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Andare in giro con un taglierino è legale?

10 Aprile 2020
Andare in giro con un taglierino è legale?

Un coltellino è un’arma? Cosa può fare la polizia se ti trova in strada con un taglierino?

Una recente sentenza della Cassazione [1] ha ritenuto colpevole un uomo trovato con, all’interno di uno zaino, due gambe di una sedia. Secondo i giudici, tali oggetti sono catalogabili come bastoni, cioè come strumenti atti a fare male alle persone. Un’arma impropria, insomma, che pertanto fa scattare la condanna penale per il reato di “porto di armi od oggetti atti ad offendere” [2]. 

Come si comporterebbero, invece, i giudici dinanzi a un taglierino, un coltellino svizzero o magari un coltello da cucina con la punta spuntata da portare dall’arrotino per essere affilato? Andare in giro con un taglierino è legale? Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

Il reato di porto d’armi

Ritornando per un attimo alla pronuncia della Cassazione appena citata, è interessante leggere le stesse parole dei giudici: «i bastoni di legno vanno qualificati come mazze, il cui porto è vietato» alla luce dei paletti fissati dalla legge e «ciò a prescindere dalla concreta prospettabilità, per le circostanze di tempo e di luogo, di una sua utilizzazione per l’offesa alla persona». 

Insomma, portare fuori dalla propria abitazione, senza alcuna ragione, oggetti idonei ad offendere altre persone è vietato. Questo principio ci servirà più avanti per capire se andare in giro con un taglierino è legale o meno.

La linea difensiva portata avanti dall’imputato non ha attecchito. Secondo quest’ultimo, non è punibile «il portare le gambe di una sedia, che non hanno la precipua funzione di recare offesa» ad alle persone, tanto più se non emerge alcun contesto aggressivo (l’uomo stava aspettando l’autobus assieme a un’altra persona e aveva dichiarato di avere «ritrovato le gambe della sedia in un bidone della spazzatura» e di averle prese per «essere usate per la preparazione dei pasti nella propria casa»).

Le giustificazioni però non hanno convinto i giudici della Cassazione, i quali ricordano che «i bastoni di legno sono ricompresi nella categoria delle mazze» e quindi sono oggetti «del tutto equiparabili alle armi improprie». Ciò significa che è reato portarli in giro senza alcuna ragione fondata.

Cosa dice la legge sui taglierini

Non esiste una norma dedicata appositamente ai taglierini ma la legge che prevede il reato di “porto di armi o di oggetti atti ad offendere” è abbastanza ampia nella sua definizione. 

Viene innanzitutto vietata – in termini assoluti – la possibilità di portare, fuori dalla propria abitazione o nelle strette vicinanze, qualsiasi tipo di arma (come pistole, fucili, asce, ecc.), mazze ferrate o bastoni ferrati, sfollagente, noccoliere storditori elettrici e altri apparecchi analoghi.

Subito dopo, la legge disciplina quegli oggetti che, seppur non nascono come vere e proprie armi, lo possono diventare con un uso improprio. Si pensi al coltello da cucina, alla mazza da baseball, a una catena, a un taglierino. Sono le cosiddette armi improprie. Anche per queste ultime sussiste il divieto di porto fuori dalla propria abitazione, a meno che non vi sia una valida e convincente ragione. Si legge infatti nella norma che: «Senza giustificato motivo, non possono portarsi, fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, bastoni muniti di puntale acuminato, strumenti da punta o da taglio atti ad offendere, mazze, tubi, catene, fionde, bulloni, sfere metalliche, nonché qualsiasi altro strumento non considerato espressamente come arma da punta o da taglio, chiaramente utilizzabile, per le circostanze di tempo e di luogo, per l’offesa alla persona…».

Il taglierino è, quindi, catalogabile come una lama da cucina ed è proprio a quest’ultima disciplina che dobbiamo rifarci.

Uscire con un taglierino è legale?

