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Calcolo Tfr colf

10 Luglio 2020 | Autore:
Calcolo Tfr colf

Come si determina la liquidazione della colf o della badante: quali sono le voci di paga da considerare, quando si deve corrispondere il trattamento.

I lavoratori domestici, come colf e badanti, hanno diritto, come tutti i lavoratori dipendenti, alla liquidazione, o Tfr. Il Tfr, o trattamento di fine rapporto, è una parte della retribuzione differita del lavoratore, il cui pagamento viene posticipato ad un momento successivo rispetto a quello in cui è svolta la prestazione lavorativa.

Normalmente, il Tfr è liquidato alla cessazione del rapporto lavorativo, qualunque ne sia la causa: licenziamento, anche per giusta causa, dimissioni, volontarie o meno, risoluzione consensuale.

Ma funziona così anche per i lavoratori domestici? Come deve essere effettuato il calcolo Tfr colf?Dopo aver brevemente ricordato com’è calcolato il Tfr per la generalità dei lavoratori subordinati, vediamo quali sono le particolarità in rapporto ai collaboratori domestici.

Ricordiamo innanzitutto che la prestazione di lavoro domestico deve necessariamente rispondere a un bisogno personale del datore e dei suoi familiari/conviventi: il datore non deve avvalersi del collaboratore domestico a scopo di lucro.

La prestazione lavorativa è normalmente resa all’interno dell’abitazione del datore: può essere svolta in regime di convivenza con la famiglia del datore, o di non convivenza.

Come si calcola il Tfr per i lavoratori dipendenti?

Per quanto riguarda la generalità dei lavoratori subordinati, il Tfr si calcola prendendo in considerazione le voci di paga erogate in dipendenza del rapporto di lavoro ed in modo non occasionale e dividendo la retribuzione utile di ogni anno per 13,5. Il risultato corrisponde all’accantonamento annuo Tfr, dal quale deve essere sottratto il contributo addizionale, pari allo 0,5% dell’imponibile previdenziale (salvo specifiche eccezioni).

La quota annua di Tfr deve essere poi rivalutata annualmente (ad eccezione dell’accantonamento relativo all’anno in corso). Sulla rivalutazione si paga un’imposta sostitutiva del 17%. Il Tfr non è assoggettato a contribuzione previdenziale, ed è normalmente sottoposto a tassazione sostitutiva al momento dell’erogazione.

Il Tfr matura mensilmente, cioè in ratei mensili: un mese si considera interamente maturato quando sono lavorate almeno 15 giornate. Il Tfr matura anche durante specifiche assenze tutelate, nonostante il mancato svolgimento dell’attività lavorativa.

Come si calcola il Tfr per la colf?

Per determinare la quota di Tfr maturata da colf e badanti, si applica lo stesso meccanismo di calcolo stabilito per la generalità dei lavoratori dipendenti, appena osservato:

  • la retribuzione percepita nell’anno, comprensiva dell’eventuale indennità di vitto e alloggio, viene divisa per 13,5 e accantonata (escluse le ipotesi in cui sia richiesta dalla colf un’anticipazione annuale);
  • le quote annue accantonate sono rivalutate in misura pari all’1,5% annuo, riproporzionato in ragione di mese, e del 75% dell’aumento del costo della vita, accertato dall’Istat, con esclusione della quota maturata nell’anno in corso.

Questo sistema di calcolo è valido dal 1° giugno 1982 in poi: è bene tuttavia sapere che, per i periodi dal 29 maggio 1982 al 31 dicembre 1989, il Tfr maturato annualmente va riproporzionato in ragione di 20/26, per i lavoratori allora inquadrati in tale periodo nella seconda e terza categoria.

Quando è pagato il Tfr?

Normalmente, il Tfr è corrisposto alla fine del rapporto lavorativo. In determinati casi, il dipendente può chiedere un’anticipazione di parte del trattamento di fine rapporto. Il dipendente può, inoltre, destinare la liquidazione, in tutto o in parte, a un fondo di previdenza complementare, per ottenere una pensione aggiuntiva.

Quando è pagato il Tfr della Colf?

Il Tfr, come avviene per la generalità dei dipendenti, dovrebbe essere corrisposto a fine rapporto anche per i collaboratori domestici: spesso però capita che la colf richieda per iscritto il pagamento mensile della liquidazione per contare su una maggiore disponibilità economica.

Questa prassi, anche se risulta allettante per alcuni datori di lavoro, che così non sono obbligati ad accantonare somme, può creare però gravi problemi: la liquidazione mensile del Tfr potrebbe difatti essere equiparata al pagamento della retribuzione periodica. La colf potrebbe dunque richiedere il pagamento del Tfr di nuovo, alla cessazione del rapporto.  Inoltre, ai fini fiscali, la liquidazione corrisposta mensilmente non gode della tassazione separata, essendo considerata come reddito prodotto ed erogato dell’anno.

È bene, invece, sapere che la colf può chiedere l’anticipazione del Tfr una volta all’anno, nella misura massima del 70% di quanto maturato. Si tratta di un’eccezione valida per i lavoratori domestici, che si differenzia rispetto alla disciplina del Tfr stabilita dal Codice civile e valida per la generalità dei lavoratori dipendenti.

I lavoratori subordinati non domestici, infatti, salvo ipotesi circoscritte (particolari previsioni del contratto collettivo applicato o patti individuali), possono chiedere l’anticipazione del Tfr soltanto dopo la maturazione di almeno 8 anni di servizio con lo stesso datore, entro specifici limiti numerici e soltanto per ragioni determinate, come spese sanitarie per terapie e interventi straordinari o acquisto della prima casa per sé o per i figli.



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