ricordare che, in ogni caso, il trattamento di integrazione salariale mensile non può superare una soglia massima detta massimale.

Per l’anno 2020 [2] i massimali di cassa integrazione sono i seguenti:

  • € 939,89 netti per lavoratori con una retribuzione mensile lorda fino a € 2.159,48;
  • € 1129,66 netti per lavoratori con una retribuzione mensile lorda oltre € 2.159,48.

E’, dunque, evidente che se ad essere sospeso a zero ore è un lavoratore con un reddito alto il trattamento di integrazione salariale che andrà a ricevere non arriverà al 80% della sua normale retribuzione ma coprirà una percentuale più bassa.

Chi paga il lavoratore sospeso a zero ore?

Per quanto concerne il pagamento del trattamento di integrazione salariale, in linea generale, il datore di lavoro procede ad anticipare il trattamento di integrazione alle normali scadenze in cui si paga lo stipendio.

Successivamente, il datore di lavoro recupera le somme anticipate a titolo di cassa integrazione portandole in compensazione con i contributi previdenziali che deve pagare all’Inps.

Ci sono, tuttavia, dei casi in cui è l’Inps ad erogare direttamente la cassa integrazione al lavoratore sospeso a zero ore. In particolare, ciò avviene nel caso della cassa integrazione in deroga per la quale l’ordinamento prevede che il pagamento diretto da parte dell’Inps sia la regola generale.

Negli altri tipi di cassa integrazione (cassa integrazione ordinaria, cassa integrazione straordinaria, Fis) la regola generale è, invece, l’anticipazione del trattamento da parte del datore di lavoro il quale, tuttavia, in presenza di comprovate difficoltà finanziarie può chiedere il pagamento diretto da parte dell’Inps. In questo caso il datore di lavoro deve trasmettere mensilmente all’Inps i dati necessari all’elaborazione del pagamento a favore del lavoratore.

Come accedere alla cassa integrazione a zero ore?

L’azienda che vuole accedere alla cassa integrazione a zero ore deve porre in essere una procedura che si compone di due fasi:

  • fase sindacale;
  • fase amministrativa.

La fase sindacale consiste nella necessità di espletare, prima di richiedere l’accesso all’ammortizzatore sociale, una procedura di informazione e consultazione sindacale.

In particolare, l’azienda deve inviare una comunicazione alle rappresentanze sindacali aziendali o rappresentanze sindacali unitarie e alle organizzazioni sindacali territoriali maggiormente rappresentative sul piano nazionale.

In questa comunicazione, l’azienda dovrà indicare:

  • le ragioni che rendono necessario il ricorso alla cassa integrazione;
  • il periodo di utilizzo della cassa integrazione;
  • il numero di lavoratori coinvolti;
  • i criteri adottati dall’azienda nella scelta dei lavoratori da mettere in cassa;
  • le misure sociali adottate.

Una volta ricevuta la comunicazione, i sindacati possono richiedere alla società che venga svolto un esame congiunto, finalizzato ad approfondire la situazione.

L’esame congiunto può sfociare o meno in un accordo tra azienda e sindacati sull’utilizzo della cassa integrazione. Trattandosi di una procedura di informazione e consultazione, l’accordo non è, in ogni caso, un requisito necessario per potere richiedere la cassa integrazione. L’importante è aver correttamente esperito la procedura di informazione e consultazione, rispettando i relativi tempi e coinvolgendo tutti gli attori sindacali richiesti dalla legge.

L’eventuale omissione della procedura o il mancato coinvolgimento di alcune sigle che ne avevano diritto potrebbe, inaftti, condurre ad un contenzioso per condotta antisindacale [3].

Una volta esaurita la procedura di informazione e consultazione sindacale, l’azienda può procedere alla richiesta di cassa integrazione alle autorità competenti.

E’ bene evidenziare che la procedura sindacale varia a seconda della tipologia di ammortizzatore sociale che si vuole attivare (soprattutto con riferimento alle tempistiche).

A chi richiedere la cassa integrazione a zero ore?

Nel nostro ordinamento, come abbiamo già detto, non esiste una sola tipologia di cassa integrazione guadagni ma ce ne sono diverse. Ogni tipologia di ammortizzatore sociale ha le proprie regole peculiari e ha una gestione diversa.

Le prestazioni di integrazione salariale erogate dal Fondo di integrazione salariale (Fis) devono essere richieste all’Inps. L’istituto previdenziale è, dunque, competente sia per l’istruttoria relativa alla concessione dell’ammortizzatore sociale sia per la fase esecutiva, ossia, per il pagamento della prestazione. Lo stesso vale per la cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo) che deve essere richiesta all’Inps e che viene pagata materialmente dall’Inps.

La cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs), invece, deve essere richiesta al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il trattamento di integrazione salariale è autorizzato dal Ministero con decreto. A quel punto la palla passa all’Inps che è competente per la fase esecutiva della Cigs, ossia, per il pagamento della prestazione di integrazione salariale.

La cassa integrazione in deroga, che viene finanziata in casi eccezionali in deroga agli ammortizzatori sociali ordinari, è invece gestita dalle Regioni e dalle Province autonome. Ne consegue che il trattamento di integrazione salariale in deroga viene concesso dalla Regione e poi viene materialmente erogato dall’Inps.


note

[1] Artt. 1, 4, 35 Cost.

[2] Inps, Circolare n. 20/2020.

[3] Art. 28, L. 300/1970.


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