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Denuncia per errore medico

5 Luglio 2020
Denuncia per errore medico

Come agire quando si è vittima di malasanità: la tutela penale.

Hai un figlio di soli 6 anni. È sempre stato bene, ma ultimamente ha perso un po’ di peso e beve molta acqua. Decidi di portarlo dal pediatra, il quale ti dice che si tratta di semplice stanchezza. Dopo qualche giorno, però, il bambino ha la febbre a 40 e lo porti immediatamente al pronto soccorso. Dopo la visita, tuo figlio viene ricoverato. Tuttavia, non vedi alcun miglioramento, anzi continua a stare male fino a quando va in coma e muore. Dopo il decesso, viene accertato che il paziente è morto per coma diabetico. Questo, purtroppo, è uno dei tanti episodi di malasanità che capitano nel nostro Paese. Ma quando si può presentare una denuncia per errore medico? È possibile chiedere il risarcimento del danno patito? In questo articolo vedremo cosa fare quando si rimane coinvolti in un episodio di malasanità.

Cosa si intende per errore medico?

Si parla di errore medico quando non si raggiunge il risultato prefissato a causa di una terapia o di una diagnosi sbagliata. Tali circostanze, quindi, producono un danno alla salute del paziente, in termini di lesioni o morte. Ti faccio un esempio.

Tizio ha un problema di cattiva circolazione alle gambe. Si reca dal medico, il quale gli dice che deve essere operato. Pur trattandosi di un intervento chirurgico di routine, Tizio non riesce più a camminare dopo l’operazione.

Cosa determina l’errore medico?

L’errore può essere determinato dalla prestazione del medico (ad esempio, quando sbaglia un intervento chirurgico) oppure dall’organizzazione e dalla struttura ospedaliera (ad esempio, il mancato funzionamento del defibrillatore).

L’errore colposo, cioè quello involontario, può verificarsi per:

  • negligenza: quando non si utilizzano l’accortezza e l’attenzione necessarie e consiste in una disattenzione o in una mancanza di sollecitudine (ad esempio, il chirurgo che dimentica un tampone nel corpo del paziente);
  • imprudenza: quando il medico ha agito senza adottare le opportune cautele e consiste nell’avventatezza (ad esempio, il medico che decide di operare il paziente d’urgenza senza prima adottare tutte le misure necessarie);
  • imperizia: intesa come inettitudine o scarsa preparazione professionale del medico.

Denuncia errore medico

Partiamo subito con un esempio.

Tizio viene ricoverato in ospedale per sottoporsi ad un normale intervento di appendicite. Dopo l’operazione, però, il paziente muore.

Nell’esempio riportato, gli eredi del paziente Tizio possono presentare una denuncia per errore medico finalizzata ad ottenere la condanna del responsabile per l’evento che si è verificato. Per questo motivo è fondamentale raccogliere tutta la documentazione medica e chiedere all’ospedale (o alla struttura sanitaria dove il paziente è stato ricoverato) una copia della cartella clinica.

Pertanto, se dall’errore medico è derivata:

  • la morte del paziente: in tal caso, va presentata la denuncia alle autorità (polizia, carabinieri, Procura della Repubblica). La denuncia può essere presentata da chiunque senza limiti di tempo (salvi, naturalmente, gli effetti dell’eventuale prescrizione del reato);
  • una lesione personale colposa: in tal caso, la persona offesa (quindi, la vittima) deve presentare una querela alle autorità entro tre mesi dal giorno in cui si ha avuto notizia del fatto di reato e dichiarare espressamente che il colpevole venga perseguito penalmente.

Sia la denuncia che la querela possono essere presentate in forma scritta oppure orale. In ogni caso, è importante esporre dettagliatamente il fatto e allegare le fonti di prova. Una volta instaurato il processo, la persona offesa può costituirsi parte civile nel processo penale per ottenere un risarcimento per i danni subiti. Il giudice, tuttavia, può demandare la quantificazione del danno al giudice civile.

Nel giudizio penale la responsabilità del medico dovrà essere accertata oltre ogni ragionevole dubbio. Se, invece, viene provato che il sanitario, seppur sbagliando, abbia rispettato le raccomandazioni previste dalle linee guida scientifiche o le buone pratiche clinico-assistenziali, allora non potrà essere punito.

In particolare, con la denuncia è possibile:

  • effettuare indagini e accertamenti irripetibili (come, ad esempio, l’autopsia o il riscontro diagnostico);
  • procedere al sequestro di luoghi (ad esempio, la sala operatoria), strumenti, dispositivi o documenti (come, ad esempio, la cartella clinica).

In altre parole, la denuncia evita che vadano dispersi gli elementi indispensabili per l’accertamento della responsabilità medica.

Errore medico: la tutela civile

Il paziente (o i suoi familiari) possono anche optare per il risarcimento del danno in sede civile.

Per ottenere la condanna del singolo medico, occorre dimostrare l’errore commesso dal sanitario, il danno subito e la relazione tra la condotta del medico e il danno (cosiddetto nesso di causalità). Invece, per ottenere la condanna della struttura sanitaria (privata o pubblica), è necessario dimostrare il rapporto contrattuale con la struttura e il danno patito. È onere della struttura dimostrare di aver agito correttamente.

Uno degli strumenti più utili in questi casi è l’accertamento tecnico preventivo, ossia il procedimento cautelare che serve a determinare, tramite perizia medico legale, le cause che hanno determinato il danno. Qualora si ravvisasse la responsabilità medica, sarà più semplice trattare con la struttura sanitaria. Se l’ospedale intende comunque andare a processo, la persona offesa partirà in vantaggio perché ha in mano una prova importante.

Errore medico: chi paga il risarcimento?

Il risarcimento è pagato dall’assicurazione del medico o della struttura sanitaria. Tuttavia, i contratti stipulati con le compagnie assicurative prevedono franchigie molte alte. Ti faccio un esempio.

La struttura sanitaria dove è stato curato Tizio è assicurata con la compagnia Alfa, che prevede una franchigia di 700.000,00 euro. Viene accertata la responsabilità della struttura per un totale di 1.000.000,00 di euro.

Nell’esempio riportato, la compagnia assicurativa deve pagare alla vittima solo 300.000,00 euro, mentre la parte restante, pari a 700.000,00 euro, è a carico della struttura sanitaria.



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