In un precedente articolo, avevamo spiegato se uscire con un coltello è legale. Le stesse identiche considerazioni valgono anche per il taglierino. Chi viene trovato con un taglierino in tasca deve cioè spiegare per quali ragioni possiede l’oggetto indosso e darne dimostrazione. Chi, ad esempio, dovesse essere trovato con una piccola lama mentre entra in un bar o in uno stadio, difficilmente potrà giustificare la propria situazione e verrà, con molta probabilità, condannato. Al contrario, un operaio che si sta dirigendo in un cantiere per svolgere le proprie attività lavorative avrà maggiore chance di evitare un’incriminazione: l’oggetto è, infatti, inquadrabile anche come strumento del mestiere. 

Il taglierino è, però, un oggetto utilizzato anche da molti hobbisti i quali, però, dovranno guardarsi bene dal portare con sé l’arnese fuori di casa. Dovrà, al contrario, essere gelosamente custodito in un cassetto. E se dovesse essere necessario affilarlo, bisognerà dimostrare che la lama è spuntata o, se si dovesse essere fermati dopo che si è usciti dall’arrotino, sarà necessario esibire lo scontrino.

Se la polizia dovesse fermare una persona che ha appena acquistato un taglierino non potrà fare nulla se l’oggetto è ancora nel proprio imballaggio tanto da dimostrare che lo stesso non è stato utilizzato né lo sarà prima del rientro a casa. 

Insomma, tutto si gioca sul giustificato motivo e sulle prove fornite alla pattuglia. 

Uscire con un taglierino: ultime sentenze

L’indisponibilità di un’abitazione stabile non può consentire il porto indiscriminato di armi da taglio

Il “giustificato motivo” del porto degli oggetti di cui all’art. 4, comma 2, l. 18 aprile 1975, n. 110, ricorre solo quando particolari esigenze dell’agente siano perfettamente corrispondenti a regole comportamentali lecite relazionate alla natura dell’oggetto, alle modalità di verificazione del fatto, alle condizioni soggettive del portatore, ai luoghi dell’accadimento e alla normale funzione dell’oggetto. (Fattispecie relativa al rinvenimento di un taglierino ed un coltello con lama nello zaino di un soggetto senza fissa dimora che si aggirava all’interno di un parcheggio, in cui la Corte ha ritenuto che l’indisponibilità di un’abitazione stabile non può da sola consentire il porto indiscriminato ed ingiustificato di oggetti di tale tipo, potendo il suddetto soggetto far ordinariamente riferimento ad un luogo riservato dove depositarli).

Cassazione penale sez. I, 30/09/2019, n.578

Porto di taglierino tipo cutter e rasoio da barba, è applicabile l’attenuante della lieve entità

La circostanza del fatto di lieve entità di cui all’art. 4, comma 3, legge n. 110 del 1975, si applica a tutte le armi improprie indicate nell’art. 4, comma 2, legge cit., e non ai soli oggetti atti ad offendere strettamente intesi. (Nell’enunciare tale principio con riferimento al porto di un taglierino tipo cutter ed un rasoio da barba, con lama lunga 23,5 cm, la Corte ha precisato che ai fini del riconoscimento dell’attenuante può essere ostativo il giudizio negativo sulla personalità del reo o sulle modalità del fatto).

Cassazione penale sez. I, 08/06/2016, n.40207

Tentativo e atti preparatori  

Per la configurabilità del tentativo rilevano non solo gli atti esecutivi veri e propri, ma anche quegli atti che, pur classificabili come preparatori, facciano fondatamente ritenere che l’agente, avendo definitivamente approntato il piano criminoso in ogni dettaglio, abbia iniziato ad attuarlo, che l’azione abbia la significativa probabilità di conseguire l’obiettivo programmato e che il delitto sarà commesso, salvo il verificarsi di eventi non prevedibili indipendenti dalla volontà del reo. (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto legittima la condanna per concorso nel tentativo di rapina di due soggetti – uno dei quali in possesso di un taglierino e di una sacca utilizzati per aperte e la chiave nel quadro di accensione, avevano cercato di sottrarsi al controllo di P.G. fornendo spiegazioni contrastanti circa la loro presenza in loco, ed avevano intrattenuto tra loro conversazioni intercettate da cui emergeva il comune intento di dissimulare la ragione di tale loro presenza).

