Coronavirus, c’è chi sostiene che abbiamo già la terapia

10 Aprile 2020
Coronavirus, c’è chi sostiene che abbiamo già la terapia

Secondo Antonio Macciò, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Ginecologia Oncologica dell’Azienda Brotzu di Cagliari, la terapia è a portata di mano, nei nostri ospedali.

Abbiamo ripetuto più volte che non esiste allo stato attuale una terapia specifica per il Coronavirus (leggi l’articolo: Coronavirus, il punto sulle cure in via di sperimentazione). Infatti, i tentativi che si stanno facendo di trovare un rimedio, o quanto meno di alleviare le sofferenze da Covid-19, chiamano tutti in causa farmaci in commercio da anni per la cura di altre patologie: dall’ebola, alla malaria, all’artrite. Qualcuno, però, è convinto che una terapia contro il Coronavirus, anche se non specifica, e cioè non nata apposta per combattere il Covid, ce l’abbiamo già. Questo qualcuno è Antonio Macciò, direttore dell’unità operativa complessa di Ginecologia oncologica dell’azienda Brotzu di Cagliari, che l’agenzia di stampa Adnkronos ha intervistato.

“È poco comprensibile il disordine emerso in questi mesi sulla terapia della sindrome da Covid-19 in quanto i colleghi cinesi già all’inizio di gennaio avevano chiarito l’evoluzione di questa malattia e la terapia più appropriata“.

Terapia che consisterebbe, come semplifica l’Adnkronos riportando le argomentazioni molto tecniche di Macciò, in cortisone ed eparina. Il medico sardo cita una pubblicazione sulla rivista Jama, che “dimostra che la malattia ha un comportamento differente tra vari soggetti, evolve in stadi ed è caratterizzata dalla presenza di asintomatici, paucisintomatici e con sintomatologia ingravescente sino alla morte. Gli studiosi cinesi hanno evidenziato che l’evolversi della malattia è caratterizzato da una tempesta di citochine infiammatorie e hanno individuato il principale responsabile dei sintomi della sindrome da Covid-19 nell’Intereleuchina-6. Di questa citochina si conoscono le capacità immunomodulanti e, quando presente in quantità elevata, i sintomi a essa correlati, primo tra tutti la coagulazione intravascolare disseminata e la trombosi. L’interleuchina-6 è responsabile, inoltre, con altre citochine, di febbre, anoressia, anemia, danno del tubulo renale e disturbi della coscienza”.

Per Macciò, la giusta terapia è già negli ospedali italiani: “Gli stessi ricercatori cinesi hanno chiarito che la più efficace terapia nel combattere le forme gravi e severe è l’uso di corticosteroidi e antiossidanti. È inderogabile, e da tempo noto, in particolare negli ambienti che studiano il cancro dell’ovaio, l’uso dell’eparina a basso peso molecolare. Deve essere precisato che il cancro dell’ovaio costituisce un modello sperimentale unico per lo studio degli effetti da Interleuchina-6 e che le informazioni sull’associazione tra alti livelli di IL-6 e linfopenia, e quindi immunodepressione, sono noti da tempo”.

I nuovi farmaci a target molecolare ad azione immunosoppressiva simile a quella del cortisone, quindi, possono essere efficaci ma a un impatto economico superiore. “A tal proposito – spiega ancora vanno l’oncologo – vanno ricordati gli inibitori della cicloossigenasi-2, l’inibitore della Interleuchina-6, quello dell’Intereluchina-1 e del Fattore di necrosi tumorale (TNF-alfa), anche se in via sperimentale probabilmente il più efficace è l’inibitore di Jak. Infatti, l’attivazione di questo segnale porta all’attivazione della cascata infiammatoria“.

Macciò cita ancora i medici cinesi: “Zhou et al (Lancet 2020) hanno evidenziato che i pazienti con forma severa di infezione da Covid-19 presentano valori significativamente elevati di Interleuchina-6, proteina C reattiva, ferritina, fibrinogeno e prodotti di degradazione del fibrinogeno, quest’ultimi evidenza dell’avvenuta coagulazione intravascolare disseminata. I valori elevati di questi paramenti (Interleuchina-6, Proteina C reattiva, ferritina, prodotti di degradazione della coagulazione) insieme con la linfopenia erano associati a maggiore mortalità.

In particolare, i ricercatori cinesi indicano che la presenza combinata di valori di IL-6 superiori a 24.3 pg/ml e di D-dimero (prodotto di degradazione del fibrinogeno) superiori a 0.28 microgrammi/L ha mostrato una capacità estremamente elevata nel predire la severità della malattia”.

I dubbi sull’eparina

C’è però chi avanza delle riserve nei confronti dell’eparina che, come abbiamo spiegato ieri, è già diventata improvvisamente introvabile. La Società italiana di farmacologia ospedaliera (Sifo) l’ha annoverata nel suo elenco di dispositivi di protezione e farmaci di cui si registrano carenze o disponibilità non immediate (leggi l’articolo: Coronavirus, tutti i medicinali che vanno a ruba).

Dubbi sull’eparina come cura efficace nel contrasto al Covid-19, li ha avanzati il presidente del Consiglio superiore di sanità (Css) Franco Locatelli, durante una conferenza stampa a Roma all’Istituto superiore di sanità (Iss) per fare il punto sull’evoluzione dell’epidemia.

Locatelli ha commentato così gli sms che circolano in questi giorni, tramite le più note app di messaggistica, e che parlano di “cure miracolose”: “Questo è il tempo della sobrietà comunicativa in ambito medico, della responsabilità nel diffondere messaggi e nel condurre studi clinici solidi. Si possono fare, anche in tempi di ‘guerra epidemica’, studi che siano solidi e rigorosi” sui farmaci.

Locatelli ha ricordato che le analisi autoptiche hanno messo un luce il fatto che “una risposta esageratamente infiammatoria può contribuire in maniera rilevante” alle problematiche dei pazienti Covid, “e questo ha portato a sperimentare sostanze mirate a bloccare questa risposta. Ci sono anche immagini di occlusioni coagulative, micro-trombi a livello del microcircolo, e questo invece ha offerto lo spunto per le speculazioni sull’eparina. Non dimentichiamo però che l’eparina è un farmaco che ha qualche effetto collaterale, ci sono stati alcuni pazienti deceduti per complicanze emorragiche”, ha concluso l’esperto, invitando a “cautela, rigore e approcci metodologici inappuntabili”.

Allo stesso rigore ha invitato sempre l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) che afferma come ad oggi non ci siano cure che si sono dimostrate scientificamente efficaci nel contrastare il virus. Inutile, perciò, ogni corsa a svaligiare le farmacie per comprare certi farmaci, come l’eparina, anche perché servirebbe una prescrizione medica che viene rilasciata solo in casi limitati e molto gravi.

Non solo l’eparina, peraltro, ma anche molti degli altri 39 farmaci che si stanno al momento sperimentando (insieme a 12 vaccini), hanno degli effetti collaterali anche seri. Ecco perché l’Aifa invita a evitare a tutti i costi il fai-da-te, che può essere molto pericoloso, e a prendere certi medicinali solo se raccomandati dal medico.



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