Accertamenti fiscali: sparisce la proroga dei termini

10 Aprile 2020 | Autore:
Accertamenti fiscali: sparisce la proroga dei termini

Scompare il vantaggio di due anni che il decreto Cura Italia aveva stabilito in favore del Fisco, allungando di due anni le possibilità di controlli.

La proroga dei termini degli accertamenti fiscali stabilita dal Decreto Cura Italia in favore degli Uffici finanziari è stata eliminata dalla conversione in legge, avvenuta ieri al Senato con 142 voti favorevoli, 99 contrari e 4 astenuti; ora il provvedimento passa alla Camera per l’esame definitivo e l’entrata in vigore.

Come sappiamo, a marzo il Fisco aveva ottenuto due anni in più per svolgere gli accertamenti a seguito della sospensione dei versamenti di imposte e contributi stabilita dallo stesso Decreto Cura Italia in favore dei contribuenti, ma solo fino al 30 maggio (gli importi dovuti andranno saldati entro il 30 giugno oppure rateizzati fino a un massimo di 5 rate, con pagamento della prima sempre a partire da giugno).

Grazie alla norma che il Cura Italia aveva introdotto, gli Uffici avevano ottenuto il congelamento dei termini di prescrizione e di decadenza a proprio carico fino al 31 dicembre del secondo anno successivo. Uno squilibrio molto forte tra i contribuenti – che beneficiano di una proroga di poco più di due mesi – e lo Stato, che a fronte di ciò acquistava un periodo molto più lungo per esercitare i propri poteri di controllo sulle annualità di imposta e sulle relative dichiarazioni presentate (o omesse), comprese quelle passate che evidentemente nulla hanno a che fare con l’emergenza Coronavirus esplosa quest’anno.

Questo allungamento dei termini sbilanciato a favore del Fisco e a sfavore dei cittadini aveva suscitato forti critiche tra le forze politiche e gli addetti ai lavori; ora il Parlamento in sede di conversione in legge lo ha eliminato e la parità si ristabilisce. Non ci sarà, quindi, nessun vantaggio temporale in più per l’Agenzia delle Entrate e gli altri uffici finanziari coinvolti nelle attività di accertamento e controllo per effetto dell’emergenza Coronavirus e la situazione si è riequilibrata.

Confermata, invece, la sospensione dei termini dell’attività di riscossione fino al 31 maggio prossimo, che significa stop all’invio delle cartelle esattoriali e degli avvisi di accertamento, ma anche ai pagamenti delle rateizzazioni o del saldo e stralcio in corso. Anche qui però i versamenti dovranno essere ripresi a partire dal mese di giugno.



1 Commento

  1. Il vantaggio non era per il fisco ma per tutti i cittadini e le imprese oneste. Ora l’AE dovrà notificare appena possibile tutti gli atti relativi al 2015 e al 2014 (dichiarazioni omesse), andando a pesare su aziende che, magari pur avendo sbagliato in passato, ora comunque si trovano a combattere per la sopravvivenza. La notifica degli atti relativi agli anni in scadenza senza proroga non è una facoltà ma un obbligo, pena la contestazione del danno erariale. Con la proroga biennale, l’AE poteva scaglionare le attività in modo assai meno invasivo. Solo se si è delle imprese con grossi problemi di illegalità fiscale relativi al 2015 si può considerare la proroga un fatto preoccupante. E comunque, una lotta all’evasione meno efficace non è un vantaggio per i cittadini dato che questa, tra le altre cose, si traduce in meno sanità, medici, mascherine, respiratori e quant’altro.

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