Cassazione penale sez. II, 10/03/2016, n.25264

Il taglierino è un’arma da punta o da taglio

Costituisce arma da punta o da taglio un taglierino con lama di cm 10 totalmente estroflessa. (Nel caso di specie, era stata altresì utilizzata per la commissione di un reato di rapina in un supermercato).

Tribunale Bari sez. uff. indagini prel., 27/01/2016

Tentativo di reato

È configurabile la figura del delitto circostanziato tentato anche alle ipotesi aggravate in cui la circostanza non si sia interamente realizzata solo per fattori estranei alla volontà dell’agente ma risulti dalle modalità del fatto che si sarebbe realizzata nel più grave esito preordinato. (Fattispecie in cui l’imputato è stato condannato per il reato di maltrattamenti e tentate lesioni gravissime nei confronti della moglie, alla quale durante l’azione delittuosa diceva «ti rovino la faccia così non ti guarda più nessuno», facendo uso di un taglierino per unghie).

Cassazione penale sez. V, 14/10/2015, n.6460

Possesso ingiustificato di chiavi o grimaldelli; vendita o consegna a persona sconosciuta

Il porto ingiustificato di un taglierino, se può rilevare sotto il profilo della contravvenzione ex art. 4 della l. n. 110 del 1975, non può invece essere fatto rientrare nella condotta sanzionata dall’art. 707 c.p., non essendo tale oggetto né una “chiave alterata” né “uno strumento atto ad aprire o forzare serrature”.

Cassazione penale sez. II, 18/11/2014, n.50659

Armi improprie

La detenzione fuori della propria abitazione del c.d. « taglierino » non è tale di per sé da integrare la fattispecie di reato di cui all’art. 4 comma 2, l. n. 110 del 1975, trattandosi di uno strumento di lavoro. Il taglierino per poter essere considerato un’arma impropria deve essere condotto in un particolare contesto aggressivo, tenendo conto dell’atteggiamento tenuto dal detentore e dalle finalità da lui perseguite (nel caso di specie, la condotta del ricorrente è stata ritenuta tale da non ingenerare il giudizio di pericolosità sociale, non essendo provato il dolo e la finalità di utilizzare lo strumento per offendere, tanto più che si trattava di un soggetto minorenne al momento dei fatti, incensurato e mai precedentemente fermato per vicende analoghe, con la conseguenza che il giudizio di pericolosità sociale reso dal Questore nei confronti del ricorrente è apparso immotivato come pure sproporzionata è stata ritenuta la durata della misura del divieto di accedere per tre anni all’interno degli stadi e di tutti gli impianti sportivi del territorio nazionale ove si disputano gli incontri di calcio a qualsiasi livello agonistico, amichevoli e per finalità benefiche).

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 15/10/2013, n.8845


note

[1] Cass. sent. n. 11644/2020 dell’8.04.2020.

[2] L. n. 110/1975 art. 4, co. 2.

Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 10 gennaio – 8 aprile 2020, n. 11644

Presidente Iasillo – Relatore Casa

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 28.11.2018, la Corte di Appello di Trento, in parziale riforma della decisione di primo grado, ritenuta l’ipotesi di lieve entità di cui all’art. 4, comma 3, L. n. 110/75, rideterminava la pena inflitta a OS. Gi. in Euro 470,00 di ammenda, confermando nel resto la decisione impugnata.

1.1. Osservava la Corte territoriale che, nel caso di specie, poiché l’imputato era stato trovato in possesso di due bastoni di legno occultati nello zaino, di lunghezza e consistenza tale da poter essere utilizzati per l’offesa alla persona, ed essendo avvenuto pacificamente il porto in luogo pubblico, correttamente il Tribunale di Trento ne aveva riconosciuto la penale responsabilità per il reato di cui all’art. 4, comma 2, L. n. 110/75, anche con richiamo al principio affermato dalla Suprema Corte nella sentenza n. 4355/1979 che, in fattispecie analoga, aveva confermato la qualifica di bastoni di legno come “mazze” il cui porto è vietato ai sensi della prima parte della disposizione citata e ciò a prescindere dalla concreta prospettabilità, per le circostanze di tempo e di luogo, di una sua utilizzazione per l’offesa alla persona.

