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Come diventare giudice arbitrale

5 Settembre 2020 | Autore:
Come diventare giudice arbitrale

Normativa sugli strumenti alternativi alla giustizia ordinaria. Tutto quello che c’è da sapere per accelerare i tempi di risoluzione delle controversie.

La giustizia italiana ha dei tempi molto lunghi, soprattutto in ambito civile: la carenza di personale e l’eccessiva quantità di cause pendenti ingolfano il sistema giudiziario e generano i ritardi processuali.

Nel corso degli anni, il nostro legislatore si è interrogato sulle soluzioni da dare al problema: ha così deciso di prendere spunto dalle prassi europee e di introdurre degli strumenti alternativi alla giustizia ordinaria. Pensa, ad esempio, all’istituto della mediazione: nonostante le opinioni contrastanti in materia, oggi è una procedura obbligatoria per alcune ipotesi processuali senza la quale il ricorso al tribunale è considerato improcedibile (in tutti gli altri casi, è una mera facoltà).

Vi sono, poi, dei mezzi meno noti, ma altrettanto validi: ti sei mai chiesto, ad esempio, come diventare giudice arbitrale? La terminologia non deve indurti in errore: non si tratta di una particolare qualifica attribuita ai magistrati, ma è una professione alla quale si accede senza partecipare a un pubblico concorso.

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Giudizio arbitrale: in che cosa consiste?

Il giudizio arbitrale è disciplinato dal codice di procedura civile e si pone come strumento alternativo di risoluzione delle controversie. Le motivazioni che giustificano il ricorso a tale mezzo sono sicuramente la sua celerità e la sua convenienza economica.

Secondo quanto stabilito dal legislatore, le parti possono sempre scegliere di demandare a un arbitro la decisione delle controversie tra loro sorte quando non si tratta di questioni aventi ad oggetto:

  • diritti indisponibili (pensa, per tutti, alla tutela dell’integrità personale);
  • diritti di famiglia (pensa, ad esempio, al divorzio);
  • ipotesi vietate dalla legge (pensa, ad esempio, ai procedimenti penali).

In tutte le altre circostanze, le materie di diritto civile e commerciale possono essere risolte attraverso il rito semplificato.

Che cos’è il lodo arbitrale?

L’atto con il quale le parti si accordano per ricorrere al giudizio arbitrale (cosiddetto compromesso) deve essere redatto per iscritto e deve indicare con esattezza i quesiti da risolvere. E’ riconosciuta la possibilità di scegliere tra un arbitro unico e un collegio arbitrale composto da tre giudici arbitri.

L’atto con cui si conclude la procedura prende il nome di lodo arbitrale: esso contiene la decisione assunta dal soggetto interpellato della controversia giuridica. Il provvedimento diventa definitivo quando viene sottoscritto dalle parti: in tal caso, produce gli effetti della sentenza di un giudice. I soggetti del procedimento possono, poi, decidere se depositare il lodo presso il tribunale per renderlo titolo esecutivo (pensa, ad esempio, alla necessità di riscuotere un credito in denaro).

Contro il lodo arbitrale è possibile proporre impugnazione soltanto in tre ipotesi:

  • nullità: è contestabile entro 90 giorni dall’adozione del provvedimento per diversi motivi (ad esempio, la decisione contiene disposizioni contraddittorie o gli arbitri non sono stati nominati nelle forme previste). L’impugnazione ha il fine di far valere l’invalidità assoluta della decisione;
  • opposizione di terzo: un soggetto diverso dalle parti impugna il lodo per violazione di un suo diritto o per riduzione illegittima di una sua situazione giuridica soggettiva;
  • revocazione: si chiede allo stesso giudice che ha esaminato la questione di pronunciarsi nuovamente in quanto non sono stati presi in considerazione o sono stati valutati erroneamente alcuni elementi della controversia.

Come si diventa giudice arbitrale?

La qualifica di giudice arbitrale richiede il possesso di specifici requisiti, il rispetto di alcune regole di condotta e l’iscrizione in un apposito albo.

Analizziamo i singoli aspetti separatamente.

Requisiti dell’arbitro

Per divenire giudice, secondo quanto stabilisce il Regolamento della Corte Nazionale Arbitrale, occorre possedere requisiti di onorabilità, imparzialità e correttezza.

Nel dettaglio, è indispensabile:

  • non aver riportato condanne penali;
  • non essere stati interdetti dai pubblici uffici;
  • non essere stati sottoposti a misure di prevenzione o di sicurezza;
  • non aver riportato sanzioni disciplinari dall’ordine di provenienza.

Sono arbitri di diritto, senza necessità di presentare apposita istanza:

  1. i professionisti (avvocati, commercialisti, notai e consulenti del lavoro) iscritti all’albo di appartenenza da almeno dieci anni, che negli ultimi cinque anni abbiano maturato esperienze arbitrali;
  2. i professionisti (avvocati, commercialisti, notai e consulenti del lavoro) iscritti all’albo di appartenenza da almeno sei anni che abbiano frequentato un corso di alta formazione in materia arbitrale.

Resta ferma la facoltà delle singole camere ADR nazionali e locali (ossia gli enti di risoluzione delle controversie con procedure alternative) di prevedere dei requisiti diversi o ulteriori.

Regole di comportamento e iscrizione all’albo

Gli arbitri hanno l’obbligo deontologico di frequentare corsi di formazione permanente e, laddove possibile, di conseguire la specializzazione in materia. Inoltre, hanno il dovere di:

  • accettare l’incarico soltanto se si è in grado di mantenere un contegno di imparzialità, terzietà e indipendenza;
  • tenere la massima riservatezza sulle informazioni acquisite nel corso del procedimento;
  • astenersi dal realizzare favoritismi per una delle parti in causa o dal propendere ingiustificatamente per una tesi difensiva piuttosto che per un’altra;
  • evitare di incorrere in sanzioni disciplinari nell’esercizio della professione di appartenenza;
  • non subire condanne penali per reati non colposi, anche di natura contravvenzionale (ossia l’ipotesi meno grave di responsabilità dolosa).

Alla posizione arbitrale si accede previa presentazione della domanda alla camera di appartenenza, corredata di tutta la documentazione a sostegno (tra cui, soprattutto, il curriculum vitae).

Il mancato rispetto degli obblighi professionali comporta la radiazione dall’albo.



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