Coronavirus: cassa integrazione anche per aziende fallite

10 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: cassa integrazione anche per aziende fallite

Trattamento allargato nel caso in cui ci sia ancora un rapporto in essere, anche se il dipendente è sospeso dal lavoro.

Chi è ancora dipendente di un’azienda dichiarata fallita ed è sospeso dal lavoro ha diritto alla cassa integrazione in deroga contenuta tra le misure di contrasto all’emergenza coronavirus. Lo ha chiarito il ministero del Lavoro, che si riserva, tra l’altro, di autorizzare il trattamento per le aziende con più unità produttive operative in almeno cinque regioni o province autonome.

In vista dei decreti che, nell’arco di pochi giorni, hanno stabilito delle chiusure forzate nei settori dell’industria e del commercio per contenere la diffusione del coronavirus, è stato deciso di allargare il trattamento di cassa integrazione in deroga ai lavoratori che abbiano ancora in essere un formale rapporto con un’azienda fallita, anche se sono stati sospesi dalla loro attività. La prestazione, precisa ancora il ministero del Lavoro, può essere erogata solo con la modalità del pagamento diretto da parte dell’Inps.

La cassa integrazione in deroga è prevista per chi non ha accesso alla versione «ordinaria» di questo ammortizzatore sociale ed è stata introdotta dal decreto Cura Italia per venire incontro alle aziende e ai lavoratori che si trovano in difficoltà a causa del Covid-19. Viene riconosciuta da Regioni e Province autonome per non più di nove settimane dal 23 febbraio e fino al 31 agosto. Il meccanismo funziona così: il datore di lavoro presenta la domanda di Cigd all’ente territoriale di competenza, il quale concede il trattamento con proprio provvedimento trasmesso all’Inps. Infine, l’Istituto autorizza il datore di lavoro.

Per le realtà produttive di uno stesso datore di lavoro (compresi i punti vendita) operative in almeno cinque regioni o province autonome diverse, la cassa integrazione in deroga viene riconosciuta non dall’Inps ma direttamente dal ministero del Lavoro per conto degli enti territoriali. In questi casi, alle richieste del trattamento devono essere allegati gli accordi con i sindacati e l’elenco dei nominativi dei dipendenti che hanno subìto riduzioni o sospensioni dell’orario di lavoro.



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