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Cosa mi spetta per la nascita di un figlio

10 Luglio 2020 | Autore:
Cosa mi spetta per la nascita di un figlio

Guida completa alle agevolazioni a cui si ha diritto quando nasce o quando si riceve in affido o in adozione un bambino. Dai bonus ai congedi.

Sai come si dice, no? Nessun bambino arriva al mondo con il pane sotto il braccio. Avere un figlio non è mai un peso, è una gioia. Ma ciò non toglie che al supermercato o in farmacia o al negozio di abbigliamento per neonati non ti regalino pannolini, latte in polvere (per chi non ha la possibilità di allattare al seno), tutine e quant’altro. Come, sicuramente, il pediatra privato non farà la visita gratis al pargoletto, nel caso si volesse un appoggio a quello della mutua. Va da sé, quindi, che un aiuto da parte dello Stato è sempre ben gradito. Ti sarai chiesto, a questo punto: «Cosa mi spetta per la nascita di un figlio?».

Può darsi, infatti che per te non sia il primo «erede» e che, da quando sei diventato genitore per la prima volta, le cose siano cambiate. Solitamente, con ogni legge di bilancio arriva qualche novità a sostegno delle famiglie. Alcune delle misure introdotte via via dai vari governi sono vincolate al reddito. Altre, invece, interessano tutti, a prescindere che si tratti di un nucleo formato da operai o da dirigenti di azienda. A chi si chiede cosa spetta per la nascita di un figlio, lo Stato risponde principalmente con:

  • assegno di maternità (chiamato anche bonus bebè);
  • premio alla nascita;
  • fondo di sostegno alla natalità.

Non solo soldi: alla nascita di un figlio spettano anche i permessi al lavoro, maternità e paternità obbligatorie o facoltative per poter assistere il bambino nei primi mesi di vita (o nei primi anni in situazioni particolari).

Vediamo una per una queste agevolazioni.

L’assegno di maternità o bonus bebè

Uno dei benefici che spettano alla nascita di un figlio è l’assegno di maternità, più comunemente chiamato bonus bebè. Si tratta di un’integrazione mensile al reddito dei neogenitori che hanno un bambino tra il 1° gennaio 2020 e il 31 dicembre 2020. Non si parla solo di un figlio naturale ma anche in adozione o in affido preadottivo. Per ogni bambino successivo al primo, arrivato nell’arco del 2020, l’assegno è maggiorato del 20%.

Dire fino al 31 dicembre 2020, però, non significa che l’assegno viene pagato fino a quella data: vuol dire che il bonus è riconosciuto per le nascite (o gli ingressi in famiglia) avvenute entro l’ultimo giorno 2020, dopodiché i soldi arrivano ogni mese per un anno.

Da segnalare, come precisa l’Inps, che il bonus bebè del 2020 è stato rimodulato con le nuove soglie Isee e può spettare, nei limiti di un importo minimo, anche per indicatori superiore alla soglia dei 40mila euro o anche in assenza di Isee.

Quanto dura

Il bonus bebè viene corrisposto dal momento della nascita o dell’ingresso in famiglia del bambino. Ma i soldi non arrivano in automatico: occorre presentare domanda entro 90 giorni dalla data in cui è arrivato il figlio. Può capitare che il genitore che ha fatto richiesta dell’assegno abbia perso il requisito principale, cioè non abbia più ad esempio la potestà genitoriale oppure il figlio sia stato affidato in via esclusiva all’altro genitore. In questo caso, chi resta con il bambino può subentrare nel diritto all’assegno presentando una nuova domanda entro 90 giorni dall’emanazione del relativo provvedimento del giudice.

In caso di affidamento temporaneo, l’assegno decorre dal mese in cui è stato emanato il provvedimento. Se il genitore che ha fatto richiesta del bonus viene a mancare, l’assegno spetta all’altro genitore convivente con il bambino, purché vengano forniti all’Inps entro 90 giorni dal decesso gli elementi per la prosecuzione della prestazione.

Se la richiesta viene formulata oltre il termine di 90 giorni, l’assegno verrà pagato dal mese in cui la domanda è stata presentata.

