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Coronavirus: Paese fermo fino al 3 maggio

10 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: Paese fermo fino al 3 maggio

Conte presenta oggi il nuovo decreto. Riapertura di pochissime attività, tutto il resto dovrà attendere altre tre settimane. Comprese le uscite di casa.

L’Italia si muoverà a piccoli, minuscoli passi verso la cosiddetta fase 2 dell’emergenza coronavirus. A poche ore dalla firma del nuovo decreto con cui Giuseppe Conte modificherà appena quello attualmente in vigore (il nuovo provvedimento verrà presentato oggi), si può tracciare la linea che seguirà il Governo dal giorno di Pasquetta in poi.

La notizia che forse può interessare la maggior parte degli italiani è quella che c’è nell’aria da qualche giorno e che abbiamo anticipato più volte: dovremo restare a casa alle stesse condizioni attuali ancora fino al 3 maggio. Vuol dire praticamente tre settimane piene, a partire da martedì 14 aprile, quando il nuovo Dpcm subentrerà a quello in scadenza lunedì 13 aprile.

La misura, però, non ci toccherà solo in quanto cittadini ma anche come lavoratori o imprenditori. Perché le attività che da martedì potranno tornare operative saranno veramente poche. Riguardano una manciata di codici Ateco, legati per lo più alle filiere essenziali, in primis a quella alimentare e a quella sanitaria.

Nel dettaglio, prende corpo l’ipotesi si riaprire le aziende che producono macchine agricole e ceramica, il commercio all’ingrosso di materiale per ferramenta, le cartolibrerie al dettaglio e le attività di florovivaistica. E basta. Tutto il resto rimane così com’è fino al 3 maggio. Lo ha svelato lo stesso Conte alle parti sociali, durante l’ultimo incontro avuto per preparare il testo del decreto che oggi verrà illustrato agli italiani. «Siamo impazienti di poter ripristinare le attività produttive – ha commentato il premier – ma fino a fine mese dobbiamo continuare così».

Tuttavia, Conte non ha nascosto l’intenzione del Governo di arrivare presto «ad un ripristino più consistente» e assicura che lui ed i suoi ministri sono già entrati in questa prospettiva. «Ci sarà un gruppo di lavoro – ha spiegato il presidente del Consiglio ai rappresentanti di lavoratori ed imprenditori –, una piccola cabina di regia che ci aiuterà, anche col vostro contributo, a prefigurare uno scenario di convivenza con il virus, nella consapevolezza che la vittoria l’avremo soltanto quando ci sarà un vaccino o una terapia risolutiva efficace». Di questa cabina di regia faranno parte esperti di organizzazione del lavoro, sociologi, psicologi, statistici ed economisti. Lavoreranno a stretto contatto (si fa per dire) con il Comitato tecnico-scientifico.

Anche nelle realtà in cui si potrà riaprire da martedì si dovrà, comunque, rispettare un rigido protocollo di sicurezza che dovrà interessare non solo fabbriche e uffici ma anche i mezzi di trasporto utilizzati dai lavoratori.

La preoccupazione delle parti sociali di fronte allo scenario prospettato dal nuovo decreto di Conte è palese. I rappresentanti degli imprenditori hanno fatto notare al premier la necessità di avere davanti un orizzonte temporale per la ripresa delle attività in sicurezza. Chi deve fare delle consegne anche all’estero vuole sapere quando le potrà fare, prima di perderle definitivamente. Nel frattempo, gli imprenditori spingono per sbloccare quanto prima la liquidità promessa dal decreto approvato dal Governo, mentre i sindacati chiedono «di dare piena attuazione al protocollo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro» e, insieme, di «dare uniformità, evitando le forzature che si sono registrate in alcuni territori, alle decisioni prefettizie in merito alle autocertificazioni delle imprese, coinvolgendo i sindacati più rappresentativi».



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