Cronaca | News

Coronavirus, come sarà l’estate?

10 Aprile 2020
Coronavirus, come sarà l’estate?

Il virologo Fabrizio Pregliasco ha risposto oggi a questa domanda, intervistato da Max Cervelli e Tommaso Labate durante una trasmissione su Radio 2.

Abbiamo imparato a capire quanto poco si lasci conoscere il “nemico invisibile” Coronavirus. Dopo mesi dalla comparsa dei primi focolai in Cina, poche sono le sicurezze granitiche che possiamo dire di aver acquisito sul virus. È dibattito su tutto: dal ruolo degli asintomatici nella diffusione al grado di protezione che le mascherine sono in grado di assicurare. Insomma: serve cautela per rispondere a qualunque domanda. Compresa quella che in tanti si pongono (e altrettanti non vogliono porsi per non pensare così tanto a lungo termine): come sarà l’estate? Una certezza matematica non possiamo fornirla. Possiamo però basarci sulle ipotesi degli scienziati. E ce n’è una, oggi, riguardo questo argomento, formulata dal virologo Fabrizio Pregliasco.

La trasmissione Rai “Non è un paese per giovani”, in onda su Radio 2 e condotta da Max Cervelli e Tommaso Labate, ha intervistato Pregliasco oggi. “Se immagino il prossimo agosto vedo delle spiagge mezze vuote – ha dichiarato il virologo – con distanze di sicurezza, contingentamento e quant’altro. Perché davvero io credo che il rischio di una seconda ondata sia alle porte in diversi contesti regionali, in Lombardia, nella Bergamasca, purtroppo, che è stata in qualche modo devastata da questo tsunami”.

Un timore, quello della possibile ricaduta, che Pregliasco non estende all’intera penisola, ma solo alle aree dei primi focolai che si sono manifestati nel nostro Paese, quindi, principalmente alla Lombardia. “Nelle altre zone, per fortuna, l’azione per loro anticipata di questo lockdown ha preservato un bel po’ di persone ancora suscettibili”.

La conclusione è automatica: anche Pregliasco dice no a ogni revoca affrettata delle misure anticontagio. “C’è la necessità di continuare un’azione di stringenza, però combinata a un’azione a livello domiciliare, di individuazione dei casi, dei contatti stretti, per poter bloccare quelli che potrebbero essere focolai che tentano di riemergere”.



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