Il versamento del bonus spetta per 12 mensilità.

Bisogna allegare alla domanda il modulo SR/163 «Richiesta di pagamento delle prestazioni a sostegno del reddito». Se questo modello non c’è, la domanda rimane sospesa.

Quanto spetta

L’importo del bonus bebè dipende dall’Isee. Nello specifico:

  • per un Isee fino a 7.000 euro: assegno pari a 1.920 euro annui o a 2.305 euro annui in caso di figlio successivo al primo. Significa, rispettivamente, 160 o 192 euro al mese per 12 mensilità;
  • per un Isee superiore a 7.000 euro ma inferiore a 40.000 euro: assegno pari a 1.440 euro o a 1.728 euro annui in caso di figlio successivo al primo. Significa, rispettivamente, 120 o 144 euro al mese per 12 mensilità;
  • per un Isee superiore a 40.000 euro: assegno pari a 960 euro o a 1.152 euro in caso di figlio successivo al primo. Significa, rispettivamente, 80 e 92 euro al mese per 12 mensilità.

L’Inps versa il bonus dal mese successivo a quello della presentazione della domanda, includendo eventuali mensilità arretrate, tramite:

  • bonifico domiciliato;
  • accredito su conto corrente bancario o postale;
  • libretto postale;
  • carta prepagata con Iban.

Viene riconosciuta una maggiorazione del 20% per ogni figlio successivo al primo del genitore che chiede il bonus bebè, purché entrambi siano conviventi. Tanto per essere chiari, per «primo figlio del richiedente» l’Inps intende quello maggiorenne o minorenne residente in Italia e convivente con chi presenta la domanda di assegno. Non sono riconosciuti «successivi al primo» i bambini adottati o in affido, poiché la maggiorazione viene concessa sulla base dei rapporti di filiazione.

Parto gemellare

Se anziché un bambino ne vengono al mondo contemporaneamente due o più figli, cioè in caso di parto gemellare, il bonus bebè viene riconosciuto in questo modo:

  • se non ci sono dei figli nati in precedenza, si avrà diritto a tanti bonus quanti bambini siano nati, con la maggiorazione del 20% per il figlio o per i figli nati successivamente al primo. Ad esempio, se di bambini ne arrivano tre, per il primo nato si avrà diritto all’assegno ordinario, mentre per gli altri due spetterà anche la maggiorazione;
  • se ci sono dei figli nati in precedenza, la maggiorazione dell’importo interesserà tutti i gemelli;
  • in caso di adozione plurima, con ingresso in famiglia nello stesso giorno, e non ci sono altri figli nati in precedenza, la maggiorazione va riconosciuta a ogni adottato venuto alla luce successivamente al primo in ordine di tempo. Se si tratta di adozione plurima di gemelli, la maggiorazione va riconosciuta per tutti i gemelli adottati tranne uno, a scelta del richiedente;
  • in caso di adozione plurima e ci sono altri figli nati in precedenza, la maggiorazione va riconosciuta per ogni adottato, anche in caso di adozione di gemelli.

Quali requisiti

Per ottenere l’assegno di nascita o bonus bebè è necessario essere in possesso di questi requisiti:

  • cittadinanza italiana, di uno Stato dell’Unione europea o permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo;
  • carta di soggiorno per familiare di cittadino dell’Ue non avente la cittadinanza di uno Stato membro, oppure carta di soggiorno permanente per i familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro;
  • residenza in Italia;
  • essere conviventi con il figlio.

Per quanto riguarda l’Isee, in assenza di indicatore o di dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) il bonus bebè verrà ugualmente erogato nella misura minima (80 euro o 96 in caso di figlio successivo al primo) sempre che ci siano gli altri requisiti, che andranno autocertificati.

Come presentare la domanda

La domanda per chiedere l’assegno di nascita o bonus bebè va presentata all’Inps attraverso gli abituali canali dell’Istituto, ovvero:

  • tramite il servizio online dedicato, entrando nell’area «Tutti i servizi – Assegno di natalità Bonus Bebè» del sito dell’Inps con il Pin dispositivo, lo Spid almeno di liverllo 2, la Carta nazionale dei servizi oppure la carta d’identità elettronica;
  • tramite il Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile;
  • tramite un ente di patronato o intermediari dell’Istituto.

