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Recesso del datore di lavoro durante il periodo di prova

4 Luglio 2020 | Autore:
Recesso del datore di lavoro durante il periodo di prova

Come si manifesta il recesso del datore di lavoro durante il periodo di prova e quando, eventualmente, contestarlo.

Prima di sottoscrivere un contratto di lavoro, in particolare quando si tratta di assumere un dipendente per un periodo indeterminato, è assai frequente che sia previsto un periodo di prova. Si tratta di un patto scritto, evidentemente, parte dell’accordo complessivo raggiunto tra i contraenti, in base al quale sia il datore che il lavoratore si riservano di recedere dal rapporto. Ad esempio, potrebbe accadere che l’impiegato, assunto da pochi mesi, non reputi soddisfacenti le condizioni lavorative e la prestazione da eseguire. Per questa ragione, avrebbe diritto di recedere dal contratto durante il periodo di prova senza dover concedere alcun preavviso. Viceversa, potrebbe essere il datore a valutare negativamente l’efficienza del dipendente mostrata nei mesi di prova. In particolare, a questo proposito, come è regolato dalla legge il recesso del datore di lavoro durante il periodo di prova?

Ti stai ponendo questa domanda, poiché sei stato appena licenziato al termine del periodo di prova, con una semplice comunicazione e senza che la stessa contenesse alcuna motivazione. Ti stai chiedendo, quindi, se il comportamento del tuo datore sia stato del tutto legittimo o se, invece, tu abbia la possibilità di contestarlo dinanzi al giudice del lavoro. Pertanto, vorresti sapere: come funzione il recesso durante o al termine del periodo di prova? È possibile contestare il licenziamento? Cosa succede nel caso in cui dovesse accertarsi l’illegittimità del recesso del datore di lavoro durante il periodo di prova?

Periodo di prova: come si manifesta il recesso?

Il periodo di prova ha una durata massima di sei mesi, durante i quali è possibile recedere dal contratto, fatta eccezione per quelle ipotesi in cui sia stato concordato un termine minimo di durata della prova. A conferma di quanto hai letto in precedenza, la possibilità di recedere dal contratto di lavoro è libera sia per il dipendente sia per il datore di lavoro. Si tratta, pertanto, di una situazione del tutto differente dai casi in cui il rapporto venga risolto, ad esempio, per le dimissioni del lavoratore dopo alcuni anni oppure per giustificato motivo oggettivo, in caso di licenziamento tradizionale. Per questo motivo, non è necessario motivare il recesso durante o al termine del periodo di prova o farlo precedere da un preavviso.

Il datore, inoltre, gode di una certa libertà anche nella forma della comunicazione, potendo, secondo una risalente decisione della Corte Costituzionale [1], persino comunicare, efficacemente, il recesso al proprio impiegato, anche in forma orale; una conclusione confermata anche dalla Suprema Corte di Cassazione che ribadisce che la legge non richiede l’atto scritto in questi casi e che ove mai dovesse essere prevista tale modalità nel contratto, essa s’intenderebbe assolta anche inviando una semplice mail al soggetto interessato [2].

Recesso del datore durante il periodo di prova: i limiti

Alla luce di quanto è stato detto, potrebbe sembrare che il recesso del datore di lavoro durante o a seguito del periodo di prova, sia totalmente discrezionale e, quindi, in tutti i casi del tutto legittimo: in realtà, non è così. Infatti, come sovente accade in queste circostanze, nel corso degli anni la giurisprudenza ha elaborato molteplici casi in cui il recesso operato dal datore è stato, sostanzialmente, illegittimo.

In particolare, sono emerse le seguenti casistiche:

  • l’illiceità del motivo. Un licenziamento avvenuto per motivi del tutto estranei alle capacità espresse dal lavoratore, ma, eventualmente legati alla condizione personale del medesimo, ad esempio perché invalido o di colore, sarebbe inammissibile. In casi analoghi a quello appena esemplificato, si tratterebbe di un recesso illecito, anche se espresso durante o a seguito di un periodo di prova;
  • la prova non è stata concessa. Potrebbe accadere che al lavoratore non siano state affidate delle mansioni durante il periodo di prova e che, quindi, non abbia potuto esprimere le proprie capacità. Oppure, si prenda il caso in cui il dipendente si sia visto recapitare il recesso dopo poco tempo e cioè, senza che vi fosse il tempo materiale per il datore di giudicarlo. Infine, si ipotizzi quella circostanza in cui al lavoratore siano stati affidati dei compiti diversi rispetto a quelli per i quali era stato assunto in prova. In tutte queste situazioni, il recesso è stato illegittimo;
  • la prova sia stata superata. Il datore potrebbe aver già comunicato verbalmente il superamento della prova oppure esserci degli elementi ulteriori da cui ricavare la conferma definitiva del rapporto di lavoro. Nonostante ciò, il datore comunica il recesso. Anche in questo caso, si tratta di un atto giuridico illegittimo.

Come hai potuto notare, quindi, sono varie le situazioni che potrebbero manifestarsi e dinanzi alle quali, il lavoratore in prova potrebbe contestare il recesso subito. Tuttavia, ricorda che sarà sempre onere del dipendente licenziato dimostrare, nei fatti, l’eventuale illegittimità di quanto accaduto.

Illegittimità recesso datore periodo di prova: conseguenze

Qualora il lavoratore dovesse dimostrare l’illegittimità del recesso patito in pendenza del periodo di prova, non ha diritto alla trasformazione del rapporto in prova in un contratto ordinario a tempo indeterminato. È la Cassazione [3], con una recente sentenza, ad affermare il predetto principio, precisando che nel caso di accertata illegittimità del recesso, al lavoratore in prova spetta la sola prosecuzione del rapporto per il periodo in cui non gli è stato consentito di lavorare e il risarcimento del danno.


note

[1] Cort. Cost. sent. n. 541/2000

[2] Cass. sez. lav. sent. n. 29753/2017

[3] Cass. sez. lav. sent. n. 31159/2018


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