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Pignoramento azioni

6 Luglio 2020 | Autore:
Pignoramento azioni

Espropriazione delle quote societarie: come funziona? Come avviene il pignoramento delle azioni dematerializzate? Come procede l’ufficiale giudiziario?

Secondo la legge, ogni persona risponde dei propri debiti con tutti i suoi beni, presenti e futuri. In pratica, ciò significa che tutto il patrimonio, anche quello che ancora dovrà formarsi, può essere soggetto alle azioni di recupero da parte dei creditori. Pensa, ad esempio, al pignoramento dello stipendio: al creditore è data la possibilità di “aggredire” la busta paga del debitore prima ancora che questa venga versata al suo titolare. L’espropriazione forzata può perfino spingersi a colpire beni che potrebbero essere immateriali, come ad esempio i crediti contenuti nei titoli e le partecipazioni sociali. Con questo articolo vedremo come funziona il pignoramento delle azioni.

Come senz’altro saprai, le azioni rappresentano la partecipazione di una persona a una società: a fronte del conferimento della quota partecipativa si ha diritto a un determinato numero di azioni. Poiché anche queste ultime rientrano nel patrimonio personale, il debitore che ne è in possesso potrebbe vedersele pignorate, esattamente come avviene per i crediti, i beni mobili e gli immobili. Se vuoi comprendere come si svolge il pignoramento delle azioni, ti consiglio di proseguire nella lettura.

Pignoramento: in cosa consiste?

Il pignoramento è un atto con cui si intima al debitore di non disporre dei suoi beni, in quanto destinati a soddisfare le pretese del creditore.

In pratica, il pignoramento è un’ingiunzione, notificata dal creditore a mezzo ufficiale giudiziari, con cui si avverte il debitore che determinati suoi beni sono sottoposti a un vincolo di indisponibilità: ciò significa che, se il proprietario dovesse compiervi delle operazioni (tipo venderli), queste non saranno efficaci nei confronti del creditore pignorante.

Il pignoramento costituisce l’atto con cui inizia un’espropriazione forzata nei confronti del debitore [1]. Vediamo di cosa si tratta.

Espropriazione o esecuzione forzata: cos’è?

L’esecuzione forzata è quella fase del procedimento civile durante la quale si porta a concreta attuazione una sentenza o, comunque, un provvedimento del giudice divenuto esecutivo.

In altre parole, l’esecuzione forzata serve a realizzare quanto stabilito dal giudice nella sua decisione favorevole al creditore, concretizzando la statuizione espressa nel provvedimento. In pratica, se una sentenza definitiva dice che Tizio deve a Caio diecimila euro, l’esecuzione forzata obbligherà Tizio a pagare Caio.

L’esecuzione (o espropriazione) è forzata perché può essere portata a compimento anche senza la collaborazione del debitore: ciò significa che, se il debitore, nonostante i ripetuti inviti, si rifiuta di adempiere, allora il creditore potrà ottenere ciò che gli spetta anche contro la volontà dell’antagonista.

A seconda dei beni che verso cui l’espropriazione è rivolta, l’esecuzione può essere:

  • mobiliare, se ha ad oggetto denaro o altri beni mobili (computer, tablet, cellulari, arredo della casa, strumenti musicali, ecc.);
  • immobiliare, se ha ad oggetto beni immobili (l’abitazione del debitore o un fondo, ad esempio);
  • presso terzi, se ha ad oggetto crediti del debitore o altre cose mobili appartenenti al debitore ma nella disponibilità di terze persone (classico esempio è l’espropriazione che colpisce il conto corrente, lo stipendio oppure la pensione).

Azioni: cosa sono?

Come anticipato in premessa, le azioni non sono altro che le quote di partecipazione di una società. Le azioni sono le singole parti unitarie in cui è diviso il capitale delle società. Il titolare di un’azione, quindi, possiede un “pezzetto” della società, con tutti i diritti e gli oneri.

Le azioni sono anche un titolo di credito, cioè uno strumento che incorpora un diritto e ne facilita la trasmissione ad altri soggetti.

Dunque, un azionista è una persona che partecipa a una società, cioè che ne è socio, e che possiede pertanto una piccola parte del capitale sociale.

Quanto detto, ti renderà chiaro perché il creditore potrebbe essere interessato a pignorarle; vediamo in che modo.

Azioni cartacee e azioni dematerializzate: differenza

Il pignoramento delle azioni che detiene il debitore avviene in modo diverso a seconda che esse siano dematerializzate oppure meno.