Occorrerà indicare l’Iban per ricevere la prestazione e la modalità di pagamento, ed allegare il modello SR/163 «Richiesta di pagamento delle prestazioni a sostegno del reddito».

Il premio alla nascita

La seconda prestazione che spetta per la nascita di un figlio è il premio alla nascita. È noto anche come bonus mamma domani o, più semplicemente, come bonus 800 euro, perché questo è l’importo corrisposto dall’Inps per la nascita o per l’adozione di un bambino.

La prestazione è destinata alle donne in gravidanza o alle madri italiane o straniere, residenti in Italia, per uno di questi eventi avvenuti nel 2020:

  • compimento del settimo mese di gravidanza;
  • parto;
  • adozione nazionale o internazionale di un bambino;
  • affidamento preadottivo nazionale o internazionale.

Il bonus viene erogato in un’unica soluzione per ogni evento e per ogni figlio nato o adottato e non concorre alla formazione del reddito complessivo.

L’assegno di 800 euro è pagato tramite:

  • bonifico domiciliato presso un ufficio postale;
  • accredito su un conto corrente bancario o postale;
  • libretto postale;
  • carta prepagata con Iban.

La domanda

Per ottenere il bonus mamma domani o premio alla nascita, bisogna presentare la domanda dopo aver concluso il settimo mese di gravidanza e, comunque, non oltre un anno dalla nascita o dall’ingresso in famiglia del bambino.

La richiesta del bonus deve essere presentata all’Inps tramite i soliti canali, sopra citati, ovvero:

  • il servizio online dedicato;
  • il Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile;
  • un ente di patronato o intermediari dell’Istituto.

La domanda può essere presentata anche se la richiedente, pur avendo maturato i sette mesi di gravidanza al 1° gennaio 2020, non abbia portato a termine la gravidanza a causa di un’interruzione della stessa. In questo caso, la domanda dovrà essere corredata della documentazione che certifica l’evento.

Nel caso di abbandono o affidamento esclusivo al padre, decadenza della potestà genitoriale o decesso della madre, il padre potrà presentare direttamente la domanda con le stesse modalità attraverso il servizio dedicato.

La documentazione

Alla domanda per ottenere il bonus mamma domani, occorre il certificato di stato di gravidanza. Servirà anche a verificare che la futura mamma sia arrivata al compimento del settimo mese. La richiedente può optare per comunicare alternativamente:

  • il numero di protocollo telematico del certificato rilasciato da un medico del Servizio sanitario nazionale o convenzionato con l’Asl;
  • l’indicazione che il certificato sia già stato trasmesso all’Inps per domanda relativa ad altra prestazione connessa alla stessa gravidanza;
  • le sole madri non lavoratrici possono indicare il numero identificativo a 15 cifre e la data di rilascio di una prescrizione medica emessa da un medico del Servizio sanitario pubblico o con esso convenzionato, con indicazione del codice esenzione compreso tra M31 e M42 incluso.

Se il parto è già avvenuto, la madre dovrà firmare un’autocertificazione che riporti la data in cui è nato il bambino e le generalità di quest’ultimo.

In caso di parto plurimo è richiesta l’indicazione di più minori in quanto la prestazione è riconosciuta per ogni bambino.

Il Fondo di sostegno alla natalità

Dal 2019 è attivo il Fondo di sostegno alla natalità, grazie all’intervento del Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio. L’obiettivo è quello di garantire ai genitori con uno o più figli l’accesso alle banche e agli intermediari finanziari.

È possibile chiedere un prestito fino a 10mila euro, senza limiti di reddito, fino al compimento del terzo anno di età del bambino avuto o adottato. Il finanziamento deve essere restituito entro un massimo di sette anni. Alle banche la facoltà di decidere l’erogazione.