Condivisibile risultava anche l’esclusione operata dal primo Giudice della plausibilità della giustificazione fornita dall’imputato circa il possesso degli oggetti sequestrati in quanto – pur nel rispetto di tutte le tradizioni e culture – non poteva ritenersi seriamente concepibile che l’azione di impastamento della farina per preparare i pasti (con i due bastoni) avvenisse per strada, mentre risultava certamente possibile nella propria abitazione, come riferito dall’informatore HO. Pa..

1.2. Doveva, infine, escludersi l’applicabilità della causa di non punibilità prevista dall’art. 131-bis cod. pen., poiché la potenzialità offensiva degli oggetti in questione impediva di ravvisare l’esiguità del pericolo e, quindi, un’offesa di particolare tenuità.

2. Avverso la suddetta sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’interessato, per il tramite del difensore, deducendo i seguenti motivi.

2.1. Vizio di motivazione e violazione di legge in relazione all’art. 4, commi 2 e 3, L. n. 110/75.

Tenuto conto di quanto affermato dalla Suprema Corte a proposito del porto di un mattarello, ossia di un oggetto non avente la precipua funzione di offendere e quindi rientrante fra gli oggetti elencati nell’art. 4, comma 2, prima parte, così come le gambe di una sedia, la sentenza impugnata aveva omesso di motivare sul necessario contesto aggressivo e minaccioso, nonostante la difesa avesse sottolineato come dalla stessa annotazione di P.G. del 13.6.2016 fosse emerso che le due persone segnalate stessero aspettando l’autobus.

2.2. Vizio di motivazione quanto all’assenza di giustificato motivo.

La sentenza aveva illogicamente escluso la sussistenza di un giustificato motivo omettendo di considerare che l’imputato stava attendendo l’autobus, cosa che poteva far ritenere logico che le gambe della sedia in questione fossero state ritrovate in un bidone della spazzatura abbandonate e messe nello zaino per essere usate ai fini dichiarati (preparazione dei pasti) nella propria abitazione. In tal modo la sentenza contrastava con l’annotazione di P.G. 13.6.2016 nella quale si dava atto che l’imputato aveva riferito agli operanti di utilizzare gli oggetti per macinare il grano, ma certamente non in strada, come opinato dalla Corte d’appello.

2.3. Vizio di motivazione e violazione di legge in relazione agli artt. 133 e 131-bis cod. pen.

Il Collegio, nell’escludere la causa di non punibilità, aveva fatto riferimento esclusivamente alla “quantità” di aggressione al bene giuridico protetto dalla norma (potenzialità offensiva dei due bastoni) senza fornire alcuna motivazione alle ulteriori circostanze concrete illustrate nell’atto di appello ed emergenti dagli atti, ossia: a) la sussistenza di un contesto non aggressivo risultante dall’annotazione di P.G.; b) l’incensuratezza dell’imputato; c) la sua condizione di vulnerabilità, ma di persona socialmente integrata, altruista e lavoratrice, come riferito da colui che lo aveva ospitato HO. Pa..

Considerato in diritto

1. Il ricorso va dichiarato inammissibile per le ragioni che seguono.

2. Il primo motivo è manifestamente infondato in diritto.

Va ricordato che gli oggetti specificamente indicati nel secondo comma dell’art. 4 L. n. 110 del 18 aprile 1975 (quali mazze, tubi, catene, fionde, bulloni, sfere metalliche e simili) sono da ritenere del tutto equiparabili alle armi improprie, per cui il loro porto costituisce reato alla sola condizione che avvenga “senza giustificato motivo”, mentre per gli altri oggetti, non indicati in dettaglio, cui si riferisce l’ultima parte della citata disposizione normativa, occorre anche l’ulteriore condizione che essi appaiano “chiaramente utilizzabili, per le circostanze di tempo e di luogo, per l’offesa alla persona”.

