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Tfr: cos’è e come si calcola

10 Aprile 2020 | Autore:
Tfr: cos’è e come si calcola

Trattamento di fine rapporto: come matura, sulla base di quali voci di paga si determina, a quanto ammonta.

Il Tfr, o trattamento di fine rapporto fa parte della retribuzione differita del lavoratore [1]: è infatti un elemento della retribuzione il cui pagamento viene posticipato ad un momento successivo rispetto a quello in cui è svolta la corrispondente attività lavorativa.

Il Tfr spetta alla generalità dei lavoratori dipendenti, qualunque sia la tipologia di contratto, compresi i lavoratori in prova.

Se vogliamo rispondere con precisione alla domanda “Tfr: cos’è e come si calcola?”, bisogna innanzitutto osservare che il trattamento di fine rapporto è costituito dalla somma degli accantonamenti annui di una quota della paga del lavoratore rivalutata periodicamente.

L’importo del Tfr spettante al lavoratore deve essergli corrisposto in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, non importa se avvenga tramite licenziamento, dimissioni o risoluzione consensuale, né rileva la causale. Inoltre, il trattamento può essere corrisposto anche prima che termini il rapporto lavorativo, in caso di anticipazione o corresponsione periodica, quando consentita.

Il Tfr può essere poi destinato, in tutto o in parte, alla previdenza complementare o essere ceduto a terzi (prestito con cessione del Tfr). Ma procediamo con ordine e osserviamo nel dettaglio come si quantifica l’importo del Tfr per il lavoratore.

Come si calcola il Tfr?

Per i lavoratori assunti dal 1990, il Tfr si determina in questo modo: l’ammontare spettante al lavoratore è uguale alla somma, per ciascun anno di servizio, della retribuzione utile divisa per 13,5. La quota è proporzionalmente ridotta per le frazioni di anno, computandosi come mese intero le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni. Questa regola è una disposizione inderogabile da parte di qualsiasi fonte, sia in senso migliorativo che peggiorativo per il lavoratore.

La quota di retribuzione annuale così determinata deve essere accantonata e rivalutata al 31 dicembre di ciascun anno.

Dal fondo accantonato alla fine dell’anno deve essere detratto un contributo a favore del Fondo pensione lavoratori dipendenti pari allo 0,50% calcolato sulla retribuzione imponibile ai fini previdenziali.

La somma risultante viene anticipata dal datore di lavoro e versata all’Inps con la denuncia mensile dei contributi obbligatori. Il contributo non è dovuto per i lavoratori assunti con contratto di apprendistato e con contratto di solidarietà, mentre è ridotto in tutti i casi di riduzione dell’onere contributivo a carico del datore di lavoro.

L’accantonamento deve essere iscritto in bilancio e il datore di lavoro ha l’obbligo di comunicarne annualmente l’entità anche certificazione unica Cu (il documento che ha sostituito il Cud).

Su quale base si calcola il Tfr?

Nella retribuzione da utilizzare quale base di calcolo per il Tfr devono essere considerate tutte le somme corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro a titolo non occasionale, compreso l’equivalente delle prestazioni in natura.

Sono escluse le somme pagate a titolo di rimborso spese.

Se il contratto collettivo applicato specifica chiaramente quali elementi devono essere considerati o esclusi, il datore di lavoro deve rispettare questi criteri.

Più precisamente, una somma erogata al dipendente costituisce retribuzione utile per il calcolo del Tfr se:

  • l’importo è riconosciuto in dipendenza del rapporto di lavoro;
  • l’erogazione non è episodica ma ha carattere abituale e continuativo nel tempo.

Se, ad esempio, l’azienda paga gli straordinari raramente e in via eccezionale, questi emolumenti non fanno parte dell’imponibile Tfr; se invece il datore di lavoro ricorre abitualmente allo straordinario, questa retribuzione aggiuntiva deve essere considerata nel montante utile ai fine del calcolo del Tfr in aggiunta alla retribuzione ordinaria.

Bisogna comunque aver riguardo a quanto eventualmente stabilito dal contratto collettivo.

