Coronavirus: cosa fa perdere il premio da 100 euro

10 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: cosa fa perdere il premio da 100 euro

Secondo l’Agenzia delle Entrate, l’importo da erogare scende se ci sono state delle assenze per qualsiasi motivo, compresa la malattia.

Arrivano ulteriori precisazioni dall’Agenzia delle Entrate sul premio da 100 euro riservato ai lavoratori che hanno prestato la propria attività nel mese di marzo durante l’emergenza coronavirus. Chi ha un contratto part time verticale, deve calcolare il premio in base alle giornate di lavoro stabilite dal contratto individuale in atto tra l’azienda e il dipendente. I 100 euro spettano, quindi, a chi lavora l’intera mensilità anche se i giorni previsti dal suo rapporto di lavoro non occupano tutta la settimana.

Lo stesso criterio deve essere adottato per chi lavora con un part time orizzontale: l’importo è pieno se il lavoratore ha prestato la sua attività per tutte le ore previste dal contratto, anche se non riempiono l’intera giornata. Se il dipendente ha più contratti con diversi datori di lavoro, riceverà i 100 euro soltanto da uno di loro. È importante, però, che il lavoratore indichi i redditi percepiti l’anno prima, che non devono superare i 40mila euro.

Che cosa fa perdere il premio, o che cosa fa abbassare la cifra? Le assenze. Di qualsiasi tipo. Si parla, dunque, di malattia, ferie, permessi retribuiti o non retribuiti. In questi casi, i giorni di assenza sono da scalare dall’importo totale di 100 euro. Alla base di questo concetto c’è il fatto che il «bonus» viene riconosciuto a chi, effettivamente, si è recato nella sede di lavoro per prestare la propria attività e non a chi l’ha svolta da casa con lo strumento dello smart working o a chi non l’ha svolta per niente nelle giornate in cui ha usufruito della malattia, di un permesso o delle ferie.

Per calcolare l’importo finale, come precisa ancora l’Agenzia delle Entrate, occorre utilizzare il criterio basato sul rapporto tra ore ordinarie lavorate in sede e ore ordinarie lavorabili. In alternativa, è possibile basarsi anche sul rapporto tra i giorni di presenza in sede e quelli lavorabili, così come previsti dal contratto collettivo ovvero da quello individuale.



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