In particolare, la giurisprudenza di questa Corte ha ascritto alla categoria delle “mazze”, ricompresa nella norma in commento, le mazze da baseball (Sez. 1, n. 13630 del 12/2/2019, Papia, Rv. 275242 – 02; Sez. 7, n. 34774 del 15/1/2015, Cimpoesu, Rv. 264771 – 01; Sez. 1, n. 32269 del 3/7/2003, P.G. in proc. Porcu, Rv. 225116 – 01), i bastoni di legno (Sez. 1, n. 27246 del 21/5/2015, Singh, Rv. 263925 – 01; Sez. 1, n. 4355 del 21/2/1979, La Torre, Rv. 141972 – 01) e lo sfollagente in legno (Sez. 1, n. 10279 del 29/11/2011, dep. 15/3/2012, Croce, Rv. 252253 – 01).

Ne discende che solo con riferimento agli oggetti previsti nell’ultima parte del secondo comma dell’art. 4 è necessario verificare se, pure avendo una destinazione originaria innocua, possano o meno essere utilizzati per l’offesa alle persone.

Tali non erano, indubbiamente, gli oggetti rinvenuti nella disponibilità dell’OS. (due gambe di legno di una sedia utilizzabili come bastoni, lunghi 46 cm e aventi la circonferenza di 13 cm), rientranti nella prima parte della citata disposizione, con la conseguenza che legittimamente il giudice di merito ha fondato il giudizio di responsabilità sull’assenza di un giustificato motivo del loro porto, senza esaminare se essi fossero in concreto utilizzabili per l’offesa alle persone, come erroneamente preteso dal ricorrente (Sez. 1, n. 4355/1979 cit).

3. Meramente confutativo, in fatto e, in ogni caso, manifestamente infondato è il secondo motivo di ricorso, concernente la ritenuta sussistenza del giustificato motivo.

Va ribadito, al riguardo, il costante orientamento di questa Corte nel senso che il “giustificato motivo” del porto degli oggetti di cui all’art. 4, comma secondo, L. n. 110/75 ricorre solo quando particolari esigenze dell’agente siano perfettamente corrispondenti a regole comportamentali lecite relazionate alla natura dell’oggetto, alle modalità di verificazione del fatto, alle condizioni soggettive del portatore, ai luoghi dell’accadimento e alla normale funzione dell’oggetto (Sez. 4, n. 49769 del 14/11/2019, Rhimi, Rv. 277878 – 01; Sez. 1, n. 4498 del 14/1/2008, Genepro, Rv. 238946 – 01).

Conforme al richiamato orientamento è stata la motivazione dei Giudici di merito, i quali hanno correttamente escluso che i due bastoni in legno occultati nello zaino del ricorrente potessero servire, mentre l’uomo si trovava in strada alla fermata dell’autobus in una zona centrale della città di Trento, alla preparazione di piatti di tradizione nordafricana, anche perché il controllo cui egli venne sottoposto dalla Polizia di Stato, accorsa sul luogo a seguito di una segnalazione al 113, doveva inquadrarsi in un contesto di precedente aggressione (v. pag. 2 della sentenza di primo grado).

4. Manifestamente infondato, infine, è l’ultimo motivo di ricorso, afferente alla esclusione della causa di non punibilità di cui all’art. 131-bis cod. pen.

Giova rimarcare che, ai fini dell’applicabilità della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’articolo in commento, il giudizio sulla tenuità dell’offesa dev’essere effettuato con riferimento ai criteri di cui all’art. 133, comma primo, cod. pen., ma non è necessaria la disamina di tutti gli elementi di valutazione indicati, essendo sufficiente l’indicazione di quelli ritenuti rilevanti (Sez. 6, n. 55107 dell’8/11/2018, Milone, Rv. 274647 – 01).

All’enunciato principio si è attenuta la Corte di Appello, che ha ragionevolmente valorizzato, per escludere l’invocata causa di non punibilità, la pluralità degli oggetti atti a offendere abusivamente portati in luogo pubblico e la loro intrinseca potenzialità offensiva.

5. In conclusione, il ricorso va dichiarato inammissibile, dal che consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in assenza di ipotesi di esonero, al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende che si stima equo fissare in Euro tremila.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

 

 


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