La domanda va presentata a una delle banche che aderiscono all’iniziativa, il cui elenco è reperibile sul sito di Consap, ma che puoi consultare anche qui. Il richiedente deve avere la residenza in Italia.

La garanzia del Fondo viene concessa per il 50% della quota capitale.

Il congedo per maternità

Come si diceva all’inizio, non solo soldi: tra i benefici che spettano per la nascita di un figlio ci sono anche le agevolazioni al lavoro, in particolare il congedo per maternità.

Si tratta di un periodo di assenza obbligatoria dal lavoro di cui può usufruire la lavoratrice negli ultimi mesi della gravidanza e nei primi mesi di vita del bambino. Durante questo periodo, la mamma ha diritto ad un’indennità economica erogata dall’Inps, pari alla retribuzione ordinaria. Il congedo spetta anche in caso di adozione o di affidamento di un minore.

Il congedo può essere richiesto da:

  • lavoratrici dipendenti assicurate all’Inps;
  • disoccupate o sospese dal lavoro che abbiano iniziato il congedo entro 60 giorni dall’ultimo giorno di lavoro o che abbiano diritto agli ammortizzatori sociali avendo iniziato il congedo oltre quei 60 giorni;
  • lavoratrici agricole a tempo indeterminato o a tempo determinato che nell’anno di inizio del congedo siano in possesso della qualità di bracciante comprovata dall’iscrizione negli elenchi nominativi annuali per almeno 51 giornate di lavoro agricolo;
  • lavoratrici addette ai servizi domestici che hanno 26 contributi settimanali nell’anno precedente l’inizio del congedo oppure 52 contributi settimanali nei due anni;
  • lavoratrici a domicilio;
  • lavoratrici socialmente utili o di pubblica utilità.

Sono escluse le lavoratrici del settore pubblico.

Il periodo di astensione obbligatoria comprende due fasi, una prima del parto e una dopo la nascita del bambino.

Prima del parto, il congedo interessa:

  • i 2 mesi precedenti la data presunta del parto (salvo flessibilità) e il giorno del parto;
  • i periodi di interdizione anticipata disposti dall’azienda sanitaria locale (per gravidanza a rischio) oppure dalla direzione territoriale del lavoro (per mansioni incompatibili).

Dopo il parto, invece, ci sono tre mesi di assenza obbligatoria. Il congedo può essere sospeso in caso di ricovero del bambino.

Per ulteriori dettagli, puoi consultare la nostra guida al congedo di maternità.

Il congedo per paternità

Dal 1° gennaio 2020, i lavoratori dipendenti del settore privato devono restare a casa sette giorni anziché cinque per congedo di paternità obbligatorio. La domanda scritta deve essere presentata al datore di lavoro o all’Inps nel caso in cui sia l’Istituto, e non l’azienda, a corrispondere l’indennità. Resta escluso, anche in questo caso, il settore pubblico.

Il congedo obbligatorio era stato introdotto dalla legge Fornero e confermato ogni anno. L’ultima legge di Bilancio, però, l’ha esteso alle nascite e alle adozioni o affidamenti avvenuti nel 2020 e l’ha portato a sette giorni da fruire, anche in via non continuativa, entro i primi cinque mesi di vita o ingresso in famiglia o in Italia del minore.

Quindi, per sette giorni, consecutivi o frazionati a seconda delle esigenze del dipendente, il padre deve assentarsi dal lavoro e restare a casa per assistere la famiglia. La fruizione va fatta sempre per giorni interi di lavoro. Altro vantaggio è che il congedo può essere preso anche mentre la mamma del neonato è a casa in maternità.

L’Inps chiarisce, inoltre, che il congedo di paternità resta fissato in sette giorni anche in caso di parto plurimo.

Per poter fruire del congedo, il neopapà deve indicare al datore di lavoro il giorno o i giorni in cui vorrebbe assentarsi. La domanda va fatta con almeno 15 giorni di anticipo, se possibile, in base alla data presunta del parto. Chi riceverà l’indennità dall’Inps, invece, dovrà presentare la richiesta di congedo dall’istituto di previdenza.

Il congedo è retribuito al 100% rispetto alla retribuzione e coperto da contributi



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