Voci di paga utili al Tfr

Come osservato, la retribuzione è utile al calcolo del Tfr se erogata in dipendenza del rapporto di lavoro e non occasionalmente, salvo specifiche previsioni della contrattazione collettiva. Sono dunque considerate ai fini del calcolo del trattamento di fine rapporto le seguenti voci:

  • paga base, contingenza, terzo elemento contrattuale;
  • scatti di anzianità;
  • superminimi;
  • tredicesima e quattordicesima (in generale, tutte le mensilità aggiuntive);
  • indennità di mensa, di funzione, di mansione, di alloggio, di cassa o maneggio denaro, indennità di trasporto, attrezzi, indennità di servizio estero, indennità per lavori disagiati o sede disagiata; le indennità una tantum corrisposte occasionalmente, non previste dal contratto collettivo o dai rinnovi, non entrano a far parte della base di calcolo;
  • festività infrasettimanali retribuite, festività cadenti di domenica, ex festività 4 novembre spostata alla domenica;
  • indennità sostitutiva del preavviso e delle ferie non godute (se il mancato godimento delle ferie non dipende dal datore di lavoro; nel caso in cui l’indennità abbia carattere risarcitorio non entra nella base imponibile); risarcimento del danno in caso di reintegra nel posto di lavoro per licenziamento illegittimo;
  • uso dell’auto aziendale e relative spese;
  • uso di abitazione/alloggi aziendali;
  • maggiorazione turni;
  • straordinario ripetitivo;
  • premi presenza, di fedeltà, premio annuo, premio di anzianità, premio finale, l’una tantum corrisposti non occasionalmente;
  • bonus e importi forfettari riconosciuti a vario titolo;
  • provvigioni, premi e partecipazioni riconosciuti non episodicamente;
  • prestazioni retributive in natura, altre somme riconosciute e corrisposte a titolo non occasionale.

Non fanno parte della base imponibile del Tfr, invece, le indennità di trasferta, di viaggio e i rimborsi spese. I contratti collettivi possono comunque includere o escludere ulteriori voci.

Come matura il Tfr?

Il Tfr matura in ratei mensili: si considera equiparata al mese la frazione di mese almeno pari a 15 giorni.

Se, ad esempio, il dipendente è assunto il 20 marzo, la retribuzione lorda percepita nel mese di marzo (totale 11 giorni), non risulta utile per la maturazione del Tfr, in quanto inferiore a 15 giorni. Se invece il dipendente è assunto il 10 marzo, avendo lavorato per un lasso di tempo nel mese superiore a 15 giorni, matura un rateo mensile di Tfr: la retribuzione percepita a marzo rientrerà dunque nella base di calcolo per la maturazione della quota annua di trattamento di fine rapporto.

Il Tfr matura durante le assenze?

In alcuni casi di assenza, l’accantonamento Tfr deve essere comunque effettuato, prendendo a base l’equivalente della retribuzione alla quale il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento dell’attività; si tratta delle seguenti ipotesi:

  • infortunio e malattia;
  • periodi di gravidanza e puerperio;
  • cassa integrazione guadagni (ordinaria e straordinaria).

Non si deve tener conto delle indennità corrisposte dall’Inps o dall’Inail nei periodi di sospensione.

La contrattazione collettiva può stabilire deroghe esclusivamente migliorative a favore del lavoratore, prevedendo altri periodi di sospensione del rapporto, utili al calcolo del Tfr.

Come si rivaluta il Tfr?

Il Tfr deve essere rivalutato, ad esclusione della quota maturata nell’anno, il 31 dicembre di ogni anno o nel mese di chiusura del rapporto, utilizzando un coefficiente che è composto da un tasso così costituito:

  • 1,5% in misura fissa;
  • 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, accertato dall’Istat, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente.

La rivalutazione va poi diminuita sottraendo un’imposta sostitutiva del 17%.

Com’è tassato il Tfr?

Il Tfr è escluso dalla base imponibile previdenziale per espressa previsione di legge [2], mentre è soggetto a tassazione separata [3]. Per approfondire, leggi: Tassazione del Tfr.


note

[1] Art. 2120 Cod. civ.; L. 297/1982.

[2] Art.12 L. 153/1969.

[3] Art.17 Tuir.


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