Le azioni dematerializzate sono quelle che non si concretizzano in un titolo di credito materiale (in un documento, insomma): la legge [2] afferma che lo statuto può escludere l’emissione dei relativi titoli o prevedere l’utilizzazione di diverse tecniche di legittimazione e circolazione.

Le dematerializzazione dei titoli azionari consiste, dunque, nella soppressione dei titoli rappresentativi delle azioni e nella creazione di un sistema di registrazioni contabili (la cosiddetta gestione accentrata) che consente la circolazione delle azioni senza trasferimento materiale del titolo. In tal modo, scompare il documento cartaceo.

La dematerializzazione dei titoli azionari è obbligatoria per le società che fanno appello al pubblico risparmio, mentre è facoltativa per tutte le altre società per azioni.

Ricapitolando:

  • se le azioni sono cartacee, cioè non dematerializzate, allora esse sono rappresentate da un titolo, da un documento materiale;
  • se le azioni sono dematerializzate, esse non vengono rilasciate dalla società, ma ogni socio può godere degli stessi diritti in ragione dell’annotazione del suo nome all’interno di un apposito registro conservato dalla società stessa.

Capirai che questa differenza, meramente formale, si riflette sul tipo di pignoramento da eseguire. Vediamo come.

Pignoramento azioni non dematerializzate

Se il debitore è titolare di azioni non dematerializzate, cioè azioni cartacee, il pignoramento avviene mediante la diretta apprensione del documento da parte dell’ufficiale giudiziario.

In pratica, le azioni non dematerializzate verranno prese dall’ufficiale giudiziario nelle ordinarie forme del pignoramento mobiliare presso il debitore, in quanto il titolo di credito rappresentato dall’azione è un bene mobile a tutti gli effetti, proprio come può esserlo un cellulare o una collana.

L’ufficiale giudiziario, quando prende materialmente i titoli, ne dà atto nel verbale: è questo il momento costitutivo del vincolo, in occasione del quale l’ufficiale giudiziario provvede alla sua annotazione sul titolo.

Il vincolo di indisponibilità sulle azioni non dematerializzate va annotato sul titolo di credito e produce i suoi effetti nei confronti della società emittente e dei terzi.

Le azioni pignorate andranno quindi depositate in cancelleria a cura dell’ufficiale giudiziario che le ha materialmente apprese [3].

Spetterà poi al giudice dell’esecuzione nominare il custode, il quale a propria volta chiederà alla società che ha emesso l’azione l’iscrizione del pignoramento nel libro soci, previa esibizione dei titoli sui quali l’ufficiale giudiziario ha in precedenza annotato il vincolo.

Se invece l’azione cartacea non si trova presso il debitore, ma presso terzi (ad esempio, un istituto di credito), il pignoramento assumerà le forme del pignoramento presso terzi.

Nel caso di pignoramento presso terzi, il vincolo di indisponibilità sulle azioni si perfeziona nel momento in cui l’atto di pignoramento o il provvedimento autorizzativo del sequestro siano notificati al debitore e al terzo.

Mancando qui l’intervento diretto dell’ufficiale giudiziario, è il terzo costituito custode a doversi attivare per le formalità di annotazione, provvedendovi direttamente (ove il terzo sia la società stessa) o presentando i titoli azionari (unitamente all’atto di pignoramento) alla società perché provveda all’annotazione del vincolo sui titoli e nel libro dei soci.

Pignoramento azioni dematerializzate: come avviene?

Le azioni dematerializzate sono quelle che, pur esistendo a tutti gli effetti, non si concretizzano in un documento, cioè in un titolo tangibile.

L’espropriazione delle azioni dematerializzate potrà avvenire mediante pignoramento presso terzi, visto che l’ufficiale giudiziario non troverebbe nulla recandosi presso il domicilio o la residenza del debitore.

Il vincolo di indisponibilità derivante dal pignoramento, non potendosi annotare direttamente sul titolo stesso (visto che, essendo dematerializzato, non esiste), verrà iscritto in un apposito registro tenuto dall’intermediario o direttamente dalla società.

Dunque, al di là della diversa caratteristica di materialità o meno delle azioni, nulla varia in relazione a vincoli e diritti delle parti.


note

[1] Art. 491 cod. proc. civ.

[2] Art. 2346 cod. civ.

[3] Art. 520 cod. proc. civ.

Autore immagine: Canva.com


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