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L’uovo di Pasqua in Cassa Forense

10 Aprile 2020 | Autore:
L’uovo di Pasqua in Cassa Forense

L’avvocatura italiana è lo specchio fedele della società, interessata in questi ultimi due lustri, da un profondo cambiamento.

Nell’uovo di Pasqua di quest’anno io vedo le preoccupazioni e le paure di diverse generazioni di avvocati: i pensionati (tra dirette, indirette e superstiti circa 30mila), 130mila circa che, con molta dignità, hanno chiesto il sussidio allo Stato per il mese di marzo di € 600,00, 50mila della classe media e il resto, i benestanti, che sono circa l’8% del totale.

I pensionati si domandano: ma con questi chiari di luna le nostre pensioni saranno sicure? I 130mila, in gravi difficoltà economiche, si chiedono: che cosa sarà di noi se lo Stato non ci aiuta a poter svolgere la professione iniziata? La classe media si interroga se, pur versando regolarmente i contributi, arriveranno mai alla pensione. L’8% benestante non ha di questi problemi.

Il microcosmo dell’avvocatura italiana è lo specchio fedele della società italiana, interessata in questi ultimi due lustri, da un profondo cambiamento. Il lavoro a tempo indeterminato è diventato un mito, predomina il lavoro a tempo definito e parziale, il lavoro è diventato comunque molto precario in tutte le sue sfaccettature. La previdenza, che sino a oggi era una sicurezza, sta diventando un miraggio.

La quarantena ha finalmente indotto molti a ragionare su questi temi senza slogan e non per spot. “Conoscere per deliberare” è un ottimo adagio ma per conoscere bisogna prima studiare. Studiare costa fatica e non produce risultati nell’immediato, come oggi si vorrebbe. Non basta un click per raggiungere il risultato. La realtà dimostra che anche i più sofisticati sistemi, quando il click è di massa, vanno in tilt. La società ha estremo bisogno di più cultura, a cominciare dalle scuole elementari, per insegnare educazioni civica e senso del dovere.

Nell’uovo di Pasqua di Cassa Forense ci sono tante preoccupazioni e tante paure ma ci sono anche le linee guida per venir fuori da questa situazione, tutti insieme. Ci vuole, in previdenza, una grande competenza perché la previdenza nasconde l’effetto domino, un vero e proprio tsunami che si verifica quando tu muovi un mattoncino senza renderti conto delle conseguenze che questa mossa comporta.
Il rischio reale è di far crollare il sistema.

Oggi, la premiata sartoria di Cassa Forense ricama due soli modelli, una pensione retributiva cosiddetta corretta e per chi non ci arriva, ormai molti, una pensione contributiva, pari a circa, mediamente, il 50% della prima. Appare a tutti evidente come non sia più in grado di intercettare i bisogni, previdenziali e assistenziali, di tutti i suoi iscritti.

Cassa Forense è l’unico bene dell’avvocatura italiana. Ci vuole un management molto competente e professionale in previdenza, per ridisegnare il sistema alla luce della nuova società degli iscritti, sfornando modelli drop 11 su una passerella che potrebbe essere vincente. Le opzioni sono tante, si può anche pensare a una Cassa unica per tutti i professionisti, ma si può anche pensare di rientrare all’Inps come previdenza obbligatoria di primo pilastro per lasciare alla Cassa unica dei professionisti la gestione della previdenza complementare.

Finita la pandemia, quando ci si potrà rincontrare, magari anche con le mascherine e nel rispetto delle distanze, ci vorrà un congresso straordinario per chiamare le nuove generazioni a decidere che cosa fare sia della politica forense che della previdenza forense perché, è mia ferma convinzione, che dopo, non sarà più come prima.

Una cosa però è certa: la dirigenza attuale deve farsi da parte avendo già dato. La storia dirà se bene o male. Potrà solo, se richiesta, dare qualche consiglio sulla esperienza vissuta ma nulla di più. Il riciclo sarà vietato. I trasformismi sono uno dei disastri del passato.

Vale la pena di lottare solo per le cose senza le quali non vale la pena di vivere (Che Guevara)

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Fonte: Diritto e Giustizia



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